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Il mosaico come Sileno, mostra le nudit scoperte
25-09-2008
Ercole Noto

Grazie al vino e allebbrezza, gli uomini dimenticano gli affanni e le loro preoccupazioni. Dioniso, o Bacco, comera conosciuto in et romana, era la divinit della vite e della vegetazione. La sua iconografia, influenzata dallarte greca ed ellenistica, sembra abbia ispirato molto i mosaicisti africani; ma anche quelli, a quanto pare, del nostro tempo. Proprio a Ravenna, dove la tradizione musiva ha mantenuto i suoi canoni antichi, nel rispetto della tecnica esecutiva tradizionale (supporto di calce e accurata scelta dei materiali, siano essi marmi o smalti vetrosi), si sta realizzando la copia di un grande mosaico romano pavimentale della Tunisia, ispirato ai miti dionisiaci. Si tratta di una composizione dove si snoda una cerimonia che precede liniziazione del giovane Bacco, ancora imberbe; i fedeli di Dioniso formavano dei tiasi e si recavano in processione verso i luoghi di culto del dio dellebbrezza. Menadi e Satiri fanno parte del corteggio, senza dimenticare gli Amorini alati, compagni di gioco impegnati a vendemmiare, e Sileno, che secondo i mitografi fu il precettore di Dioniso. In questo mosaico, Sileno riprodotto in maniera conforme alla tradizione iconografica: barbuto, con naso camuso, calvo e coronato da foglie di vite; il ventre prominente naccentua lo stato debbrezza. Il vino lo ha privato di tutte le sue forze, e, poich ebbro, sostenuto e trasportato a braccio verso lasino che nella raffigurazione lo precede. Senza il soccorso della Menade e dei Satiri, non sarebbe stato capace di montare la tradizionale cavalcatura con la quale rappresentato, e magari finire gettato a terra sotto lo sguardo divertito del dio trionfante. Al Museo Nazionale di Ravenna schedato con linventario n. 2246 un Sileno ebbro di provenienza ignota. Una scultura in marmo di modeste dimensioni (50 cm.), che gli elementi della iconografia riconducono al Sileno; raffigurato dormiente, con la testa poggiata su un otre di vino, e come No, che non conosceva la potenza del vino traditore fu vinto dallebbrezza, e preso da una sonnolenza grave rest addormentato in una sconcia posa, cos anche Sileno, ebbro, mostra le nudit scoperte. Qualcuno recentemente, su una rivista locale di storia e tradizioni della provincia romagnola, ha scritto che la bottega, pi conosciuta come Cooperativa Mosaicisti ha chiuso. Non ha chiuso, ha cambiato la ragione sociale e quindi il nome: Gruppo Mosaicisti Ravenna. E se, come recita la verit dun proverbio popolare, si chiudi na porta e sapri n purticatu (sovente pronunciato come augurio al volgere favorevole della fortuna, quando qualcosa va male solo apparentemente), lordinativo della copia musiva romana di Tunisia [e non soltanto quella commessa, in verit, cos che oggi si possono rivedere tanti giovani tessere mosaico] - smentisce quanto ispirato dalla Cassandra. Ma forse, (...) quello che si nasconde sotto l manto di queste favole, (...) una veritade ascosa sotto bella menzogna ; Dante Alighieri, dal Convivio . Penso al tentativo di monopolizzare il restauro del mosaico antico, di cui i laboratori del costituendo museo di Classe, ancora tutti da approntare, ne sono un primo indicativo traguardo; prima hanno chiuso il Centro di formazione di Lid o Adriano - [dove fu eseguita la riproduzione del mosaico della Casa del Fauno di Pompei (si veda a tal proposito su questo stesso sito: La copia musiva della battaglia di Isso va in rovina, Ercole Noto, 2006-07-09] - e ora tentano [a dire il vero un po che ci stanno provando] di far fuori un concorrente strombazzandone la chiusura. Non una storia conclusa, quindi, ma tuttora aperta, stratificata da 60 anni dattivit che ha visto succedersi tanti mosaicisti, a cominciare da quelli che nel Dopoguerra avviarono il recupero dei grandi cicli musivi dei monumenti, oggi patrimonio Unesco. Lambiente in cui operano i mosaicisti ravennati non francamente facile, in una societ pervasa da invidia e personalismi. C chi si isolato e fa lartista; chi fa il bottegaio, realizzando le classiche colombelle del Mausoleo di Galla Placidia, e chi ha ritagliato una sua nicchia dedicandosi a una produzione da designer; alcuni sono emigrati allestero. C chi lavora ai restauri dei mosaici di Giordania - [pagato a quanto pare da quel governo, che mette a disposizione di Michele Piccirillo, un francescano (appartenente allo Studium Biblicum Franciscanum Jerusalem) dedito allo studio e alla tutela delle testimonianze darte di una civilt che trov modo desprimersi in una terra che si affaccia sul Mediterraneo] -, e chi traffica in altri paesi arabi, protetto e favorito dalla politica locale. Lattuale amministrazione non si impegna molto, a dire il vero, per promuovere e rilanciare il lavoro dei mosaicisti e de lle scuole darte - come fa la vicina Faenza con i ceramisti - ; cos il mosaico, come Sileno, mostra le nudit scoperte. Come pu il Comune di Ravenna candidare la citt Capitale europea della Cultura (2019), quando, anzich valorizzare le proprie istituzioni, quale lAccademia di Belle Arti, la svende, e cos disperde, come successo in passato per i mosaici di san Michele in Africisco, per il Museo Fisico Chirurgico, per la Gipsoteca dellarte antica dellAccademia, e per tanti altri cimeli perduti, una parte della conoscenza e della memoria storica della citt! Volete un altro paradosso? Gli smalti vetrosi colorati, in uso nel mosaico, potevano essere realizzati a Ravenna - [forse come avveniva in altri tempi, com attestato dal ritrovamento di scorie quale scarto di fusione di materiale a base di silice] - quando alla fine degli anni Ottanta si present loccasione del trasferimento di un maestro veneziano, esperto nellarte della fusione del vetro. [Si veda Armando Ragonese, Quando il vetraio emigra, in Bollettino Economico della Camera di commercio di Ravenna, n.3,1989]. Linsipienza e la miopia di una classe politica, fece di tutto per scoraggiare quel vetraio, che trasfer la sua attivit altrove, presso unaltra citt. L si devono oggi recare i mosaicisti ravennati e quanti intendono realizzare opere secondo una tavolozza di colori la pi similare possibile a quella, ad esempio, della tradizione bizantina. Dalla fusione del materiale silicioso, che lalta temperatura del forno (1200 gradi) ha reso come lava allo stato pastoso, il vetraio controlla e mescola con lunghi ferri modellati allestremit (che raffredda in acqua), la consistenza del materiale, supportato dalla sua lunga esperienza e, oggi pi che mai, da un collaboratore di colore; estrae quindi dal crogiolo [solitamente il forno ne contiene due, la cui capacit varia da 80 a 100 kg.] - con luso di un cucchiaio, in dialetto veneziano cassa, una pagnotta informe di materiale fuso, che diffonde calore tutto attorno, e con una pressa calibrata la riduce a pizza musiva. Trasferisce poi la forma ottenuta in un forno ventilato, che abbassa gradatamente la temperatura del materiale; da 800 gradi iniziali, programmati, a temperatura ambiente, onde evitare il raffreddamento subitaneo della pasta vitrea con il conseguente degrado. Fa llito il tentativo del vetraio di metter su bottega nella citt dove lacqua potabile costava quanto il vino [da: Marziale, Epigrammi , nota al Libro terzo, LVI], oggi a Ravenna si producono, per iniziativa privata, smalti ceramici per mosaico. Il materiale (somiglia pi ad una piastrella che non ad una vera pizza musiva), non soddisfa pienamente i mosaicisti, che tuttavia lo usano come scelta alternativa a quello sopra descritto, in special modo nei mosaici moderni, per combinarlo al materiale vetroso. Questultimo, rifrange meglio la luce (elemento essenziale nella realizzazione di unopera artistica), rispetto a quello ceramico che nel taglio risulta essere pi opaco. La combinazione dei due materiali in ogni caso soddisfacente nellesecuzione di opere contemporanee. Si vocifera che presso il nascente museo di Classe vorrebbero concentrare tutte le attivit legate al mosaico. Speriamo che ci non diventi interesse esclusivo di qualcuno. A tutte le imprese del settore devono esser date le stesse opportunit, per emergere e manifestare le proprie capacit lavorative, per continuare quellantica tradizione legata allarte del mosaico, che turisticamente caratterizza Ravenna, facendola conoscere e apprezzare in tanti Paesi del mondo.



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