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Collage Ravennate: altra documentazione sul mosaico e dintorni
07-10-2008
Ercole Noto

Mi scrive ESMERALDA, e mi dice:

“….a pensare male spesso ci si prende, (...) quindi io trovo del tutto singolare l’accostamento tra il pane, Ravenna Antica e l’Accademia di Belle Arti di Bologna. La stessa cosa si sarebbe potuta fare con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, no?
Credo che Esmeralda Nobile (…) scriverà [LA COAZIONE A RIPETERE]
qualcosa su questo strano adulterio consumato a cadavere ancora caldo (dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, ovviamente!!)”.

L'arte protagonista al Festival europeo del pane
[da ‘ravennanotizie’] martedì 30 settembre 2008

Nei chiostri del Complesso di San Nicolò è stato presentato stamane il premio di pittura “Panificarte”, dedicato ai giovani artisti dell'Accademia di Belle Arti di Bologna. Questa iniziativa, alla prima edizione, rinsalda il legame tra arte e Festival Europeo del Pane, in programma a Ravenna da venerdì a domenica.
In esposizione opere bidimensionali realizzate con la massima libertà espressiva dagli studenti dell'Accademia provenienti da tutte le parti d'Italia. Protagonista assoluto di tutti i lavori, il pane, simbolo per eccellenza, declinato, per l'occasione, in varie forme espressive, come dipinti, fotografie o ironici autoritratti.
Giancarlo Ceccolini, presidente del sindacato provinciale panificatori Ascom Confcommercio, ha introdotto il tema del concorso, sottolineando che “questa è un'occasione per poter gustare il pane anche con gli occhi”.
Paola Morigi, segretario generale Camera di Commercio, ha dichiarato: “Sono molto soddisfatta di aver coordinato questa mostra, realizzata pensando proprio agli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, in particolare quelli che hanno terminato gli studi da poco ed iniziano a realizzare dei lavori. L'elemento più interessante è dato dagli svariati linguaggi utilizzati nelle diverse opere".
Rinaldo Novali, docente di Pittura all'Accademia di Belle Arti di Bologna, ha spiegato che “il tema del pane è significativo e bello: il pane è un tema simbolo sul piano antropologico e si traduce in molte forme artistiche. I lavori esposti sono degni di una mostra come questa, sono molto diversi tra loro ed esprimono le diverse personalità dei partecipanti.” Paola Babini, docente di Tecniche pittoriche dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, ha aggiunto che “si tratta di un momento di riflessione creativa”.
Sergio Fioravanti, direttore della Fondazione RavennAntica, ha espresso tutta la sua soddisfazione nei confronti di questa iniziativa, sottolineandone la valenza non solo artistica, ma anche turistica, che vede coinvolta tutta la città.
All'inaugurazione hanno preso parte anche Marisa Zattini, del Vicolo di Cesena e Claudia Casali del Mar, Museo d'Arte della Città.
Spetterà a un'apposita commissione giudicatrice il compito di assegnare il premio di pittura Panificarte, pari a mille euro per la prima opera scelta e a cinquecento euro per le seconde due classificate. La premiazione delle opere vincitrici avverrà domenica 5 ottobre, alle ore 11, nei chiostri di San Nicolò. Nell'occasione, verrà distribuito ai presenti il catalogo con la pubblicazione delle opere in concorso. I lavori resteranno esposti al pubblico fino a lunedì 20 ottobre.

R.B.M.


consolidare le cattive tradizioni


Il Comune di Ravenna, che intende candidare la città a capitale europea
della cultura per l'anno 2019, conferma anche per il 2008 nei confronti
di Accademia Bizantina la sensazione di fastidio già sperimentata e
consolidata negli anni precedenti. Nessuno dall'assessorato alla cultura
si è presentato all'inaugurazione della stagione il 7 settembre scorso e
non è stato inviato neppure un telegramma di saluto con preghiera di
lettura, come accade in questi casi. Le sovvenzioni economiche non sono
migliorate dal livello di elemosina elargito negli anni precedenti, ma
su questo non potevano esserci speranze. A peggiorare il tutto, forse
per rimarcare proprio il senso di fastidio che la compagine di musica
antica con strumenti originali procura all'amministrazione, la
newsletter comunale che da notizia della rassegna 2008 de "i concerti
dell'Accademia" è stata inviata agli iscritti solo il 30 settembre, con
un mese di ritardo rispetto all'inizio della rassegna, quando già
quattro concerti sono stati magistralmente eseguiti. A peggiorare
l'indifendibile posizione di Sindaco, Assessore e collaboratori vari,
non sfugga che Accademia Bizantina festeggia in questo 2008 ben 20 anni
di attività e di successi. Che dire di più?

da ESMERALDA

Ancisi (LpRA): "Chi ha ucciso l'Accademia?"
sabato 13 settembre 2008

Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna in Consiglio comunale, ritorna sulla sua interrogazione del 10 settembre scorso “Dopo 180 anni, l’Accademia di belle arti non sarà più ‘di Ravenna’. La nostra città capitale della cultura o succursale?”. E lo fa alla luce di ulteriori elementi che, secondo Ancisi, “aggravano il comportamento dell’amministrazione comunale”.

"I ragazzi che intendevano iscriversi al primo anno dei corsi tradizionali dell’Accademia - spiega il capogruppo - si sono visti accettare le loro domande “con riserva”. Si è resa così ufficiale, sul piano amministrativo, la volontà politica dell’Amministrazione comunale di chiudere gli indirizzi di pittura, decorazione e scultura, dirottando gli allievi sull’Accademia di Bologna, mantenendo solo, completo di tutti gli insegnamenti, il corso biennale di mosaico, attivato sperimentalmente nell’anno accademico trascorso.

Non ripeto quanto delittuoso sia per la nostra città, sul piano culturale, lo smantellamento di una sua prestigiosa istituzione alla soglia dei 180 anni di vita, peraltro mentre è dilagato l’annuncio della candidatura di Ravenna a città europea della cultura. La sostanza, in questo caso, è sopraffatta pregiudizialmente dal metodo.

Qui mi preme sapere come e da chi questa decisione, che ha comportato un accordo con l’Accademia di belle arti di Bologna, sia stata assunta, nel totale disprezzo della benché minima procedura di rispetto delle regole di comportamento che distinguono un’istituzione pubblica democratica da una totalitaria, in un regime di governo repubblicano del paese che su queste regole ha inteso marcare la propria identità in contrapposizione a quella del precedente ventennio.

Nell’ordinamento nazionale degli enti locali, il potere di indirizzo politico, a cui gli organi esecutivi (il sindaco e la sua giunta) devono conformarsi, spettando all’apparato amministrativo, che ha a capo il direttore generale scelto dal sindaco, curare esclusivamente la gestione delle scelte di governo, spetta all’assemblea democraticamente eletta, che è il consiglio comunale. Ripeto che questo organo non ne sa nulla e che, addirittura, non c’è un solo atto dell’amministrazione comunale che vi faccia neppure cenno, tanto da potere io ripetere a gran voce, e non metaforicamente, che questo modo di amministrare una comunità è lo stesso praticato nelle sette segrete.

Ma c’è di più. Questa decisione è assolutamente contraria al “programma di mandato” del sindaco di cui il consiglio comunale ha preso atto. Contenendo “i programmi e i progetti, che traducono le linee programmatiche e gli indirizzi in obiettivi ed impegni operativi per la struttura tecnico-amministrativa” (art. 17 dello Statuto comunale), in esso è scritto, su “Istituto Verdi e Accademia di Belle Arti”: “Destino parallelo per queste due istituzioni di alta formazione: la legge di riforma dell’istruzione artistica superiore prefigura infatti un percorso che potrebbe portare alla loro statizzazione. L’attuale governo per ora ha trasformato questo percorso in una difficile corsa ad ostacoli. In ogni caso, il Comune continuerà a fare la sua parte, consolidando la struttura dei corsi, valorizzando il ruolo dei due istituti e operando perché l’attuazione della riforma si traduca in una nuova opportunità per Ravenna…”.

Ci resta anche difficile immaginare con chi, sia pure segretamente, il governo politico di questa città si sia, per lo meno, confrontato all’interno del corpo docente dell’Accademia, esso pure sorpreso dell’accettazione “con riserva” delle domande di iscrizione ai corsi tradizionali.

Il direttore stesso, prof. Enrico Manelli, peraltro confermato solo fino ad ottobre, aveva avanzato ben altre opinioni e proposte all’amministrazione nella sua “Relazione 2008”, documento di cui riporto testualmente stralci significativi:

“…Il calo d’iscrizioni generalizzato in tutte le accademie, in particolare proprio nelle discipline tradizionali, decorazione e scultura (questa ultima da noi particolarmente aggravata dalle note vicende locali) le grandi istituzioni potendoselo permettere, per spazi ed organici, hanno istituito corsi innovativi, oggi particolarmente appetiti vedono: grafica, grafica d’arte, fumetto contemporaneo, illustrazione, illustrazione scientifica.
La riforma delle nostre istituzioni ha moltiplicato le materie di studio mortificando le discipline tradizionali, dequalificando, di fatto, il concetto accademico, trasformandole a mio avviso in pseudo istituti professionali con gravi ricadute nella formazione artistica dei nostri studenti.
Il nostro istituto poi, vede una pianta organica che non può fare fronte al meglio, alle esigenze di un corretto progetto didattico; troppi docenti a doppio contratto costringendo la formulazione d’orari di lezione e turni di laboratori che nel maggior numero dei casi devono tenere conto degli impegni d’ogni singolo docente in altro istituto, rendendo difficoltoso redigere progetti didattici entro breve tempo d’esecuzione, che tenga conto delle esigenze della committenza...
L’esigenza di organizzare stage deve diventare prioritaria per le ricadute che si avranno sul territorio con obiettivo di riportare l’accademia, ad essere quel luogo di spazi del fare arte, un tempo molto voluti e valorizzati dalla cittadinanza Ravennate…
Gli studenti d’oggi non sono più formati come un tempo, chiedono informazioni e tecniche di lavoro non acquisite in precedenza che li mettano in grado di soddisfare nel migliore dei modi la committenza, pochi eletti nascono artisti, gli altri l’università li deve formare.
Proporrei dal prossimo anno e in maniera graduale di istituire concorsi interni che permettano la formazione di un collegio formato da docenti almeno quinquennali (come prevede la legge) molto integrati con l’istituzione, ciò permetterebbe di eleggere un consiglio insegnanti che elabori l’offerta formativa in sintonia col territorio, altrettanto importante è la formulazione se non di uno statuto, ma almeno un regolamento interno che disciplini tempi e modi del vivere accademico, elaborando percorsi di studio più diversi, garantendo allo studente, di confrontarsi con più punti di vista...
Bisogna ove possibile aumentare la sorveglianza, la sola presenza di un’ausiliaria non garantisce la vigilanza di tutto l’istituto, gli studenti in oltre lamentano l’impossibilità di usufruire in maniera continua della biblioteca, argomento già noto, la riduzione d’orario per motivi economici e d’organizzativi, ha penalizzato materie che avevano forte partecipazione studentesca…”.

Argomentazioni in parte discutibili, ma che dimostrano come, in Accademia, ci si aspettasse di tutto, per rafforzarla e rilanciarla, piuttosto che fosse di fatto ferita a morte”.


L'INTERVENTO/ E' morta l'Accademia, Viva l'Accademia
domenica 14 settembre 2008

di Marco Fellini
rappr. studenti dell’ ABRA

Siamo consapevoli cosa comporta un’istituzione di formazione artistica in una comunità? evidentemente, no. Una comunità che mette al centro l’artista, non come modello s’intende, ma come coscienza, è una comunità che ricerca la verità.
La pretesa dei giovani che s’iscrivono in accademia è di capire cosa sia l’arte. E’ una cosa impossibile, a volte palpabile, spesso una vita intera non è sufficiente per avvertirne soltanto il respiro. Quindi il compito di queste accademie è di accogliere chi desidera descriverla, dotare lo studente di una grammatica tecnica e teorica. Dall’intima cooperazione di queste, nella totale comprensione del proprio presente, nasce una visione.
L’intenzione del comune di smembrare l’accademia di Belle Arti di Ravenna, perché troppo onerosa per le casse del comune che non trova alternative, è una giustificazione tollerabile. Se la soluzione di integrarla al polo bolognese, avvantaggerebbe gli studenti, allora ben venga Bologna. Ma specializzarla in un corso di mosaico miopico, lontano dalla dialettica interdisciplinare obbligatoria, rischia di formare artigiani ottusi. Ottusi ma professionali.
Bologna conosce bene la malleabilità prodigiosa del mosaico, capace di alienarsi e divenire collante fondamentale tra classico, tecnologia e filosofia contemporanee. Qualsiasi tipo di accademia che non soddisfi la necessità di stare al passo coi tempi puzza di vecchio, e merita sinceramente di essere riorganizzata o addirittura chiusa. Ma l’aria di un illuso prestigio la respira soltanto chi è esterno all’accademia.
Per questo gli studenti dell’accademia di Belle Arti di Ravenna sono dispiaciuti. E irritati. Perché vedono crollare quelle pareti già di cartone; hanno partecipato alla lenta malattia di cui soffre da anni l’istituto, alimentata dalla mancanza di strutture, da un’organizzazione burocratica degna di una farsa teatrale di burattini, dal silenzio soffocante del disinteresse cittadino, da richieste perse o cestinate, consumata l’hanno resa fiacca e stanca, dal destino insapore. Una comunità, che non ha saputo salvare e non ha voluto salvare, non curandosi dei propri affetti, trasformando l’oro in merda. Ma questo forse non interessa a Ravenna.
Ravenna in festa esige uno spettacolo anche se vuoto, assordata dagli happy hour, persa nelle piazze, grande architetto di centri commerciali;gelosa nel restaurare dentiere, spolvera teche, si lorda in una fama riflessa di ori appassiti; oggi città di una cultura di periferia, e così come fù ghettizzata l’accademia a guardare con speranza l’acqua del porto, lontano dal centro, così Ravenna guarda da fuori l’arte dentro la storia dell’arte; strutture simili a spizi ospitano solo pittori ammuffiti eccedendo a volte sotto deplorevole supplica a immeritati sconosciuti famosi. Investire in arte è un’impresa che necessita una buona dose di intelligenza e coraggio. Se questa comunità non ne è in grado deve esimersi dal farlo.
Come artista ho divorato la polpa dell’Accademia, differente da altre perché meritevole di aver reso meno randagie le sue esistenze; ma la diversità da fastidio, perché incontrollabile, spella le ferite di una realtà di cultura chiusa e riservata. Ho sognato di una città e mi sono trovato al risveglio, per terra.
Ma la vera sconfitta non sarà per gli studenti dell’Accademia di Belle Arti che Ravenna non ha mai voluto adottare, ma della città stessa, se non interpreterà questo cambiamento come sintomo di una disastrosa atrofia culturale.


Ancisi: "Dopo l'Accademia, ora si liquida l'ente della formazione professionale"
domenica 28 settembre 2008

"Appena dopo avere soppresso un’Accademia di belle arti che esisteva a Ravenna da 180 anni - dichiara il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi - la neo-nominata assessore all’Istruzione e alla formazione professionale, Stamboulis, proporrà, domani sera, al consiglio comunale, nella veste di killer seriale - suo mandante il sindaco che l’ha prescelta -, la fine di un’altra storica istituzione culturale pubblica della nostra città: il Consorzio per la formazione professionale (di seguito: CFP). Rinascerà sotto mentite spoglie, come società privata di natura consortile, composta dagli stessi enti locali della provincia di Ravenna che costituivano il consorzio pubblico.
Il movente del crimine sta in una legge del governo Prodi che obbliga i Comuni ad aderire ad un solo consorzio di enti pubblici. Ravenna, Cervia e Russi, preferendo mantenere il proprio Consorzio per i servizi sociali, dovrebbero dunque uscire dal CFP.

Lista per Ravenna esprimerà voto contrario all’operazione proposta, per una serie di ragioni:

• Lo scopo della legge è di ridurre la fiumana degli enti pubblici locali che si aggiungono a Comuni e Province, semplificando il sovraccarico di burocrazia e di costi che ne derivano ai servizi e agli utenti. Far finta di uscire da un consorzio pubblico per rifarlo tale e quale come società privata rientra nella degenerazione politica del fare la legge per poi ingannarla.
• Dal momento che l’apporto finanziario di Ravenna, Cervia e Russi alla gestione del CFP è esiguo (l’equivalente di 500 lire annuali per ogni loro residente), essendo la gestione della formazione professionale di competenza della Provincia, con finanziamenti della Regione, la strada più corretta sarebbe che il CPF fosse mantenuto come ente pubblico senza la partecipazione dei tre Comuni, trovando con loro altre forme di collaborazione (convenzioni, accordi di programma, condivisione di progetti…), che meglio valorizzerebbero il loro apporto di idee e di qualità, finora limitato al pagamento delle quote.
• La costituzione di un consorzio solo formalmente privato, ma in mano totalmente pubblica, significa minore trasparenza e più scarse possibilità di controllo sulla gestione di soldi esclusivamente pubblici.
• Significa anche che il personale precario del CFP, che opera da oltre dieci anni nell’ente, perderebbe, passando ad un ente privato, il diritto acquisito alla stabilità, mentre quello di ruolo va incontro ad una riduzione dei propri diritti giuridico-contrattuali. È un personale di grandi capacità ed impegno, vero valore aggiunto del CFP, che non merita un salto nel buio. Del resto, i sindacati CGIL, CISL ed UIL sono contrari alla pur finta “privatizzazione” del Consorzio.
• Questo personale da tempo lancia grida di allarme sulla crisi della gestione del CFP, da me raccolte con un’interrogazione del 29 giugno scorso, che non ha ricevuto risposta, come non l’ha mai ricevuta il personale.
Esso lamenta, tra l’altro, “la grave carenza degli spazi e degli investimenti economici indispensabili per la gestione delle attività didattiche e di mediazione culturale svolte dai centri pubblici di formazione professionale”, mancando “un progetto formativo completo e strutturato, condiviso con chi quotidianamente lavora a stretto contatto con realtà complesse e a volte seriamente problematiche”. Si gioca dunque con le scatole, disinteressandosi dei contenuti, a danno della funzione della formazione professionale: che non è soltanto quella basilare di “insegnare” un mestiere utilizzabile dalle imprese locali, ma anche quella sociale di promuovere la crescita culturale e comunitaria di giovani più a rischio di sottoccupazione e di emarginazione, immigrati compresi.
Di fronte alla politica dei trucchi, dei giochetti e degli illusionismi, Lista per Ravenna continua dunque, coerentemente, a stare dalla parte della politica al servizio della comunità e dei cittadini. C’è anche da chiedersi, al riguardo, se Rifondazione Comunista, pur di non perdere posti, in questo caso quello di assessore generosamente concesso da Matteucci alla Stamboulis, subisca in silenzio decisioni che dovrebbero interferire, almeno in una certa misura, col suo dichiarato DNA".



In Consiglio comunale il futuro dell'ente di formazione professionale
martedì 30 settembre 2008

Nella seduta di ieri sera, il consiglio comunale ha discusso l’atto di indirizzo sul Consorzio provinciale per la formazione professionale. Il provvedimento è stato illustrato dall'assessore Elettra Stamboulis. “Si tratta di una delibera tecnica: in questo senso ha di fatto ottenuto l'adesione unanime del Consiglio (l'opposizione si è astenuta).

La legge Finanziaria 2008 impone di aderire ad un solo Consorzio, mentre il Comune di Ravenna, Cervia e Russi facevano parte fino a ieri sera di due consorzi. Abbiamo optato per una momentanea uscita senza precludere le normali attività fino alla fine dell’anno. Si tratta comunque di un atto che presuppone un pensiero politico e una riflessione sul destino dell’ente: l'intento politico e strategico dell'amministrazione comunale è quello continuare ad operare perchè ci sia un'attività di formazione professionale pubblica. Nella delibera non è prefigurata una forma societaria fissa nella quale il consorzio andrà a configurarsi, ma abbiamo lasciato aperta la discussione ai componenti dell'ente (tutti gli altri Comuni della Provincia). L'opzioni praticabili sono tre: la fondazione, la società consortile, già scelta da altri comuni, e l’impresa sociale. E' inoltre nostro preciso intento garantire la continuità dei diritti contrattuali dei lavoratori dipendenti e di favorire la stabilizzazione dei precari; in questo senso andremmo a valutare la forma che meglio risponde a questa esigenza”.

Nel corso del dibattito il consigliere di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi ha chiesto di sospendere il punto 2 della delibera che recita:
“delibera di esprimere la volontà di aderire a Enti od organismi per la gestione in forma associata di attività di servizi di cui al punto precedente e di conferire mandato affinché in caso di convocazione dell’assemblea del consorzio per deliberarne la trasformazione, ai sensi dell’art. 115 c.7 bis del D.lgs 267/2000, il rappresentante del Comune si pronunci favorevolmente consentendo il permanere del Comune di Ravenna nel nuovo organismo senza soluzione di continuità”.
Ancisi quindi ha chiesto di concentrare il dibattito solo sulla volontà di recesso sulla quale c’è pieno accordo.
Il direttore generale del Comune Carlo Boattini ha precisato che la delibera indica l’intenzione di andare verso altre forme societarie. Per poi tornare in consiglio prossimamente per la costituzione e la votazione dello statuto.
La proposta è stata accolta dall’assessore Stamboulis che ha ribadito l’uscita tecnica e non politica del Comune dal Consorzio e ha rimarcato la volontà di operare nel settore della formazione professionale attraverso un organismo privatistico i cui azionisti sono enti pubblici.
“Questo aspetto – ha concluso l’assessore – è stato messo al centro perché si vogliono difendere i posti di lavoro”.
Miria Venzi (Sinistra democratica) ha ribadito le proprie perplessità come aveva già fatto in commissione. “C’erano tutti i tempi per discutere in maniera serena di una legge approvata all’inizio dell’anno. Ritrovarci a discutere così non ci fa onore. Noi votiamo a favore perché non c’è scelta ma si tratta di un voto di responsabilità”.
Dopo la votazione è stato presentato un ordine del giorno a firma del capogruppo dell’Ulivo Pd Andrea Maestri; del capogruppo del Pri Paolo Gambi; del capogruppo della Sinistra democratica Miria Venzi e del capogruppo dei Comunisti italiani Massimo Mirandoli.

Di seguito il testo dell’ordine del giorno:

"Il consiglio comunale di Ravenna

Vista la deliberazione recante “Consorzio provinciale per la formazione professionale. Determinazioni inerenti l’applicazioni dell’art.2, co 28 della legge 244/07”

Considerate le rilevanti implicazioni di detta deliberazione in ordine al trattamento economico e giuridico del personale in servizio alle dipendenze del Cpfp

Impegna

La giunta e il Sindaco ad adoperarsi per salvaguardare i diritti delle lavoratrici e di lavoratori a fronte della programmata trasformazione, favorendo la concertazione con le parti sindacali".
Il dibattito è stato aperto dal capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi: “Sui diritti dei lavoratori sfondate una porta aperta. Il problema è che si scioglie l’ente pubblico e i diritti del pubblico impiego non sono assicurati, mentre il personale precario da dieci anni non può mantenere i diritti acquisiti alla stabilizzazione anche nel privato. L’alternativa era quella di mantenere il consorzio pubblico, pur senza la partecipazione dei Comuni di Ravenna, Cervia e Russi, che avrebbero potuto continuare ad operare insieme al Consorzio, allo stesso modo e anche meglio, con collaborazioni esterne, accordi di programma o altre intese.
Questo ordine del giorno è una foglia di fico per coprire la scelta fatta dalla maggioranza di andare contro gli interessi dei lavoratori. Ancisi ha poi fatto la proposta di integrare la delibera perché il personale sia assunto in carico dagli enti pubblici locali (Provincia e Comuni della provincia) e poi comandato al nuovo ente privato della formazione professionale, mantenendo così lo stato di dipendenti pubblici, pur al servizio dell’ente privato stesso, il quale sarebbe tenuto a rimborsarne i costi ai rispettivi enti di appartenenza organica.
Valentina Morigi (Rifondazione comunista) ha precisato che l’odg non è un atto scontato e nasce dalla volontà di farsi carico dei dipendenti perché non subiscano esiti negativi dalla transizione.
I gruppi di opposizione hanno espresso un voto di astensione sull’odg.


Forza Italia: "L'assessore ha abbandonato il Consiglio senza discutere della formazione"
mercoledì 1 ottobre 2008

"Il secondo punto all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio Comunale di lunedì - scrivono Eugenio Costa, Capogruppo Forza Italia - PdL, e i consiglieri Marco Bertozzi e Francesco Baldini - riguardava il Consorzio Provinciale per la Formazione Professionale ed i provvedimenti da adottare a seguito della legge n° 244 del 24/12/07, che dispone che ogni Comune non possa partecipare a più di un consorzio.
Dopo essere passata in Commissione il 24/09 ed aver sollevato parecchie perplessità e critiche, anche all’interno della maggioranza, la delibera è stata modificata nel senso di “…esprimere la volontà di aderire ad Enti od organismi per la gestione in forma associata di attività e servizi…” Non essendo stato stabilito con precisione a quale ente/organismo l’Amministrazione intendeva aderire, l’opposizione ha chiesto di individuarlo esattamente, altrimenti diveniva impossibile deliberare su di una decisione così lacunosa.
Non essendo stato possibile da parte della maggioranza individuare in tempi rapidi la soluzione precisa, l’opposizione, dopo aver sottolineato il pressapochismo adottato nel predisporre la delibera,ha chiesto di votare la delibera esclusivamente per la parte riguardante il recesso dal Consorzio, salvo poi, ritornare successivamente in Consiglio sulla forma di adesione al nuovo ente od organismo.
Subito dopo, nel corso della discussione in merito all’ordine del giorno collegato alla precedente delibera, presentato all’ultimo momento dalla maggioranza e riguardante il sostegno e solidarietà ai dipendenti del Consorzio per la Formazione Professionale, l’Assessore Stamboulis si è estraniata dalla discussione e dalle questioni di merito e di sostanza sollevate dall’opposizione.
Ad un certo punto, rimasta da sola sul banco della Giunta e non partecipando alla discussione che si svolgeva alle sue spalle fra gli esponenti di maggioranza per trovare una via d’uscita, l’Assessore Stamboulis non ha trovato nulla di meglio da fare che indossare il cappotto ed andarsene.
Il comportamento poco rispettoso del Consiglio Comunale non si addice assolutamente ad un Assessore, fra l’altro appena nominato".



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