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Lugana e Punta Grò: in pericolo due tra i più caratteristici scorci del Lago di Garda, tra Sirmione e Peschiera
24-10-2008
Chaira Vecchies

Se vi dovesse capitare un giorno di transitare sull'affollata statale Brescia-Verona, costeggiando il Lago di Garda tra Sirmione e Peschiera, vi invito a volgere per un attimo lo sguardo verso Sud, dalla parte opposta al lago. E' come spostarsi in un altro mondo, lasciandosi alle spalle le strutture turistiche e immergendosi invece in un paesaggio rurale fatto di ampi seminativi e ben curati vigneti (siamo nel comprensorio del famoso vino Lugana DOC). Con un po' di attenzione si può scorgere, seminascosta dagli alberi che ne costeggiano il viale di accesso, una imponente cascina semiabbandonata.
Si tratta di uno dei più grandi complessi rurali dell'entroterra gardesano, conosciuto come Cascina (o Villa) Onofria, e ad oggi, a circa seicento anni dalla sua costruzione, sta andando progressivamente in rovina. La struttura ad anello ha una pianta quadrata, impreziosita da una torre dell'orologio e una chiesetta. Con ogni probabilità si tratta dell'unica delle grandi cascine gardesane abbandonate che ancora non è andata completamente distrutta. Le poche ricchezze non strutturali della Cascina Onofria sono andate perdute a causa dell'incuria e dei numerosi furti che hanno fatto perdere le traccie dell'orologio, dei portali in legno decorato, delle soglie in marmo etc., mentre l'altare della piccola cappella è da anni presso la chiesa parrocchiale della frazione di Lugana. Al contrario, è ancora ben conservata l'originaria struttura ad anello come pure gli ampi locali a volto a pian terreno in cui si riconoscono le originarie destinazioni d'uso (cantine, stanza del pozzo, filanda e stanza per i bachi da seta). L'edificio è al momento abitabile solo in minima parte (ovvero le stanze del custode) a causa del generalizzato stato d'abbandono in cui versa. In particolare l'ala Sud (filanda), di più recente realizzazione, sta a poco a poco crollando. Per fortuna, la Cascina Onofria e il fondo circostante rientrano nell'area che da poco è stata dichiarata "di notevole interesse pubblico in quanto bene paesaggistico" in base ad una delibera congiunta dei Comuni di Sirmione e Desenzano del Garda e quindi si presuppone una maggiore tutela futura dell'area. Dal momento però che l'area è attualmente di proprietà privata, ci si chiede se esista una tutela reale anche del manufatto esistente, o se la sua eventuale messa in sicurezza sia lasciata alla buona volontà dei proprietari, attualmente all'estero e non molto interessati alla conservazione del bene. Da quel che ci risulta, il Comune di Sirmione ha in effetti fatto un tentativo per acquistare la Cascina, andato purtroppo a monte.
Chiedo quindi se qualcuno sa darmi indicazioni, o suggerimenti, su quali siano le strade possibili da seguire per far sì che la Cascina Onofria non cada definitivamente in rovina.
A nostro parere (parlo a nome mio e di un gruppo di privati che sarebbero fortemente interessati ad intervenire in prima persona per cercare di salvare l'Onofria) la Cascina, posta a poche centinaia di metri dalla statale Brescia-Verona e dal Lago di Garda, avrebbe tutte le caratteristiche per poter diventare un importante centro per la conoscenza e la divulgazione del patrimonio ambientale e della cultura contadina. Questo consentirebbe non solo di restaurarla mantenendo in toto la struttura originaria, ma anche di fungere da progetto pilota per il recupero delle antiche tecniche agrarie e di allevamento, fornendo numerosi spunti per attività di didattica ambientale e promuovendo un turismo veramente sostenibile.


A meno di 2 km dalla cascina esiste poi un'altra realtà degna di nota.
A Punta Grò, zona residenziale e turistica che presenta anche scorci di rara bellezza e naturalità, l'area verde a ridosso della spiaggia è deturpata dallo "scheletro" di un albergo in costruzione dal 1990, la cui sagoma di cemento è talmente ampia da vedersi con chiarezza persino nelle foto satellitari comunemente reperibili in rete (vedi anche le foto aeree riportate nel sito www.tutelapuntagro.com). Anche se nell'area sono già presenti numerose strutture ricettive, di cui alcune addirittura abbandonate, in questi giorni il Comune di Sirmione sta approvando con un P.I.I. la concessione di un aumento di cubatura dell'albergo oltre che la sua ultimazione, pur tra i dubbi e le perplessità dell'opinione pubblica e delle associazioni ambientali. Dal poco che si evince dal progetto, l'edificio che verrà realizzato avrà una struttura ad anfiteatro, di almeno due o tre piani fuori terra, con concavità rivolta verso il lago e formazione di piscine e discoteca. Tale struttura, oltre che ad essere a nostro parere sovradimensionata per le attuali potenzialità turistiche del sito, insiste su una zona di canneto e vegetazione riparia spontanea ad elevato valore paesaggistico e ambientale, con presenza di cormorani, aironi, uccelli di passo, rondini, anatidi e anfibi di tutti i tipi. Sia durante le fasi di esercizio sia nelle fasi di costruzione questa piccola oasi verrebbe fortemente minacciata, e si avvierebbe velocemente verso una fase di impoverimento faunistico. Al centro dell'area boscata si trova una vecchia costruzione per la pesca, che giustamente il comune vorrebbe recuperare creandoci all'interno un piccolo museo (Museo della Pesca della Casa del Pescatore).
La Casa del Pescatore ha un'architettura molto semplice ma unica nel suo genere. Si tratta infatti di un piccolo edificio a due piani (una stanza per piano) interamente circondato dall'acqua del lago, in virtù di alcuni canali realizzati per facilitare le attività di pesca, e collegato alla terraferma da un ponticello di legno. In base a quanto concordato nel Piano Integrato di Intervento, in cambio del rinnovo della concessione edilizia e dell'aumento della cubatura ricadrebbero sulla proprietà dell'albergo tutti gli oneri per la messa in sicurezza dello stabile, la realizzazione di strutture didattiche e la sistemazione dell'area verde (€400.000). Inoltre, verrebbe ceduta al l'Amministrazione comunale l'area verde situata tra l'albergo e la Casa del Pescatore, cosa che sembra debba avvenire comunque in base ad un vecchio accordo Privato-Comune. Ora, da un lato si riconosce la volontà dell'Amministrazione Comunale di Sirmione a risolvere un'annosa situazione, riuscendo anche a reperire i fondi necessari alla riqualificazione dell'area, dall'altra si ritiene che il compromesso sia a tutto svantaggio dell'ambiente e del patrimonio culturale dell'area: infatti, per ottenere i fondi per finanziare il recupero dell'area della Casa del Pescatore di Punta Grò si vanno a giustificare degli interventi edilizi che ne comporteranno quasi sicuramente la distruzione, e in tempi brevi.
Per di più, considerando che:

1. il Piano Integrato di Intervento stesso cita "Punta Grò è un'area unica in tutto il territorio Comunale: oltre ad essere uno dei pochi tratti costieri privi di costruzioni e infrastrutture turistiche, costituisce un raro e rappresentativo episodio dell'ecosistema lacustre costiero originario";
2. in territorio veneto, equivalenti tipologie costiere sono state tutelate mediante l'istituzione di Zone di Protezione Speciale e del SIC "Basso Garda" (Comuni di Peschiera, Castelnuovo e Lazise)comprendente la fascia costiera naturale prosecuzione di quella di Punta Grò;
3. l'intero specchio lacuale di Sirmione è stato dichiarato "di notevole interesse pubblico in quanto bene paesaggistico" con divieto di modifica del paesaggio con vista sia da terra che da lago;
4. l'intera area sirmionese posta a Sud della S.S. 11 Brescia-Verona è stata dichiarata anch'essa "di notevole interesse pubblico in quanto bene paesaggistico";

ci si chiede come possa essere sfuggita a tanta buona volontà proprio l'ultima preziosa porzione non cementificata della riva del Benaco, pianificando invece la costruzione di un imponente (e probabilmente non necessario) edificio alberghiero a pochi metri dalla spiaggia.



Chiara Vecchies








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