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Accademia: "Ora può rafforzarsi"
04-11-2008
Ercole Noto

Martedì 28 ottobre 2008

"L’Accademia di Belle Arti di Ravenna, con la sua lunga e prestigiosa storia di alta istituzione culturale della città - dichiara il capogruppo Andrea Maestri, capogruppo L’Ulivo PD - non chiude ma si trasforma per collocarsi in un contesto nuovo, inedito, caratterizzato da una sperimentazione di integrazione didattica e gestionale con Bologna che deve consentirle non solo di sopravvivere ma di rafforzarsi e di qualificarsi raccogliendo il tratto distintivo, l’identità culturale, il genius loci - è stato detto – di Ravenna.

È un progetto che sicuramente guarda ai numeri e alla sostenibilità economica ma soprattutto alla strategia e ai contenuti.
L’accordo con Bologna per la costruzione di un polo didattico integrato consentirà ai ragazzi dell’Accademia di Ravenna di condividere docenti, strutture e materiali, di allargare i loro orizzonti culturali, di arricchire le loro opportunità formative.
Consideriamo l’accordo con l’Accademia di Bologna un passaggio necessario nella direzione dell’obiettivo, lungamente e tuttora perseguito e confermato, della statizzazione.
Qualcuno ha detto che ci inventiamo una forma gestionale che non esiste, la possibilità di realizzare accorpamenti e fusioni, invece esiste ed è la stessa legge a prevederla : l’art. 2 L.508/1999 sulla Riforma delle Accademie parla di accorpamenti, fusioni e convenzionamenti con istituzioni scolastiche e universitarie e richiama espressamente la “facoltà di costituire, sulla base della contiguità territoriale, nonché della complementarietà e integrazione dell’offerta formativa, Politecnici delle arti”, nei quali possono confluire le Accademie e le strutture delle università.
Nel pieno rispetto delle norme, dunque, il Comune di Ravenna ha valutato che la locale Accademia possa mettersi in positiva sinergia con l’Accademia bolognese, realizzando, certo, economie gestionali (che non possono essere considerate l’ elemento decisivo della scelta ma nemmeno sono irrilevanti) ma soprattutto costruendo un soggetto più forte e articolato, che premia le eccellenze e le vocazioni territoriali e integra l’offerta formativa per gli studenti in un bacino più ampio.
Contiguità territoriale, complementarietà e integrazione dell’offerta formativa, come prevede la legge e come suggerisce una lettura prospettica e non miope del ruolo e del futuro dell’Accademia ravennate.
Non è un’invenzione del Comune di Ravenna nemmeno la necessità di conformare l’ordinamento didattico dell’Accademia alle disposizioni vigenti per le istituzioni statali: l’art. 11 (Istituzioni non statali) del DPR 212/2005 (Regolamento sulla definizione degli ordinamenti didattici) spinge in questa direzione laddove impone di attestare detta conformità sulla didattica, nonché la disponibilità di idonee strutture e di adeguate risorse finanziarie e di personale.
Il progetto di integrazione con l’Accademia di Bologna, dunque, non può neanche essere letto come un’operazione di ingegneria fine a se stessa e senza coordinate di riferimento.
Le coordinate ci sono e sono chiare: si tratta delle linee di indirizzo che questa Amministrazione ha approvato con il programma di mandato del Sindaco.
Quelle linee di indirizzo parlano della statizzazione come naturale e unanimemente condiviso approdo dell’Accademia ma anche della specificità dell’insegnamento del mosaico come caratteristica ancora più spiccata e peculiare dell’offerta formativa, capace di rendere l’Accademia ancor più prestigiosa ed unica a livello internazionale.
E non manca, in quelle linee d’indirizzo, la visione strategica che qui vogliamo ribadire e sottolineare con forza.
Ravenna possiede le potenzialità per caratterizzarsi come città del mosaico antico e moderno ma perché si definisca una strategia che provochi ricadute significative sul piano del turismo, della cultura, della didattica e della formazione, nonché dell’occupazione, è necessario – chiamando il Comune come garante istituzionale che tutte le agenzie pubbliche in compartecipazione con soggetti privati costituiscano percorsi sinergici ed organici seppure nel rispetto delle singole autonomie.

Ed è un contesto unitario, una trama di soggetti e di azioni fittamente intrecciate che vede l’Accademia dialogare con l’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico “Severini”, con il Liceo Artistico Statale “Nervi”, il CPFP, la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, la Scuola per il Restauro del Mosaico, il Centro di sperimentazione didattica Tessellae, il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico. [che ipocrisia!!]

Con l’ordine del giorno dei Gruppi di maggioranza abbiamo inteso dare questi stimoli e sottolineare queste priorità.
Agli studenti e ai docenti dell’Accademia che hanno contestato questa delibera va riconosciuta una passione genuina per la partecipazione e per la difesa delle proprie convinzioni: vi diamo atto di questo e vi manifestiamo il nostro sincero rispetto ma, convinti della bontà della scelta che ci accingiamo a fare, vi invitiamo a mantenere le distanze dagli sgangherati difensori locali dell’accoppiata Tremonti/Gelmini che sta falcidiando la scuola pubblica e minando alla base l’università pubblica.
E che con tentativo maldestro e imbarazzante di captatio benevolentiae cavalcano le polemiche senza additare soluzioni praticabili.
Sappiate distinguere, sappiate cogliere la complessità e la meditata serietà di una scelta in tutte le sue articolazioni e sfaccettature, comprese le rinunce dell’oggi e le opportunità del domani.
Con queste motivazioni e con questo spirito il Gruppo consiliare L’Ulivo – Partito Democratico voterà a favore di questa delibera".

Spadoni: "Sull'Accademia una scelta che penalizza la città"
martedì 28 ottobre 2008


"Purtroppo, com’era ampiamente prevedibile- scrive il consigliere comunale Gianfranco Spadoni - la maggioranza ha approvato la delibera di soppressione dell’Accademia di belle arti di Ravenna, interrompendo la sua lunga storia di oltre 180 di vita.
La scelta rappresenta un forte danno per la città, irrispettosa della storia, della cultura e della tradizione locale, ma che fa emergere, oltretutto, un’evidente insensibilità nei confronti degli allievi e dei docenti. La prestigiosa istituzione, in questo modo, è annessa a Bologna e non avrà alcuna autonomia, ma fungerà esclusivamente da appendice per l’accademia felsinea.
Ciò che fa aumentare il disappunto nei confronti dell’amministrazione comunale, è la presentazione di un ordine del giorno proposto dai gruppi di maggioranza nel quale sono fatti alcuni richiami per compensare l’insensata scelta della dismissione dell’accademia. Un ordine del giorno farcito di ovvietà al punto di diventare superfluo, ma che vuol porsi nelle condizioni di dimostrare alla città un reale interesse per la soppressa istituzione. Un “salvafaccia” o una foglia di fico artatamente utilizzato dai gruppi di maggioranza per fare affermazioni assolutamente ovvie, ma rispetto alle quali corre l’obbligo di porsi qualche interrogativo.
A parte la richiesta di statizzazione più volte avanzata al ministero senza esito positivo, i restanti punti che attengono la collaborazione con il polo universitario, il consolidamento, la promozione e la valorizzazione del corso di mosaico, l’implementazione dell’offerta dell’Accademia attraverso l’attivazione di corsi non presenti nel distretto artistico, in linea di principio possono essere condivisibili, tuttavia richiedono una puntualizzazione. Perché in questi anni non sono stati progettati e perseguiti questi obiettivi?
Per quale ragione ci si pone solo ora questi interrogativi, ben sapendo che Ravenna non avrà competenza alcuna? Che senso può avere, infatti, presentare un ordine del giorno che impegna la giunta di Ravenna quando tutte le deleghe sono passate tout court a Bologna. Non valeva forse la pena di attivare meccanismi di promozione e di sostegno dell’Accademia quando era in vita, pur in condizioni di assoluto abbandono da parte dell’Amministrazione locale?
Probabilmente se fossero stati messi in pratica, a suo tempo, i punti dell’ordine del giorno, non ci troveremmo in queste condizioni. Oltretutto i partiti che hanno guidato le giunte di sinistra che si sono succedute, responsabili del disfacimento totale dell’Accademia, oggi si propongono con un ordine del giorno teso a dare slancio all’istituzione. Questo è davvero paradossale! Occorre serietà, evitando di procedere con mistificazioni di cui i cittadini sono ormai stanchi".


Accademia di Belle arti, via libera all'accordo Ravenna-Bologna
martedì 28 ottobre 2008

Nella seduta di ieri sera è stato approvato lo schema di convenzione fra Comune, gestore dell’Accademia di belle arti di Ravenna, e l’Accademia statale di belle arti di Bologna per il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta congiunta di alta formazione artistica nel decennio 2008/2018.

La delibera è stata illustrata da Elettra Stamboulis, assessore all’Istruzione.
“La convenzione – ha detto la Stamboulis – nasce come passo verso la statizzazione e prevede la fornitura, da parte dell’Accademia di Bologna, di docenti per le aree non prettamente specifiche del corso di mosaico, nonché di materiali per le attività didattiche. L’Accademia di Ravenna rimane un ente autonomo, di cui Bologna è partner. Con questa convenzione l’Accademia assumerà l’identità che sta cercando da oltre trent’anni. Sono convinta che abbiamo fatto una scelta corretta, nonché l’unica praticabile, che andrà monitorata e aiutata a crescere”.

Prima dell’avvio del dibattito la Stamboulis ha chiarito che “il provvedimento con il quale il Tar del Lazio ha sospeso il decreto del 2008 relativo alle Accademie statali non è in alcun modo pertinente rispetto alla convenzione che votiamo questa sera e quindi non può in alcun modo inficiarla”.

Durante la replica l’assessore ha voluto precisare che “la proposta di convenzione, oltre alle critiche, che si sono più palesemente manifestate, ha ricevuto anche numerose espressioni di gradimento, da parte di docenti, studenti e della Uil. L’essenza della democrazia si esprime nel rispetto del dissenso, ma non bisogna dimenticare che tale dissenso è stato espresso da una minoranza di docenti e studenti”.

L’assessore ha poi ricordato che “per avviare un corso di Accademia statale spesso viene richiesto un minimo di venti iscritti, quando per l’anno 2007/2008 a Ravenna abbiamo avuto in totale 13 iscritti per il primo anno di tre corsi tradizionali, stesso numero raggiunto dal solo corso di Mosaico. Di questo elemento un’amministrazione comunale che spende denaro pubblico non può non farsi carico”.

La Stamboulis ha aggiunto di “credere molto nella modernità del corso di mosaico e nelle possibilità di ampliamento dell’offerta formativa che la collaborazione con Bologna potrà garantire”.
A proposito dello statuto ha espresso l’auspicio che venga redatto in tempi brevi, ma ha detto di non poter accettare il relativo emendamento del consigliere Ancisi in quanto lo statuto non ha niente a che vedere con la convenzione.

Al dibattito sono intervenuti i consiglieri:
Gianluca Palazzetti (An – Pdl) ha chiesto: “Secondo l’amministrazione comunale il decreto del 2008 comportava la necessità di aprire sette/otto nuovi corsi. Se la sospensiva del Tar del Lazio comporta che si può andare avanti come prima perché si continua sulla strada dell’accorpamento?”
L’assessore ha risposto che il decreto in sé non impone l’apertura di sette/otto nuovi corsi ma “secondo l’autorevole parere di uno dei massimi esperti del ministero saranno privilegiate le richieste di statizzazione di chi propone l’offerta formativa più completa. Di qui la nostra scelta”.
“Dalla sua risposta – ha detto Palazzetti – mi pare di aver capito che i sette/otto corsi sono necessari per la statizzazione. Se è così, allora vuol dire che qualche giorno fa lei e il sindaco avete rilasciato delle dichiarazioni inesatte. Sono d’accordo con il consigliere Bertozzi, secondo il quale si potevano fare altre scelte. Ad esempio si poteva trovare un’altra sede, risparmiando 158mila euro l’anno. Ma è evidente che alla base di tutto c’è una scelta politica che l’amministrazione non intende mettere minimamente in discussione”

Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna) ha illustrato i suoi emendamenti:
• “Il primo propone che l’Accademia di Belle Arti di Ravenna eserciti “in autonomia la gestione dei corsi attivi presso la propria sede di Ravenna, di cui è titolare, sotto la responsabilità del proprio direttore”. Un rapporto di collaborazione non può significare che l’Accademia di Ravenna perda la direzione e la gestione dei corsi di cui resta titolare, a cominciare dal corso di mosaico. Deve esprimersi sul piano organizzativo e sinergico, rispettando la reciproca autonomia giuridica e didattica delle parti. Viceversa, si tratta di una incorporazione.
• Col secondo emendamento, si chiede che venga “istituito un Gruppo tecnico interistituzionale composto da un dirigente del Comune di Ravenna nominato dal sindaco, dal direttore dell’Accademia di Belle Arti di Bologna o suo delegato, dal Soprintendente per i Beni ambientali e architettonici di Ravenna o suo delegato, da un insegnante dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna designato dal corpo docente e dal dirigente del Liceo Artistico statale di Ravenna. Il Gruppo esercita funzioni di consulenza e di supporto sulle problematiche di gestione e di programmazione delle attività formative dell’Accademia di Ravenna di rilievo interistituzionale. È coordinato dal dirigente del Comune di Ravenna”. In una fase complessa e delicata di riorganizzazione dell’Accademia di Ravenna, appare infatti opportuno, sia per le attività gestionali che per quelle di programmazione, su cui convergono problematiche che interessano più istituzioni, comporre un gruppo interistituzionale qualificato che svolga funzioni di consulenza e di supporto degli organi decisionali.
• Si può evitare la soppressione di tutte le scuole tradizionali dell’Accademia di Ravenna, in particolare quella di pittura e quella di decorazione, arti con cui il mosaico vive in più stretta simbiosi ed osmosi? Secondo noi e secondo molti sì. Si tratta di non tagliare i ponti alle spalle dell’Accademia, approfondendo questa possibilità e verificando anche se l’Accademia possa arricchirsi di nuove, più “moderne” specialità. Di qui, il terzo emendamento che chiede di incaricare il Comitato di valutazione presieduto dal sindaco, già previsto nella convenzione, e il gruppo tecnico interistituzionale proposto nel secondo emendamento “di approfondire opportunità, convenienze, tempi e modalità di modifica della convenzione, nel senso di ripristinare in toto o in parte, fin dal primo anno, nella sede di Ravenna, le scuole tradizionali dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna o altre nuove specialità”.
• Infine, col quarto emendamento, si esprime, nel dispositivo della delibera, “l’indirizzo che l’Accademia di Belle Arti sia dotata, con ogni possibile sollecitudine, dello statuto di autonomia e dei conseguenti regolamenti didattici”. L’autonomia di un’Accademia richiede che essa sia dotata di questi fondamentali strumenti, che danno valore alle decisioni del collegio dei docenti, riconoscendolo come organo che, autonomamente, contribuisce alla gestione dell’istituzione, assumendo la responsabilità piena della didattica. Peraltro, su questa richiesta l’assessore all’Istruzione si è dichiarata d’accordo già in commissione”.

Gianfranco Spadoni (Gianfranco Spadoni per Ravenna) è intervenuto e ha illustrato i suoi due emendamenti:
“Stasera, con i voti sufficienti della maggioranza, sarà approvata la convenzione fra l’ Accademia di Ravenna e quella di Bologna, nonostante un’ampia maggioranza della città sia completamente contraria ad una liquidazione inopportuna ed illogica che certamente porta palesi svantaggi agli studenti, ai docenti e, più in generale, alla cornice culturale e all’immagine complessiva della città stessa. Poco importa se molti esponenti della cultura di sinistra – quella che conta – ha espresso voci di dissenso; marginale il parere di saggi e di molti esponenti della minoranza di rinviare di un anno tale decisione per creare presupposti basati sull’evidenza e su dati certi; così pure totalmente ininfluente se Ravenna si spoglia completamente dei corsi di base di una normale istituzione d’alta formazione, creando difficoltà ai giovani e al corpo docente. O, ancora, nessuna considerazione per tentativi di rifare una sorta di piano industriale su nuove basi statutarie, su provvedimenti radicali di modifica della didattica o su misure più adeguate di razionalizzazione dei costi gestionali e di soppressione delle spese improduttive. La decisione di sgravare il tessuto locale di un vero peso è l’aspetto predominante rispetto alla logica e al bene comune. Il fatto più grave resta quello di avere permesso all’Accademia una lenta agonia senza avere mai individuato le cause o promosso interventi tesi a valorizzarla e a promuoverla adeguatamente. Così com’è del resto è avvenuto nella vicina Rimini in cui è stata creata recentemente una nuova accademia – pur alla presenza di esperienze consolidate come quella di Ravenna e di Bologna – che in poco tempo ha raggiunto livelli incredibilmente importanti, grazie all’ impulso e all’ impegno profusi per fare emergere un’istituzione alla quale gli amministratori locali credono fortemente.
Ci si chiede, dunque, come sia credibile la nostra giunta di sinistra cui sta a cuore il livello culturale di Ravenna sino a produrre ogni sforzo per conseguire l’attestazione di capitale della cultura, ma altresì attenta al tema dei giovani che vedono tagliati i corsi di studio con conseguenti disagi d’ogni tipo, o ai docenti precari ai quali la stessa giunta fa accrescere il livello di precarietà?
Fermo restando la mia assoluta contrarietà all’atto deliberativo sottoposto al giudizio del consiglio comunale, i due emendamenti hanno come finalità primaria quella di fare riflettere l’ amministrazione comunale sul trasferimento dei corsi all’Accademia felsinea senza margini di riconsiderazione circa le scelte compiute. Alla fine del primo anno accademico e dei seguenti, infatti, il Comune dovrebbe potere valutare la gestione ed i risultati, rispetto ai quali proporre il mantenimento o la cessazione della sperimentazione.
In secondo luogo, prescindendo dall’atto deliberativo in questione, sarebbe ragionevole predisporre un’apposita commissione per elaborare un nuovo progetto di razionalizzazione e riorganizzazione didattica, statutaria ed economica al fine di individuare soluzioni finalizzate al mantenimento dell’ Accademia di Ravenna sulla base della piena autonomia”.
Proposta di emendamenti da inserire nella narrativa di delibera
Delibera
1) di approvare l’ allegato schema di convenzione fra il Comune di Ravenna, agente in qualità di Ente gestore dell’ accademia di BB.AA. di Ravenna e l’Accademia statale di BB.AA. di Bologna limitando la sperimentazione al triennio accademico 2008-2009, 2009-2010 e 2010-2011. Alla fine di ogni anno accademico, conformemente all’art.3 del Regolamento, il Comune di Ravenna esprimerà una valutazione di merito sulla gestione e sui risultati conseguiti, la quale sarà determinante ai fini del mantenimento del rapporto in essere.
4) Il Comune di Ravenna si impegna ad istituire un’apposita commissione per elaborare un progetto di razionalizzazione e di riorganizzazione didattica, statutaria ed economica dell’Accademia locale al fine di potere individuare possibili soluzioni tese al mantenimento dell’istituzione ravennate sulla base della piena autonomia.

Marco Bertozzi (FI – Pdl): “Una città che vuole diventare capitale europea della cultura non può svendere in questo modo una istituzione di alta formazione come l’Accademia. Penso che si dovesse valutare meglio la situazione e riflettere di più. E’ vero che i tempi sono difficili e che a volte bisogna prendere decisioni impopolari, ma mi chiedo se non ci fossero altre strade. Si poteva valutare il piano proposto dagli studenti, si poteva cominciare chiudendo un solo corso anziché tre e vedere come andavano le cose, si poteva cercare di costituire una Fondazione, attraendo investimenti di privati che sarebbero potuti entrare nella parte gestionale dell’Accademia. Riteniamo positiva l’idea di valorizzare il corso di mosaico, ma non ci è stato detto niente di concreto su come si intende procedere. Anche sulla convenzione come preludio alla statizzazione non ci risulta nulla di concreto”.

Sarah Ricci (Sd): “Sosteniamo pienamente e convintamente l’impegno di rilanciare l’Accademia, una struttura che oggi come oggi presenta ristretti margini di crescita. Questa convenzione non produrrà né una cancellazione né una chiusura, ma perseguirà la strada della riqualificazione e della rivitalizzazione del corso di mosaico, salvaguardando l’autonomia dell’Accademia e lasciando aperta la possibilità di statizzazione.
Allargando l’orizzonte di riflessione alla situazione dell’istruzione e della ricerca in Italia, che sta subendo forti tagli, e riscontrando anche l’incapacità dei partiti di dare risposte chiare e di indicare una strada per il futuro della cultura e del sapere nel nostro paese, a Ravenna, con questa convenzione, si è cercato di trovare una soluzione concreta e di ampio respiro, che garantisca un futuro all’Accademia nella nostra città.
Invito pertanto l’opposizione di quest’aula, invece di accanirsi contro la soluzione individuata, ad esprimere la propria solidarietà ai tanti che, in questi giorni, si battono per salvaguardare la nostra scuola pubblica”.

Raffaella De Mucci (Rc): “Il primo obiettivo a cui miriamo con l'atto che sigliamo oggi è quello della statizzazione, più volte richiesta e più volte rifiutata, e che impone scelte radicali rispetto all'assetto dell'Accademia. Nelle condizioni attuali tale obiettivo sarebbe impraticabile.
Non penso che un Comune sia l'ente deputato all'organizzazione e alla didattica dei corsi universitari.
Penso che attraverso la collaborazione con l'Accademia di Bologna si vada nella direzione di una riorganizzazione dei percorsi didattici in campo artistico.
Penso che si debba valorizzare il mosaico, inserendolo in un quadro di distretto artistico e dandogli quindi respiro internazionale.
Altro obiettivo importante di questo atto è il mantenimento in mano pubblica della gestione dell'alta formazione artistica giovanile. E' un obiettivo che in parte perseguiamo 'ob torto collo', perché il privato non ha mai mostrato interesse in questo senso; comunque è una situazione che politicamente apprezziamo.
In questo quadro mi sembra che le economie siano un obiettivo residuale e che comunque quelle che si ottengono vadano investite nella formazione e nella promozione artistica giovanile”.

Giancarlo Frassineti (Lista per Ravenna): “Quella che è stata commessa nei confronti dell’Accademia è stata una azione di smantellamento. Nei fatti si conclude la plurisecolare storia della nostra istituzione di alta formazione. Parlare di autonomia e rilancio non corrisponde alla realtà. Una collaborazione vera sottintenderebbe un rapporto paritario che in realtà non c’è. Un rilancio vero passerebbe da una autonomia reale, da raggiungere attraverso uno statuto e i suoi regolamenti attuativi. Mi chiedo se un risparmio di duecentomila euro giustifichi che questa amministrazione passi alla storia cittadina per avere chiuso un’istituzione di alta formazione plurisecolare”.

Paolo Gambi (Pri): “Mi pare che la questione non sia stata affrontata dal principio. Quando ero assessore provinciale all’istruzione sono andato più volte con l’assessore comunale Cassani al Ministero a rivendicare la statizzazione dell’Accademia di Ravenna. Da lì bisogna partire, dalle ragioni per cui si chiedeva la statizzazione. La città è sempre stata convinta che fosse quella la battaglia da fare, a partire da due presupposti: l’alta formazione deve essere sempre più una funzione dello Stato, che in questo ambito deve garantire omogeneità; per garantire qualità occorre investire risorse ingenti e tutti sapevamo e sappiamo che in quella direzione l’impegno del Comune non poteva e non può bastare, anzi sarà sempre più insufficiente. Se non ci fossimo mossi nella direzione che abbiamo percorso avremmo avuto come unica alternativa la definitiva cancellazione dell’Accademia. Quello che dico è talmente vero che anche gli emendamenti dell’opposizione sono stati inseriti all’interno di questo contesto, senza stravolgerlo”.

Andrea Maestri (Ulivo – Pd): L’Accademia di Belle Arti di Ravenna, con la sua lunga e prestigiosa storia di alta istituzione culturale della città, non chiude ma si trasforma per collocarsi in un contesto nuovo, inedito, caratterizzato da una sperimentazione di integrazione didattica e gestionale con Bologna che deve consentirle non solo di sopravvivere ma di rafforzarsi e di qualificarsi raccogliendo il tratto distintivo, l’identità culturale, il genius loci - è stato detto – di Ravenna.
È un progetto che sicuramente guarda ai numeri e alla sostenibilità economica ma soprattutto alla strategia e ai contenuti.
L’accordo con Bologna per la costruzione di un polo didattico integrato consentirà ai ragazzi dell’Accademia di Ravenna di condividere docenti, strutture e materiali, di allargare i loro orizzonti culturali, di arricchire le loro opportunità formative.
Consideriamo l’accordo con l’Accademia di Bologna un passaggio necessario nella direzione dell’obiettivo, lungamente e tuttora perseguito e confermato, della statizzazione.
Qualcuno ha detto che ci inventiamo una forma gestionale che non esiste, la possibilità di realizzare accorpamenti e fusioni, invece esiste ed è la stessa legge a prevederla : l’art. 2 L.508/1999 sulla Riforma delle Accademie parla di accorpamenti, fusioni e convenzionamenti con istituzioni scolastiche e universitarie e richiama espressamente la “facoltà di costituire, sulla base della contiguità territoriale, nonché della complementarietà e integrazione dell’offerta formativa, Politecnici delle arti”, nei quali possono confluire le Accademie e le strutture delle università.
Nel pieno rispetto delle norme, dunque, il Comune di Ravenna ha valutato che la locale Accademia possa mettersi in positiva sinergia con l’Accademia bolognese, realizzando, certo, economie gestionali (che non possono essere considerate l’ elemento decisivo della scelta ma nemmeno sono irrilevanti) ma soprattutto costruendo un soggetto più forte e articolato, che premia le eccellenze e le vocazioni territoriali e integra l’offerta formativa per gli studenti in un bacino più ampio.
Contiguità territoriale, complementarietà e integrazione dell’offerta formativa, come prevede la legge e come suggerisce una lettura prospettica e non miope del ruolo e del futuro dell’Accademia ravennate.
Non è un’invenzione del Comune di Ravenna nemmeno la necessità di conformare l’ordinamento didattico dell’Accademia alle disposizioni vigenti per le istituzioni statali: l’art. 11 (Istituzioni non statali) del DPR 212/2005 (Regolamento sulla definizione degli ordinamenti didattici) spinge in questa direzione laddove impone di attestare detta conformità sulla didattica, nonché la disponibilità di idonee strutture e di adeguate risorse finanziarie e di personale.
Il progetto di integrazione con l’Accademia di Bologna, dunque, non può neanche essere letto come un’operazione di ingegneria fine a se stessa e senza coordinate di riferimento.
Le coordinate ci sono e sono chiare: si tratta delle linee di indirizzo che questa Amministrazione ha approvato con il programma di mandato del Sindaco.
Quelle linee di indirizzo parlano della statizzazione come naturale e unanimemente condiviso approdo dell’Accademia ma anche della specificità dell’insegnamento del mosaico come caratteristica ancora più spiccata e peculiare dell’offerta formativa, capace di rendere l’Accademia ancor più prestigiosa ed unica a livello internazionale.
E non manca, in quelle linee d’indirizzo, la visione strategica che qui vogliamo ribadire e sottolineare con forza.
Ravenna possiede le potenzialità per caratterizzarsi come città del mosaico antico e moderno ma perché si definisca una strategia che provochi ricadute significative sul piano del turismo, della cultura, della didattica e della formazione, nonché dell’occupazione, è necessario – chiamando il Comune come garante istituzionale che tutte le agenzie pubbliche in compartecipazione con soggetti privati costituiscano percorsi sinergici ed organici seppure nel rispetto delle singole autonomie.
Ed è un contesto unitario, una trama di soggetti e di azioni fittamente intrecciate che vede l’Accademia dialogare con l’Istituto Statale d’Arte per il Mosaico “Severini”, con il Liceo Artistico Statale “Nervi”, il CPFP, la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, la Scuola per il Restauro del Mosaico, il Centro di sperimentazione didattica Tessellae, il Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico.
Con l’ordine del giorno dei Gruppi di maggioranza abbiamo inteso dare questi stimoli e sottolineare queste priorità.
Agli studenti e ai docenti dell’Accademia che hanno contestato questa delibera va riconosciuta una passione genuina per la partecipazione e per la difesa delle proprie convinzioni: vi diamo atto di questo e vi manifestiamo il nostro sincero rispetto ma, convinti della bontà della scelta che ci accingiamo a fare, vi invitiamo a mantenere le distanze dagli sgangherati difensori locali dell’accoppiata Tremonti/Gelmini che sta falcidiando la scuola pubblica e minando alla base l’università pubblica.
E che con tentativo maldestro e imbarazzante di captatio benevolentiae cavalcano le polemiche senza additare soluzioni praticabili.
Sappiate distinguere, sappiate cogliere la complessità e la meditata serietà di una scelta in tutte le sue articolazioni e sfaccettature, comprese le apparanti rinunce dell’oggi e le sicure opportunità del domani.
Con queste motivazioni e con questo spirito il Gruppo consiliare L’Ulivo – Partito Democratico voterà a favore di questa delibera”.

Pietro Martini (FI – Pdl): “L’ordine del giorno e le parole dette dai consiglieri di maggioranza non corrispondono minimamente alla realtà dei fatti. Non state razionalizzando l’Accademia ma la state indebolendo, rendendone marginale la presenza a Ravenna. Si dice che mancano i soldi, ma per alcune realtà, che producono consenso, alla fine gli investimenti si trovano; per altre, come appunto l’Accademia, no. Sono convinto che scelte di questo tipo non rappresentino affatto la strada giusta da percorrere per fare di Ravenna la Capitale europea della cultura”.

Nella fase di dichiarazione di voto hanno confermato la manifestazione di voto contrario già espressa in precedenza i consiglieri Palazzetti (An – Pdl), Frassineti (Lista per Ravenna) e Spadoni (Gianfranco Spadoni per Ravenna). Ha invece dichiarato il suo voto favorevole il consigliere Mirandoli (Pdci)

E’ stato poi presentato e votato un ordine del giorno, sempre legato all’Accademia, sottoscritto dai gruppi di maggioranza. Prima della votazione hanno anticipato la loro contrarietà i consiglieri Bertozzi (FI – Pdl), Palazzetti (An – Pdl), Spadoni (Gianfranco Spadoni per Ravenna) e Frassineti (Lista per Ravenna). Il documento è stato quindi approvato con il voto favorevole della maggioranza.


Questo il testo del documento:
Il Consiglio Comunale di Ravenna

Riconoscendo il fondamentale contributo alla formazione artistica che l’Accademia di Belle Arti ha prodotto nella nostra città

Approvando l’accordo di collaborazione didattica e gestionale tra l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e l’Accademia Statale di Belle Arti di Bologna per il miglioramento e l’ampliamento dell’offerta congiunta di alta formazione artistica


Ritiene
opportuna l’assunzione della didattica del mosaico come elemento caratterizzante dell’attività dell’Accademia di Ravenna, anche in sinergia con le altre istituzioni culturli e formative del territorio, con l’obiettivo di definire un curricolo longitudinale del mosaico


Considera
come un passaggio strategico per avviare compiutamente il processo di statizzazione dell’Accademia la collaborazione con l’Accademia di Bologna

Impegna il Sindaco e la Giunta Comunale

• A perseguire l’obiettivo della statizzazione in coerenza con gli indirizzi contenuti nel Programma di mandato del Sindaco
• A mettere in campo azioni concrete finalizzate al consolidamento e alla promozione e valorizzazione del corso di mosaico, attivando sinergie con le agenzie e le istituzioni artistiche culturali presenti nel territorio
• A verificare la possibilità di implementare l’offerta dell’Accademia attraverso l’attivazione di corsi non presenti nel distretto artistico
• Ad utilizzare le evenutali economie prodotte dal processo di riorganizzazione dell’accademia di Ravenna per promuovere la formazione e l’espressione artistica giovanile.



I Capigruppo di maggioranza
Valentina Morigi (Partito della Rifondazione Comunista)
Andrea Maestri (Ulivo-PD)
Miria Venzi (Sinistra Democratica)
Paolo Gambi (PRI)
Massimo Mirandoli (Comunisti Italiani)



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26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

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