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Mibac senza pace: Servizio o Rivolta?
13-11-2008
Francesco Floccia

Nellarticolo Musei, rivoluzione di Bondi, nasce il supermanager dellarte presente ne la Repubblica di oggi gioved 13 novembre 2008, alla pagina 23 ci sono delle espressioni che fanno pensare: Al ministero rivolta (nel sottotitolo) e Ora sono al servizio del Papa, affermazione del Professor Antonio Paolucci intervistato con pi domande, nella stessa pagina, da Carlo Alberto Bucci. A parte la notizia della presenza nel Ministero per i Beni e le Attivit Culturali in questi giorni di ben due rivoluzioni simultanee, quella avviata personalmente dal Ministro, rivoluzione di Bondi (vedi titolo) e quella si presuppone condotta dal Personale, o parte di esso:"Al Ministero rivolta (sottotitolo), la risposta data dal prof. Paolucci invece rassicurante e coerente con ci che il mondo degli studi storico artistici. NellEcclesiaste (5, 7-8) si trovano queste massime: Se vedi nello stato loppressione del povero, il diritto e la giustizia conculcati, non ti stupire della cosa, perch un funzionario sopra un altro funzionario e lo sorveglia, e sopra tutti e due vi sono altri funzionari ancora. Il vantaggio del paese viene visto nel suo insieme e il re servito in funzione del paese (Qoelet, Edizioni Paoline, 1990, pp. 163-164). Complessa linterpretazione di questi versetti, forse tipica osservazione qoeletiana, tendente a mostrare un assurdo, neanche unironia (ivi), ma laccavallarsi di funzionari che si controllano a vicenda per il bene comune e con un risultato alla fine oppressivo per lindividuo singolo dimostra come una burocrazia che faccia una rivolta a tutto serve alla fine nel nostro caso - meno che a en trare in consonanza con il campo della storia, dellarte, dellarcheologia, dei libri. Quando il Prof. Paolucci risponde che al servizio del Papa dice, ne sono certo, di essere al servizio degli studi, della scienza, dei profondi concetti che il possente patrimonio storico e simbolico datogli in consegna dallo Stato vaticano esprime e tramanda. Essere al servizio del re vuol dire esserlo, dice lEcclesiaste per il paese ovvero, riferendomi allambito dei beni culturali italiani, significa esserlo per la cultura, per la storia, per il pensiero dotto ed educato alla sapienza filosofica e artistica giunta fino a noi sotto le tanti vesti dellarte e che lapposito ministero italiano vuole conservare. Non voglio qui entrare nel merito del termine rivoluzione peraltro cos bene studiato da Jacques Le Goff nel suo La nuova storia, secondo cui la vera rivoluzione non quella chiassosa e spettacolare ma quella che diventa mutazione silenziosa e impercettibile per coloro stessi che ne sono gli autori. Ma perch allora chi studia e gestisce oggi la cultura e la storia di una Nazione non affronta tutte le questioni che riguardano i comportamenti, le norme, leggi e regolamenti con il taglio paziente di chi agisce con analisi e riflessione su ogni fatto ed evento che riguardi la struttura amministrativa preposta ai documenti storici dellItalia? Agire criticamente non vuol dire fare sempre e in ogni caso una rivoluzione. Lo sviluppo delle cose comporta mutamenti che tutti possono prospettare e discutere. Nellambito poi del Mibac il ricorrente suo riformarsi ha fatto perdere di vista, parafrasando ancora Le Goff, lanno zero rispetto al quale ci si renda effettivamente conto di essere finalmente in una fase nuova, ben riuscita o comunque rinnovata. Purtroppo in Italia a riforme continue corrispondono proteste continue con strascichi di nostalgie, di mortificati malumori, timori, il tutto inseribile nelle ben note umanistiche considerazioni di una avvolgente vanitas ferita, estremamente umana , fragile ed effimera e che rende insopportabile il tutto. Sicch anche un cosiddetto supermanager da destinare ai Musei, a fronte dei nostri millenni di storia, per il mondo della tutela ministeriale sembra diventare motivo di ansia, di polemiche, di critiche e il tutto verrebbe manifestato quasi in un contesto ritenuto rivoluzionario laddove invece per manager nazionale sicuramente si intende nientaltro che un ulteriore Dirigente mibac che dovr e sapr curarsi, nel grado della propria responsabilit, di cose riguardanti larte. Sar, chiunque esso sia, un pubblico funzionario al servizio dello Stato cos come il Prof. Paolucci , correttamente, al servizio del Papa. Ma forse oggi parlando di arti e di cultura gestire larte nel contesto pontificio certamente pi correlato alla storia e alle sue espressioni simboliche e filosofiche di quanto lo sia agire invece nel campo dellamministrazione repubblicana: sono convinto ormai che bene culturale non vuole certo dire opera darte e che se lo Stato italiano tutela il Patrimonio culturale della Nazione, il Prof. Paolucci, servendo il Papa, sente ancor pi intimamente di essere il custode della natura, delle ragioni, della vera sostanza artistica e religiosa delle opere che cura e conserva. Non credo infatti che lespressione la memoria della comunit nazionale riportata nellart. 1 comma 2 del D.L. 42/2004 rappresenti veramente i significati specifici e la realt della natura del patrimonio artistico italiano: le complesse vicende storiche che sono la ragione spirituale e intellettuale dell e testimonianze artistiche italiane che tuttora conosciamo e conserviamo andrebbero viste nuovamente come lessenza vera di opere che hanno il pregio, una sacralit, un umano valore di dignit e di intelligenza dotta e formata da studi da dover essere pertanto apprezzate e conosciute con gli strumenti delle discipline storiche ma anche (ricordando ancora lEcclesiate) con gli occhi del sapiente (2,13), che non sar per n troppo giusto, n troppo saggio(7,16) e nemmeno costantemente polemico o pessimista. Grazie per lattenzione.
13/11/2008.
Francesco Floccia



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