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Beni culturali e non merce: perch non si affittano le opere del patrimonio pubblico
16-11-2008
Alessandra Mottola Molfino




Tutti sentiamo un vago, penetrante senso di vergogna quando si parla di affittare le opere darte che fanno parte del nostro patrimonio pubblico, del nostro territorio, della nostra identit nazionale. Perch questo disagio ? Probabilmente perch sentiamo vergogna che un paese collocato tra gli 8 paesi pi industrializzati (e dunque pi ricchi) del mondo non sia capace di mantenere il proprio patrimonio artistico; e sia costretto a chiedere lelemosina (o, peggio, a prostituire la propria Bellezza). Ricordiamo bene la pena che come colleghi provavamo per quei musei dellUnione Sovietica costretti ad affittare le opere dellErmitage e del Puskin (se non a venderle come fece Stalin negli anni trenta). Altri diranno: e perch no ? Di sfruttare e far rendere i nostri beni si parla, anche in alto loco, nonostante la palese incostituzionalit del voler considerare come merce il patrimonio artistico. Non si fa abbastanza spesso notare, infatti, che il tanto citato articolo 9 della Costituzione (La repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione) collocato tra i pochissimi princip fondamentali enunciati in apertura del nostro atto fondativo nei 12 articoli ad essi dedicati. Quale significato ha questa collocazione ? perch il paesaggio e il patrimonio artistico formano linviolabile identit del nostro Paese. Nella Costituzione la tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione ha dunque lo stesso rilievo e la stessa importanza di princip come La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili delluomo...; Tutti i cittadini hanno pari dignit sociale e sono eguali davanti alla legge...; Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge...; LItalia ripudia la guerra..., ecc. Questi 12 articoli precedono tutti gli altri ed dunque evidente che nessuna autorit, neppure i ministri o il capo dello stato, possono violarli. La tutela del patrimonio (come riaffermato ancora recentemente dal Codice dei Beni Culturali) ha, come dicono i giuristi, un primato che supera dunque tutte le altre istanze, comprese quelle diplomatiche ed economiche. Nessuna ragione di stato pu mai essere invocata per mettere a rischio la sopravvivenza di questo patrimonio cos vetusto e quindi cos fragile. Basterebbero queste considerazioni per chiudere il dibattito. Ma vogliamo aggiungere altre ragioni al perch non si devono affittare le opere darte appartenenti al patrimonio pubblico. Ragioni anche banali, forse meno importanti, forse un po ridicole, ma gravide di conseguenze spiacevoli. Perch non si affittano le opere darte del patrimonio nazionale ? 1. ..perch allontanando i capolavori famosi dai nostri musei (o dalle nostre chiese e monumenti) scontenteremmo i turisti (quelli che valgono ogni anno circa 10 miliardi di euro), i visitatori e i donatori. Chi mai infatti donerebbe un capolavoro a un museo per vederlo poi trattare come la merce di un supermarket ? 2. ...perch i denari che otterremmo sarebbero poco pi di una ridicola elemosina. Il Louvre (che il Louvre) ha affittato il suo marchio e il suo know-how per 30 anni a 400 milioni, e prester 2.550 opere darte per 10 anni (anche da altri musei statali alla media di 255 allanno) allo sceicco di Abu Dhabi per la cifra totale che sembra iperbolica di 975 milioni di euro ( pi 25 milioni per lampliamento del Pavillon de Flore). Fatte le opportune divisioni, e tolti i 400 milioni per luso del marchio, ci accorgiamo che si tratta di 19 milioni allanno. Ovvero che laffitto annuale per ogni opera prestata sarebbe assai modesto (75.000 lordi). 3. ...perch, a nostra volta, non avremo pi prestiti gratuiti dallestero e dallinterno per le nostre mostre; cosa che metterebbe sempre pi in conflitto le mostre con i musei; e (come ha scritto The Art Newspaper, n. 193 luglio-agosto 2008 p.30 ) uccideremmo cos la gallina dalle uova doro, facendo lievitare a tal punto i costi delle mostre che solo pochi organizzatori potrebbero permettersele. 4. ...perch, quando letica accantonata in favore del profitto, sar il prezzo e non il valore a governare lofferta culturale. Potremmo assistere a richieste cervellotiche come il prestito di un Leonardo per il compleanno del figlio di Bin Laden (e vorrei vedere come faremmo a rifiutare e con quale motivazione lo negheremmo a lui e non a Murdoch). E se i prezzi degli affitti dovessero essere tenuti bassi, come accaduto per i disegni di Leonardo da Torino in tourne negli Stati Uniti (3 tappe: a Birmingham Alabama, a Reno Nevada e a San Francisco, organizzate dalla FIAC, Foundation for Italian Art and Culture presieduta da Alain Elkann) in cambio di 200.000 dollari, potrebbe accadere che si scateni una gara (una ..riffa ?), non tra i ricchissimi, ma tra i mediamente ben pagati nostri manager per affittare un capolavoro per la festa di Capodanno (cosa sono 20.000 dollari per un Leonardo ?). 5. ...e come potrebbero i musei che si finanziano in questo modo ottenere lo status di non-profit org. e lesenzione dalle tasse ? o chiedere donazioni a mecenati e sponsor ? 6. ... e, infine, perch, se le opere darte venissero equiparate a merce, i musei perderebbero agli occhi del pubblico il loro status simbolico di contenitore di valori non mercantili, non scambiabili, necessari alla conoscenza della storia umana, e al riconoscimento della propria appartenenza sociale e identit civile. Milano, 14 novembre 2008 Alessandra Mottola Molfino museologa e storica dellarte



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