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CAMPANIA - Reiterate violazioni normative e contrattuali – RICHIESTA DI PROVVEDIMENTI URGENTI.
24-11-2008
Funzionari tecnici della Soprintendenza BAP di Salerno

Fausto Martino: Riporto di seguito il documento, sottoscritto dai funzionari tecnici della Soprintendenza BAP di Salerno, con l'auspicio che se ne dia la massima diffusione. Cordiali saluti.


Fausto Martino
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Al sig. Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici per le province di Salerno e Avellino arch. Giuseppe Zampino

SEDE e, p.c.

Al Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania arch. Pio Baldi Via Eldorado, 1 – Castel dell’Ovo Napoli

Al Ministro per i Beni e le Attività Culturali On.le Sandro Bondi Via del Collegio Romano, 27 00186 ROMA

Al Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione On.le Renato Brunetta Corso Vittorio Emanuele II, 116 00186 ROMA

Agli Organi di Stampa
Alle OO.SS. Loro Sedi

Oggetto: Reiterate violazioni normative e contrattuali – RICHIESTA DI PROVVEDIMENTI URGENTI.

I sottoscritti, architetti e ingegneri in servizio presso la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Salerno e Avellino, hanno più volte rappresentato ai vari Dirigenti succedutisi nella responsabilità dell’Ufficio, i gravissimi disagi ed i rischi a cui sono quotidianamente sottoposti nell’espletamento dei compiti assegnati, a causa di condizioni di lavoro che integrano reiterate violazioni normative, del CCNL e dello Statuto dei Lavoratori.

La recente, ancora inattuata riorganizzazione degli Uffici periferici – che, per discutibili decreti ministeriali, avrebbe dovuto essere effettuata senza costi aggiuntivi – determina, causa le evidenti ripercussioni, l’aggravarsi di una situazione già insostenibile e prossima al collasso.

Pertanto i sottoscritti, nel riservarsi ogni azione di natura civile, penale e risarcitoria a tutela dei propri diritti

CHIEDONO

alla S.V. - nella qualità di Dirigente cui, in prima istanza, compete l’onere di assicurare al personale condizioni di lavoro decorose, nel rispetto del quadro normativo vigente – di porre in essere quanto necessario per superare le disfunzioni che, di seguito, si sintetizzano per argomenti.

Gli spazi e l’organizzazione dell’Ufficio

Gli Uffici della Soprintendenza sono - “temporaneamente”, ma da anni - ospitati in due piani di un antico edificio (Palazzo D’Avossa) di proprietà della Provincia di Salerno, di cui sono ben note l’insufficienza e l’inadeguatezza degli spazi.

La maggiore disponibilità ottenutasi a seguito del recente trasferimento del Settore PSAE in un altro edificio (Palazzo Ruggi, che avrebbe dovuto essere la sede definitiva della Soprintendenza mista) non ha consentito di raggiungere standard sufficienti a svolgere l’attività lavorativa con un minimo di decoro e di riservatezza.

La particolare conformazione degli ambienti (quasi tutti comunicanti e non indipendenti) fa sì che per raggiungere un qualsiasi ufficio, se ne debbano attraversare molti altri.
Personale e utenza esterna possono dunque essere, in qualsiasi momento, ovunque. Le ripercussioni sulla privacy, sul decoro e sull’immagine dell’ufficio sono facilmente comprensibili. Così come a tale organizzazione devono addebitarsi i piccoli furti, ormai divenuti fisiologici, e, perfino, la sparizione e l’abusiva fotocopiatura di pratiche d’ufficio. Le implicazioni, sul piano dello stress, della tensione e, quindi, sul benessere psico-fisico e sulla capacità produttiva dei singoli addetti, sono devastanti.

A questo deve aggiungersi che la mancanza totale di riservatezza nella trattazione delle pratiche e/o nella conduzione di incontri e riunioni con l’utenza esterna e/o personale interno è in palese violazione della vigente normativa sulla privacy (“Codice in materia di protezione dei dati personali” approvato con D.Lgs 30 giugno 2003, n. 196).
Al riguardo, i sottoscritti fanno notare che:
- ciascun funzionario detiene – causa anche il cronico malfunzionamento dell’archivio – un considerevole ed imprecisato numero di pratiche, senza che le stesse siano custodite in armadi chiusi a chiave e ne sia, conseguentemente, impedito l’accesso agli estranei;

- la completa assenza di personale di custodia e di anticamera consente a chiunque (perfino ai venditori ambulanti) di accedere – in qualsiasi giorno, e a qualsiasi ora – a tutti gli uffici della Soprintendenza, sia o meno presente il personale;

Relativamente all’ambiente di lavoro, i sottoscritti evidenziano:

- l’assoluta inadeguatezza di gran parte degli ambienti, che devono essere illuminati, anche in pieno giorno, con luce artificiale;

- il mancato rispetto delle vigenti disposizioni in materia di utilizzo di videoterminali (cfr. legge 29.12.2000, n. 422, D.lgs 626/94, circ. Dip. Funzione Pubblica 20.4.2001, n. 5);

- la violazione delle più elementari norme in tema di sicurezza degli ambienti di lavoro (cfr. impianti elettrici, vie di fuga, prevenzione incendi, salubrità, ecc.), nulla rilevando in proposito le tranquillizzanti attestazioni del tecnico esterno a tanto incaricato;

- la mancanza dei minimi requisiti di igiene degli uffici e, in particolare, dei servizi igienici, largamente sottodimensionati sia rispetto al personale in servizio che dell’utenza esterna.

In ultimo, i sottoscritti fanno notare che l’assoluta mancanza di personale di custodia ed anticamera determina la scelta dell’orario in cui eseguire le pulizie – primo pomeriggio - e la chiusura a chiave, alle ore 14,00, delle porte di accesso agli uffici.

Quanto sopra, impedisce e rende difficoltosa l’ordinaria attività di ufficio nei rientri pomeridiani e rischia di essere fonte di grave pericolo in caso di emergenze.

Insostenibile sproporzione tra personale e carichi di lavoro La recente “riqualificazione” e, più in generale, il mancato espletamento – da parte del personale dipendente – delle mansioni relative alle qualifiche possedute ha, di fatto, privato l’ufficio del personale una volta definito “ausiliario” e “di concetto”.

Così, mentre si assiste al proliferare di comode “nicchie” costituite – per lo più – da incarichi di prestigio, cui non corrispondono sovente effettive, irrinunciabili prestazioni, l’Ufficio è stato progressivamente privato del personale che assolva a funzioni di tipo ordinario e collaborativo.

La situazione, ben nota a tutti, determina effetti paradossali: a fronte delle carenze segnalate, incombono sui funzionari tecnici compiti ed attività che dovrebbero essere espletati da altri dipendenti.

E’ questo il caso, a puro titolo di esempio, delle seguenti attività:
- funzioni di anticamera e portierato;
- informazione al pubblico;
- apertura dei balconi, accensione e spegnimento luci;
- movimentazione dei plichi per la firma, il protocollo, ecc.
- prelievo e riconsegna delle pratiche archiviate;
- ritiro posta;
- fotocopiatura, fascicolazione, protocollatura interna e timbratura di atti;
- dattiloscrittura;
- archiviazione interna;
- predisposizione incarichi di missione, fascicolazione e fotocopiatura degli stessi, - ecc. ecc.

Tali mansioni, ricusate da chi dovrebbe espletarle, sono state svolte per anni dai sottoscritti, in una logica di efficienza mirata esclusivamente a garantire, comunque, la funzionalità ed il buon nome dell’Ufficio. Ad esse si aggiungono – è di tutta evidenza – le mansioni inerenti alle qualifiche possedute, ben individuate dai relativi profili professionali, che, tra l’altro, contemplano:
- attività rivolta al reperimento delle risorse;
- progettazione;
- direzione dei lavori;
- compiti di R.U.P;
- collaudi (N.B. le predette attività vengono peraltro esercitate in carenza delle coperture assicurative obbligatorie ai sensi del D.Lgs 163/2006);
- esame dei progetti afferenti i beni architettonici;
- esame dei progetti afferenti i beni paesaggistici (con scadenza perentoria), procedure aggravate dall’entrata in vigore (1° gennaio 2009) delle disposizioni introdotte dai decreti correttivi del Codice;
- alta sorveglianza dei lavori di restauro eseguiti da soggetti terzi;
- predisposizione dei pareri e partecipazione alle conferenze dei servizi;
- vigilanza e antiabusivismo;
- ricezione del pubblico;
- stesura dei rapporti per le difese giudiziarie;
- testimonianze;
- collaborazione con l’A.G. e le Forze dell’Ordine;
- ecc. ecc. tutte mansioni che richiederebbero tempo, supporti collaborativi, oltre che un idoneo ambiente di lavoro e comportano – anche questo è evidente – responsabilità dirette di natura civile, penale e amministrativa.

Nello specifico, sembra opportuno segnalare ancora una volta che le “sezioni territoriali” (in cui sono articolati i Settori per il Paesaggio e i Beni Architettonici) e l’Ufficio Antiabusivismo sono ben al di sotto dell’organico previsto (alcune uffici constano soltanto dell’architetto/ingegnere responsabile), a fronte di un sempre crescente carico di lavoro.

Gli stessi uffici di Coordinamento dei Settori sono privi di personale e i cosiddetti “Coordinatori” devono sobbarcarsi dei più vari oneri e attività. Quanto rappresentato impedisce ai sottoscritti di adempiere ai compiti assegnati con la dovuta attenzione e rende del tutto impossibile svolgere attività di studio, di ricerca e di aggiornamento che, insieme alla divulgazione scientifica con pubblicazioni e mostre, costituiscono aspetti essenziali e non rinunciabili del ruolo dei funzionari tecnici.

Gli effetti perversi della riorganizzazione del Ministero La riorganizzazione del Ministero, disposta a seguito del D.P.R. 233/2007 con il D.M. 28.2.2008 (ritirato) e con il D.M. 18.06.2008 ha, tra l’altro, comportato la creazione di nuove soprintendenze, (una B.A.P. ed una B.S.A.E.), originate dalla divisione delle competenze già assegnate alla preesistente Soprintendenza mista.

Tali disposizioni, ovviamente, hanno determinato un ulteriore fabbisogno di personale e l’esigenza di disporre di spazi maggiori, in due sedi indipendenti. A tal fine, sembrerebbe si sia ipotizzato di stabilizzare la neonata Soprintendenza B.S.A.E. al terzo piano di Palazzo Ruggi, edificio che avrebbe dovuto accogliere – nelle previsioni originarie - l’intera Soprintendenza mista.

Gli spazi che residuerebbero non sono, però, sufficienti ad accogliere anche tutti gli uffici della Soprintendenza B.A.P., che rischiano di essere trasferiti nella nuova sede solo in parte, con ulteriore aggravio dei disservizi già segnalati. Conclusioni L’abnorme situazione - rappresentata soltanto per grandi linee, giacché verosimilmente nota alla S.V. - si traduce nella oggettiva negazione di diritti ampiamente riconosciuti dalla vigente normativa e dal CCNL, oltre che in conclamate e reiterate violazioni di leggi e regolamenti. Nell’attesa dei provvedimenti - anche di natura emergenziale, che la S.V. o gli Organi Superiori del Ministero a tanto deputati, vorranno assumere - i sottoscritti, pur continuando ad espletare i compiti a ciascuno assegnati, declinano ogni e qualsiasi responsabilità per le eventuali disfunzioni e disservizi che potrebbero determinarsi in conseguenza di quanto rappresentato. I sottoscritti comunicano, inoltre, che, a far data dal 24 novembre 2008, si asterranno dal ricevere il pubblico, in quanto l’organizzazione degli uffici non è tale da garantire le minime condizioni di sicurezza, di tutela della privacy, di controllo degli accessi, di decoro ed igiene.

Arch. Rosalba DE FEO
Arch. Maddalena DI LORENZO
Arch. Vittorio GRIECO
Ing. Costanzo LAUDISIO
Arch. Isabella MANDIA
Arch. Fausto MARTINO
Ing. Gennaro MICCIO
Ing. Carmelo MOLA
Arch. Domenico PALLADINO
Arch. Lorenzo SANTORO
Arch. Eleonora SCIRE’
Arch. Giovanni VILLANI



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