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BONDI E IL MANAGER. QUALCHE OSSERVAZIONE
24-11-2008
di Gerardo Pecci


La recentissima vicenda del Ministro Bondi che vuole nominare come responsabile del patrimonio museale italiano un manager bocconiano, Mario Resca, ha scatenato un’onda, grandissima e giustificatissima, di legittima e doverosa indignazione.

Non tanto per la nomina in sé o per la persona, sicuramente stimata e competentissima nel suo settore, ma per il fatto che Resca non possiede alcuna cultura storico-artistica in merito e quindi non può avere quelle conoscenze e competenze altamente specialistiche in questo settore così strategico per la vita civile, culturale ed economica dell’Italia contemporanea.

D’altra parte già nel passato si parlò in modo vergognosissimo di “giacimenti culturali”, paragonando i Beni Culturali al greggio, in maniera del tutto ingiustificabile e ingiustificata, come “oro”, come forma di “denaro” da far fruttare per il “bene pubblico”!

Questa visione brutalmente economicistica la ritroviamo come un fiume sotterraneo che ogni tanto cerca di emergere in superficie, ma è una visione totalmente miope, sbagliata, epistemologicamente errata sia sul piano delle scelte di programmazione economica, sia su quello della cattiva percezione e totale ignoranza, e colpevole menefreghismo, che la stragrande maggioranza politici italiani ha in merito all’importanza dei beni culturali (e ambientali). Neanche la crisi economica che attanaglia il mondo globalizzato odierno può giustificare una scelta così miope e sciagurata da parte di Bondi, che evidentemente non sta facendo altro che applicare i principii e le programmazioni “politiche” del governo Berlusconi.


In questo caso la filosofia di fondo è far “fruttare” i Musei, pronti a riempire le magre casse dello Stato con una politica di falsa “promozione” turistica che dovrebbe portare afflusso di gente verso le istituzioni culturali museali di cui è ricca l’Italia, anche con pericolose mostre che richiedono lo spostamento di opere d’arte, e i conseguenti pericoli per la loro integrità fis ica, da un luogo all’altro del mondo, con prestiti “allegri e prolungati…” Le opere d’arte, si è detto, non sono hot-dog, non sono patatine del McDonald’s. Certo che non lo sono, è ovvio!

Ma non ci interessa se Resca venga o no dalla esperienza manageriale del MecDonald’s Italia, e da altre esperienze lavorative analoghe, il fatto è che egli non possiede la necessaria cultura e le indispensabili, e indifferibili, competenze e conoscenze per amministrare i Musei, che sono tutt’altra realtà rispetto alle patatine strafritte o ai panini. Ora, nell’Italia “berlusconiana”(!) si parla troppo spesso di “meritocrazia”, di “competenze”, di “uomini giusti ai posti giusti”: come mai, allora, la nomina di Resca alla Direzione dei Musei Italiani, per Bondi non vale questo concetto?


Con quali criteri oggettivi di competenza, conoscenza e capacità tecniche si è fatto il nome di Resca? Lo dica Mr. Bond(i)! Indichi, per favore e senza tergiversare, punto per punto, in modo chiaro e inequiv ocabile, le motivazioni tecniche della Sua scelta! Le indichi chiaramente a tutti gli Storici dell’Arte, agli Archeologi, ai Conservatori di Musei, agli Architetti, ai Museologi e agli esperti di museografia, ai docenti di Storia dell’Arte di ogni ordine e grado, cioè a coloro che hanno tutti i titoli per poter ricoprire un incarico ministeriale di alto livello, indicando nel contempo tutti i meriti che Resca ha acquisito finora nello specifico settore dei beni culturali per ottenere tale prestigioso incarico ministeriale. Ma non dimentichi che se vi è in atto una raccolta di firme, con autorevolissime adesioni, vuol dire che c’è qualcosa che non va, caro Bondi. O no? Ci pensi, ci pensi bene!...

L’Italia non è, né lo deve essere mai, un’azienda: se lo metta bene in testa, se lo stampi nel cervello; non abbiamo bisogno di persone che ci diano una lezione su come si amministrano i Beni Culturali, se poi non hanno loro stesse una profonda cultura in merito. Io sono uno storic o dell’arte e non un chirurgo e se dovessi entrare in una sala operatoria e operare su di una persona certamente l’ammazzerei: Lei vuol fare la stessa cosa con il patrimonio museale italiano.


Il profilo professionale e cultural-formativo di Resca è coerente, e professionalmente idoneo, con gli incarichi che dovrebbe ricoprire? E’ anche vero che in questi ultimi anni sono proliferati “corsi” e “Master”(sic!) dai costi d’iscrizione e frequenza spesso assurdi, esageratissimi, intorno agli ottomila euro, soprattutto presso enti privati, anche con un certo “nome” nel settore degli addetti ai lavori, sul “Management dei beni culturali”. Ma almeno (al di là del loro “valore” culturale, sempre da verificare, nonostante si dica che tutto è certificato in modo ineccepibile e che le conoscenze e competenze acquisite dai corsisti sarebbero “ineccepibili”, ma su cui ci sarebbe da dire molto…) erano rivolti a persone già in possesso di una qualche formazione con titoli nel settore dei be ni culturali.

Ma nel caso specifico che qui ci interessa la scelta di Bondi ricade su persone che non hanno la benché minima percezione di cosa sia un bene culturale, che pur avendo un ideale valore economico in realtà non è mai un “bene economico” al pari di un qualsiasi altro oggetto. Attenzione, dunque, a quanto si sta facendo e a come lo si vorrebbe attuare e alle logiche mercantilistiche che sono alla base di queste scelte.

Mercanteggiare con i beni culturali è quanto di più deleterio ci possa essere per il nostro patrimonio, la visione economicistica è di per se stessa, in questo settore, pericolosamente sciagurata e foriera di sventure se non sorretta da una primaria conoscenza specialistica nel settore del patrimonio culturale. I beni culturali non sono merce per “fare cassa” da parte dello Stato o di qualsivoglia istituzione politica o sociale o persona. Certo.

Ci vuole comunque una soluzione per risollevare le sorti dello stesso bilancio ministeriale, già in rosso, e lo sarà ancora di più con i tagli di spesa annunciati dal governo. Ci sono già situazioni di degrado e di pericolo dei beni, e non solo da oggi. Ma l’ulteriore taglio al già magro bilancio ministeriale altro non è che il colpo di grazia a un condannato a morte (il patrimonio culturale e ambientale) da parte di un tribunale (il governo, ma non certamente i cittadini) che lo ha ingiustamente condannato.

Altro che tagli! Qui ci vogliono fondi e investimenti immediati, oculati e intelligenti, per rimettere in sesto la macchina amministrativa e tecnica del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. E invece cosa fa il ministro? Pensa al manager, strapagato con i soldi dei contribuenti, dallo stipendio sicuramente alto, vergognosamente alto, che dovrebbe essere il Mago Merlino dei Musei. Purtroppo la bacchetta magica di Merlino-Resca potrebbe essere il bastone, la clava preistorica, che potrebbe affossare ancora di più il patrimonio di arte e cultura che caratterizza la civ iltà italiana in generale.

Inoltre l’amore per i musei non deriva dalla politica pseudo-manageriale che intenderebbe promuovere il duo Bondi-Resca, ma dalla cultura reale, quella che si impartisce nelle aule scolastiche e nelle università, quella silenziosa e quotidiana che vede coinvolti docenti e studenti, che diventano futuri cittadini. Lo sa Bondi, o fa finta di non saperlo, che non si potrà mai pretendere di promuovere la frequentazione dei musei se le persone, tutte le persone, non possiedono la necessaria cultura per farlo?

E’ compito della scuola, che della società dev’essere il lievito e il pilastro portante, dare alle persone la cultura del rispetto e dell’amore dei beni culturali. Purtroppo anche la scuola e l’università oggi sono oggetto di vergognose e ignobili speculazioni politiche e di ingiustificati e inqualificabili tagli di bilancio che ne vorrebbero minare le fondamenta. E anche questa è un’ennesima vergogna della politica italiana attuale.



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