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Australia - Restituite due opere alla Sicilia
25-11-2008
Roberto Puglisi

La Madonna perduta di Santa Ninfa sta per tornare a casa, viaggiando per lo stesso mare che la portò via e la rapì, nascondendola agli occhi dei suoi fedeli. Era stata smarrita, durante un terribile terremoto che crepò le case e le speranze del piccolo centro, quarant’anni fa. Il quadro che ritrae una dolcissima Madonnina sorridente, sottratto alla protezione delle macerie di una chiesa, era finito in Australia, tra le mani di un figlio di emigranti. Per vicende fortunose che sanno di ricompensa, l’epoca della separazione è ormai conclusa. Il parroco del paese ha già preparato una festosa nicchia per accogliere questa Maria Emigrante, perduta per terre assai lontane, simbolo involontario di mille sentieri, tra speranza e destino. La storia incredibile, con un consolante lieto fine, la racconta Ludovico Gippetto, presidente dell’associazione “Extroart”, da anni impegnato sul difficile confine delle opere d’arte rubate. “Sono andato, un mese fa, a Sidney per presentare la nostra prossima campagna “Wanted – spiega Gippetto – e ho tenuto una conferenza per la comunità italiana che lì è molto numerosa, sul recupero dei tesori trafugati. Alla fine dell’evento, si è avvicinato un signore. Mi ha detto di essere di origini siciliane e mi ha narrato la vicenda di un quadro che, secondo lui, doveva essere riportato in patria”. Ovvero, la raffigurazione di quella Madonnina, sepolta tra le rovine di una parrocchia distrutta dal sisma di Santa Ninfa. Qualcuno l’aveva raccolta e trascinata via, fino in Australia, seguendo i destini di un’emigrazione familiare. Ma la trama era appena all’inizio e si è conclusa proprio un mese fa, quando il nuovo possessore della Madonna ha contattato Gippetto, per risarcire la terra di suo padre, per regalare “Al popolo di Santa Ninfa” – come lui stesso ha scritto in una dedica che accompagna l’opera – un simbolo di devozione e di amore materno. “L’avevo donata a mia m adre – ha raccontato il vecchio possessore-. Ora lei è morta. E’ tempo che la Vergine affronti ancora il mare. Anche un po’ della mia mamma tornerà a casa”. “Non è il solo reperto – chiarisce Gippetto – la stessa persona mi ha consegnato una antica lampada romana, proveniente dalle Eolie, con un asino dipinto”. Il quadro dovrebbe risalire al Settecento. Dietro c’è un nome: Vincenzo Giulla. Potrebbe essere l’autore o il committente. Ulteriori approfondimenti, grazie alla mediazione del console generale italiano in Australia, schiariranno il mistero. La curia locale ha già messo in allarme il sacerdote più anziano di Santa Ninfa. La sua mente forgiata dalla memoria risulterà utile per riallacciare il filo dei ricordi. Il quadro è già in viaggio. Il ricongiungimento è prossimo. Nemmeno quarant’anni di lontananza e l’oceano bastano a separare ciò che non può essere separato.



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