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CUSTODI DI LUCE
26-11-2008
Antonio V. Gelormini

Prima di accingerci a srotolare esempi di bellezza e di raffinatezza culturale, quali sono gli Exultet, sar bene rivolgere un doveroso pensiero di riconoscenza a quella sparuta, tenace ed eletta schiera di Cherubini senza ali, che da sempre assolvono il compito di guardiani della luce. Custodi appassionati, e talvolta gelosi, preposti a filtrare riverberi terreni che rimandano alla spiritualit della Luce Divina. La sola capace di toccare le corde pi intime e pi sensibili delle vite umane. Sono i Tesorieri Capitolari. A loro, nel corso dei secoli, stata affidata la delicata e certosina cura, nonch la difesa e la conservazione, di quegli oggetti di materia e fattura preziosa, che costituirono man mano i Tesori delle Cattedrali, custoditi nelle sacrestie sotto la diretta responsabilit dei rispettivi Capitoli che, secondo liturgia, ne curavano lofficiatura. Conservare la luce (o il fuoco), gi nella struttura sociale preistorica umana, era servizio di alta ed esclusiva responsabilit. Una primordiale forma di potere, che dava a chi ne fosse investito una posizione preminente, sia politica che religiosa (per la marcata simbologia spirituale della fiamma accesa), in ogni comunit di appartenenza. La forma e i modi di interpretare questa sorta di missione per la custodia, nel succedersi delle civilt, hanno conosciuto declinazioni e interpretazioni diverse. Spesso legate alle influenze dei tempi e alla sensibilit soggettiva dei fiduciari. C stato chi teneva ben nascosta la fiamma viva, al riparo da tutto e da tutti (in particolare quando si era incapaci di riprodurla), per accrescerne suggestione e mistero. Ma da quando il velo spirituale del culto e della liturgia, prima da Atene e poi da Roma, stato allargato sulla quotidianit delle comunit, la sua ostensione (o la continua alimentazione affidata per esempio alle Vestali) diventata rito, motivo di rapimento e occasione di preghiera. Anche i Tesorieri Capitolari hanno caratterizzato la loro azione, di conservazione e di difesa, in forme diverse di allargata o limitata fruizione dei tesori custoditi. In genere catalogandoli e valorizzandoli (anche attraverso pubblicazioni editoriali), come accaduto a Bari per il canonico tesoriere di S. Nicola, padre Dionisio De Merlino, o a Troia per i canonici Mons. Secondino De Stefano e Mons. Giovanni Dacchille. Talvolta salvandoli da vere e proprie scorrerie e saccheggi. Capit a Troia, al Vicario Generale Arcidiacono don Donato M. De Colellis, che durante un prelevamento forzoso di codici e pergamene, ordinato dal Re Ferdinando IV di Borbone, fece allontanare in un vecchio sacco, ridotti a spezzoni, gli Exultet troiani come carte stracce. Altre volte cedendo alla violenza degli eventi. Come decise, nella medesima occasione, lo stesso Arcidiacono, pur di salvare i preziosi codici manoscritti del cosiddetto Fondo Cavalieri (dal nome del Vescovo, Mons. Emilio Giacomo Cavalieri, che li aveva fatti restaurare e rilegare). Fondo ancora oggi conservato, in apposita sezione, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Quando si ama ci si preoccupa. Se si ama tanto, si soffre. Una storia antica come il mondo, che non poteva avere effetti diversi sugli stessi Tesorieri, a contatto quotidiano con incommensurabili bellezze. In alcuni di loro passione e dedizione sono stati alla radice del fervore divulgativo, Mons. Gaetano Barracane a Bari non cessa di produrre pubblicazioni e riproduzioni degli Exultet e del Benedizionale a beneficio di fedeli, studenti e appassionati. In altri hanno acceso sentimenti di comprensibile gelosia, che quando si sono sposati con la responsabilit della custodia, come accaduto a Troia con Mons. Mario Maitilasso, hanno teso a fare dello scrigno capitolare un forziere, rendendo segrete luce e verit. La convinzione che fosse naturale laccesso allemozione solo a chi avesse familiarit con la vitalit della Liturgia, spesso ha creato una cortina dinanzi a ci che era stato pensato e creato per la contemplazione (Mons. Francesco Zerrillo, Vescovo Emerito di Lucera-Troia). Dando vita al paradosso, nel caso degli Exultet troiani ora finalmente visibili nel nuovo Museo della Cattedrale, di uno strumento considerato per eletti: pensato, prodotto e curato, invece, per favorire la partecipazione alla liturgia e rendere comprensibile anche il difficile alla pi vasta platea di fedeli analfabeti. Tanto pi a digiuno di ogni elementare riferimento teologico. Poterli riammirare ha posto fine al vulnus di un contraddittorio oscuramento, per rotoli pergamenacei che celebrano la Luce. In ogni caso, non potremo che essere eternamente riconoscenti a questi arcigni angeli custodi in abito talare che, con o senza spada, hanno saputo e voluto tramandarci un patrimonio di cui riappropriarsi, per prendere coscienza delle proprie radici di fede e di storia. La civilt stessa di una comunit, infatti, si misura non solo dalla capacit di produrre beni culturali, ma anche dallintelligenza nel provvedere alla loro conservazione e fruizione. In questottica ogni Tesoro, cos come ogni oggetto creato dalla Chiesa, per la Chiesa, nella Chiesa, non solo un museo di manufatti preziosi, bens un originale patrimonio di cui essere profondamente consapevoli, uno strumento inedito di educazione religiosa e culturale. Il recupero, il restauro e la riapertura di musei ecclesiastici, come quelli di Bari e di Troia, confermano ancora una volta che i beni culturali della Chiesa sono un patrimonio da conservare materialmente, tutelare giuridicamente e valorizzare pastoralmente, nellambito di ciascuna comunit cristiana. Tali spazi, e gli eventi in essi organizzati, sono occasione di animazione dei fedeli e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico; riuniscono il valore della memoria con quello della profezia, salvaguardando in tal modo i segni tangibili della Traditio ecclesiae. La riedizione di questo volume vuole prolungare, oltre larco temporale della visita ai due musei, il contatto emozionale e la riflessione culturale dei visitatori. Tenendo viva la luce della conoscenza e della devozione a migliore difesa dei propri tesori. Per questo, un ringraziamento particolare va riservato a quei moderni mecenati, che col loro contributo hanno reso possibile contenere il prezzo di copertina della pubblicazione, per renderla particolarmente accessibile. In coerenza con lo spirito pi intimo di questi preziosi rotoli pergamenacei medievali. Pensati e miniati negli scriptoria benedettini dellItalia meridionale, per favorire comprensione e attenzione di tutti i fedeli, anche e forse soprattutto delle assemblee con pi modeste sensibilit culturali. Di questi rotoli ne esistono in tutto nel mondo oltre trenta, ma solo 28 di essi sono da definirsi propriamente Exultet, in quanto iniziano con questa parola e descrivono la liturgia principale che si celebra durante la Veglia Pasquale. Altri rotoli, di cui limportante esemplare custodito a Bari e presentato in questo volume, sono altre preghiere, detti Benedizionali. Sempre relativi a celebrazioni della notte di Pasqua, quando si benedicono i fonti battesimali e lOlio Santo, che servir ad impartire i Sacramenti nel corso dellanno successivo. Possiamo ritenerci fortunati se circa un terzo di essi conservato in Puglia: la regione della luce, delle citt bianche e dei rosoni pi incantevoli. Lammirato godimento di queste opere darte e lattenzione allintero patrimonio custodito nei nostri musei ecclesiastici, possono diventare, senza dubbio, un nuovo ed efficace strumento di evangelizzazione cristiana e di promozione culturale.



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