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LA RIFORMA URBANISTICA SICILIANA - Un commento
12-09-2005
Leandro JANNI - Italia Nostra - Onlus Sicilia


LA RIFORMA URBANISTICA SICILIANA - Un commento


Sulla scia del nefasto disegno di legge di riforma del governo del territorio, conosciuto come "legge Lupi", anche la Sicilia - regione a Statuto speciale - ha elaborato un suo disegno di legge di riforma urbanistica.
Dopo la consegna al governo regionale - da parte di autorevoli esponenti delle Universit di Palermo e Genova - delle linee guida della riforma, su richiesta dello stesso governo, il gruppo dei saggi formato dai docenti che hanno redatto le linee guida, dai dirigenti dell'Assessorato regionale al Territorio e Ambiente e dagli esperti giuristi nominati dalla Regione Sicilia, ha consegnato nei giorni scorsi i sessantaquattro articoli che soppianteranno, abrogandole, ben ventotto leggi regionali.

L'articolato di legge adesso si trova nelle mani dell'assessore regionale al Territorio e Ambiente che, prima di presentarlo in aula, ha iniziato l'iter delle consultazioni con gli ordini professionali, le universit e le categorie interessate.
La riforma urbanistica voluta dall'attuale governo regionale, formalmente motivata dalla necessit di snellire le procedure, cela in realt lo smantellamento della logica e degli impianti normativi di gestione, governo e regolamentazione dell'attivit urbanistica sul territorio siciliano.

Il disegno di legge di riforma urbanistica - tra le altre cose - determinerebbe:

1) l'abolizione definitiva della fascia di inedificabilit dei 150 metri dalla battigia, con connessa, implicita sanatoria per gli abusi edilizi lungo le coste;

2) l'abolizione della fascia di rispetto all'esterno dei boschi e delle aree archeologiche;

3) l'abrogazione delle norme sulla edificabilit dentro i boschi e del concetto giuridico di bosco;
4) l'eliminazione dei limiti inderogabili sulle volumetrie edificabili in tutte le zone del territorio comunale;
5) l'abrogazione del regime limitativo per le costruzioni in verde agricolo;
6) l'eliminazione di limiti e salvaguardie per l'edificazione nei centri e nuclei storici.

La proposta di legge prevede tre distinti livelli - regionale, provinciale e comunale - con altrettanti strumenti di pianificazione: il Piano territoriale regionale, il Piano territoriale provinciale e il Piano urbanistico comunale.
Il Piano territoriale regionale lo strumento tecnico-giuridico con cui una comunit riconosce ed afferma i valori del proprio territorio, determinando le regole per il suo uso, tutela e fruizione sociale, ovvero l'organizzazione degli insediamenti e le istanze per lo sviluppo.
Questa ratio basilare, fondamentale per qualsiasi strumento di politica o di pianificazione territoriale, sembra essere disattesa, se non addirittura negata, dalla nuova proposta di legge urbanistica siciliana.
La proposta, infatti, supera all'indietro anche i pi obsoleti approcci alla pianificazione quantitativa (come ad esempio la legge urbanistica lombarda) e, se approvata, rischia di determinare un vero e proprio disastro per l'ambiente regionale siciliano.
La pianificazione che ne deriva, piuttosto che ai criteri di tutela e valorizzazione del patrimonio, sembra rispondere alla necessit di allocare, nel territorio regionale, quote tanto infinitamente ingenti quanto improbabili di risorse economiche e finanziarie.

L'idea di sviluppo sostenibile, prefigurata dalle linee guida del Piano territoriale paesistico regionale e fatte proprie dalla prima bozza di Piano urbanistico regionale, ruotante attorno all'affermazione dei valori dell'enorme patrimonio di risorse ambientali e culturali dell'Isola, totalmente abbandonata, nonostante i vaghi accenni - nel disegno di legge in esame - alla pianificazione del paesaggio.
L'apparato pianificatorio prefigurato dalla proposta, oltre ad essere sovrabbondante e farraginoso, tale da apparire, in molti passaggi, inattuabile, costituisce in realt una sorta di copertura formale per i "giochi" da effettuare sul territorio regionale, da parte di interessi che evidentemente debbono potersi muovere senza vincoli e fastidiosi impedimenti.
Questo si pu cogliere gi nelle dichiarazioni dei principi generali allorch, dopo un generico richiamo alla sostenibilit, i meccanismi di semplificazione e flessibilit proposti attaccano e annullano alcuni storici capisaldi della pianificazione nazionale e regionale, tra cui:
a) l'obbligatoriet dello strumento urbanistico-pianificatorio per tutti i comuni;
b) la cogenza dei piani ai diversi livelli;
c) la cancellazione - di fatto - del concetto di "eccezione";
d) il primato degli interessi economico-finanziari sui valori del territorio;
e) l'eccessiva pervasivit dei meccanismi perequativi che disegnano un territorio dove tutto scambiabile, senza neppure credibili distinzioni tra ambiti edificatori ed altre destinazioni, e in assenza persino della dovute ponderazioni tra comparti urbani di diversa natura.

In contrasto ai concetti espressi dalla ricerca disciplinare che legano le future istanze di sviluppo regionale al recupero e alla riqualificazione dei patrimoni insediativi esistenti, alla tutela e valorizzazione delle emergenze architettoniche, paesaggistiche e naturalistiche, dal disegno di legge regionale deriva un'idea generale di ambiente, di spazio, ancora tutto da trasformare, da edificare. Come dire: "metro cubo su metro quadro".
La compressione, al limite dell'azzeramento, delle autonomie locali un altro nodo fortemente critico del programma di riforma. Si gi accennato al fatto che la redazione del Piano urbanistico comunale diventi una discrezionalit da dirimere a livello regionale. Ai livelli pi alti sono peraltro demandate tutte le scelte strategiche riguardanti le municipalit: le azioni rimangono accentrate regionalmente, oppure a livello provinciale.
Il Piano urbanistico comunale, ove previsto, risulta strumento dai contorni deboli e incerti, mirato perlopi alla fase operativa. Nel tentativo di mantenere qualche prerogativa ai Comuni, le procedure approvate risultano talmente confuse, da essere improbabili.
Altri problemi rilevanti derivano dalla sovrapposizione della pianificazione alla grande scala con la pianificazione paesaggistica esistente. Il Piano regionale, a tal proposito, invece di recepire gli ambiti di pianificazione gi disegnati dalle linee guida del Piano territoriale paesistico regionale, sembra volerli ridisegnare, con un grave arretramento di tutto il processo.

Ancora non si colgono le necessarie distinzioni di competenze paesistiche e ambientali tra i Piani d'ambito, e i Piani provinciali che, interessando pi ambiti, dovrebbero mantenere solo funzioni di indicazione e coordinamento. Non si comprende la funzione dei Piani territoriali regionali d'area, che dovrebbero disegnare comprensori di eccellenza per quanto riguarda la programmazione e l'allocazione di risorse, rompendo per l'unitariet del Piano regionale.
Paradossale, poi, appare lo scardinamento del sistema dei cosiddetti "standards inderogabili", che impongono all'ente pianificatore (il Comune) e che assicurano - ex lege - la vivibilit negli insediamenti urbani attraverso l'imposizione non variabile di indici massimi di edificabilit, distanze minime tra edifici, altezze massime, ecc.
E' prevista, infatti, una incerta disposizione secondo la quale tali limiti verranno dettati, non pi per legge, bens dagli stessi strumenti urbanistici comunali, divenendo cos inevitabilmente modificabili. Piuttosto deboli appaiono le aperture ai concetti di valutazione strategica, d'impatto, di sostenibilit, talmente isolati e in controtendenza alla logica della proposta, da risultare vanificati a priori. Si sottolinea, infine, che il disegno di legge prevede l'abolizione delle Commissioni edilizie comunali e del Consiglio regionale dell'Urbanistica: un organo, quest'ultimo, che ha svolto importanti funzioni di regolazione e controllo, e che ha spesso impedito nefasti processi di degrado speculativo del territorio regionale siciliano.

Leandro Janni Presidente Italia Nostra Sicilia Italia Nostra - Onlus Consiglio Regionale Siciliano Uffici - viale Conte Testasecca 44 93100 Caltanissetta ITALIA fax 0934.542677 tel. 0934.554907 cell. 333.2822538 leandrojanni@tiscali.it

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