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Mao Tse e l’allegoria del carro
09-12-2008
Francesco Floccia

E io, come cittadino, come dipendente del Mbac, come individuo non intellettualmente raffinato né preveggente dei rischi che potrebbero correre a breve le testimonianze storiche d’Italia ma curioso di vedere cosa avrebbe potuto fare il nuovo contestato Dirigente del Ministero da tutti definito iper, super, maxi senza neanche averlo sperimentato all’opera dico che aveva ragione Mao Tse-tung quando scriveva che “Per un uomo che si tappasse gli occhi e le orecchie, che si separasse completamente dal mondo esterno oggettivo, non si porrebbe il problema della conoscenza. La conoscenza comincia con l’esperienza, in ciò sta il materialismo della teoria della conoscenza” (Da: “Sulla Pratica. Il rapporto tra la conoscenza e la pratica, tra il sapere e l’azione”, Luglio 1937, in: “Mao Tse-tung, “Scritti filosofici, politici, militari. 1926-1964”, Feltrinelli 1968, pp. 117-118). Sono ricorso a Mao Tse con colpevole pregiudizio ma anche perché - in una manifestazione di protesta di settore come è quella ancora in corso promossa on-line dalla Associazione Ranuccio Bianchi Bandinelli tutta impostata su un inappellabile giudizio negativo riguardo alla questione dei Musei statali italiani considerati a rischio assolutismo - non ho trovato giustificato motivo a oggi, fine 2008, a tanto allarme, sconcerto, timore e sfiducia verso un settore della Pubblica amministrazione dello Stato italiano!“Numerose poi le teorie errate che solo la loro verifica nella pratica ha permesso di correggere. Ecco perché la pratica è il criterio di verità. ‘Il punto di vista della vita, della pratica, deve essere il punto di vista primo e fondamentale della teoria della conoscenza (Lenin)’” (Ancora Mao Tse, cit., p.120). Se io facessi il mio lavoro di storico dell’arte (se bene o male non so) per l’appunto senza il metodo della verifica, con le preclusioni, chiusure, timori e diffidenze professionali nei riguardi di tutti o di tutto o di un evento anche solo prospettato, allora avrei dubbi, preclusioni e diffidenze non soltanto verso le persone che professionalmente contatto o con le quali lavoro, ma le avrei innanzi tutto nei riguardi delle stesse cose - dette “beni culturali” - che, esamino e interpreto e curo: né nulla farei, né progetti, né programmi, né soprattutto ipotesi nuove temendo o diffidando dei risultati stessi che potrei raggiungere. E poi mi chiederei: ma esprimono il vero le cose che avvicino, rappresentano esse veramente quelle realtà storiche che la dottrina storico artistica ha stabilito? Se dubito sulla capacità di un’Amministrazione di organizzarsi nei propri compiti, perché dovrei credere al “bene culturale” che essa stessa esprime e di cui porta finanche il titolo? Se ogni azione che riguarda il bene culturale finisce per cristallizzarsi in un contesto di persone, strutture, organizzazioni sempre uguali a se stesse, immutabili e chiuse a ogni parvenza di accenno “forestiero” allora è naturale che tutto resta omogeneo, univoco, di un unico colore, di un medesimo pensiero concettualmente non discutibile né aperto al contraddittorio. Credevo che consultare brani del pensiero di Mao mi illuminasse su queste reiterate posizioni di resistenza all’ospite estraneo che, per proprio metodo di lavoro e altra formazione professionale, può diventare anche occasione per nuovi spunti di lavoro e di contrasto dialettico nel mondo dei tutori della storia dell’arte italiana: ma leggo, è sempre Mao a parlare, cit. p. 121: “Noi, nelle nostre file rivoluzionarie, siamo in lotta contro quanti si interstardiscono in idee inadeguate al ritmo delle modificazioni della situazione oggettiva, contro l’atteggiamento cioè che nella storia si è manifestato nella forma dell’’opportunismo di destra’”. Costoro non si accorgono che la lotta dei contrari ha già fatto avanzare il processo oggettivo mentre la loro conoscenza resta ferma al livello precedente. E’ quanto caratterizza le idee di tutti coloro che permangono avvinti a idee ormai esterne alla pratica sociale; diventa loro impossibile camminare davanti al carro della società per guidarlo, e non resta loro quindi che trascinarsi dietro, lamentandosi che va troppo alla svelta o tentando di riportarlo indietro o di farlo andare in senso inverso”. Siamo dunque alle solite: spesso “le idee ritardano sulla realtà” (id.). Mi piace comunque l’esempio del carro espresso da Mao (1937!): interpretata junghianamente o secondo gli arcani dei tarocchi, l’immagine del carro è simbolo di ‘energia volitiva’ mentre procede trasportando il ‘trionfatore’ che, guardando davanti a sé, punta all’ obiettivo. Esaminando la complessità dell’immagine di un dipinto ogni storico dell’arte sfodera le proprie conoscenze per individuarne il contenuto e la natura: il dipinto, silenzioso interlocutore delle nostre indiscrete ipotesi, accetta ogni teoria che gli si prospetta con antica e nobile accondiscendenza. Se l’Amministrazione pubblica annuncia una novità organizzativa, lo stesso storico dell’arte invece non sa trovare una chiave di lettura altrettanto capace di scioglierne il significato e interpretarne la specifica struttura anch’essa antica e giuridicamente motivata . Davanti all’opera d’arte lo storico dell’arte è la vincitrice ‘anima intellettuale’; di fronte al Ministero e alle rare inconsuete iniziative dei suoi burocrati diventa l’’imperatore assiso sul cubo’, perplesso e ferito nel suo essere etereo e contemplativo: scienza nello studioso e passionalità come pubblico dipendente. Torno a dire che è un errore l’arroccamento in atto nel Mibac e parafrasando ancora Mao Tse-tung ripeto che la dialettica favorisce la “conoscenza umana” , apre le vie alla “verità”; la mancanza d’azione ci esclude dalla “storia concreta”. Quante altre sfide alla storia farà ancora lo storico dell’arte dalla sua trincea? Io l’avrei vista da subito interessante e fattibile l’”esperienza McDonald’s” senza tante remore, forse mi sarei pure divertito e aggiornato venendo a conoscenza di altri modi di fare e per questo non capisco per quale ragione non possa viverla nel mio lavoro.

P.S.: Ho inviato forse troppi scritti a codesto “Patrimoniosos” sull’argomento: ma questi miei rammaricati interventi sono poca e inconsistente cosa a fronte delle migliaia di firme pervenute in polemica. Grazie comunque per l’attenzione.

30/11/2008



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