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Il futuro oscurato da una managerialità fluttuante
17-09-2005
Caterina Viscomi

Negli ultimi anni assistiamo con stupore ad un fenomeno nuovo: gli enti pubblici realizzano opere pubbliche che si concludono quasi sempre nei tempi programmati o comunque, i disagi derivanti vengono racchiusi in pochi anni per opere complesse ed in pochi mesi per opere minori, con dimostrazione di efficacia ed efficienza della nuova azienda pubblica. Una azienda pubblica dimentica degli anni in cui ospedali restavano abbandonati, strade perennemente cantierate, palazzi pubblici
inaccessibili e/o abbandonati, autostrade interrotte, acquedotti senz'acqua, ecc. La vecchia silenziosa solitaria indignazione del cittadino per le tante opere pubbliche abbandonate ed incompiute, siano esse "cattedrali del deserto" o perenni "lavori in corso", si trasforma oggi, in stupore, alla ricerca delle motivazioni che stanno al cambiamento, osservando ignari ad una rivoluzione interna dell'apparato pubblico
difficilmente comprensibile.
L'amministrazione pubblica, infatti, sta adeguando i suoi processi interni ed il suo linguaggio, alle aziende private, mediante applicazione di metodi di controllo e misurazione denominati “Management By Process” per dare soluzione a disservizi,
conflittualità, incapacità dirigenziali e politiche.
Attualmente negli enti pubblici si lavora con cronogrammi azioni di sistema e schemi sinottici operativi indicanti tempi e modalità, mediante il coinvolgimento dei livelli strutturali interessati, chiamati a svolgere il loro lavoro per processi anziché per funzioni, utilizzando strumenti di legge quali "accordi di programma" e "conferenza dei servizi". Ciò vuol dire operare fuori dalla scatola chiusa delle competenze, delle funzioni, del potere individuale e della statica
burocrazia. Infatti il modello di riferimento, chiamato E.F.Q.M. (EUROPEAN FOUNDATION FOR QUALITY MANAGEMENT), viene applicato "dagli enti che perseguono l’eccellenza attraverso la Qualità e la piena soddisfazione dei cittadini. Il modello consente di effettuare periodiche autovalutazioni e di impostare il miglioramento complessivo dell’Ente attraverso i suoi processi interni. Si presta particolarmente per gestire il cambiamento."(definizione tratta da http://www.finanze.it/comunicare/macroscopio/glossario)
Il metodo è lo stesso delle aziende private, applicato attraverso l'uso di un linguaggio comune che assume a se, un glossario del tipo: approccio globale, direzione per obiettivi, processi operativi, criticità, soddisfacimento, linee di
miglioramento, implementazione dati, flussi informativi, fornitori, clienti, utenti interni ed esterni, costi e benefici, ecc.
Un nuovo linguaggio codificato in metodologie di lavoro nuove, per chi dirige aziende, sia private che pubbliche, con una unica semplice differenza: nelle aziende private l'obiettivo è la massima produttività con il minor dispendio di energie
cioè il guadagno per il "padrone" che rischia in prima persona denaro proprio ed immagine (esclusi i vari Tanzi!!??) mentre per l'azienda pubblica questo linguaggio si concretizza utilizzando denaro fresco e pulito dell' UDS (acronimo, retorico ma non troppo, di uomo della strada!!!) senza rischi e senza porsi il problema della
sopravvivenza dell'azienda, attraverso una seria programmazione degli interventi e delle risorse da trasmettere ai propri legittimi eredi. Nel nostro caso il legittimo erede dovrebbe essere la collettività, l'intera collettività che fruisce dei servizi e del patrimonio immobiliare pubblico composto da strade, boschi, demani civici, acque, scuole, parchi, ospedali, ecc. In realtà sorgono seri dubbi sulla futura trasmissione ereditaria di un patrimonio valorizzato, tutelato, accresciuto ed
evoluto in funzione delle pianificate esigenze espresse dalla collettività.
I dubbi devono essere ricondotti alla riforma dell'apparato pubblico che prende avvio verso la metà degli anni novanta tramite una legislazione che inserisce la managerialità e la gestione economica dell'ente collegata al profitto ed ai
risultati, dimentichi che uno stato democratico si differenzia proprio per la passività di bilancio in rapporto ai servizi resi. Ciò vuol dire che un ente pubblico attraverso una seria programmazione e pianificazione degli interventi guarda lontano e lavora per consegnare ai suoi "figli" il patrimonio acquistato dai padri, dalle madri, dalle nonne e dai bisnonni con parte delle tasse versate. (banale??!!).
Per contro, la programmazione dei nostri giorni viene contenuta all'interno del tempo previsto in carica del sindaco, del presidente dell'azienda, del direttore generale, del city manager, ecc. e quindi per 4 anni e se va bene, forse 8 e non di
più!!! Il loro stipendio è strettamente collegato ai RISULTATI, risultati che si concretizzano in denaro con cifre elevate (indennità di risultato, indennità di carica, ecc.) solo ad avvenuto raggiungimento degli obiettivi. Obiettivi quindi che devono essere raggiunti in tempi brevi anche a scapito dello stesso metodo enunciato dal E.F.Q.M. realizzando opere pubbliche senza rispetto per la proprietà privata, eludendo il subappaltatore che sfrutta lavoratori stranieri, eludendo il termine "a regola d'arte", eludendo i tempi necessari per la stabilizzazione dei materiali,
ecc. I risultati veri si vedono ogni giorno: piscine inaugurate che trasudano pezzi del contro soffitto, asfaltature che si fendono, ponti che crollano, fognature con pendenze contrarie, rotatorie impazzite, selciati sgretolati, ecc. Riassumendo, siamo in presenza di opere pubbliche che durano per il solo tempo delle cariche
enunciate.
Si sono invertiti tempi e modi: dalle cattedrali nel deserto e dai perenni lavori in corso si è passati all'immediatezza delle risposte politiche al cittadino, a fronte di una durata nel tempo limitata, dimenticando il buon esempio del padre di
famiglia, ed applicando metodi arroganti per raggiungere il risultato; un risultato necessario per la sopravvivenza del dirigente, del direttore generale o del city menager. Un tempo il segretario comunale nasceva nel comune assegnato e finiva in pensione nello stesso comune, era figura emblematica e riferimento importante per il paese, come il prete e come il medico condotto e rispondeva in prima persona al cittadino, conosceva la storia del paese ed era in grado di implementare i dati, avvenimenti e fatti. Oggi alcuni segretari comunali passano da un comune all'altro, dal piccolo al grande in pochissimi anni, al fine di raggiungere la pensione con il
massimo livello stipendiale. Il city è l'uomo di fiducia del politico eletto e dura in carica il tempo del sindaco sempre che riesca a rispettare i risultati richiesti. Figure apicali fondamentali che transumano da un ente all'altro lasciando vuoti irriconoscibili ed irreparabili, scevri da responsabilità future ed incuranti dei mezzi utilizzati per raggiungere gli obiettivi. Dipendenti comunali che lavorano in funzione degli incentivi (legalmente riconosciuti!!??) con
conseguente creazione di disparità economiche verso colleghi con medesimo livello funzionale, ma lontani da quella visibilità necessaria per entrare con merito nella classifica di breaktrough.
Infatti l'azienda pubblica applica in modo astratto metodi che nel concreto assorbono aggressività durante il loro cammino e verso chi lavora con dignità e professionalità (parlare di onestà mi pare troppo ovvio!!??) creando rassegnazione ed illusioni, sottraendo sogni e capacità intellettive, quali motore per ogni tipo
di innovazione.
Com'è possibile tutto questo, mentre si stanno analizzando tutte le criticità e cercando le linee di miglioramento in una fase dove il pubblico finalmente si adegua al privato? Si, è possibile!!
Nell'azienda pubblica nessun E.F.Q.M. ha ancora risolto i danni provocati dai comportamenti deviati, dai privilegi, dalle corporazioni, dalle divisioni, dagli arrivismi, dai ricatti e dai favoritismi nascosti all'interno di vecchi cassetti
della scrivania. Ma è proprio il modello E.F.Q.M. che giustifica, copre, beatifica, i nuovi processi operativi che di fatto iniziano in altre sedi, dove le linee dimiglioramento consistono nel concordare i nomi dei nuovi dirigenti, presidenti e
city manager ancor prima dell'avvio del processo di privatizzazione, dove si suddividono gli incentivi tra i favoriti, dove si creano dal nulla cooperative e studi tecnici, dove si riscoprono capacità professionali di mogli o mariti, dove si
riscoprono perfino i lati intelligenti dell'amante nella nuova veste di amministratrice d'azienda, dove si premiano e si valorizzano le sole professionalità complici del sistema, in nome del processo di rinnovamento e di privatizzazione
finalizzato ad un migliore servizio per l'UDS.
La situazione si aggrava quando per nutrire e finanziare questi meccanismi si smembra e si svende il patrimonio immobiliare di tutti, privatizzando acque e strade, alienando spiagge protette, concedendo a privati palazzi storici e beni architettonici ed archeologici, lasciando ai nostri figli forse qualche relitto stradale intitolato allo stesso sindaco che l'ha svenduta per la sua immagine fluttuante e temporanea.
Eppure tutto sta nella legalità, tutto viene ricondotto al rispetto delle norme, mediante certificazioni, collaudi, regolarità tecniche, attestazioni di qualità, controllo di gestione, ecc., tutto perfettamente e legalmente corretto, per la capacità atavica dell'apparato pubblico di ricondurre al suo potere intrinseco qualsiasi contenuto innovativo e per il daltonismo politico dell'attuale sistema.



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