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Quel che non va in Sabina: lo sviluppo turistico e la devastazione del paesaggio non vanno daccordo
30-12-2008
Luca Bellincioni

Nella Sabina, come ovunque, lo sviluppo turistico e la devastazione del paesaggio non vanno daccordo. Lo avevano ben capito in Umbria e in Toscana, dove tuttavia pure stanno accadendo cose inimmaginabili fino a pochi anni fa: lottizzazioni in piena campagna o a piedi di borghi medievali oppure veri e propri villaggi neo-medievali costruiti ex-novo per compratori idioti, capannoni di pi o meno estese aree commerciali buttati a caso lungo le strade a veloce scorrimento e spesso anche lungo quelle interne di collegamento fra paesetti sperduti. Ma in Sabina, accanto a tutte queste cose che purtroppo attualmente accomunano ogni regione italiana in questo sfacelo generale del paesaggio agricolo e naturale dItalia, purtroppo si assiste al diffondersi dun morbo tipicamente meridionale, che non le sarebbe proprio (anche perch la Sabina non pu certo definirsi meridionale) e che tuttavia la coinvolge per la vicinanza con Roma: labusivismo edilizio. E non un caso allora se allontanandoci da Roma su qualsiasi statale, o sulla stessa autostrada, le costruzioni offensive al paesaggio diminuiscono progressivamente, quasi per magia. Roma pesa, dunque, con le migliaia di pendolari che messo qualche soldo da parte vorrebbero sbancare colline e prati in Sabina per farsi la villetta rosa con parabolica, prato inglese, palma e cane abbaiante. Oppure con larricchito di turno, magari camorrista, che ha scoperto questa terra di recente e che ha capito come sia facile farsi rilasciare licenze edilizie dagli uffici tecnici dei Comuni della zona magari grazie a qualche gratificazione in busta per farsi una villona in stile hollywoodiano. E se vero che sul territorio sabino ci sono vincoli paesaggistici e idrogeologici che pesano come macigni, e per i quali non i potrebbe nemmeno alzare un muretto, supposizioni simili vengono spontanee.
E cos negli ultimi anni abbiamo assistito al proliferare di questo vergognoso fenomeno, labusivismo edilizio, appunto, che ci ha regalato un po dappertutto scheletri e scheletroni abbandonati. Edifici bloccati ma non demoliti, secondo una procedura insensata e grottesca che finisce col ferire ancor pi il paesaggio rispetto al puro e semplice condonare gli illeciti. Non molti, certo, in confronto ad altre aree del Lazio (in Ciociaria o intorno ai Castelli Romani ad esempio), o peggio in confronto a tante zone martoriate della Campania, della Calabria o della Sicilia. Ma qui, nella meravigliosa Sabina, dove il paesaggio agreste spesso pi simile a un dipinto che alla realt, questi ecomostri o ecomostriciattoli pesano troppo, e troppo sono intollerabili. Li ritroviamo a ridosso dei pregiati centri storici di Salisano, Castelnuovo di Farfa, Casaprota, Scandriglia, Fara in Sabina e Toffia, nelle splendide campagne di Mompeo e Passo Corese (pi uno grosso e scandaloso nellintatta e incontaminata campagna fra Torricella e Poggio San Lorenzo) e in pi punti nellarea commerciale di Osteria Nuova. Pi ad Ovest, verso la Campagna Romana e SantOreste, invece, allaltezza di Ponzano Romano dallautostrada Roma-Firenze, provenendo da Roma si possono ammirare, in alto sulla sinistra, ben tre scheletri di ville in cima ad una collina: freschi, freschi, non si sa se siano abusivi o frutto di una scellerata autorizzazione a costruire. A Nord, infine, nel bel paesaggio fra Rieti e Contigliano lennesimo scheletrone appare seminascosto fra i boschi.
Accanto allabusivismo poi c la speculazione, che negli ultimi anni pare aver scoperto la Bassa Sabina come il nuovo Far West del Lazio del cemento. Intorno a centri come Poggio Mirteto, Casperia, Cantalupo, Roccantica e lungo la SR 313 da Passo Corese a Montopoli, fervono un po ovunque cantieri per la costruzioni di ville a schiera, o singole ville spesso dalle fattezze assolutamente aliene dal paesaggio circostante.
Infine, il paventato centro intermodale a Passo Corese, che prevede lo sbancamento di centinaia di ettari di paesaggio sabino, darebbe il colpo di grazia a questo territorio, depregiandolo di colpo e dando il via libera alledificazione selvaggia che a quel punto avrebbe tutte le carte in regola per svilupparsi a macchia dolio, anche perch nascerebbe lesigenza di costruire abitazioni (per lo pi palazzoni) per i lavoratori dellarea industriale. E chi sostiene questo scellerato progetto o uno speculatore o un imbecille. I palazzinari romani, che stanno sbavando sulla Sabina, vanno rimandati a casa a calci nel sedere. Gli uliveti della Sabina, le sue fertili campagne, le sue verdi colline, non si devono toccare.
La Sabina insomma al bivio: la devastazione del territorio non va daccordo con lo sviluppo turistico, vale a dire con uno sviluppo sostenibile e di lunga durata. Lenorme diffusione di agriturismi negli ultimi anni stata un segnale di fondamentale importanza per la Sabina, che pian piano ha iniziato a proporsi quale valida alternativa al turismo enogastronomico e culturale che fino a quel momento era stato accecato dagli splendori del Chianti, della Valdorcia o delle colline umbre. Per poi accorgersi di questo paradiso rurale a due passi dalla Citt Eterna, dove il paesaggio sempre verde, dove i tramonti sono irripetibili, dove la Primavera incomparabile, dove latmosfera paesana rimasta quella di sessantanni fa e dove i prezzi per mangiare e per dormire sono mediamente la met di quelli della Toscana e dellUmbria!
Sapranno gli amministratori locali (ma anche e soprattutto la Provincia e la Regione) difendere, valorizzare e (finalmente) promuovere in modo adeguato la Sabina? Un progetto come quello di un Parco agricolo e culturale della Sabina crediamo sia unidea valida per contrastare gli odierni fenomeni di degrado para-metropolitano. Un parco che non avrebbe gli stessi vincoli restrittivi di unarea protetta tradizionale, non vietando la caccia e la pesca se non in ristrette riserve faunistiche, che fra laltro in parte gi esistono. Un parco vastissimo, che comprenderebbe tutte le aree rurali della Sabina (Sabina Tiberina, Farfense, Lucretile, Turanense e Reatina). Iniziativa interessante sarebbe quella di includere anche le aree storicamente sabine ricadenti in Umbria (i territori cio di Otricoli, Calvi e in parte di Narni), per dar vita a un grandioso progetto di valorizzazione e promozione dellintera sub-regione sabina e delle sue peculiarit.
Confidiamo nellinteressamento al progetto delle svariate associazioni ambientaliste e culturali della zona. Qui si deve iniziare a proporre qualcosa di innovativo e costruttivo. Il semplice indignarsi e denunciare i guasti perpetrati in questa terra non basta pi. Occorre passare al contrattacco. Prima che sia troppo tardi.



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