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10 riflessioni contro leolico in Maremma
07-01-2009
Luca Bellincioni

Ho appreso con estrema inquietudine e tristezza che molti comuni della Maremma Laziale stanno per avviare la realizzazione di centrali eoliche sul proprio territorio. La mia posizione nota ed suffragata da unampia pubblicistica in merito: una buona sintesi degli argomenti contrari alla realizzazione di centrali eoliche su territori di pregio paesaggistico e ambientale consultabile sul sito www.comitatonazionalepaesaggio.it.
Inorridisco al pensiero che lantica terra degli Etruschi, rimasta quasi inviolata per millenni, possa essere di colpo ferita dallignoranza di molti cittadini, dallincompetenza degli amministratori, dallipocrisia e dalla voracit degli speculatori. Noi abbiamo avuto il privilegio di ammirarne la bellezza, e credo che non si possa negare alle generazioni future di fare altrettanto. Non si pu pensare di aiutare lambiente distruggendolo. Chi lo crede davvero si preoccupi seriamente della propria intelligenza.
Poich il mio articolo sarebbe pi lungo di quanto il lettore potrebbe tollerare, mi permetto di compendiare il mio pensiero in alcuni punti principali:

1. la Maremma Laziale (assieme alla Maremma Toscana, anchessa interessata e gi colpita da progetti eolici) uno dei territori non montani pi integri del Centro Italia ed uno dei pi ricchi di siti archeologici al mondo. Conserva il paesaggio rurale pi ampiamente intatto ed antico dellintero Lazio. Perdere questo paesaggio significherebbe per il Lazio perdere quasi completamente limmagine e lidentit pi vere della sua secolare tradizione rurale. Nella Maremma Laziale le vestigia del passato, romano, etrusco e medievale in primis, convivono in maniera mirabile con lambiente naturale: un connubio magnifico che dovrebbe produrre un turismo di grosse dimensioni, se vi fossero amministratori competenti. Le centrali eoliche eliminerebbero proprio questa incomparabile peculiarit, la simbiosi natura-storia, sintetizzata da siti incantevoli e tuttora mal gestiti come Norchia, San Giovenale, Grotta Porcina, Luni sul Mignone, Cencelle e la Farnesiana, Vulci, Castro, Pianiano, Castel dAsso, la Rocca di Respampani, lAbbazia di San Giusto, ecc oppure da vere e proprie cittadine come Tuscania e Tarquinia che proprio dal contrasto fra gli antichi monumenti e la vastit incontaminata degli orizzonti naturali ed agresti traggono il loro fascino.
2. Uno dei motivi di maggiore interesse del territorio maremmano la persistenza su spazi immensi di scenari paesaggistici di grande pregio, peculiarit unica nel Lazio e in gran parte dItalia. Le centrali eoliche causerebbero la frammentazione di questo paesaggio e quindi la perdita stessa della sua peculiarit, che come abbiamo detto la vastit. Tale valore, in unItalia che tende sempre pi a ridurre a piccole oasi il proprio paesaggio, di fondamentale importanza e va difeso assolutamente.
3. Lintera Maremma, laziale e toscana, nella sua eccezionale vastit ed integrit costituisce uno dei corridoi biologici pi importanti dEuropa. Lavifauna, in particolare, forse la pi ricca nellintero Paese. Le centrali eoliche costituiscono un pericolo gravissimo proprio per lavifauna e ci documentato da svariati studi scientifici.
4. Il degrado del paesaggio culturale (urbano ed agricolo) e naturale strettamente correlato ai fenomeni di degrado sociale. Eassodato, infatti che il percepire il proprio territorio come brutto porta gli abitanti ad atteggiamenti di violenza, non curanza, incivilt, disinteresse verso il prossimo e verso il proprio territorio. Il degrado, insomma, porta degrado. E non ci vogliono chiss quali statistiche per confermare che i pi alti tassi di criminalit in Italia si addensano in zone altamente degradate dal punto di vista urbano, ambientale e paesaggistico.
5. Nessuna energia pu definirsi veramente pulita se produce erosione del territorio. Oggi lurbanizzazione e quindi la perdita di aree non edificate costituisce un problema maggiore anche di quello dei cambiamenti climatici, poich laumento nella richiesta di energia e i maggiori consumi energetici dipendono proprio dal costante consumo di suolo. Questa ovviet tuttavia per nulla pubblicizzata dai mass media a causa di evidenti interessi delle lobby del cemento e dellenergia. Sicch luomo comune viene portato a pensare che costruire ovunque e senza limiti significhi sviluppo e che basta poi riempire il territorio di pale eoliche per risolvere il problema dei cambiamenti climatici. Roba da dementi. La verit che esistono superfici industriali gigantesche in Italia, per cui gi soltanto incentivando e facilitando maggiormente linstallazione di pannelli fotovoltaici sui capannoni si raggiungerebbe unenorme produzione energetica, senza alcun costo ambientale n paesaggistico e culturale. Lenergia eolica dovrebbe invece svilupparsi nel mini-eolico in siti industriali di una certa entit, e nel micro-eolico per luso domestico. Ma nemmeno di tutte queste cose si parla: perch?
6. La mappa delle centrali eoliche in Italia indica con eclatante chiarezza che il 90% degli impianti stato realizzato al Sud, prevalentemente i Comuni marginali e scarsamente popolati. Eppure tutti gli ambientalisti e i naturalisti sanno che proprio i territori marginali e spopolati sono quelli che oggi conservano il paesaggi e gli ambienti pi integri e preziosi. Premesso ci, la localizzazione di installazioni cos impattanti pare rispondere pi a logiche speculative che ecologistiche. Non un caso che le amministrazioni di tutto lArco Alpino, che vive di ecoturismo da decenni, abbiano messo in moratoria le centrali eoliche sul proprio territorio. E cos hanno fatto anche la Lombardia, il Piemonte e il Veneto, tutte regioni ricche e altamente urbanizzate, i cui cittadini non vedrebbero di buon occhio la possibilit di vedersi spuntare le torri eoliche vicino alla propria villa. La Maremma Laziale appartiene quindi al Terzo Mondo italiano? Lesempio negativo delle centrali in Toscana (Scansano in primis) non insegna nulla? E nella stessa Umbria le centrali non sono state fatte proprio nei comuni pi disgraziati, terremotati e marginali (Gualdo Tadino e dintorni)? Senza dire che lenergia va consumata il pi possibile vicino a dove viene prodotta, per evitare perdite energetiche durante il trasferimento della stessa. E non sono certo i paesetti sperduti ad essere i pi energivori bens le grandi citt e le aree industriali. Quel che va a vantaggio dei paesetti solo che con leolico le amministrazioni comunali possono risanare i propri bilanci, inguaiati da gestioni spesso sbarazzine: e lambiente che centra con i politicanti che rubano? Non sarebbe pi sensato togliere lo status di comune evitando cos sprechi di denaro pubblico a tutti quei (molti) centri abitati inferiori ad esempio ai 1000 abitanti?
7. La Maremma laziale ha un potenziale turistico straordinario e ancora tutto da sviluppare. Ci finora non avvenuto per evidente incompetenza di tutti gli amministratori comunali, provinciali e regionali, e per mancanza totale di spirito imprenditoriale legato al turismo. Territori simili in Toscana e in Umbria sono gi turisticamente sviluppati e producono un indotto che d lavoro a molti pi cittadini di quanto una centrale eolica possa fare. Nemmeno una decina di addetti stabili contro la negazione di ogni possibile sviluppo turistico per il futuro: ne vale proprio la pena? Il gioco vale la candela?
8. Nella Maremma Laziale (come nel resto della Tuscia) si stanno diffondendo come funghi eleganti ed accoglienti agriturismi e bed & breakfast. Tali aziende hanno investito su questo territorio per le sue valenze straordinarie. Chi ripagher i loro proprietari quando vedranno spuntarsi di fronte le pale eoliche e non avranno pi nulla da offrire ai turisti?
9. Oggi i prodotti agricoli di pregio sono strettamente legati allimmagine del territorio (in particolare del paesaggio). La Maremma Laziale produce un olio fra i migliori dItalia ma limmagine dellantica terra degli Etruschi non ancora nota a livello nazionale n tanto meno internazionale. Le centrali eoliche svilirebbero dunque limmagine del territorio e di conseguenza dei suoi prodotti agricoli.
10. Se venissero effettivamente realizzati tutti i progetti che oggi interessano il territorio maremmano - vale a dire lautostrada tirrenica, il completamento dellinutile ed assurda superstrada Viterbo-Civitavecchia (quando c gi lAurelia bis, dove passano quasi solo i trattori), le varie centrali a biomasse, il mega aeroporto di Viterbo, il ripristino della tratta ferroviaria Civitavecchia-Capranica (che passa in una delle zone pi intatte ed incontaminate del Centro Italia), la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia e infine le centrali eoliche si potrebbe tranquillamente parlare di disastro ambientale. E chiunque in buona fede credo non potrebbe negarlo. Vogliamo ridurre la nostra amata Tuscia a un misero deserto di cemento, asfalto, tralicci, pale eoliche e nubi tossiche? Ebbene chi daccordo con tutti gli abominevoli e criminosi progetti in ballo se ne prenda la responsabilit nei confronti di tutte le generazioni future. I nomi di chi oggi appoggia la distruzione della Maremma dovranno essere scritti bene in chiaro da qualche parte, per far conoscere a chi verr dopo di noi i nomi di coloro i quali hanno distrutto ci che era stato conservato per migliaia e migliaia di anni e che gli hanno negato di goderne della bellezza. Voler conservare oggi come ieri un atto di responsabilit perso i posteri. Voler viceversa cancellare il nostro paesaggio e il nostro ambiente, frutto di millenni di storia umana e geologica, un atto di puro egoismo, e anche di estrema stupidit. Lo chiamano sviluppo? Per carit, non prendiamoci in giro.



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