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ISTRUZIONE ARTISTICA E BENI CULTURALI NEL VALLO DI DIANO
09-02-2009
Gerardo Pecci

Il Vallo di Diano, posto nella parte meridionale della provincia di Salerno è un territorio pressoché omogeneo, ai confini geografici e amministrativi tra la Campania e la Basilicata. E’ un’interessante fetta d’Italia ché racchiude opere d’arte di grande importanza: segni di una cultura importante e significativa, variamente stratificata nel tempo. Per quanto concerne la ricerca sui beni culturali, questo variegato e complesso territorio offre un’interessante lettura, anch’essa variamente sfaccettata, di realtà artistiche diverse, intrecciate tra loro nel generale rapporto tra quanto veniva realizzato e proposto nei “centri” dell’arte “aulica”, soprattutto Napoli, e quanto veniva poi realizzato nelle “periferie”. Il Vallo di Diano si propone, quindi, come un vero e proprio “laboratorio di ricerca” storico-artistico.
Già intorno alla prima metà degli anni Ottanta dello scorso secolo si erano create le premesse per un’azione politica, amministrativa e culturale di grande livello in merito allo studio e alla valorizzazione e tutela dei beni culturali presenti nei paesi gravitanti in quest’area, solo apparentemente definita “di periferia”. Tant’è che la stessa Università degli Studi di Salerno realizzò una serie di incontri, presso la Certosa di Padula, per fare il punto della situazione e per proporre la realizzazione di un progetto politico-culturale in vista della realizzazione della cosiddetta “Città Vallo di Diano”. Da essi scaturì, poi, la realizzazione di un’opera in più volumi, patrocinata dalla Comunità Montana del Vallo di Diano e pubblicata dal benemerito e compianto editore Pietro Laveglia: la “Storia del Vallo di Diano”, di cui complessivamente sono stati finora pubblicati solo quattro volumi. Dal punto di vista urbanistico, importante fu l’apporto del noto architetto Paolo Portoghesi al “Progetto della Città Vallo di Diano”. Allora ero studente universitario e ricordo personalmente i mirabili interventi di Giulio Carlo Argan e di Cesare Brandi alla Certosa di Padula, in favore del riscatto culturale e politico del Vallo di Diano. Purtroppo circostanze politiche ed eventi vari, uniti all’opposizione politica di amministratori dei paesi del Vallo verso questo progetto di una città diffusa, variamente articolata e sinergicamente “futuribile”, fecero vergognosamente fallire tutti i buoni propositi che il progetto conteneva. Fu un’occasione mancata per il rilancio di questo territorio. Un vero smacco per le popolazioni e per un futuro realmente realizzabile e democraticamente proponibile. Fu un sogno: purtroppo… solo un sogno nel cassetto… Il territorio del Vallo di Diano potrebbe essere definito come una vera e propria sub-provincia poiché è abbastanza esteso, racchiuso com’è da una catena di monti che lo circondano. Esso ricopre un’importanza strategica per i beni culturali le cui ragioni sostanzialmente, come ci ricorda il professor Francesco Abbate, possono essere sinteticamente ricondotte a tre elementi principali. Il primo è dato dall’ importanza geografico - orografica e dalle vie di comunicazioni. Fin dall’età romana il Vallo di Diano fu attraversato dalla via romana Annia, o Popilia, che collegava il nord della Campania al Sud d’Italia, e metteva in comunicazione Capua con Reggio Calabria. Il secondo, di ordine storico-sociale, è rappresentato dalla presenza della casata feudale della nobile famiglia dei Sanseverino, fino al XVI secolo, importante per il mecenatismo artistico messo in atto dai suoi esponenti. Il terzo fattore riguarda la presenza massiccia di chiese e luoghi di culto. Possiamo indicare, come puri esempi paradigmatici, la presenza della città di Diano (l’odierna Teggiano) con le sue chiese e le sue notevoli testimonianze storico-artistiche, sede vescovile, e la prestigiosissima Certosa di Padula. Il Vallo di Diano possiede un’articolata ricchezza culturale. Si tratta di un patrimonio culturale sicuramente importante e significativo per le opere che possiede e per la stratificazione storica che lo ha improntato. Esso è il frutto di una lunga serie di eventi, variamente intrecciati fra loro, con testimonianze archeologiche, artistiche, urbanistiche e architettoniche di enorme importanza e rilievo. Una puntuale lettura storica del Vallo di Diano è l’unica strada che ci permette di poter apprezzarne, più o meno agevolmente, l’importanza per la storia sociale e civile e per la civiltà artistica dell’intera Italia meridionale. Nel tempo sono stati molti, e variamente diversificati, i contributi che hanno offerto importanti momenti di studio sui beni culturali del Vallo di Diano. “Summa” di tutti questi studi è certamente il quarto volume della notevole “Storia del Vallo di Diano” (2004) che traccia un primo percorso di lettura critica della civiltà artistica di questo territorio, sia pure non esaustivo, ma comunque significativo. Diversi sono stati i docenti di Università degli Studi italiane, ma anche straniere, che hanno assegnato ai propri studenti tesi di laurea riguardanti momenti e aspetti della storia (civile e sociale, religiosa, culturale e artistica ed etnoantropologica) del Vallo di Diano.
Tuttavia, accanto all’istruzione universitaria e specialistica, non va dimenticato il ruolo primario che svolge il Liceo Artistico Statale “Pomponio Leto”, con sede a Teggiano. Esso è una singolare fucina di giovani che si dedicano, con impegno, interesse e dedizione, allo studio del proprio territorio di provenienza – i paesi del Vallo di Diano e qualcuno anche dal comprensorio dei vicini Alburni - con particolare attenzione alla formazione professionale nel settore, altamente specialistico, della Catalogazione dei Beni Culturali. Ci sono anche studenti che provengono dai paesi della confinante Lucania, molti di loro sono di Brienza (Potenza). Tutti questi giovani non fanno altro che confermare l’interesse per la validità e l’importanza del corso di studi quinquennale con indirizzo in “Rilievo e Catalogazione dei Beni Culturali”. Ben prima delle Università degli Studi, sono stati i Licei Artistici e gli Istituti d’Arte, con il progetti sperimentali “Michelangelo” e “Leonardo” all’interno dei Programmi Brocca, a dare un positivo e significativo impulso alla catalogazione dei Beni Culturali. Gli studenti, sotto la guida attenta dei docenti di storia dell’arte, a cui è affidato l’insegnamento della catalogazione, attuano un vero e proprio piano catalografico delle opere esistenti nel Vallo di Diano, del tutto conforme ai criteri catalografici di schedatura del patrimonio culturale realizzati e proposti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e le Soprintendenze sparse sull’intero territorio nazionale.
Il corso di studi in “Rilievo e Catalogazione” è contrassegnato con il codice ministeriale C003 nel più generale contesto del cosiddetto “Progetto Michelangelo” che oggi, nel settore dell’Istruzione Artistica di Secondo Grado, è parallelo al “Progetto Leonardo”. Entrambi i precitati progetti sono quanto di più aggiornato e importante ci sia nel campo della formazione secondaria di secondo grado, nel settore professionale dell’Istruzione Artistica preuniversitaria. Alcuni ex allievi del Liceo Artistico “P. Leto” fanno parte di una cooperativa che gestisce il Museo Diocesano di Teggiano. Questi giovani offrono servizi di qualità, anche in veste di guide turistiche, per i sempre più numerosi visitatori dell’antica città dianese, ricca di monumenti e opere d’arte di grande valenza culturale e artistica. La futura ipotesi di riforma della Scuola Secondaria Superiore, sciaguratissima e scelleratissima, che dovrebbe entrare in vigore dall’anno scolastico 2010-2011, prevede la riduzione delle ore di Storia dell’Arte (classe di concorso A061) nei Licei Classici e Artistici e la scomparsa delle sperimentazioni “Brocca e quindi del progetto “Michelangelo” in “Rilievo e Catalogazione”. Spero vivamente che ciò non accada, per il bene del patrimonio culturale nazionale, perché non si potrà salvare, mai, un immenso tesoro d’arte e di cultura se prima non vi è la consapevolezza della sua esistenza, della sua conoscenza e della sua importanza. E questo solo la scuola potrà garantirlo. Se vengono meno i presupposti formativi e pedagogici che sono propri della storia dell’arte e della catalogazione allora vuol dire che avremo toccato il fondo, in modo vergognosissimo di fronte al mondo intero e proprio nel momento attuale in cui la Francia sta, viceversa, introducendo la storia dell’arte come disciplina obbligatoria di insegnamento nelle proprie scuole superiori. Della felice scelta culturale francese ne sarebbe contento il professor André Chastel, se fosse ancora vivo, che tanto ha dato allo studio e alla gloria della storia dell’arte italiana e di quella francese.
Nel mio ultimo articolo per la rubrica “Ars. Viaggio intorno all’arte”, nell’importante mensile di cultura “Il Saggio” (febbraio 2009) ho scritto: “Se è vero che il rispetto per le opere d’arte non può prescindere dalla conoscenza dei Beni Culturali è vero anche che essa dev’essere acquisita attraverso un iter scolastico e universitario serio, lungo e impegnativo. Solo così potremo formare cittadini rispettosi del proprio passato e gelosi custodi della civiltà di storia, arte e delle tradizioni di cui l’Italia è orgogliosamente ricca, nel pieno rispetto dell’Art. 9 della nostra Costituzione repubblicana.” Diversamente dovremo dire miseramente che noi Italiani siamo dei falliti, degli inetti, e che ben possiamo suscitare e meritare, e a ragion veduta, lo scherno e l’ironia del resto del mondo.



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