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in difesa dei beni culturali e ambientali

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SCABEC Campania
24-02-2009
Riccardo Cavaliere

A proposito del passaggio di alcuni siti culturali della Campania alla Regione Finalmente, quasi alla fine del suo secondo mandato, il presidente Bassolino è riuscito a condurre in porto il trasferimento di un certo numero di beni culturali dall’amministrazione statale a quella regionale, operazione ideati da circa un decennio e osteggiata a lungo dal Ministero sia a livello periferico che centrale e conclusasi con la firma dell’accordo il 18 febbraio. La regione Campania, però, non ha nel suo pur abbondante organico nessuna professionalità adeguata ad occuparsi di questo patrimonio ingente che comprende tutta la zona dell’antica Baia, terme, ville e castello, tutti i siti della zona flegrea, le certose di Capri e di Padula, le basiliche di Cimitile e il museo archeologico di Nola. Non avendo quindi risorse e non potendo, evidentemente, riqualificare dirigenti in età avanzata (anche gli enti locali, come il Ministero, invecchiano) la regione Campania si è dotata di una società, al 51 per cento di sua proprietà e al 49 privata, la SCABEC. Fra i privati che partecipano della SCABEC, oltre a varie società da tempo attive nel settore beni culturali, c’è l’imperdibile Mondadori Electa, da sempre egemone nell’editoria d’arte . L’iniziativa complessivamente sembra preludere ad un futuro di gestione dei beni che potrebbe andare in direzione del modello francese che in quel paese sembra funzionare. Un ufficio regionale dello stato, che rappresenta l’amministrazione centrale, mentre i luoghi periferici sono affidati agli enti locali: comuni, province e regioni. I musei sono divisi fra lo stato, cui fanno capo i musei nazionali, fiore all’occhiello dello stato francese, e gli enti locali, cui si legano i musei a carattere regionale o comunale, autonomi e gestiti dalle città, così come il resto del patrimonio (immenso e non sempre ben conservato). Il senso della tutela decentrata infatti è quello di avvicinare il bene a chi lo detiene e ne fruisce giornalmente e che quindi ha il maggior interesse a curarlo. L’affidamento in forma così massiva ad una struttura regionale ha un significato un po’ diverso perché, piuttosto che snellire e avvicinare al cittadino, sembra adombrare il rischio di sostituire alla struttura statale centralizzata, ma specialistica, una struttura centralizzata a livello di verso, ma comunque centrale, e non dotata di alcuna specializzazione se non quella aziendale della SCABEC che certo non ha il fine di tutelare e valorizzare il patrimonio che gestisce. Certamente una amministrazione di livello intermedio come quella regionale ha un visione più ampia di quella comunale o provinciale e quindi potrebbe realizzare progressi, soprattutto nella messa in rete dei beni e nella comunicazione, tuttavia, come ha osservato Galasso non si può prescindere dalla situazione del territorio in generale e dal degrado complessivo di molte delle zone che ospitano i beni acquisiti. Tutto ciò rischia di far scivolare l’operazione in una messa in opera di favoritismi dettati più dai clientelismi politici locali che dalla visione generale delle esigenze del patrimonio e di una sua fruizione organica e funzionale al rilancio del turismo sostenibile. Il comitato di gestione che si formerà (composto da tre tecnici del Ministero e tre della regione) dovrà quindi assumersi grandissime responsabilità, gravato dal compito di predisporre regole chiare che permettano tutela, fruizione e valorizzazione dignitose di un numero così ingente di beni senza che si continui a devastare il paesaggio circostante. Osservando inoltre le passate politiche culturali della regione che si sta per assumere un compito così importante, si rileva che sono rivolte all’ arte contemporanea, oggetto di investimenti miliardari nel museo MADRE a Napoli e a Padula con le varie iniziative che si sono succedute negli ultimi anni. Questo orientamento ha scatenato in Campania una mania sfrenata, quasi ossessiva, per l’arte contemporanea che ha coinvolto anche i centri più piccoli in iniziative di livello spesso discutibile . Ben venga l’attenzione per gli artisti contemporanei e soprattutto il sostegno alla creazione artistica, ma questa vocazione alla contemporaneità in Campania è stata non solo troppo marcata, ma unidirezionale e sfacciatamente legata ad interessi mercantili di vario livello. Questo passato molto recente purtroppo non incoraggia a sperare in una gestione vera e fruttuosa di beni culturali eminentemente archeologici. Nonostante l’attività sia affidata ad una società esterna come la SCABEC. Inoltre l’attuale politica dell’assessorato al turismo procede in perfetta autonomia rispetto alle realtà locali e veleggia ad un livello assolutamente distante dal banale piano di calpestio regionale. In questo modo punta sì in alto, ma scordandosi del territorio sul quale (suo malgrado ) si è costretti a camminare. Ciò non per criticare i lodevoli sforzi rivolti a rilanciare l’immagine della città e della regione, ma per osservare che questo tipo di politiche culturali è ondivago e quindi,unito alla arbitrarietà dell’iniziativa privata, può generare conseguenze che forse possono funzionare su tempi brevi, ma essere perniciose su tempi lunghi. Tutto questo per concludere che la scelta dei beni da trasferire, complessivamente oggetto di restauri ingentissimi seguiti dagli uffici del Mibac , come il Castello di Baia e la certosa di Padula, punta a valorizzare soprattutto zone che nell’ambito regionale sono fra quelle più note e visitate. Una vera e propria politica culturale di livello regionale dovrebbe occuparsi di allargare gli itinerari a zone meno conosciute per valorizzare e favorire un turismo diffuso e destagionalizzato che nella regione dal clima mite e dalle risorse patrimoniali,malgrado tutto ,infinite, sarebbe possibilissimo. Infatti fa ben sperare una delle più interessanti operazioni dell’accordo come quella orientata sull’agro nolano , sul museo archeologico di Nola e sulle basiliche di Cimitile. In queste zone, da sempre trascurate e diventate quindi facile preda di interessi ai margini della legalità, l’azione dovrebbe cominciare dai trasporti pubblici e dalla spazzatura e non, come invece temiamo di vedere, da una mostra di Damien Hirst nelle basiliche di Cimitile. Con tutto il rispetto per Damien Hirst. Una simile privatizzazione di un servizio pubblico si inserisce in una tendenza nazionale, che genererà sempre maggiore precarietà, anche nei settori specialistici. In effetti la difficoltà nell’accesso alle strutture dell’amministrazione pubblica è un dato di fatto, evidente a chi come me si trova al termine di un percorso di studi, anche a chi ha seguito un percorso piuttosto specialistico. L’ingresso del privato in un mercato già saturo e competitivo, renderà ancora più aleatoria la possibilità di realizzare le proprie aspettative lavorative.



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