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Gli emiri, il Milan, lInter, la Juve e il Ponte sullo Stretto
26-02-2009
Antonio Mazzeo

La notizia dei 500 milioni di euro offerti dallAbu Dhabi United Group for the Development and Investment (ADGDI) per rilevare il 40% del pacchetto azionario del Milan calcio ha fatto il giro del mondo, mettendo in fibrillazione azionisti, scommettitori e tifosi. Il presidente del Consiglio e proprietario della blasonata squadra italiana, Silvio Berlsuconi, ha smentito qualsivoglia trattativa di cessione, ma ci sono troppe strane coincidenze per poter archiviare frettolosamente lintera vicenda. Innanzitutto perch dietro loperazione ci sarebbe lo sceicco Mansour Bin Zayed Al Nayhan, membro della famiglia che governa lemirato di Abu Dhabi, nonch proprietario del Manchester City, team inglese del solo qualche mese fa aveva chiesto di acquistare Kak dal Milan, in cambio di 108 milioni di euro.

Poi perch dal 10 agosto 2007, lAbu Dhabi Investment Authority, il principale fondo degli Emirati Arabi Uniti, possiede il 2,04% del capitale di Mediaset, la cassaforte dellimpero Berlusconi e, secondo alcuni analisti economici, punterebbe a rastrellare un altro 3% delle azioni del biscione, sfruttando luragano finanziario che si abbattuto sulle borse mondiali. Terzo, perch sotto gli occhi di tutti la convergenza di politiche ed interessi economici tra il governo italiano e il piccolo emirato arabo. A fine gennaio, ad esempio, lAbu Dhabi Tourism Authority (ADTA), lautorit statale che dirige lindustria turistica, ha aperto due uffici di rappresentanza in Italia, uno a Roma e uno a Milano. Il 4 febbraio, la sottosegretaria al Turismo, Michela Brambilla, fedelissima berlusconiana, si recata in Medio oriente per inaugurare il forum del turismo alberghiero Italia-Abu Dhabi ed insignire lo sceicco Sultan Bin Tahnoon Al Nahyan (stretto congiunto del titolare del Manchester) e presidente di ADTA, dellonorificenza di Grande Ufficiale Ossi della Repubblica italiana.

Il presidente del consiglio e il ministro della difesa Ignazio La Russa, sono andati ben oltre. Hanno inviato il pattugliatore daltura Comandante Bettica per fare da ambasciatore del complesso militare industriale italiano al salone internazionale della difesa IDEX 2009 organizzato ad Abu Dhabi dal 22 al 26 febbraio 2009. Allappuntamento dei mercanti di guerra, il gruppo Finmeccanica, in buona parte propriet del Tesoro, si presentato al gran completo: la controllata Alenia Aeronautica per piazzare aerei antisommergibile e anti-nave ATR-72-ASW ed i velivoli da trasporto tattico C-27J Spartan; Alenia Aermacchi, gli addestratori M-311 ed M-346; Agusta Westland, gli elicotteri da combattimento AW-119 Koala, AW-129, Super Lynx 300 ed NH-90; Oto Melara, i cannoni navali 76/62 e i blindati Centauro; Drs Technologies, i sistemi di rilevamento e sorveglianza utilizzati in mezzo mondo contro i migranti.

C pure lombra di Abu Dhabi sui lavori del Ponte sullo Stretto di Messina, obiettivo strategico dellesecutivo Berlusconi. Lo hanno scoperto i magistrati romani che indagavano su un anziano ingegnere italo-canadese, Giuseppe Zappia, che aveva partecipato alla fase di pre-qualifica per la progettazione e lesecuzione dellopera. Secondo la Procura capitolina che ne ha chiesto il rinvio a giudizio, il professionista si sarebbe mosso per conto del boss Vito Rizzuto (capo della criminalit organizzata del Canada e stretto alleato del clan Bonanno di New York), intenzionato ad investire nelloperazione Ponte un paio di milioni di dollari provenienti dal traffico di stupefacenti. Sempre secondo i magistrati romani, una parte del denaro per i lavori nello Stretto di Messina sarebbe dovuto arrivare dalla riscossione di una ingente somma in Medio oriente da parte dellingegnere Zappia e di alcuni associati del Rizzuto. In particolare, il professionista italo-canadese aspirava ad entrare in possesso di un miliardo e settecento milioni di dollari corrispondenti al valore di alcuni lavori realizzati ad Abu Dhabi dalla ZMEC - Zappia Middle East Company Ltd., societ costituita nel paradiso fiscale delle Isole Vergini. Nellemirato arabo, tra il 1979 e il 1982, mister Zappia aveva progettato un acquedotto di oltre quattrocento chilometri ed ottenuto ben otto contratti di costruzioni civili. Sorsero tuttavia dei contrasti con gli enti committenti e la vicenda fin davanti ad un tribunale civile degli Stati Uniti dAmerica.

Ottenute le commesse e avviati i lavori ad Abu Dhabi, intorno alla met del 1982, la ZMEC si vide prima ritardare il pagamento di una tranche, poi ricevere comunicazione del blocco dei restanti pagamenti. Nel gennaio 1983, lingegnere Zappia fu costretto a chiedere un prestito alla Emirates Commercial Bank (ECB). Listituto impose alla ZMEC di trasferire le commesse ad unaltra societ internazionale. Ho dovuto sottoscrivere questaccordo perch mi minacciarono di mettermi in prigione, ha dichiarato Giuseppe Zappia.

Due anni pi tardi, la ECB ed altre due banche dellemirato furono ricapitalizzate e si fusero nellAbu Dhabi Commercial Bank. Dopo aver chiesto ripetutamente alle autorit dellemirato un congruo rimborso per le attrezzature della ZMEC che erano state sequestrate e cedute ad altre imprese, nel 1994 lingegnere cit di fronte alla giustizia americana lAbu Dhabi Commercial Bank e lAbu Dhabi Investment Authority, lautorit statale che qualche anno pi tardi avrebbe acquistato una consistente quota azionaria di Mediaset.

Il giudice distrettuale di New York rigett il ricorso e nel giugno del 2000 arriv per litalo-canadese una sentenza dappello altrettanto sfavorevole. A questo punto, per ottenere lambito risarcimento dallallora presidente del consiglio di Abu Dhabi, Sheikh Kalifa bin Zayed Al Nahyan, Zappia contatt inutilmente il generale in capo dellesercito USA di stanza nellemirato ed alcune delle maggiori autorit del mondo arabo, come il sovrano del Marocco, il presidente siriano, il re di Giordania e il presidente palestinese Yasser Arafat. Lingegnere si affid allora ad un mediatore daffari franco-algerino, Hakim Hammoudi, personaggio che secondo la Procura di Roma stava seguendo per conto del boss Rizzuto alcuni affari in Europa e nel Golfo Persico. Alla vigilia della gara per i lavori del Ponte, Hammoudi comunic a Zappia di essere riuscito a sbloccare il credito avanzato ad Abu Dhabi grazie alla collaborazione di un non meglio specificato principe della casa regnante in Arabia Saudita, anchegli interessato ad entrare nel grande affaire dello Stretto. Il 19 luglio 2003, Zappia veniva intercettato mentre dialogava al telefono con Vito Rizzuto ed Hakim Hammoudi. Penso che stiamo arrivando alla fine adesso, o no?!, domandava Rizzuto. Comunque loro, da come la vedo io, vogliono dare qualche cosa ma non abbastanza. Vediamo se possiamo prendere di pi. Gli ordini di cattura emessi dalla Procura di Roma nellambito dellinchiesta Brooklin contro Zappia, Rizzuto e Hammoudi impedirono la conclusione della controversia finanziaria con le autorit statali di Abu Dhabi.

A rendere piuttosto ingombranti amicizie e affari dellestablishment italiano con la famiglia che governa lemirato non c solo per lepisodio che ha visto protagonisti Zappia e Rizzuto. Lo sceicco Kalifa bin Zayed Al Nahyan, padre dellodierno emiro di Abu Dhabi, Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, sino alla sua morte avvenuta nel 2006 stato strettamente legato alle organizzazioni dellestremismo religioso islamico. Negli anni 60, Sheikh Kalifa bin Zayed visit il Beluchistan pakistano sotto la protezione di un anziano funzionario dei servizi segreti di quel paese, che lo mise in contatto con molti dervisci e mistici locali. Fu proprio grazie a questi contatti che lemiro di Abu Dhabi incontr luomo daffari pachistano Agha Hassan Abedi, divenendone grande amico e collaboratore sul piano economico-finanziario. Agha Hassan Abedi il fondatore della BCCI, la Bank of Credit and Commerce International, pi nota come Criminal Bank, per anni il pi importante centro di lavaggio del denaro proveniente dal narcotraffico, utilizzata dalla CIA per la conduzione di operazioni clandestine a favore dellex alleato Saddam Hussein, del dittatore pakistano Mohammed Zia, della Contra nicaraguese e della resistenza islamica alloccupazione sovietica dellAfghanistan. Fu proprio grazie allamicizia con il potente emiro Zayed Al Nahyan, che la BCCI ebbe la possibilit di aprire tre filiali negli Emirati Arabi Uniti.

Il fervore religioso dellex capo di governo lo convinse a finanziare la realizzazione ad Abu Dhabi della pi grande moschea del mondo, 500 mila metri quadrati di superficie. Il primo lotto dei lavori per un importo di 120 milioni di dollari, fu affidato nel 1996 a due imprese italiane, la Rizzani de Eccher di Udine ed Impregilo. Questultima oggi capofila della cordata general contractor per i lavori del Ponte di Messina. Attraverso la controllata Fisia Italimpianti, Impregilo ha pure realizzato ad Abu Dhabi sette dissalatori; recentemente ha sottoscritto con lemirato un contratto per un nuovo dissalatore della capacit di cento milioni di galloni al giorno ed una centrale elettrica di 1.500 MW a Shuweihat, lungo la costa del Golfo Persico.

Ma non finiscono qua i flirt interessi italiani con Abu Dhabi. Nel luglio 2005, la maggiore societ dinvestimenti del governo, la Mubadala Development Company, ha acquisito il 5% del pacchetto azionario della prestigiosa scuderia automobilistica Ferrari, controllata in parte da Gemina-Fiat, al tempo maggiore azionista dImpregilo. Successivamente arrivato lacquisto del 35% della Piaggio Aereo Industry, storico gruppo produttore di velivoli civili e militari. Mubadala oggi uno dei maggiori partner internazioni del colosso dellindustria bellica statunitense Lockheed Martin.

Dopo lautomobilismo arrivato il calcio. Dicevamo del Manchester City. Poi, a fine 2008, lAbu Dhabi Sports Council, il ministero dello Sport nazionale, ha stipulato un accordo triennale con lInter Football Club di Milano per lo sviluppo del calcio giovanile nellemirato e la formazione degli allenatori delle 5 squadre presenti sul suo territorio: Al Jazeera, Al Wahda, Al Ain, Baniyas, Al Dafra. notizia di questi giorni il tentativo di scalata al Milan da parte dellAbu Dhabi United Group for the Development and Investment.

Come se ci non bastasse, ci sono le cointeressenze indirette in unaltra grande squadra del calcio italiano. LAbu Dhabi Investment Authority possiede il 25% dellArab Banking Corporation (ABC), istituto finanziario deccellenza in Nord Africa e Medio oriente, con sede a Manama, Bahrain. Un altro 26% delle quote dellABC in mano alla Central Bank of Lybia, la banca centrale dello stato nord africano. Partner strategico del governo di Gheddafi nellimplementazione del piano di privatizzazione di istituti finanziari ed imprese, lArab Banking Corporation detiene il 7,5% delle azioni della Juventus di Torino, pi altri cospicui pacchetti di Unicredit, Fiat ed ENI.

Gheddafi un altro leader arabo super corteggiato da Berlusconi & C. I capitali generati dallexport petrolifero fanno gola a banche, assicurazioni, societ di costruzioni e produttori darmi. E chiss che fanta-campionato ci aspetta con emiri e colonnelli a contendersi squadre, calciatori, allenatori e presidenti



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