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Incontro Nazionale di Archeologia Viva. Carandini: fedele al codice dei beni culturali di Settis
15-03-2009
Valerio Ricciardi

CARANDINI: FEDELE AL CODICE DEI BENI CULTURALI DI SETTIS

Valerio Ricciardi

Andrea Carandini domenica primo marzo ha partecipato a Firenze all’Incontro Nazionale di Archeologia Viva, nota giornata biennale di studio e divulgazione giunta già alla settima edizione. Il professore presentava gli ultimi sviluppi delle sue note ricerche al Palatino; essendo per Carandini la prima uscita pubblica dopo la sua nomina a Presidente del Consiglio superiore dei beni culturali, conclusa la comunicazione il direttore di Archeologia Viva - l’archeologo Piero Pruneti – lo ha stimolato a qualche commento per la platea del Palacongressi sull’incarico cui era stato designato.
Carandini ha rilasciato quella che appare essere una dichiarazione preliminare di intenti, che c’è da sperare avrà modo di onorare compiutamente.
Dopo aver esordito «...la mia nomina avviene in un momento molto delicato, molto difficile, però lo Stato rappresenta una continuità, e noi dobbiamo garantire questa continuità dello Stato», evidentemente consapevole delle polemiche seguite alle clamorose dimissioni del suo stimato predecessore Salvatore Settis, ha poi affermato di star riflettendo, senza voler rilasciare più dichiarazioni, perché intenzionato ad «entrare in scena» con un programma, elaborato sia raccogliendo idee da colleghi che facendo riferimento alla sua esperienza di archeologo.
Ha aggiunto che chiunque può evincere quale sia lo spirito che lo anima, già dalle pagine dei suoi testi più noti come Archeologia Classica, ma ha voluto rimarcare «naturalmente quello è lo spirito di un uomo di parte; ora non posso più essere un uomo troppo di parte perché devo rappresentare un quadro d’insieme».
A questo punto il clou del suo intervento: «Vi posso dire che rimarrò strettamente fedele all’istituzione del Ministero e soprattutto ai suoi organi periferici, le Soprintendenze; che resterò fedele al Codice dei Beni Culturali che è la grande opera fatta da Salvatore Settis, che resta un punto fondamentale di riferimento, e con la quale pienamente concordo...». Merita davvero di essere riportato come Carandini a questo punto sia stato interrotto da un applauso scrosciante, che ci appare dedicato sia al lascito del suo predecessore che alla sua manifesta intenzione di considerarlo un punto fermo cui non derogare. L’applauso gli ha impedito di proseguire per un po’, poi Carandini ha proseguito: «...d’altra parte anche se non concordassi dovrei adeguarmici perché è legge – ma io concordo pienamente, forse c’è qualche dimenticanza della dimensione dell’Università ma si potrà integrare... questi restano dei punti fermi, e poi il resto naturalmente entra nel dibattito culturale... ed è bene che ci sia, nel senso che solo da una discussione approfondita si potranno poi fare le scelte migliori nell’interesse generale».
Fra platea e galleria al Palacongressi il pubblico superava le 1300 persone, giunte per l’occasione da ogni parte d’Italia, al limite fisico della capienza della sala. Oltre ai relatori e ai loro collaboratori, era presente una moltitudine di studiosi italiani e stranieri, archeologi, storici dell’arte, tecnici operanti a più vario titolo nel settore dei beni culturali, oltre a semplici appassionati e lettori della omonima rivista Archeologia Viva. Quell’applauso qualificato dunque aveva un peso e una “dignità” ben maggiore del consenso presunto che viene frettolosamente correlato, negli ultimi anni, ai risultati di discutibili sondaggi di opinione. Un applauso rivolto ad un tempo a Carandini e a Settis, che appare di caloroso incoraggiamento ma anche monito ad impegnarsi ad un tempo per la tutela e l’ottimizzazione dei processi e delle risorse, sapendo però evitare di cedere a logiche di “valorizzazione” impregnate di efficientismo mercantilistico.



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