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La NATO compie sessantanni e flirta con la UE
31-03-2009
Antonio Mazzeo

divisa un po su tutto: sui tempi e le modalit di una sua ulteriore espansione ad est; sullatteggiamento da assumere nei confronti di Russia, Cina ed Iran; sul programma di escalation militare dellamministrazione Obama in Afghanistan e Pakistan; sui futuri piani di ammodernamento dei sistemi militari, ritenuti fortemente pregiudiziali per le industrie europee. Ma quando poi si decide dintervenire e bombardare - cos com stato nei Balcani o in Medio oriente - o dintraprendere nuove avventure nucleari e spaziali, le frizioni interne scompaiono e si confermano unit dintenti e di azione tra i paesi membri. Si presenta cos la NATO alla vigilia del suo sessantesimo compleanno: con qualche ruga di troppo ma comunque entusiasta di affrontare le nuove sfide del XXI secolo, forte del ritorno del figliol prodigo francese e delle solide partnership con Giappone, Corea del Sud e Australia e con i paesi-prigione stile Colombia ed Israele.

Abbattute le barriere ideologiche che dalla sua fondazione avevano relegato lazione alla mera difesa della regione nord-atlantica, la NATO ha fatto dellintervento out-of-area lasse strategico su cui re-inventare operazioni, esercitazioni, logistica, sistemi darma, centri di comando, controllo e comunicazioni. Dopo i massacri di civili in Kosovo, Serbia e Montenegro e la lunga e sanguinosa guerra in Afghanistan, la NATO aspira a penetrare in Pakistan e a seguire le avventure nel continente africano del nuovo comando delle forze armate USA Africom. In Africa, del resto, lalleanza militare due piedi ce li ha messi gi: unit militari NATO operano a sostegno dellambigua missione dellUnione Africana in Darfur o nel pattugliamento delle coste somale in funzione anti-pirati.

Ma tutto questo non basta, i governi che contano chiedono sempre di pi. La NATO ha bisogno di adeguare le sue strategie alle nuove sfide, ha dichiarato la prima ministra tedesca Angela Markel. Dobbiamo sviluppare un nuovo concetto strategico a partire dal summit che si terr il 3 e 4 aprile 2009, per dare risposta alle odierne e future minacce. In questottica la NATO ha bisogno di definire e rafforzare le sue relazioni con le organizzazioni partner, come le Nazioni Unite, lUnione Africana e le organizzazioni non governative, e di cooperare pi strettamente con lUnione europea. Una NATO che sia sempre pi organismo politico oltre che militare e che proietti stabilit in aree di crisi, favorisca il dialogo, promuova la democrazia e contribuisca alla ricostruzione e al consolidamento istituzionale, come aggiungono i massimi vertici dellalleanza da Bruxelles. Unorganizzazione dunque estremamente flessibile e capace di affrontare qualsivoglia minaccia che possa minare la sicurezza dei paesi membri e dei liberi mercati.

Le sfide che saranno affrontate dalla nuova NATO sono elencate dal Segretario generale, Jaap de Hoop Scheffer: allantico ritornello sul terrorismo internazionale, la proliferazione delle armi di distruzione di massa e gli stati canaglia, si aggiungono adesso le guerre cibernetiche, il crimine organizzato, le carenze di fonti energetiche, il degrado ambientale, le calamit naturali, gli attacchi bio-terroristici e le pandemie.

LHague Centre for Strategic Studies, centro ultraconservatore olandese di studi strategici, prevede sfide ancora pi complesse per la NATO. I paesi dellAlleanza dovranno riconciliare il loro ruolo tradizionale con le necessit strategiche rappresentate dalle crisi economiche, dalla competizione per le risorse dellArtico e dal risorgere di Russia e Cina, scrive in un rapporto presentato il 27 marzo a Bruxelles nel corso di un incontro con oltre 300 ricercatori e studiosi sui temi della sicurezza transatlantica. Una possibile dissoluzione della zona euro, un grande evento speculativo nei circoli finanziari, potrebbero avere un impatto significativo sulla sicurezza e la difesa europea. Fronteggiare queste minacce globali richieder partenariati di vasta portata ed una forte sinergia tra la NATO e lUnione Europea, conclude il centro di studi olandese. E la posta in gioco non permetter n tentennamenti n astensioni di sorta. Per questo a Bruxelles si lavora per emendare la Carta costitutiva dellAlleanza Atlantica che ha consentito sino ad oggi agli stati membri di dissociarsi dal partecipare alle guerre con cui si in disaccordo.

La decisione di festeggiare il sessantesimo anniversario dellorganizzazione militare proprio a Strasburgo, sede del Parlamento europeo, punta a simbolizzare la conclusione del primo atto del processo di condivisione di programmi, strategie ed interventi in campo politico e militare della NATO e dellUnione europea. Quello che stato sino ad oggi un fidanzamento, il 4 aprile 2009 si trasformer in vero e proprio matrimonio, ospiti donore gli alti comandi di Washington e Bruxelles e buona parte dei capi di stato dei 27 paesi dellUnione, 21 dei quali fanno gi parte della NATO, mentre cinque dei sei che ne restano fuori (Austria, Finlandia, Irlanda, Malta e Svezia) sono membri del programma Partneriato per la Pace dellAlleanza Atlantica.

Per il secondo atto del connubio NATO-UE gi pronta una sceneggiatura. La NATO e lUnione europea dovrebbero focalizzarsi sul rafforzamento delle loro capacit fondamentali, sullincremento dellinteroperabilit e sul coordinamento di dottrina, pianificazione, tecnologie, equipaggiamento e addestramento, scrive su Nato Review, Adrian Pop, decente della National School for Political Studies di Bucarest, Romania. Per il professore Pop la cooperazione NATO-UE deve divenire la spina dorsale di una forte comunit euro-atlantica, per combattere il crimine organizzato, il traffico di droga, delle armi leggere e di piccolo calibro, come pure quello di esseri umani.

I Balcani possono essere il teatro dove sperimentare nuove pratiche interattive. Del resto questa la regione dove pi antica la partnership NATO-UE. Nel febbraio 2001, al culmine del conflitto scoppiato nella ex repubblica jugoslava di Macedonia tra la comunit albanese e le forze di sicurezza interne, furono proprio la NATO e lUnione a coordinare i negoziati tra le parti che sei mesi pi tardi sfociarono nellaccordo di Ohrid. Contemporaneamente la NATO avvi una vasta operazione per disarmare gli insorti albanesi che si protrasse sino al marzo 2003, quando le truppe dellalleanza militare furono sostituite da una task force battente bandiera UE (Operazione Concordia). A Skopje continu ad operare un piccolo quartier generale della NATO per assistere le autorit macedoni e i militari dellUnione.

Nel dicembre 2004, un passaggio di consegne similare si verificato nella vicina Bosnia Erzegovina: dopo nove anni di presenza IFOR-SFOR, la NATO pass il testimone allUnione europea, che immediatamente dette avvio alloperazione Althea, forte di 6.000 uomini. Lo stesso sta accadendo in questi ultimi mesi nel Kosovo tuttaltro che pacificato: la Kosovo Force (KFOR), la sola autorizzata dalle Nazioni Unite con la risoluzione 1244 del 1999, sta trasferendo il comando delle fallimentari operazioni di controllo del territorio alla missione europea denominata EULEX. Altra area geografica dove NATO ed UE fanno coppia fissa e si scambiano le flotte armate il Golfo di Aden, nellambito della crociata mondiale contro i pirati che minacciano mercantili e petroliere (per la task force EUNAVFOR Atalanta, si tratta del primo intervento out-of-area dellUnione).

Anche lAfghanistan rappresenta unopportunit per unaccresciuta cooperazione NATO-UE, scrive ancora il rumeno Adrian Pop. Il paese ha disperatamente bisogno di pi polizia, giudici, ingegneri, operatori umanitari, consulenti per lo sviluppo ed amministratori. LUnione europea dispone di tutte queste risorse, non altrettanto avviene per i soldati della pace della NATO. Nel novembre 2006 la Commissione europea ha approvato 10,6 milioni di euro per favorire la distribuzione in Afghanistan di servizi e una migliorata governabilit attraverso i Gruppi di ricostruzione provinciale (PRT), guidati dalla NATO. Analoghe forme collaborative starebbero per essere avviate in Iraq, paese dove la NATO lattore principale nella gestione dei programmi di formazione delle nuove forze armate locali, avvalendosi in particolare del Defence College di Roma.

Il 12 giugno 2008, lex ministro della difesa britannico e Segretario generale della NATO dal 1999 al 2004, George Robertson, e lAlto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina dal 2002 al 2006 ed oggi braccio destro di Javier Solana alle Politiche estere e di difesa dellUnione Europea, Paddy Ashdown, dalle colonne del Times hanno chiesto un colpo di acceleratore in vista della formazione di gruppi di combattimento e di pronto intervento UE, che siano compatibili con la forza di risposta rapida della NATO e facciano da base di una nuova struttura europea di contro-guerriglia capace di operare negli Stati in dissoluzione ed in teatri post-bellici. La NATO Response Force (NRF) - con pi di 25.000 uomini appartenenti alle forze terrestri, di mare e aree dellAlleanza - stata attivata per la prima volta a fine 2005 per intervenire umanitariamente in Pakistan dopo un violento terremoto. Nellestate 2006, davanti agli osservatori di mezzo mondo, la NRF ha realizzato la prima grande esercitazione di dispiegamento a Capo Verde (Africa occidentale). Oggi uno dei suoi maggiori centri operativi funziona da Solbiate Olona (Varese).

A Bruxelles si lavora adesso per rendere il pi possibile complementari lorganizzazione e le azioni delle due grandi forze di pronto intervento e first strike. Il primo passo sar quello di standardizzare tecnologie e apparati di guerra di NATO e UE, tema allordine del giorno del summit di Strasburgo che per potrebbe generare causare nuove tensioni tra gli Stati partner. Una insanabile frattura si consumata in ambito NATO solo qualche mese fa con la scelta dinsediare nella base siciliana di Sigonella il centro di comando AGS (Alliance Ground Surveillance), il nuovo sistema di sorveglianza terrestre alleato che per imposizione di Washington vedr lutilizzo di aerei senza pilota Global Hawk di esclusiva produzione USA.



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