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Salviamo il Giardino Durazzo: firme per un appello
10-06-2009
Fulvio Cervini

Salviamo il Giardino Durazzo


Tra i gioielli meno conosciuti e peggio conservati di Novi Ligure, in provincia di Alessandria (peraltro uno dei centri storici più densi e interessanti dell’Italia nordoccidentale), spicca il giardino settecentesco del Palazzo Durazzo, che si estende ai margini dell’abitato antico, a ridosso della collina che alla fine del secolo XVIII venne riconvertita in parco pubblico sui resti del castello medievale. Collegato al sontuoso palazzo di famiglia, il giardino si deve alla committenza di Gerolamo Durazzo, governatore di Novi nel 1775-76: esso sfrutta l’altimetria naturale del terreno con gusto della scenografia e dell’artificio paragonabile a quello dei coevi giardini urbani genovesi (ora ben altrimenti conservati e protetti), attraverso un sistema di scale, rampe e grotte che ridisegnano a terrazze il pendio naturale e fanno di questo complesso un delizioso e prezioso testimone di una raffinata cultura architettonica tardobarocca che già suggerisce aperture romantiche.
Quanto resta del giardino è di proprietà privata, ma stranamente non risulta soggetto a notifica di interesse particolarmente importante da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è dunque protetto da una disciplina di tutela assai debole. Quanta distanza dai giardini della Serenissima Repubblica, che insieme ai loro palazzi l’Unesco ha dichiarato patrimonio dell’umanità. E dire che il Giardino Durazzo potrebbe stare a ridosso di un palazzo dell’alta aristocrazia genovese senza minimamente sfigurare. Al di là del suo pessimo stato di degrado e abbandono, con la vegetazione a fagocitare i pericolanti muretti in laterizio, desta ora apprensione l’annuncio della costruzione di box per automobili che di fatto dovrebbero portare alla scomparsa pressoché totale di un monumento che costituirebbe, se recuperato e aperto al pubblico, un bene per la comunità e un’attrazione per il visitatore (fermo restando un valore di documento storico su cui nemmeno si dovrebbe discutere). Per scongiurare una simile prospettiva, e per rendere partecipi e sensibili opinione pubblica e autorità cittadine sul valore dell’immobile e sull’entità del danno morale e culturale (ma in fondo anche economico) che tutta la città avrebbe a subire dalla sua perdita, un professionista locale di grande valore, l’architetto Beppe Merlano, si è fatto promotore di una raccolta di firme a sostegno della salvaguardia del giardino. Per aderire è sufficiente inviare un messaggio di posta elettronica all’indirizzo beppemerlano@alice.it (chi vive a Novi e dintorni può ovviamente firmare di pugno nello studio dell’architetto in Salita Ravazzano Santo 4, Novi Ligure, 0143/743166). Il dossier che Merlano sta mettendo insieme non mancherà di suscitare l’interesse degli uffici di tutela e anche dello stesso Ministro Sandro Bondi, da qualche tempo regolare frequentatore di Novi Ligure e dell’antico Oltregiogo genovese. Ma dovrebbe stare ancor più a cuore di tutti coloro che vedono nei giardini del Settecento una delle migliori espressioni del rapporto tra uomo e natura, e in ogni opera d’arte minacciata un progetto di attentato alla propria memoria e alla propria identità.


Fulvio Cervini
Università di Firenze



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