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Muore il sito antico di Moio: “nomen omen”?
22-06-2009
Mariantonietta Sorrentino

Elea, la bella città, aspetta di essere maggiormente valorizzata. E va bene.
Un “restyling” , detto imminente, manca davvero: oltre dieci anni or sono è andato in pensione il guardiano che si occupava della manutenzione e non è mai stato sostituito.
Ma anche altrove i greci “versano” in situazioni precarie e di abbandono.
Un patrimonio che lancia il “may day” da tempo. Ma chi lo ascolta?
Non tutti sanno, forse, che i focei di Elea si munirono di protezione a 800 metri sul livello del mare. Nacque, così, la civita difensiva di Moio , protetta oggi dal fresco ombroso di un fitto e rigoglioso castagneto. La metafora è d’obbligo, visto lo stato di abbandono che chiunque oggi può constatare.
2500 anni fa i greci costruirono, Università straniere si sono interessate all’antico sito e noi italiani? Cosa facciamo noi per conservarlo?
La “civita” di Moio sorse in posizione dominante per la sicurezza di Elea ed in una posizione strategica di controllo di tutta la viabilità naturale tra le zone interne montuose e lo sbocco al mare.
Quanto rimane è ancora lassù in balia dei vandali, senza protezione né guardiani.
Stiamo riuscendo a depauperarci di un altro bene, un tesoro : la costruzione della cinta richiese tempi lunghi e maestranze specializzate. Lassù sono visibili a tutti i blocchi di arenaria locale che, perfettamente tagliati e squadrati, vennero messi in opera a filari paralleli.
La cinta si è conservata fino a noi anche per un'altezza di cinque filari insieme ad almeno una delle porte che consentivano l'accesso all'abitato greco. Quella sul lato meridionale si è conservata meglio, “ coperta da un arco costruito con i blocchi squadrati tagliati, su un lato, in curva, secondo una tecnica costruttiva largamente nota in numerosi altri siti dell'Italia Meridionale”, come risulta dall’analisi degli esperti della Federico II di Napoli.
Quanto rimarrà dopo questa ennesima incuria ? Quanto ancora del nostro patrimonio non arriverà alle future generazioni?
Alle pendici del colle, sul versante meridionale, si apre il valico verso Cannalonga che conduce agli Alburni e, da qui, al seducente Vallo di Diano; l'altro versante domina il corso del Badolato e, quindi la viabilità, verso Elea. Come nella grande Paestum mura anche lassù a 800 metri per la difesa di Elea.
Sul pianoro centrale del colle si nota ancora il nucleo delle antiche abitazioni. Tutto è abbandonato, i blocchi di arenaria e il resto.
Fino a quando si coprirà di oblìo e di indifferenza un bene lasciatoci? May day, may day.




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