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LUCCA: Contenitori del centro storico e Museo di Arte Sacra
07-12-2005
Italia Nostra

Sezione di Lucca
C/o Istituto Storico della Resistenza – Palazzo Ducale
C. P. 317 – 55100 Lucca
Tel/fax 0583.48461 – lucca@italianostra.org


. Al Sindaco del Comune di Lucca
. Al Presidente della Provincia di Lucca
. Al Soprintendente ai BAPPSAE di Lucca
. Al Soprintendente ai BAPPSAE di Pisa
. Al Direttore Regionale per i Beni Culturali della Toscana
. Alla Curia Arcivescovile di Lucca
. All’Ente Real Collegio di Lucca Lucca, 05.12.2005
LORO SEDI
p.c. Alla Stampa



OGGETTO: Contenitori del centro storico di Lucca e Museo di Arte Sacra

Più volte quest’Associazione è intervenuta sulla necessità per la città di Lucca di una seria programmazione del suo futuro, in primis assegnando ruoli specifici ai molti ‘contenitori‘ oggi privi di funzione.

Anche col recente regolamento urbanistico, purtroppo, non si è fatto un vero passo in avanti in questo senso, perché ci si è limitati ad elencare per i grossi complessi edilizi funzioni plurime e assai contraddittorie lasciando aperto al mercato un futuro per niente indirizzato dall’Ente pubblico.


Riscontriamo che senza questi indirizzi di fondo, senza una convinta e condivisa scelta su quale sarà la città del nostro futuro, la città stessa viene a trovarsi sempre impreparata a fornire risposte appropriate alle varie esigenze che si manifestano e non è mai in grado di fornire attrezzature idonee per una sua nuova vivibilità.

L’altissima indefinizione funzionale dello strumento urbanistico (che ripetutamente evidenziammo nei tempi opportuni) invece che essere strumento ‘duttile’ per ogni esigenza (com’era forse intenzione illusoria degli estensori) finisce col favorire da un lato azioni speculative private (la destinazione d’uso degli immobili viene ad essere quella economicamente più conveniente piuttosto che quella più idonea all’equilibrato sviluppo urbano) oppure finisce per costituire una scacchiera su cui vari giocatori “potenti” vogliono alternativamente collocare le proprie pedine, secondo i propri interessi ed i propri personalissimi disegni.


Quanto non si sa bene stia per accadere all’edificio maggiore della Caserma Mazzini o al complesso di S. Francesco (acquisito con prelazione dal Comune, ma ancora senza destinazione alcuna), quanto purtroppo è accaduto a S. Ponziano per I.M.T. (con la chiesa violentata in fretta e con pesantezza per trasformarla in biblioteca-uffici, su cui in dettaglio cercheremo di intervenire a breve), quanto sembra avvenire con le velleità del nuovo stadio, comprensivo dell’ennesimo centro commerciale/direzionale extraurbano, quanto è successo per l’area del nuovo ospedale (Antraccoli, S. Filippo, S. Pietro a Vico, di nuovo S. Filippo) senza che nessuno ne abbia giustificata la necessità né chiarito la pesante incognita sul ruolo urbano (speculativo?) delle appetibili enormi volumetrie che ne costituiscono il “vecchio” …..sono solo alcune delle tematiche che si accavallano in questa scacchiera del nonsense, in cui quello che sembra importare è solo lo spostamento frenetico delle pedine, ovvero la concretizzazione delle ‘operazioni’.


Buona ultima è la notizia che i locali del Real Collegio di S. Frediano, su cui da lustri si sta intervenendo con sostanziosi fondi pubblici (a partire dai vecchi fondi FIO) per dare vita ad un polo museale, avrebbero fatto gola a qualcuno che pretendeva e forzava per farli diventare sede dell’I.M.T.. Orbene fino ad oggi il Ministero dei Beni Culturali ha investito lì oltre 9 miliardi delle vecchie lire per dare a Lucca un’attrezzatura culturale di cui era stato riscontrato il bisogno (il Museo Diocesano di Arte Sacra) su cui era stato firmato un protocollo di intesa tra Real Collegio (Ente proprietario dell’immobile), Comune, Provincia, Ministero per i BB.CC., Curia.


I lavori, che a rilento hanno proceduto all’interno di questi locali, hanno trasformato gli spazi indipendenti (già utilizzati a fini conventuali e, poi, scolastici) in ampie e continue sale espositive. La nuova destinazione universitaria che qualche potente avanza invece richiederebbe di buttare al vento gran parte di quanto speso con fondi pubblici per far tornare la strutturazione interna più simile allo status precedente, con locali indipendenti e non interconnessi come sono quelli idonei ad un percorso espositivo. E per dare una qualche parvenza di logicità a quest’operazione sono stati tirati in ballo sia il “sotterramento” del Museo di Arte Sacra sia la non rispettata finalità educativa che vincola l’uso di questi locali. La seconda obiezione ci appare del tutto strumentale perché un museo (e qualsiasi spazio espositivo) non ha esclusivamente una valenza culturale, ma rappresenta una attrezzatura della didattica e dell’educazione.

Oggi ogni complesso espositivo degno di tal nome ha tra le proprie finalità quella educativa, coltivata addirittura da propri appositi settori. Potremmo condividere quest’opinione se si trattasse di destinare i locali ad un’esposizione commerciale o ad una fiera, che hanno finalità economiche e promozionali, ma non se si opera nel settore della cultura e dell’arte. La prima obiezione, invece, in qualche modo rappresenta una situazione in parte reale.

Il grande museo diocesano che doveva raccogliere in forma permanente quanto di meglio era sparso nelle molte e varie chiese del territorio sembra che non sia più fattibile soprattutto per l’opposizione dei parroci e delle comunità parrocchiali locali, non disposti a privarsi di oggetti che per loro, prima ancora che artistici, sono simboli comunitari e oggetti della propria fede. Esigenze legittime e di cui bisogna tener conto. Esiste tuttavia un patrimonio non fruibile di oggettistica sacra appartenente a chiese chiuse al culto della città (Suffragio, S. Girolamo….) e della Piana che possono dar vita ad un museo di arte sacra, sicuramente ridimensionato rispetto alle vecchie intenzioni, magari arricchito da quel ‘tesoro’, preziosissimo e misconosciuto ai più, degli apparati appartenenti alla chiesa di S. Frediano, così accuratamente descritti da Romano Silva un ventennio addietro.

Non solo. Lucca è centro che dovrebbe garantire il suo futuro potenziando le proprie valenze culturali. Se questo principio è largamente condiviso da tutti, le azioni messe in atto ben poco fanno perché questo potenziamento si concretizzi. Mentre alcuni recenti interventi hanno dotato la città di un minimo di attrezzature per la convegnistica niente è stato fatto per dotarla di un’attrezzatura per grandi esposizioni d’arte. I locali di cui oggi si dispone sono le sale monumentali di Palazzo Ducale e quelle della Fondazione Ragghianti. Se le prime presentano un limite al proprio utilizzo nella propria “monumentalità” le seconde lo presentano nella propria estensione. La mancanza di spazi adeguati in città è stata evidenziata anche durante la recente splendida mostra su Matteo Civitali, che ancora più splendida sarebbe stata se avesse potuto estendersi con respiro in una diversa articolazione spaziale.
Da tempo questa Associazione ha segnalato la necessità che Lucca sia dotata di un’attrezzatura per esposizioni culturali e aveva anche avanzato l’ipotesi di destinare a questa funzione il grande immobile delle camerate nel complesso della caserma Mazzini. Quest’ipotesi non è mai stata presa in considerazione e la destinazione di questo contenitore sembra sia indirizzata a fini diversi anche se al momento confusi (I.M.T. anch’esso?).

Orbene il drastico ridimensionamento del Museo di Arte Sacra permette che proprio nel contenitore del Real Collegio (anche attraverso il recupero della parte non ancora interessata dalla ristrutturazione e che richiede urgenti lavori di manutenzione) possa trovar collocazione la grande attrezzatura espositiva specializzata di cui la città ha bisogno. Questo senza rinnegare i lavori di adattamento fino a qui eseguiti, ma mettendoli semplicemente a frutto.
Progettare un futuro per la città significa fissarne i capisaldi strutturali efficaci e indiscutibili. Se individuiamo nel turismo culturale uno dei ruoli fondamentali di Lucca, diamogli allora vere prospettive con idonee strutture.
Ringraziamo dell’attenzione e inviamo i migliori saluti.

Il Presidente
(arch. Roberto Mannocci)



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