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Notizie ravennati
20-07-2009
Ercole Noto

“Ciò che semini raccogli”. Il vicesindaco di Ravenna Giannantonio Mingozzi, con delega all'Università, è stato contestato per dei manifesti pensati per pubblicizzare le quattro sedi romagnole dell'Ateneo bolognese: Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena; mostravano quattro ragazze in tutina aderente con sulla maglietta la scritta “indecorose e libere”. I manifesti sono stati affissi nelle città sedi dei corsi interessati e sulla costa adriatica, in Veneto e nelle Marche. E’ bastata quella scritta come messaggio pubblicitario trasmesso dalle "Fantastiche4", per scatenare la bagarre e far propendere a “oscurare” il manifesto. Tantu trafficu ppi nenti! "Tutto è iniziato qualche giorno fa - spiega il vicesindaco nel sito della municipalità ‘ravennanotizie’ di venerdì 10 luglio - in senato accademico, dove le posizioni di alcuni docenti sono sembrate veramente esagerate. Al punto da far sorgere il dubbio che qualcuno sia rimasto spiazzato nel vedere la Romagna unita e compatta nel promuovere i propri corsi universitari, per altro a beneficio di tutta l'Università". Inutile dire degli attestati di stima giunti all’esponente politico locale dai suoi compagni di cordata, che gli attribuiscono meriti che non hanno cambiato la valenza attribuita a quella università, poiché è bastato leggere la superclassifica degli atenei universitari stilata dal Censis (resa nota con la Guida di Repubblica del 30 giugno), per sapere a chi spetta veramente la palma del riconoscimento di qualità come miglior facoltà o miglior ateneo, e vedere che Ravenna neanche figura fra le università «più produttive e virtuose» del Paese. Intanto nasce il club dei 19 atenei d’élite: Aquis, cioè Associazione per la qualità delle università italiane statali, che si prefigge l’obiettivo di «migliorare la reputazione internazionale» degli atenei pubblici, «promuovere la qualità di formazione, ricerca scientifica e organizzazione », «proporre strategie per la definizione di obbiettivi e programmi comuni con Parlamento e Governo». Ma i guai non vengono mai da soli. Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, ritorna sull’argomento mura del Torrione, avviluppate dalle piante infestanti (come gran parte della antica cinta muraria), criticando il sindaco che non ha ancora risposto alla interrogazione del 14 aprile scorso, nonostante gli obblighi di legge, e resa pubblica anche dal blog di ‘Patrimoniosos’: ‘PaesaggioSos’. Ecco di seguito il testo riportato dal sito di ‘ravennanotizie’, domenica 12 luglio 2009, tralasciando in questa sessione la questione sollevata dallo stesso Ancisi sul tombamento di quella parte prospiciente l'attuale attestamento del Canale Corsini, dal popolo denominato “Candiano”, sugli ambiti della Stazione ferroviaria, con il fine di realizzare una grande piazza sull'acqua, con spazi interrati resi disponibili nella stessa zona d'acqua recuperata, per due piani di parcheggi sotterranei pubblici e privati...oltre che l’insediamento di nuove funzioni commerciali e terziarie..." . Scrive Ancisi: "Alla mia interrogazione del 14 aprile scorso, che contestava, sulla scorta di un ampio reportage fotografico prodotto dalla task force territoriale di Lista per Ravenna, la ricostruzione delle antiche mura del Torrione, il sindaco non ha ancora risposto, nonostante la legge gli imponga di farlo entro 30 giorni. Dalla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici non è giunto alcun chiarimento. Eppure, la materia è di eccezionale importanza e gravità. Proviamo dunque, dopo avere visionato la documentazione amministrativa e tecnica depositata in Comune, e sulla base dell'analisi effettuata dal nostro consigliere della Circoscrizione Prima, Alessandro Garofalo, a darci alcune risposte da soli. I lavori sono stati compiuti sulla base della convenzione del 17 luglio 2002 con la società Corso Nord, che ha realizzato il piano commerciale privato di recupero e ricostruzione dell'intera area ex Callegari, assumendosi anche l'onere di eseguire, per conto del Comune, sulla base di un progetto concordato con la Soprintendenza, tutte le opere pubbliche di consolidamento, restauro e ripristino delle mura storiche che delimitano tale area. L'autorizzazione al riguardo è stata concessa dalla Soprintendenza il 4 febbraio 2008, integrata con altra del 5 marzo sul posizionamento degli accessi pedonali. CANTIERE DA TERZO MONDO La società avrebbe dovuto rispettare, sulla base di tale autorizzazione, tutte le norme vigenti a tutela della sicurezza dell'immobile, degli addetti ai lavori e della pubblica incolumità. Viceversa, i nostri sopralluoghi dell'aprile scorso documentarono, in proposito, una vistosa serie di irregolarità a danno della sicurezza delle maestranze e dei cittadini. Non era esposto il cartello di cantiere con tutte le informazioni obbligatorie; sugli accessi al percorso ciclo-pedonale collocato sopra le antiche mura mancavano gli sbarramenti prescritti da un'ordinanza del Comune e non erano stati occultati i cartelli che indirizzavano pericolosamente i cittadini su tale percorso; il cantiere stesso presentava ampi varchi che consentivano, in particolare dalla parte del nuovo parcheggio di via Fiume Abbandonato, facile accesso agli estranei; i lavori specialistici di restauro erano effettuati da personale apparentemente non qualificato, senza alcun mezzo di protezione, come un casco, una mascherina o un semplice guanto; si notava una serie di impalcature posticce e prive di qualsiasi messa in sicurezza durante le sospensioni dell'attività lavorativa, anche riguardo a possibili estranei. La giudicammo una situazione da terzo mondo. La nostra denuncia ebbe effetto in due giorni. Il cantiere, in funzione dal 15 ottobre 2008, fu messo in sicurezza fulmineamente. Dando atto di questo, ci restò però difficile accettare che, in pieno centro storico di Ravenna, per l'esecuzione di un'opera pubblica, su un patrimonio di grande valore archeologico, un cantiere di lavoro fosse funzionato per sei mesi in totale anarchia, senza che nessuna autorità pubblica se ne accorgesse, mentre ci si riempie la bocca e si occupano pagine di giornali per dissertare quotidianamente sulle garanzie di sicurezza sul lavoro. Restiamo in attesa di sapere se questo comportamento sia stato, almeno, sanzionato, come capita ai semplici cittadini quando vengono scoperte loro infrazioni assolutamente più modeste. ANTICHE MURA MULTICOLORI E A STRATI La relazione dello studio "Muratoria", allegata al progetto, evidenzia, innanzitutto, una grave responsabilità del Comune sul degrado delle mura: infatti, la totale mancanza di manutenzione ha provocato, nel tratto terminale verso la chiesa della Madonna del Torrione, il crollo della porzione alta della muratura e la diffusione di una folta vegetazione infestante. L'intervento di recupero prevedeva l'integrazione delle soluzioni di continuità mediante l'inserimento di malta per le fessurazioni e tramite opere di cuci-scuci per le parti mancanti di maggiori dimensioni. Era prescritto l'utilizzo di mattoni di recupero, oppure anche nuovi, ma che avessero caratteristiche dimensionali e chimico-fisiche prossime a quelli della muratura storica. Le parti della muratura storica ricostruite sarebbero state rese "leggibili" dalla stuccatura leggermente arretrata dei giunti e dall'arretramento di qualche centimetro dei mattoni di contorno. Le opere di consolidamento sarebbero terminate con la stilatura dei giunti, cioè con la sostituzione della malta degradata con altra, possibilmente idraulica, facendo particolare attenzione sia alla colorazione sia allo spessore , non dovendo essere aggettante rispetto al profilo della superficie e dovendo rientrare di almeno un millimetro. Seguendo la logica della stratificazione, sarebbero stati adottati criteri tali da consentire la lettura di tutte le vicende del passato, come il muretto del percorso ciclo-pedonale, da innalzare, ancora una volta, con un'altezza sufficiente per proteggere la pista ciclo-pedonale. Si sarebbe demolito il muretto nella parte adiacente i nuovi edifici per consentire l'accesso ai fabbricati di nuova costruzione sulla parte dell'ex stabilimento Callegari mantenendo evidenziato a terra il tracciato. Nei sopralluoghi effettuati da Lista per Ravenna in aprile, il risultato dei lavori compiuti fino a quel momento apparve, al giudizio delle quattro persone coinvolte, del tutto improbabile rispetto alle premesse. Sui resti delle mura antiche, sono stati elevati strati di mattoni moderni di colore vistosamente discordante ed è stata inserita tra l'antico e il nuovo una fascia di mattoni con disegno "a scacchiera", di cui non è stato chiarito il senso. La visione estetica è assolutamente mortificante. Dall'esame della documentazione facente parte del progetto e in attesa che ci vengano date le risposte dovute da chi ne ha il dovere, ci sentiamo di contestare che: • i mattoni, le malte e gli altri materiali utilizzati per la ricostruzione delle mura sono diversi da quelli della muratura storica, non avendo caratteristiche dimensionali e chimico-fisiche prossime ad essi; • la demolizione del muretto per consentire l'accesso ai fabbricati di nuova costruzione nell'area dell'ex stabilimento Callegari, sia pure autorizzata dalla Soprintendenza, ci pare un grave errore, in quanto esso costituiva una parte delle mura storiche. Ci chiediamo, ovviamente, se, accertate le responsabilità, nessuno debba risponderne. Avremo modo di ritornare sull'argomento". Fin qui Ancisi. E Intanto che il sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci si dimena come un coccodrillo fra le paludi dell’illegalità e dello sballo, cercando di combattere gli abusi dell’alcol che molti giovani praticano nel fine settimana, nella località balnerare di Marina, l’opposizione lo incalza per un gesto ritenuto sconsiderato. Infatti il sindaco, come atto dimostrativo, ha comprato in uno dei locali che li vendono, un secchiello pieno di alcool - ["L'idea del secchiello- scrive un lettore di ‘ravennanotizie’ - non è certo originale. In Thailandia è da molto tempo che lo fanno, soprattutto durante il fullmoonparty"] - e l’ha sversato in un tombino. Dice Matteucci: “Ho guardato tante volte i ragazzi bere dai secchielli. Diventa quello il luogo condiviso del divertimento. Non per tutti certo. Ma per troppi purtroppo. E io non ci sto. E continuo a lavorare per farlo sapere a tutti. Perché prevalgano buonsenso, regole e sicurezza. Io non posso vietare i secchielli, lo sann o tutti. Ma voglio dire che non mi piacciono, che non è questa la modalità di divertimento comune che auguro ai nostri ragazzi. Lo faccio coltivando la speranza che qualcuno mi segua.....smettendo di comperarli.....smettendo di venderli". Ma l’opposizione giudica sbagliato l’atto del primo cittadino. "Ha fatto il giro delle prime pagine dei giornali locali (…) la foto del Sindaco che svuota nella fogna il secchiello di alcool. ”…C'è infatti il rischio reale che l'emulazione del Sindaco sul tombino che svuota il cestello dell'alcool sia fonte di comportamenti tanto dannosi quanto illeciti. Versare sostanze diverse dall'acqua nella rete fognaria è atto sanzionabile e sarebbe veramente triste che qualcuno pensasse il contrario vedendo il gesto del Sindaco”. [da ‘ravennanotizie’, domenica 12 luglio 2009] Altro argomento che merita particolare attenzione è quello dell’emergenza “Danneggiamento aggravato di writers e graffitari (articolo 3, comma 2)” del Ddl sicurezza diventato legge dello Stato. A seguito delle “disposizioni per la repressione del fenomeno dei cosiddetti writers o graffitari, autori di murales e scritte su muri di edifici pubblici e privati, su autobus, treni e, in generale, su beni mobili e immobili altrui”, in molte città d’Italia si discutono i provvedimenti da adottare. Anche nella vicina Bologna, da sempre permissiva, dove si è giunti a un punto di non ritorno, Palazzo d’Accursio sta tentando di elaborare un piano di interventi di pulitura con le due soprintendenze, coinvolgendo nella spesa di ripristino del decoro urbano i cittadini passivamente danneggiati. Oltre al danno la beffa! Qualcuno pensa addirittura di interessare e coinvolgere gli studenti per «rafforzare il senso civico», “visto che il graffitismo è collegato alle fasce più giovani della po polazione, con cui la sinistra fa fatica a dialogare, e agli studenti, con cui questa città non va sempre d´accordo” (Cosenza). Ma, come si diceva all’inizio, “quello che semini raccogli”. Personalmente non condivido esperienze del tipo “laboratorio di murales”, anche se ispirati all'opera di un grande artista. In questi giorni – si legge sempre su ‘ravennanotizie’- venti bambini iscritti al laboratorio di murales del centro estivo di Casa Vignuzzi, hanno contribuito, con la loro creatività, a rendere Ravenna più bella e colorata; hanno infatti completato un lavoro iniziato già da alcuni anni, di decorazione del muretto di cinta che delimita l'area della scuola media Ricci Muratori. Forse è proprio un’esperienza simile a quella che magari induce poi qualcuno a fare da grande il graffitaro, o l’imbratta muri, o peggio, insozzare i vagoni dei treni, come ha ben documentato il video “L'assalto dei writer ai treni”, visionabile nel sito online di la Repubblica dello scorso 12 luglio. Mi piace concludere riportando in parte il pensiero di Giovanna Cosenza, tratto da “I graffiti tra sceriffi e scarabocchi Il dibattito sulla città”; Bologna- La Repubblica, 12luglio 2009. “Se li chiami graffiti la gente pensa al writing e si divide subito in due: quelli che ne pensano bene, pur facendo i distinguo del caso (non sempre sono «arte», non tutti sono «belli», eccetera), e quelli che ne pensano male (sono atti di vandalismo, imbrattano le pareti, sono illegali, eccetera). È chiaro che le cose sono più complesse e le distinzioni fra graffitismo, aerosol-art, street-art, tagging e semplici brutture sono più sottili. Ma il senso comune funziona così: o buono o non buono”. Ma non è più tempo di fare distinzioni, e ora che il danneggiamento è ritenuto reato sanzionabile da una legge dello Stato, la legge va applicata, anche se per una giunta di centrosinistra sarebbe il massimo della impopolarità.



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