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Musei e collezioni: a ciascuno il "suo"?
03-08-2009
Andrea Costa

Cari amici,


ringrazio Vittorio per aver messo giustamente il “dito nella piaga” rispetto ad una vicenda di ordinaria “tracotanza” milanocentrica che (ora che è Capitale
del Mediterraneo anche noi romani possiamo finalmente prendercela con qualcuno!), voglio chiarire subito, va giustamente rintuzzata.
In special modo la vicenda del prestito quarantennale rinnegato, si merita tutti gli strali che da oggi in poi la Soprintendente poco avveduta si meriterà.
Il dibattito è sottaciuto, intorno alle etichette dei reperti dei Musei nazionali (Venere di Urbino, Apollo di Veio, Fanciulla di Anzio, etc, etc,) si combattono guerre feroci a colpi di fax, mostre promosse e prestiti negati.
Come mai? Mi provo presuntuosamente ad azzardare una possibile risposta: che gli italiani non ci sono più. Siamo alla separazione dei beni, più o meno consensuale, alla frutta. Nessuno si fida più di nessuno e quando non c’è più
fiducia è noto che vien meno anche la fedeltà. Il resto dovrebbe essere materia per gli avvocati.
Persino un Presidente della Repubblica come Carlo Azeglio Ciampi si è accorto della cosa ed è ad un passo dalle dimissioni dal Comitato per le celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Ecco dunque la "maledizione di Axum" che cosa ha veramente prodotto: la Guerra dei Capponi...o meglio la ricerca della "robba". Mi sembra che se ogni città cominciasse a strappare, ognuna per sè dal grande libro della storia, la
paginetta che più gli piace, non ce ne sarebbe davvero per nessuno. Fine dei Musei nazionali. Fine delle collezioni vincolate dei musei nazionali. Fine dei vincoli. Città vittime potrebbero a ben vedere scoprirsi "carnefici" (vedi la
depredata Venezia che vanta però parecchi marmi greci di provenienza ateniese...
abbastanza recente). Io, ad esempio, da romano "ladrone", rivoglio da Milano la Pietà Rondinini! Era a Palazzo Rondinini fino agli anni 50' del secolo ventesimo quando qualche Sindaco democristiano e qualche Ministero fece finta
di niente! Non c’era ancora la regione Lazio, ma c’era la Soprintendenza ai monumenti, e i diritti di prelazione? Ne sapete qualcosa? E da Napoli...dunque la collezione Farnese, compreso il grande Toro Farnese delle terme di
Caracalla! Lo scambio potrebbe avvenire con gli arazzi "borbonici" del Quirinale (notoriamente casa degli italiani cioè casa di tutti, cioè all'italiana di nessuno). Naturalmente prima di aver sentito i piemontesi che
vorrebbero anche loro qualche cosa per arredare le residenze sabaude.
Dovrebbero però mettersi d'accordo a loro volta per una cifra congrua sempre con la Capitale del Mediterraneo(Mare insubrum) MIlano, ed i suoi rapporti col protettorato di Monza e la restauranda Villa Reale. Lo scambio degli ostaggi
potrebbe avvenire in territorio neutrale come la Svizzera, modello cantonale da imitare per rimanere fedeli al grande sogno del defunto Gianfranco Miglio.
A parte il tono, volutamente leggero se non fosse che la situazione non è seria ma è assolutamente grave, queste vicende sono note, forze disgregatrici dell'Unità nazionale stabilmente al governo oramai da un quindicennio mettono
le mani sul patrimonio nazionale avventandosi ognuna come può " sulle spoglie di un nemico sconfitto" come le manzoniane rivolte alla casa del signorotto locale "chi alla ricerca chi di un quadro, chi di un sacco di farina". I virgolettati non sono miei ma di Salvatore Settis in una intervista inusuale che gli feci (lo so, è brutto citarsi!) nel 2006 per il Bolllettino nazionale
di Italia Nostra, Associazione di cui sono (ancora) consigliere, per quel concerne la sua tormentata Sezione romana.

Come la penso? Chi mi conosce sa che pur non essendo stato mai togliattiano, sui beni artistici e le collezioni nazionali per citare Paolucci "stelle fisse dell'identità nazionale" sono per una pragmatica amnistia. In questo caso
però Vittorio Emiliani ha pienamente ragione, la Hybris milanese è nota ed è ben protetta da un governo leghista, dal legato padano del Vaticano e di Cielle Roberto Formigoni, e dalle altre forze della "dissolution”.

Vi invito a dire la vostra perché il dibattito è davvero interessante e, mi sembra, anche inedito.
Un caro saluto,

Andrea Costa



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