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Il disegno di legge "ad personam" della Giunta Cappellacci
03-08-2009
Gian Valerio Sanna

01/08/2009

Pensavamo sinceramente di poter conoscere un po’ più in là nel tempo la vera identità della coalizione di governo “simboleggiata” dal Presidente Cappellacci.

Soltanto simboleggiata appunto, perché a ben vedere non può affermarsi che Cappellacci guidi una coalizione, innanzitutto perché è facile verificare che di coalizione politica e di governo non si tratta quanto di una vera e propria sommatoria di partiti, gruppi di potere o singoli personaggi che giocano “in proprio”. In secondo luogo non può pretendere di guidare uno che è guidato, o meglio che si trova nel mezzo di un ingorgo di interessi e di cambiali elettorali dove chi comanda per davvero spesso non risiede neppure in Sardegna.

Il disegno di legge (prima vera uscita ufficiale della Giunta regionale) che a due mesi dalla finanziaria è in approvazione in Consiglio regionale illumina e prova largamente le nostre considerazioni.

Prima di tutto il metodo. Il centrodestra ha costruito intorno a questo provvedimento una vera e propria cortina fumosa e di omertà: ha impedito il normale lavoro delle Commissioni e perciò l’espressione dei rispettivi pareri con una palese violazione dei regolamenti interni; ha negato, dopo l’annuncio solenne di un ritorno alla cultura della partecipazione e della concertazione, qualsiasi audizione di organizzazioni di categoria, sindacati ed enti locali, nonostante questi lo richiedessero con insistenza, manifestassero perplessità e denunciassero profonde inadeguatezze nel provvedimento; ha attivamente voluto che nessuno parlasse e divulgasse i contenuti del dibattito, le posizioni e dunque il vero merito di questo provvedimento.

Nel pieno vortice di una crisi strutturale senza precedenti, il centrosinistra chiedeva al contrario un provvedimento snello ed essenziale, che mirasse a dare sollievo alle condizioni estreme dell’economia regionale offrendo maggiori possibilità di lavoro, innalzando il livello della domanda pubblica, attuando stabilizzazioni del precariato, affrontando i problemi della scuola sarda e dando avvio ad un piano straordinario per le politiche industriali.

Abbiamo invece lavorato con un Governo ed una maggioranza sorda e cieca, che per non farsi mancare nulla si è approvata, consapevolmente, norme risibili e persino affette da sgrammaticature vergognose per un legislatore.

Il disegno di legge “ad personam” è dunque un festival degli interessi privati di amici e parenti di sicura fedeltà elettorale ed anche prossimi a componenti di organi apicali delle istituzioni regionali, il tutto realizzato abbattendo ogni ostacolo normativo o procedurale, anche se frutto di faticosi processi normativi patrimonio della civiltà giuridica regionale.

Il pezzo forte è senz’altro la crisi della chimica e dell’industria sarda. Prima il richiamo all’unità di tutti per la difesa dell’apparato industriale, poi un ordine del giorno unanime che proponeva l’impegno di avviare un piano straordinario di cinque anni, sul quale coinvolgere il Governo nazionale nel concorrere con la Regione alla stabilizzazione ed al rilancio dell’intero comparto industriale in Sardegna e salvare così definitivamente migliaia di posti di lavoro, e dopo neppure dieci giorni, ottenuto un rinvio della “catastrofe” (spacciato per altro come una grande conquista politica), la Giunta regionale boccia in aula una norma programmatica che voleva far diventare legge e dunque trasformare in fatti le parole di circostanza e la solidarietà che sono state espresse all’indomani dell’annuncio dell’Eni. Come già accaduto, si pensa di governare spostando nel tempo le decisioni necessarie e preparando così migliaia di lavoratori ad un autunno da incubo.

Superando ogni possibile pudore, nello stesso provvedimento, vengono modificati i vincoli per consentire la liberalizzazione di alcuni particolari parchi eolici e si finanziano i musei privati da loro diretti. Oltre a quello che si comprende direttamente vi è poi quello che non consente ancora l’individuazione degli “utilizzatori finali” come la speciale norma che finanzia l’abbattimento dei tassi di interesse a privati cittadini che hanno contratto mutui personali e che non usufruiscono di finanziamenti pubblici.

Al loro vero esordio, insomma, questa è la vera faccia dei nostri governanti, quelli che promettevano di farci sorridere e che trascurano l’imminente deflagrazione sociale ed economica della Sardegna che affronta la crisi globale partendo dalle sue debolezze e con il peso delle decisioni sul G8, sui tagli ai fondi FAS, quelli sul recente DPEF e ogni altra disattenzione che portano via ogni giorno alla nostra regione le già poche carte che si potevano giocare per il futuro.

La continuità territoriale in materia di qualità della politica dunque sembra già conquistata. Non siamo più un’isola per moralità pubblica, per capacità di governo, per conflitti di interesse e contiguità fra politica ed affari.

Facciamo politica e sappiamo che l’alternanza è una componente della democrazia e perciò non è il risentimento per aver perso le elezioni che muove la nostra opposizione e la nostra intransigenza di fronte a queste scelte, ma semplicemente il fatto che ci resta un briciolo di responsabilità sul futuro collettivo della nostra comunità regionale, anche se alcuni di noi immaginavano già che ci sarebbe stata presto tutta questa decadenza.



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