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Calcata persa e Calcata ritrovata. Cronistoria di una ricerca del luogo, in cui il luogo rimasto... - Comunicazione socioambientale aperta -
19-08-2009
Paolo DArpini

Quello che mi fa odiare Calcata, allo stesso tempo amandola allinverosimile cercando di proteggerla lindifferenza con la quale viene vissuta la sua trasformazione e la sua perdita dinnocenza e didentit. Chiaramente mi riferisco alla comunit umana di Calcata poich il luogo in quanto tale pi o meno intonso, anche se negletto.

Apparentemente le due comunit di Calcata, paese nuovo e paese vecchio, si stanno sgretolando in una sorta di abbrutimento e perdita di valori. Al paese nuovo regna lindifferenza anche se presente una tendenza per la riconquista di una supremazia morale, che andato svanendo in seguito alla perdita di meriti comunitari, per sovente manifestantesi in "riconquista" delloperativit economica e dello sfruttamento turistico del borgo.

Al paese vecchio la gioia di vivere ed il gusto alternativo di creare arte e cultura sta convertendosi in finto lustro, in artifizio e paccotage da mercatino, in servizi resi al turismo di massa, che cancella ogni bellezza ed onest. Insomma, sembra quasi che Calcata sia in vendita al miglior offerente e che la cultura residua sia solo un tentativo di appropriazione della fetta pi grossa del mercato.

Lentamente ci che vi era di "vero" andato scemando.

Al paese nuovo avvenuto con la dipartita dei custodi della tradizione, il pecoraio che pascolava gli armenti dietro al Comune, il capraio che manteneva ancora la tradizione del formaggio casereccio, lortolano che produceva frutta ed ortaggi per s e per gli amici, chi aveva un po dolio, chi aveva un po di vino casereccio, chi almeno laceto. Questi sacerdoti del costume contadino sono quasi tutti deceduti o talmente invecchiati che a malapena possono provvedere a se stessi.

Al paese vecchio, gli artisti difendono la propria unicit ognuno incastrato nella sua baronia, mentre aumentano i cloni ed i finti, aumentano coloro che vengono da fuori ad aprire bottega per altri forestieri, quelli che hanno la cultura delle musicacce suonate in piazza non diverse da quelle suonate nel tunnel della metropolitana, quelli che sanno solo atteggiarsi ad "operatori culturali ed economici" con letichetta "Calcata".

Peccato che sia cos deteriorata la societ ed in cos breve tempo ma qualche rimasuglio di umanit, o qualche esperimento di ripresa ancora si manifesta. Voglio qui menzionare alcuni casi che ritengo buoni esempi. In primis il tentativo di Felix e Sofia, coadiuvati da Lorenzo, di vivere sui frutti biologici della terra, sul piccolo artigianato, sul sapone fatto in casa, sui lavoretti di muratura e di falegnameria, sul mantenimento di una parvenza di solidariet paesana. Il tentativo dellassociazione Il Granarone di continuare a favorire, nei limiti del possibile, lespressione artistica senza dover ricorrere alle solite finzioni, allescamotage del ristorante mascherato da centro culturale... Vi sono poi degli artisti che meritano attenzione per la pervicacia con la quale perseguono la loro arte senza abbassarsi a compromessi, ad esempio Angela Marrone, cantante pittrice scultrice, o Costantino Morosin, geniale inventore di nuovi modi creativi, oppure Athon Veggi, ricercatrice esoterica e scultrice di rango, e non voglio n posso ignorare la seriet professionale di Simona Weller e di Paolo Portoghesi. Ma qui mi fermo con gli encomi, anche se dovrei veramente inserire il tentativo di risurrezione teatrale ma non posso farlo perch in quel canto non sono gradite menzioni.

Nellambito della cultura tradizionale, quella del paese nuovo che rappresenta i vecchi abitanti, non posso far a meno di ammirare lo sforzo con il quale alcuni gruppi cercano di mantenere una coesione sociale. Vedesi il Coro Calcata, vedesi la Banda, sia quella ufficiale che quella Riciclata. Ultimamente sorto anche un giornaletto locale che tenta di riportare al giusto livello le tradizioni, si chiama il Cargatese e questo tentativo va sottolineato e premiato. Nellambito dellimprenditoria voglio citare il primo ristorantino decentrato, sito sulla via provinciale, gestito da una famiglia di calcatesi doc, che cerca di riproporre una cucina semplice ma genuina che valorizza i prodotti locali, si chiama il Caraponzolo, credo che sia il nome di una pianta.

Allora, da un lato e dallaltro c ancora un tentativo benefico di mantenere il luogo radicato alle sue origini ed alla verit, questo mi sembra positivo e spero che si venga a creare sufficiente sinergia fra questi due "tronconi", o pezzi di cultura locale, che condividono una autenticit in modo da creare sufficiente humus per la rinascita o per il mantenimento in vita di Calcata, non come immagine da smerciare ai turisti ma come luogo con una sua identit ed esistenza.

Paolo DArpini





Amore di Calcata

Lamore non una merce, non un guadagno,

non una comodit che puoi accumulare.

Lamore non ha significato oltre se stesso,

esiste di per s non per qualche altra cosa.

Lamore non si pu ricordare o proiettare,

non ha un passato non ha un futuro
.soltanto qui ed ora! Ama.

..................
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/08/08/calcata-persa-e-calcata-ritrovata%e2%80%a6-cronistoria-di-una-ricerca-del-luogo-in-cui-il-luogo-e-rimasto/



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