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Bronzi di Riace: domande aperte
21-08-2009
Luca Pagni

Gentile Raffaele Schettino
Direttore di metropolisweb.it

Buongiorno,
mi chiamo Luca Pagni e collaboro con il Giornale Periodico Telematico 2duerighe
oltre ad essere il curatore della pagina web sui Bronzi di Riace http://www.photographers.it/articoli/bronzidiriace.htm
che la invito a studiare per vedere come poter "...lavorare cercando di gestire tutte le situazioni che si sono verificate in questi territori
riguardo alla tutela dei beni archeologici"... secondo le dichiarazioni del Prof. Giovanni Pietro Guzzo,
su cui ho apprezzato il Vs articolo alla pagina web:
http://www.metropolisweb.it/legginews.asp?idarticolo=19210&titolo=Terzigno,%20il%20tesoro%20in%20discarica:%20spuntano%20reperti%20archeologici

La invito a leggere attentamente i documenti e le fotografie pubblicate, riguardanti i Bronzi di Riace...


Dichiarazione di Giovanni Pietro Guzzo

Nella relazione del primo sopralluogo ufficiale, Giovanni Pietro Guzzo, allora ispettore della soprintendenza reggina,
ed oggi soprintendente della Calabria e di Pompei, dichiara che si provveduto al recupero di una statua con elmo.

Dov' finito quest'elmo ?
Perch nessuno ne ha denunciato la scomparsa ?
Perch nessuno ha mai rettificato l'eventuale errore nella relazione ?

http://www.photographers.it/view_news.php?id=239

Nel visionare le foto Bragh, autore di una ricerca e di un libro "Facce di Bronzo" in cui si documenta il possibile furto di uno scudo e di una lancia appartenuti ai Bronzi,
ha notato che dalla mano della statua cosiddetta 'Giovane'
c'era un maniglione dello scudo che non stato mai trovato.

"Dalle foto - sostiene Bragh - si vede un oggetto che fuoriesce dalla mano sinistra del bronzo.
E' facilmente intuibile che si tratta del maniglione dello scudo appartenuto alla statua e che non stato mai ritrovato.

Curiosamente l'uomo in costume con barba, che trivasi tra la guardia e la statua, Giovanni Pietro Guzzo, che non pu dire di non aver visto o di non sapere.

Visitate la pagina web http://www.youtube.com/watch?v=IFwx2qWLBRo
ed ascoltate cosa mi ha dichiarato Giovanni Pietro Guzzo sulla vicenda, lo scorso 15 ottobre 2008.


Dopo aver visto le foto della Pro Loco di Riace, scattate al momento del recupero delle statue, mi sono recato al Museo di Reggio Calabria e tra gli oggetti esposti, trovati con i bronzi,
non c' traccia di quell'oggetto che si vede nella fotografia".

Da diverso tempo il Prof. Giuseppe Bragh, autore di due libri nei quali si documenta il possibile furto di oggetti appartenuti ai Bronzi di Riace, sostiene anche che le statue potessero essere tre e non due, visto e considerato che nella denuncia di ritrovamento di Stefano Mariottini del 17/08/1972 dove si parla di un gruppo di statue di cui una "con il viso ricoperto di barba e riccioli, con braccia aperte e una gamba sopravanzante,
con uno scudo sul braccio sinistro, per altro mai esposto al pubblico" oltre che di statue in "morellato pulito, privo di incrostazioni evidenti".
Basta recarsi al Museo Nazionale di Reggio Calabria
per vedere che nessuno dei due bronzi esposti ha le braccia aperte, ne porta elmo, scudo o lancia.


Si noti anche che Stefano Mariottini, denuncia che le statue

"...si conservano perfettamente, moellato pulito, privo di oncrostazionievidenti..."



Bronzo A: appena recuperato.

Non corrisponde con la descrizione fatta nella denuncia di Stefano Mariottini...

Mariottini si riferiva, forse ad una terza statua ?

Bronzo A: prima fase restauro a Reggio Calabria.
Mariottini descrisse uno scudo, al braccio di Tideo.

A suffragare questa tesi, secondo il ricercatore vibonese,
c' una relazione fatta al momento del ritrovamento delle statue al largo delle acque di Riace.


Il 2 agosto 2007 nel corso di una conferenza stampa al M.I.B.A.C.,
il Ministro per i Beni Culturali e Vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli, mi ha risposto sulle indagini giudiziarie in corso volte a verificare il possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace, come denunciato dal Prof. Giuseppe Bragh di Vibo Valentia.

Venerd 26 settembre 2008 a Roma

nel Palazzetto Mattei sede Societ Geografica Italiana
che conferiva il Premio Navicella alla carriere di Folco Quilici,
ho carpito un prezioso impegno del Ministro Sandro Bondi,
circa le verifiche da farsi
sul possibile trafugamento di parti dei Bronzi di Riace,
come denunciato dal Prof. Giuseppe Bragh di Vibo Valentia.

Calabria Ora 29 settembre 2008 Sandro Bondi ed i Bronzi di Riace

Mi rivolgo a Lei, Dr. Raffaele Schettino, affinch nella sua veste di Direttore di metropolisweb.it
possa pubblicare anche queste notizie di mala-gestione culturale in occasione dell'anniversario del recupero dei Bronzi di Riace.

Vi invito a visitare anche la pagina web http://www.auroratrust.com/
della Fondazione americana Aurora Trust, Ocean Exploration and Education Trust
con cui ha collaborato la Dott.ssa Annalisa Zarattini, che ci legge in copia.
Sarebbe bello se potessero portare i loro mezzi ad analizzare i fondali dove furono ritrovati i Bronzi di Riace, per verificare le eventuali presenze di anomalie metalliche e magari di reperti non ancora scoperti o trafugati...
di cui parlo anche alla pagina web http://bronzidiriace.style.it/

Grazie e buon lavoro.

Roma, 21 agosto 2009

Luca Pagni
collabatore del Giornale Periodico Telematico 2duerighe

http://www.metropolisweb.it/legginews.asp?idarticolo=19210&titolo=Terzigno,%20il%20tesoro%20in%20discarica:%20spuntano%20reperti%20archeologici


Terzigno, il tesoro in discarica: spuntano reperti archeologici
Venerdi 31 Luglio 2009

Terzigno, il tesoro in discarica: spuntano reperti archeologiciPOMPEI (Napoli) - Reperti archeologici rinvenuti nel corso dei lavori per la discarica di Terzigno, la conferma arriva dal Soprintendente Archeologico di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo: “La struttura commissariale per la gestione dei rifiuti ci ha comunicato la possibilit di eventuali ritrovamenti. Abbiamo compiuto, quindi, dei sopralluoghi e stiamo svolgendo le indagini che riteniamo necessarie per definire la natura di questi ritrovamenti”. Un’ indiscrezione che era circolata con insistenza nelle ultime settimane, subito dopo la notizia che il sito aveva avviato la sua attivit. A conferma che l’area individuata dal sottosegretario di governo Guido Bertolaso per raccogliere i rifiuti della provincia di Napoli e le ceneri di Acerra, oltre a ricadere nel perimetro del Parco Nazionale del Vesuvio, anche una zona di interesse archeologico , dunque, una circostanza dimostrata dai ritrovamenti venuti alla luce nel corso dei lavori. “Si, ci sono stati dei ritrovamenti e abbiamo in atto una corrispondenza con la struttura commissariale che si occupa dei rifiuti”, continua Guzzo.
Quale sia l’interesse storico e scientifico di questi reperti archeologici lo stabiliranno soltanto le indagini che stanno svolgendo i tecnici della soprintendenza. Risultati che verosimilmente arriveranno dopo il 31 agosto, che di fatto sar l’ultimo giorno a Pompei dello studioso di archeologia che dopo quaranta anni di servizio lascer la Soprintendenza.
“Dal 1969 al 2009, da Napoli a Napoli. Un cerchio che si chiude”, inizia cos il racconto del professor Guzzo ci accoglie nel suo studio all’interno degli uffici di Pompei. Scatoloni da imballaggio disseminati un po’ su tutto il pavimento. Gli scaffali della libreria sono ormai vuoti: “Sto facendo un po’ di ordine, dovr sistemare i libri che negli anni non ho letto e che conservavo qui”. Respinge con garbo l’etichetta di “pensionato”: “Per me quello che va ai giardinetti sulle panchine, ci sono ancora tante cose da leggere e da studiare. Con questo lavoro negli ultimi anni non ho frequentato molto le biblioteche, dovr ricominciare”. Ricominciare, dopo 14 anni e mezzo passati alla guida della Soprintendenza di Pompei, che dal 2008 stata accorpata a quella di Napoli. Guzzo, da un anno dirige ad interim, anche la soprintendenza di Caserta e Benevento.
“Ho cercato di lavorare cercando di gestire tutte le situazioni che si sono verificate in questi territori riguardo alla tutela dei beni archeologici”,
stato questo il suo modo di agire. Eppure di “imprevisti” ne ha dovuti affrontare tanti da quando “mi ritrovai unico funzionario in Calabria ed il professor Mariotti trov i famosi Bronzi di Riace o la scoperta del villaggio di Longola a Poggiomarino. Reperti che nessuno avrebbe mai immaginato di trovare”.
Qual la situazione del patrimonio archeologico campano?
“E’ una delle situazioni pi ricche di Italia. Qui si va dalla preistoria al tardo impero. Gli scavi avvenuti in occasione della costruzione della metropolitana di Napoli lo testimoniano. Davanti ad una dimensione sterminata di reperti, c’ bisogno di uno sforzo nel lavoro maggiore”.
Ma un lavoro maggiore, significa anche maggiori fondi?
“Le soprintendenze campane in questi anni hanno potuto giovare dei fondi europei veicolati attraverso la Regione. Questo ha permesso l’avvio di diversi progetti. Ma bisogna continuare a reperire i soldi che sono sempre di meno rispetto ai propositi”.
La strada pu essere quella di aprire ai privati?
“Certo questa una strada che noi abbiamo gi percorso in passato. Ad Ercolano i nostri progetti vanno avanti grazie all’interesse della Fondazione intitolata a David Packard. A Pompei, ultimamente l’associazione dei Conciari ha finanziato la ristrutturazione di un’antica conceria. Oplonti ha sviluppato una collaborazione con l’Universit del Texas. Ma devono rappresentare una integrazione di quello pubblico. E’ lo Stato che deve garantire la conservazione dei monumenti che rappresentano la storia di un paese”.
Che area archeologica di Pompei lascia?
“Alla fine degli anni ’90 dei quarantaquattro ettari del sito solo il 14% era in sicurezza, oggi siamo al 31%. Certo si sarebbe potuto fare di pi. Ma abbiamo dovuto fare i conti anche con la decisione da parte del Governo di bloccare le assunzioni. Non a caso parlo di area messa in sicurezza e non visitabile. Perch se si vuole rendere un’area visitabile c’ bisogno di vigilanza. C’ bisogno di aspettare tempi finanziariamente migliori”.
Ma intanto le scoperte sono continue. Un territorio, quello intorno al Vesuvio, ricco di reperti. Lo dimostra Terzigno, Poggiomarino, ed anche aree al centro di studi da anni riservano sorprese a questo va aggiunto il fenomeno dei tombaroli.
“Sicuramente tanti reperti sono stati distrutti, perch arriviamo tardi, oppure sono trafugati. Basti pensare che un mese fa nella zona a nord di Pompei stato trovato uno scavo clandestino. Ma un territorio che continua a stupirci: dieci giorni fa a confine con Torre Annunziata stata scoperta una villa o una fattoria con una sepoltura e nessuno sapeva niente”.
Nessuno immaginava nemmeno che a Poggiomarino ci fosse un villaggio protostorico?
“No. E’ stata una scoperta casuale. Ne nacque anche un contenzioso con il Governo che doveva realizzare un depuratore per il Sarno. Alla fine si deciso di fermare i lavori”.
Ma in questi anni si sono fermati anche gli scavi, perch?
“C’ ricchezza ed abbondanza in queste zone. Ed i fondi ed il personale sono pochi. Abbiamo dato priorit ad un censimento di quello esistente, in modo da avere una mappa dettagliata degli interventi da fare”.
La Soprintendenza Archeologica non solo Pompei, ma anche tanti siti minori, perch non c’ uno sviluppo turistico unanime?
“Purtroppo tutti questi siti definiti minori vivono all’ombra di Pompei. E questo va di pari passo con una mancata valorizzazione e diffusione della conoscenza che dovrebbero fare anche i comuni. Per questo abbiamo evitato di continuare a scavare, favorendo lo strumento del vincolo. Cio bloccando le zone che hanno una documentazione archeologica in maniera tale che si conservi per tempi migliori”.
Gennaro Carotenuto



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