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Povera Piazza Venezia.
08-09-2009
Francesco Floccia

Povera Piazza Venezia. In questi giorni tra il compassionevole lamento “Povera Italia!” e il prossimo celebrativo toponimo “Piazza dell’Unit d’Italia”, esponenti del Governo sembrano veramente interessati alle sorti del nostro Paese. L’”Ytalia” cimabuesca notoriamente ricordata da Federico Zeri ha un’accezione geografica ormai culturalmente lontana e non tanto perch artisticamente duecentesca quanto perch i maestri della comunicazione ormai affidano all’immediatezza della parola o di un segno temi o argomenti anche dai significati specifici e complessi. Nessuno pu negare che l’espressione “unit d’Italia” presupponga secoli di storia difficili da svolgere e ripercorrere e non richiami a fatti patriottici relativamente recenti seppure centocinquantenari. Cosa rappresenti a Roma il “Palazzo Venezia” prospiciente la celebre piazza da ribattezzare noto: Storia della Chiesa, dell’Europa, della Repubblica Veneta, vicende diplomatiche, ecclesiastiche, imperiali, moti risorgimentali, l’epoca fascista sono corollario di un monumento che resta anche esempio di architettura, arte, magnificenza di un’Italia umanistica e rinascimentale che stata la premessa unica e irripetibile della stessa Nazione che ora la classe politica vuole celebrare. Rimuovere – o anche solo renderlo pleonastico – il riferimento a “Venezia” vuol dire dimenticare cosa sia stato nella storia della Penisola il contributo delle grandi Corti nobili o civili sparse quasi miracolosamente in simultanea al di qua delle Alpi e che pur avendo visto nella Roma papale post medievale un necessario punto di riferimento, mantenevano costanti ed esprimevano i caratteri, gli aspetti, le forme migliori e peculiari delle propria specifica civilt d’origine. C’ chi chiede rispetto per le lontane tradizioni italiane locali, territoriali, “padane”: va bene. Ma si chieda rispetto anche per gli altrettanto lontani nel tempo e apportatori di grande cultura “Centri del Rinascimento” – come li definiva Andr Chastel - giacch l’Italia di fronte al “mondo” sempre stata rappresentata dagli umanesimi colti e aristocraticamente condotti di Firenze, Pisa, Milano, Urbino, napoletani, siciliani, pontifici e poi Ferrara, Venezia o adriatici nel loro insieme. Rimuovere il nome ‘Venezia’ per sostituirlo con ’Unit’ significa riconfermare il carattere politico dell’avvenuta unificazione fra gli antichi Stati italici; conservarlo convincimento che c’ comunque memoria di una storia pi profonda ed elaborata. Se poi, ormai anacronisticamente, si guarda all’Italia attraverso le sue vicende artistiche, vale sempre la considerazione di Federico Zeri secondo cui “Il periodo del dramma elisabettiano…cos spesso [ambientato] a Venezia o Verona, a N apoli o Roma, coincide con la diffusione in Europa della commedia dell’arte: anche questa contribuisce a rifinire la tipologia eterodossa dell’Italia e dei suoi abitanti” (“La percezione visiva dell’Italia e degli Italiani”, Einaudi 1989, pp. 25/26). Chi all’estero dunque terr in considerazione l’’Italia’ se non perch la terra ove si distende appunto anche la Citt di Venezia?

6/9/2009 Francesco Floccia



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