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Le mille ombre sullaffare del Parco commerciale di Barcellona PG
15-09-2009
Antonio Mazzeo

il cuore di una delle aree della provincia di Messina a maggiore densit eversiva e mafiosa. Barcellona Pozzo di Gotto, comune ad una quarantina di chilometri dal capoluogo dello Stretto, per affinit storiche, politiche e criminali definita la Corleone del XXI secolo. Gli ultimi trentanni hanno visto lascesa delle organizzazioni criminali locali ai vertici dei traffici internazionali di armi e droga; lalleanza con i ceti borghesi dominanti ne ha garantito la capacit di penetrazione nella politica e nelle istituzioni. Amministratori e consiglieri comunali avrebbero ricevuto pesantissimi condizionamenti. Un buco nero nella storia della Sicilia che solo a partire dalla fine degli anni 90 ha richiamato lattenzione dellAntimafia e degli organi di stampa nazionali. Poi, nel giugno 2006, quella che sembrava potesse essere una svolta per riportare legalit e agibilit democratica: lallora prefetto di Messina, Stefano Scammacca, disponeva unindagine sulle infiltrazioni mafiose nel Comune. Sindaco Candeloro Nania, cugino di primo grado e appartenente allo stesso partito di Domenico Nania, capogruppo al Senato di An. Ed il Polo ad avere una maggioranza bulgara in consiglio.

Per un anno quattro ispettori (il prefetto Antonio Nunziante, il vicequestore Giuseppe Anzalone, il capitano dei carabinieri Domenico Menna e il comandante della Guardia di Finanza Domenico Rotella), spulciano centinaia di delibere ed atti amministrativi ed analizzano contratti e visure camerali. La valutazione finale unanime: troppe scelte amministrative sono state subordinate agli interessi della criminalit locale. Altrettanto unanime la richiesta di scioglimento dellorgano elettivo. La relazione ispettiva, centoquarantasei pagine, viene inviata a Roma, ma inspiegabilmente il ministro degli Interni Giuliano Amato decide di non apporre la propria firma al decreto di scioglimento. Amministrazione e consiglio comunale possono concludere regolarmente la legislatura e alla tornata elettorale del 2007 Candeloro Nania e il Polo si ripresentano uniti ottenendo un successo di voti e consensi ancora pi consistente.

La giunta bis consolida il suo potere in una citt dove pure laria che respiri sembra stagnante; vige lordinaria amministrazione sino allo scatto di orgoglio della Commissione edilizia urbanistica che i primi giorni dagosto di questanno approva definitivamente il piano particolareggiato di quello che sar il pi grande Parco commerciale dellintera provincia di Messina. Lunico, come annunciato dai vertici di Palazzo Longano, che sar realizzato, in conformit alle leggi e alla pianificazione urbanistica e commerciale della Regione. Non poco in unarea dove sorgono come funghi megastore e centri commerciali, tutti in deroga o in aperta violazione alle normative in materia.

Quello di Barcellona sar un Parco di dimensioni faraoniche: le infrastrutture sinsedieranno in unarea di 184.000 metri quadri in contrada Siena, accanto al nuovo centro artigianale e al vecchio tracciato della linea ferroviaria Messina-Palermo, strategicamente integrato allasse stradale che lArea di Sviluppo Industriale (Asi) chiede di realizzare in collegamento con la vicina area industriale di Milazzo-San Filippo del Mela, nella prospettiva di insediare lautoporto originariamente programmato a Milazzo. Allinterno del Parco saranno insediati sei diverse strutture destinate alla grande distribuzione, una serie di locali commerciali e per il tempo libero, un parco giochi per bambini e alcuni alberghi e ristoranti. A presentare nel giugno 2007 lambizioso progetto, la G.d.m. - Grande Distribuzione Meridionale S.p.a. di Campo Calabro (Reggio Calabria), unazienda che gestisce nel sud Italia numerosi supermercati dei marchi Quiiper, Dperd e Docks market, pi gli ipermercati della transnazionale francese Carrefour di Porto Bolaro (Reggio Calabria), San Cataldo (Caltanissetta), Castrofilippo (Agrigento) e Milazzo.

Nel 2005 lazienda calabrese aveva stipulato un contratto di comodato duso con la Dibeca S.a.s. di Barcellona, proprietaria di buona parte dei terreni di contrada Siena, con relativa promessa di vendita. La stesura del piano particolareggiato fu affidata invece allarchitetto barcellonese Mario Nastasi. Nel maggio del 2008, la G.d.m. decise per di farsi da parte. Lacquisto dei terreni della Dibeca era subordinato al verificarsi di una serie di condizioni consistenti nellottenimento, entro e non oltre tre anni dalla stipula del contratto, sia dellapprovazione del progetto, sia del rilascio della relative concessioni edilizie da parte del Comune, sia dellautorizzazione amministrativa commerciale per lapertura di una grande struttura di vendita, ha spiegato Piergiorgio Sacco, presidente della societ di Campo Calabro. Nessuna delle condizioni previste in contratto si avverata nel termine triennale indicato: da qui il venir meno dellinteresse della nostra societ alla iniziativa urbanistica. Anche la non brillante esperienza del centro Carrefour di Milazzo pu aver influito sulla decisione dei manager della G.s.m.: nello stesso anno, a causa della flessione delle vendite e lassoluta deregulation del mercato, la societ era stata costretta a mettere in cassa integrazione quasi la met del personale impiegato.

Poco conveniente, dunque, tentare lapertura di un altro centro commerciale in zona. Ma a Barcellona c per chi la pensa in maniera differente, al punto dimpegnarsi energicamente perch il piano concludesse positivamente liter istruttorio ed approdare in consiglio comunale per lapprovazione finale. Dato il dietrofront della societ proponente si dovuto ricorrere ad un escamotage: presentare una domanda di cambio di titolarit della concessione edilizia. Ci ha pensato il 5 gennaio 2009 proprio la Dibeca, proprietaria dellarea di contrada Siena. E la commissione edilizia ha fatto valere allora quella che si sostiene essere una continuit soggettiva, atteso che la nuova istanza viene dai proprietari di quei terreni che davano sostanza alla richiesta della G.d.m.. Una continuit affermata pure dalla scelta della Dibeca di affidare la direzione dei lavori per il Parco commerciale allingegnere Santino Nastasi, fratello dellestensore del piano particolareggiato.

Alla societ barcellonese la commissione ispettiva della Prefettura di Messina aveva dedicato un intero paragrafo (il terzo) della propria relazione sulle anomalie amministrative dellEnte comunale. Per insediare gli uffici dellAcquedotto e degli Impianti Sportivi, il 18 ottobre 2001 il Comune aveva preso in locazione dalla Dibeca un immobile di Via Operai 72. Lunico contratto sottoscritto con soggetti privati, un rapporto economico da cui - secondo gli ispettori prefettizi - discendono forti elementi sintomatici che contraddistinguono, in termini di permeabilit, una gestione amministrativa che sembra privilegiare, non appena gli possibile, rapporti economici con soggetti che, direttamente o indirettamente, risultano contigui, se non intranei, ad ambienti criminali locali di natura mafiosa. Laffitto per la durata di sei anni era stato stipulato con Alessandro Cattafi, amministratore unico della Dibeca, in sostituzione della proprietaria, Nicoletta Di Benedetto, dietro corresponsione di un canone annuo di 27.888,67 euro.

Il giudizio degli ispettori lapidario. da evidenziare si legge nella loro relazione - come lamministrazione comunale, sia al momento della stipula del contratto di locazione che durante lintera durata del contratto stesso, non abbia esperito i dovuti accertamenti e, soprattutto, non abbia posto in essere le iniziative atte ad evitare che lEnte locale potesse avere rapporti economici con la societ gestita dai familiari di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione ai sensi della Legge antimafia 575/65. Alessandro Cattafi e Nicoletta Di Benedetto sono infatti rispettivamente figlio e madre dellavvocato pluripregiudicato Rosario Pio Cattafi, personaggio ritenuto ai vertici dellorganizzazione mafiosa barcellonese. E sarebbe poi bastata una capatina alla Camera di commercio per verificare come la societ in questione non occultasse per nulla il dominus: alla costituzione il nome completo era infatti Dibeca S.n.c. di Cattafi Rosario & C, oggetto la gestione di lavori edili, stradali, marittimi e ferroviari. Sino al 1987 amministratore unico il farmacista Agostino Cattafi, fratello di Rosario, poi sindaco del comune tirrenico di Furnari (Messina). Nel dicembre 2004, la societ prende invece il nome di Dibeca S.a.s. di Corica Ferdinanda e C.. Oggi i suoi soci sono ancora la madre del legale, Nicoletta Di Benedetto, il figlio, Alessandro, la sorella, Maria Cattafi, e Ferdinanda Corica.

Secondo lorgano ispettivo, Rosario Pio Cattafi rappresenta una delle figure pi emblematiche mediante il quale la citt di Barcellona Pozzo di Gotto, diventa il crocevia, snodo nevralgico e luogo di convergenza ove si intersecano gli interessi della mafia catanese e palermitana, intrecciandosi con imponenti operazioni finanziarie e di illeciti traffici che portano fino alla lontana Milano. Egli sarebbe cio uno dei soggetti di livello superiore che si muovono per mediare i contatti tra i vertici di Cosa Nostra e taluni membri delle istituzioni operanti specialmente nel settore della politica, della giustizia e delle pubbliche amministrazioni.

Le vicende giudiziarie che hanno interessato il legale barcellonese sono condensate nelle motivazioni della misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di Barcellona per la durata di 5 anni, emessa nei suoi confronti dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, in epoca ampiamente antecedente alla stipula della locazione con lente locale. Di Cattafi vengono evidenziati in particolare i rapporti con numerosi esponenti della criminalit organizzata provinciale e regionale, con particolare riferimento a Francesco Rugolo, ai vertici del gruppo barcellonese, ucciso il 26 febbraio 1987. Lavvocato stato pure compare di anello del boss Giuseppe Gullotti, a capo della mafia del Longano perlomeno sino alla sua condanna definitiva per lomicidio del giornalista Beppe Alfano, nonch indicato dal collaboratore Giovanni Brusca come la persona che gli avrebbe fornito il telecomando per lattentato mortale contro il giudice Falcone, la moglie e la scorta il 23 maggio 1992 a Capaci. Di assoluto rilievo sono anche i rapporti prolungati nel tempo che vedono legato Rosario Cattafi al boss catanese Benedetto Nitto Santapaola ed a soggetti appartenenti alla cosca mafiosa di questultimo, si legge ancora nella relazione sulle infiltrazioni criminali nella vita amministrativa di Barcellona. Numerosi collaboratori di giustizia, tra i quali spiccano Angelo Epaminonda e Maurizio Avola hanno indicato Cattafi come personaggio inserito in importanti operazioni finanziarie illecite e di numerosi traffici di armi, in cui sono emersi gli interessi di importanti organizzazioni mafiose quali, oltre alla cosca Santapaola, le famiglie Carollo, Fidanzati, Ciulla e Bono.

Sin da giovane Rosario Cattafi aveva militato nelle file della destra eversiva rendendosi protagonista nellambiente universitario messinese di alcuni pestaggi (unitamente al mistrettese Pietro Rampulla, lesperto artificiere della strage di Capaci), risse aggravate, danneggiamento, detenzione illegale di armi. Particolarmente rilevante la vicenda inerente le raffiche di mitra sparate dal Cattafi in una camera della Casa dello studente nellaprile 1973, a seguito del quale stato tratto in arresto. Successivamente il barcellonese fu sospettato di essere stato uno dei capi di una presunta associazione operante a Milano, responsabile del sequestro, nel gennaio 1975, dellimprenditore Giuseppe Agrati, rilasciato dopo il pagamento di un riscatto miliardario. Allorganizzazione fu anche contestata la compartecipazione nei traffici di stupefacenti e nella gestione delle case da gioco per conto delle famiglie mafiose siciliane.

Nei primi anni 80, Cattafi si sarebbe attivato in vista del trasferimento di una partita di cannoni svizzeri Oerlikon a favore dellemirato di Abu Dhabi. I documenti sulla transazione di materiale bellico furono scoperti nel corso di uninchiesta della procura di Milano interessata a verificare se dietro un viaggio del Cattafi a Saint Raffael cera lobiettivo di stipulare per conto della famiglia Santapaola un accordo con la famiglia dei Greco per la distribuzione internazionale di stupefacenti. Le indagini consentirono di accertare che il Cattafi aveva avuto accesso a numerosi e cospicui conti correnti in Svizzera e che lo stesso aveva tenuto non meglio chiariti rapporti con presunti appartenenti ai servizi segreti.

Nellagosto del 1993 Cattafi fu indicato in una nota della Squadra Mobile di Messina quale fornitore di materiale esplodente e di armi ai sicari della cosca barcellonese ed uno dei maggiori esponenti del clan. L1 settembre dello stesso anno la sua abitazione fu oggetto di perquisizione su decreto emesso dalla Procura di Messina nellambito di un procedimento penale per traffico internazionale di armi e materiale bellico, associazione per delinquere, truffa e corruzione, nel quale egli risultava coindagato unitamente al re dei casin delle Antille olandesi Saro Spadaro e al cittadino italo-peruviano Filippo Battaglia, di cui proprio Cattafi era stato testimone di nozze. Il procedimento fu avocato dalla Procura di Catania che rinvi a giudizio il solo Battaglia (poi assolto). Rosario Cattafi fu invece tratto in arresto il 9 ottobre 1993 in esecuzione di un ordine di cattura emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, nellambito delloperazione relativa allautoparco Salesi di via Salomone di Milano nella quale rimasero coinvolti alcuni soggetti ritenuti legati alla criminalit organizzata lombarda e siciliana. Dopo una pesante condanna in primo grado per associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, la sentenza fu annullata per un vizio procedurale. Rifatto il processo, Cattafi venne assolto perch in sede dibattimentale furono dichiarate inutilizzabili le intercettazioni ambientali che avevano documentato le sue frequentazioni dellautoparco milanese.

Del barcellonese si occup poi la Procura della Repubblica di La Spezia nellambito dellinchiesta sul faccendiere Pacini Battaglia e su un grosso traffico di armi delle societ costruttrici Oto Melara, Breda ed Augusta con paesi sottoposti ad embargo. Sul suo conto i magistrati spezzini scrivono essere inserito a pieno titolo nel commercio illegale delle armi e degli armamenti nella sua qualit di appartenente alla famiglia mafiosa capeggiata da Nitto Santapaola. Nel 1998 il barcellonese fu infine sottoposto ad indagini da parte della D.D.A. di Caltanissetta nellambito del procedimento riguardante i mandanti occulti della strage di Capaci. Anche stavolta la sua posizione fu archiviata.

Nel curriculum vitae di Rosario Cattafi ci sono infine due denuncie (una in data 9 agosto 2000, laltra il 14 luglio 2001) per violazione degli obblighi della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza; una denuncia, il 20 luglio 2001, da parte del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Barcellona, per minaccia nei confronti di un medico e per violazione agli obblighi della sorveglianza speciale di P.S.; la revoca da parte del Prefetto di Messina della patente di guida (8 gennaio 2001).

Il sindaco Candeloro Nania ha pi volte ribadito che sarebbe stata la precedente giunta di centrosinistra a stipulare nel giugno 2000 il contratto di affitto con la societ della famiglia Cattafi. Latto di affitto stato sottoscritto materialmente il 18 ottobre 2001 dallallora Commissario regionale, dott. Zaccone, ha replicato lex sindaco Pd. Negli archivi del Municipio depositata una delibera del Consiglio comunale del 9 maggio 2000 che approvava una proposta di emendamento a firma dei capigruppo dei partiti del centrodestra che elevava a 70.000 euro il capitolo di bilancio riservato annualmente allaffitto dei nuovi locali di via Operai 72. Un regalo bipartisan che continua sino ad oggi: gli uffici comunali (e la sede locale della Croce Rossa Italiana) sono infatti ancora ospitati nello stabile di propriet della Dibeca e centinaia di migliaia di euro sono gi stati incassati dalla famiglia Cattafi. Briciole al confronto del business multimilionario che ruota attorno al mega Parco commerciale di Barcellona. Stavolta si fa veramente sul serio.



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