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UN “NO!” DECISO E RAGIONATO ALLA DEMOLIZIONE DEL COMPLESSO SCOLASTICO C. MARCHESI DI PISA
22-09-2009
Renzo Marrucci

Non ci sono difficoltà a condividere la relazione del Prof. Pierotti che inquadra ed espone in modo esaustivo le ragioni di una deliberazione che potrebbe essere definita allucinante, nel merito della proposta di demolizione. Le ragioni sono incomprensibili e stordiscono per la loro banalità. Il complesso architettonico progettato da Pellegrin non segue la linea ottocentesca, allora deve essere demolito.I muri sono di cartongesso e levano la concentrazione agli studenti dell’aula accanto ? Benissimo, possono essere isolati quei muri? Possono essere apportate modifiche di insonorizzazione o di ripartizione degli spazi, in funzione delle esigenze concrete registrate nell’esperienza didattica che non snaturino la organizzazione architettonica del Pellegrin? Allora si proceda nello spirito di una didattica che si muove e si intreccia con una migliore e più aperta vivibilità degli spazi. Possiamo comprendere che l’architetto possa essere andato più in là della normale tipologia ottocentesca, ma non possiamo condividere il rifiuto di vivere e gestire la realtà dello spazio didattico educativo che non segue l’evoluzione dei tempi. La Provincia di Pisa esprime una decisione semplicistica e banale, su cui deve necessariamente ritornare in modo più serio ed approfondito. In sostanza non sente nè comprende il senso sperimentale e innovativo dell'impianto architettonico e funzionale, manca la volontà di muoversi verso il futuro. Il tipo di rifiuto che infatti viene esposto è frutto di una visione culturalmente ferma e dimostra come non ci sia la volontà di capire, in parte degli stessi insegnanti che hanno difficoltà a orientarsi in uno spazio democratico e libero. Bene, ne riducano la libertà con accorgimenti provvisori, in modo da adeguare e abituare alla nuova spazialità e così si attuerà una sperimentazione viva e interessante, controllando gradualmente la libertà di nuove tipologie e concezioni spaziali. Meglio essere attaccati al basto della tipologia ottocentesca, appena rinfresca ta nei muri e nei servizi igienici e magari allargare qualche porta, finestra e aula… Non si può ricorrere alla demolizione del complesso C. Marchesi solo perché non si sanno affrontare le nuove concezioni emozionali ed educative che propone. La scuola deve seguire le evoluzioni del tempo e poter offrire ai suoi studenti nuovi modelli educativi muovendo dalla stagnante realtà dei suoi modelli preconfezionati e obbligati. Cambia il rapporto società e scuola, ma non vuole cambiare il modello italiano che cozza e affatica rispetto a qualche seria novità spaziale e architettonica. Il mondo di oggi dimostra con toni abbastanza traumatici come l’architettura deve poter educare e non essere un involucro arido e preconfezionato. Gli insegnanti e i dirigenti stessi, devono saper affrontare la realtà e non chiudersi su modelli preconfezionati di scuola. Se non si riesce a gestire un impianto architettonico solo perchè questo motiva a concezioni innovative del modo di fruire dello spazio, questo non giustifica il ritorno a tipologie vecchie e reiterate all’inverosimile. E’ un dovere specifico dell’amministrazione spingere a nuovi comportamenti in realtà spazialmente organizzate, che promuovano criticamente un rapporto vivo e creativo con la realtà e convincere a non ostinarsi con una chiusura asfittica nei tradizionali organismi. Non è francamente credibile che ci si rifiuti di manutenere una realtà costruita secondo criteri di funzionalità che consentono l'uso e la fruizione di quegli spazi e poi si esponga per la sua difficoltà di gestione, l'idea di una demolizione, solo perchè si rifiuta una sorta di adeguamento comportamentale e funzionale, anche intermedio che avvicini ad una concezione architettonica e spaziale del luogo didattico e introduca nuove concezioni di vivibilità e di educazione tra guide, giovani studenti e città. Si ricerchi piuttosto personale disponibile a sfruttarne le potenzialità, si faccia in modo di lavorare per una condizione di sperimentalità didattica e organizzativa del complesso scolastico Marchesi di Pisa, cercando di evolverne e perfezionarne la realtà e semmai introducendo le modifiche che venissero ritenute opportune, ma nel contesto di un moderno e pratico modo di relazionare con gli studenti ed il personale. In Italia abbiamo bisogno di muovere esperienze didattiche ricercando anche in alternativa ad un modo vetusto ed ottocentesco, oggi certamente in crisi nel modello di spazio funzionale scolastico. Chiudersi nel vecchio è una via d’uscita, anche contenutistica sui valori dell'insegnamento, che mi pare contrasti oggi nel nostro paese non poco con la realtà dei giovani. Mi auguro che Pisa decida presto per una soluzione coraggiosa e colta e che metta mano al Marchesi con voglia concreta di offrire e sfruttare quello che di nuovo e di interessante vi è nella ricerca dell’architetto e che il complesso propone, anche ricercando ragionevoli perfezionamenti o aggiustamenti da fare, ma in un clima propositivo e vivo. Renzo Marrucci Milano, 18- 09- 2009



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