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Monumenti di Napoli al buio, dichiarazioni di Valerio Maioli
05-10-2009
Angelo Forgione

A.F.: Signor Maioli, lei sapeva che il suo splendido impianto integrato di illuminazione dei monumenti di Napoli completamente fuori uso? Sapeva che il Plebiscito un buco nero e il Castel dellOvo completamente al buio?

Valerio Maioli: Certo che lo sapevo. Qualche anno fa, arrivai una sera in Piazza del Plebiscito e vidi che era tutto diverso. Chiesi ad uno dei miei collaboratori che mi rifer che erano state cambiate tutte le lampade del colonnato di San Francesco di Paola con lampade da 63, mentre ogni proiettore aveva tre lampade di cui una da 24 per fare la sommit, una da 48 per fare la parte intermedia, ed una da 63 per fare la base. Avevamo solo quelle in magazzino, fu la risposta che si sent dare quando lo fece presente ai tecnici Enel.

A.F.: E come ci rimasto?

Valerio Maioli: Malissimo. Ma questo episodio fu solo linizio. In seguito vennero cambiati da ACEA le lanterne e messe al loro posto delle armature stradali, tipo autostrada. Mi creda, quando ho visto come erano ridotti i miei impianti sono scoppiato in un pianto silenzioso.

A.F.: Perch successo questo?

Valerio Maioli: Lo chieda ai gestori dellilluminazione pubblica di Napoli di questi dieci anni.

A.F.: In cosa consisteva precisamente il suo impianto con centrale a Palazzo San Giacomo?

Valerio Maioli: Era un gioiello avanzatissimo, il primo in Europa e allavanguardia nel mondo. Una centrale posta a Palazzo San Giacomo, tramite fibre ottiche, poteva controllare e regolare i consumi delle lampade, tutti gli effetti luminosi dei proiettori della Piazza, uno schermo gigante installato sotto piazza del Plebiscito tra i due cavalli del Canova ed era in collegamento con il Teatro di San Carlo dove, sotto il palcoscenico, avevamo realizzato una regia televisiva automatica in grado di far vedere gli spettacoli alle persone degli ospedali, agli anziani dei ricoveri ed ai carcerati. Questo in realt era il pensiero e la volont dell'allora sindaco Bassolino, purtroppo mai attuata non so per quale motivo.
Governava anche le telecamere per la sicurezza ambientale ed era talmente fatto bene che la Questura di Napoli mi chiese di contribuire a realizzare parte della loro centrale operativa in occasione di un vertice Nato che poi non si tenne per i fatti dell11 Settembre a Manhattan.
La centrale poteva anche gestire i parcheggi pubblici, i semafori, le fontane e tutti quegli impianti che si potevano interfacciare alla rete in fibra ottica che avevo steso al centro della citt. Mai sfruttato appieno. Quellimpianto come un figlio bellissimo per me, ma purtroppo cresciuto in un posto sbagliato!

A.F.: In che condizioni sono ora gli impianti di Piazza del Plebiscito e Castel dellOvo, forse i pi turistici?

Valerio Maioli: I miei tecnici di Napoli mi dicono che almeno dal 2003 non stata effettuata alcuna manutenzione al Sistema Digilux VM3000 che governava dalla Sala Regia di Palazzo San Giacomo gli impianti ad effetto con cambiacolori e giochi di luce nella Piazza, su Castel dell'Ovo, Castel Sant'Elmo, Certosa di San Martino e Quartieri Spagnoli. Su Castel dell'Ovo attualmente manca circa il 50% dei proiettori, 6 sono stati distrutti dalle mareggiate eccezionali di qualche anno e mai pi ripristinati, 7 sono stati smontati dal tetto di un fabbricato del Borgo Marinari in quanto furono installati dall'ENEL in attesa di autorizzazione che in seguito non stata concessa. Il restante 50% di proiettori ad oggi sono disalimentati a causa di lavori di restauro e rifacimento della cabina elettrica di Castel dell'Ovo.

A.F.: Chi ha pagato limpianto?

Valerio Maioli: L'impianto fu donato a suo tempo al Comune di Napoli dalla Societ So.l.e,, cio la societ in cui Enel aveva posto tutti gli assetts relativi alla pubblica illuminazione in Italia.
Era compresa la cabina di regia e controllo che stata da me realizzata in un vano del cortile di Palazzo San Giacomo, gli impianti di Piazza del Plebiscito, Via Toledo e Piazza Trieste e Trento. Gli altri, come ad esempio il Castel dellOvo che oggi al buio, sono stati pagati dalla Comunit Europea. Alla Regione Campania ed al Comune di Napoli tutti i nostri impianti non sono costati nulla. Ma non per questo si potevano buttare via!

A.F.: Ricordo la delicatezza dei colori e della musica che la sua opera donava a Castel dellOvo e al Plebiscito. Visto che alla cittadinanza non fu correttamente illustrato, ci pu dire come funzionava?

Valerio Maioli: La piazza del Plebiscito si accendeva tutte le sere con un leggero ritardo rispetto al resto degli impianti di pubblica di Napoli. Partiva un brano meraviglioso che avevo scelto dal repertorio di Antonin Dvorak, la Sinfonia n9 "Dal Nuovo Mondo".
Gradualmente e senza irruzione di luce, mentre il buio della sera scendeva sulla Piazza, si illuminavano i vari particolari partendo dalla croce alla sommit della cupola centrale di San Francesco, per arrivare per ultimo all'orologio della Piazza, passando per le facciate della Chiesa, poi delle statue dei Borbone, terminando su Palazzo Reale.
Tutto questo avveniva accompagnato dalla sinfonia di Dvorak e con una dolcezza infinita perch illuminare non significa buttare quintali di lumen sulle pareti, ma accentuare con dolcezza gli oggetti che devono essere percepiti nelle loro dimensioni. Importante non appiattirli con troppa luce, ma lasciare, grazie all'uso sapiente del buio, le ombre che permettono di capirne la profondit.
Ogni quarto d'ora, prima dello scoccare del quarto la piazza si faceva buia, al limite della sicurezza, e sincronizzati con i rintocchi dell'orologio di palazzo reale, si accendevano tanti proiettori quanti erano i rintocchi. Questi proiettori erano nascosti sul terrazzo del colonnato ed illuminavano con un fascio di luce di soli 2 di apertura l'orologio di palazzo reale che era dalla parte opposta della piazza. Questo effetto, a mezzanotte per esempio, era costituito da 12 fari che si andavano a concentrare sull'orologio di palazzo reale.
Terminato l'ultimo rintocco del quarto, i fari si spegnevano dolcemente ed all'improvviso la piazza si colorava tutta, e con essa Castel Sant'Elmo e la Certosa di San Martino, Castel dell'Ovo, persino le sculturine in rame in alcuni incroci dei Quartieri Spagnoli e Parco Virgiliano distante alcuni chilometri.
Tutto questo come in un gioco che durava dieci secondi, ad ogni quarto d'ora. E tutto grazie alla sincronizzazione perfetta dell'orologio di Piazza del Plebiscito e del nostro sistema di gestione a San Giacomo, tutti sincronizzati tramite GPS.
Ai 60 minuti, cambio dell'ora, per dieci secondi il colore dominante era il blu, ai 15 minuti il giallo, ai 30 il rosso ed ai 45 il verde, per rendere omaggio alla meravigliosa citt di Napoli, ai suoi colori, al suo calore, alla sua intelligenza ed alla sua cultura.
I giochi di colore erano contemporanei anche a Castel dellOvo, a Santa Lucia, a San Martino, al Virgiliano, ai quartieri spagnoli, al Borgo Orefici, etc.
Purtroppo questi impianti sono stati gestiti senza amore e senza capacit tecnica da aziende il cui unico scopo era ben altro.

A.F. : Come si arriv ad un esperto delle tecniche di illuminazione come lei per illuminare i siti napoletani?

Valerio Maioli: Alla fine del 1997, l'architetto Giuseppe Zampino, allora Soprintendente ai BB. AA. di Napoli, avendo visto alcuni miei lavori di illuminazione in giro per l'Italia, attraverso la Soprintendente di Ravenna, mi chiese di andarlo a trovare in ufficio a Napoli.
Ci affacciammo da Palazzo Reale e mi si present per la prima volta Piazza del Plebiscito in tutta la sua grandezza e maestosit. Immediatamente mi resi conto dello scempio che, in termini illuminotecnici, era stato fatto fino ad allora e della difficolt del lavoro che mi attendeva se avessi accettato lincarico. Presi tempo, dicendo che avrei cercato qualche soluzione. Mi congedai da lui un po frastornato ed intimorito, ma anche molto stimolato e mi recai immediatamente nella piazza per cominciare a viverla pi da vicino.
Non so quante ore e quanti giorni ho trascorso nella piazza dopo quel giorno. Mesi interi. Di giorno e di notte per capire cosa vi succedeva veramente. Come la piazza viveva le misure del suo tempo e dei suoi spazi. Destate e dinverno. Con il sole e con il freddo e con il vento che spesso soffia impetuoso dal mare passando gelido tra gli alberi del meraviglioso scorcio sul golfo.
Ho passato ore a guardare le finestre dei palazzi dietro la chiesa. Mi divertivo ad osservare la successione dellaccensione delle finestre e cercavo di immaginarmi la vita che poteva viversi l dietro. Le gioie, i pianti, i drammi. Le partite di pallone, i matrimoni, i cortei e i sit-in di protesta sotto la Prefettura durante la settimana ed alla Domenica i variopinti venditori di palloncini, zucchero filato, trombette.
Ho imparato anche come la piazza assorbe i rumori. Mi ponevo al centro per percepirne leloquente silenzio. Non avrei potuto realizzare compiutamente il progetto senza vivere globalmente la Piazza in tutti i suoi aspetti.
Nel Maggio del 1998 ho conosciuto laltro personaggio indimenticabile della mia esperienza napoletana: Antonio Bassolino, il primo Bassolino, che mi disse: Vede come bella questa Piazza?! Questo era tutto un parcheggio. Adesso, vorrei che tornasse completamente alla gente che diventasse come il loro salotto buono di casa. Lei me la deve illuminare ad arte; per, mi deve illuminare anche via Toledo.
stato, cos, che mi venuta lidea di creare tutto un sistema integrato che, partendo da Palazzo San Giacomo, collegasse Via Toledo e, passando da Piazza Trieste e Trento, finisse a Piazza del Plebiscito. Tutto in fibra ottica. Integrando telecamere per il controllo ambientale, suono, effetti speciali, regolazione dellilluminazione, invio di messaggi turistici, controllo dei semafori e delle fontane.

A.F.: E quindi accett la sfida.

Valerio Maioli: Non solo la accettai ma mi ci tuffai anima e corpo.

A.F.: Quanto tempo impieg per esaudire la richiesta di Bassolino e Zampino?

Valerio Maioli: Un tempo incredibilmente breve: meno di un mese per concludere i lavori pi difficili, quelli al Plebiscito! E ci stato possibile grazie allo spirito di collaborazione nato tra oltre sessanta lavoratori napoletani ed una quindicina di romagnoli. stato questo uno dei risultati pi importanti della mia carriera: la massima integrazione tra modi e culture diverse, tra tecniche innovative e sistemi tradizionali, tra Sud e Nord.

A.F.: Era un impianto garbato, gentile, non invasivo insomma. Ricordo bene?

Valerio Maioli: Benissimo! bene precisare che un eccesso di luce peggiore delloscurit. condannabile lo smodato esercizio di potenza tecnologica, fortemente invasiva e spettacolarizzante, che finisce per decontestualizzare gravemente il monumento
che, appiattito e alterato, viene obbligatoriamente sbattuto in faccia a chiunque, provocando saziet ed estenuazione. In questi casi la luce imposta come bene assoluto e
loscurit come quello contrapposto.
Nel nostro caso abbiamo cercato di rispettare le forme architettoniche esaltando la penombra e lasciando quindi le ombre per rendere plastiche le forme degli oggetti che abbiamo illuminato. Abbiamo ridato loro quel colore naturale fatto di tonalit diverse, a volte vive, a volte dolci, ma sempre diverse e non appiattite dal giallo delle lampade industriali a vapori di sodio adatte ad illuminare le tangenziali. Ed abbiamo voluto integrare tutto in unico sistema in grado di gestire automaticamente le diverse funzioni necessarie.
Volutamente abbiamo lasciato il centro della Piazza leggermente in ombra perch secondo noi doveva costituire il punto in cui viverla in tranquillit e meditazione.
Oltre ai giochi di luce gi descritti, ai minuti 15 e 45 di ogni ora, la Piazza veniva attraversata da speciali effetti luminosi scelti a caso dal computer del sistema, in un archivio di oltre trecento situazioni.
Ai minuti 30 di ogni ora, invece, mentre lorologio scoccava i suoi rintocchi, la Piazza dolcemente scendeva nel buio; poi, come per incanto, cambiava colore.
E tutto a basso consumo. La centrale, nelle giornate piovose e fredde, settava limpianto alla minima capacit di consumo, senza inutili giochi di luci ma non per questo lasciando la citt al buio.

A.F.: Ma nessuno se ne accorto, perch non stato illustrato il tutto alla cittadinanza. Eppure era un impianto da mostrare al mondo che avrebbe dato lustro e ritorno di immagine alla citt che ne ha tanto bisogno. Le sembr corretto?

Valerio Maioli: No. Pensi che ai vigili del fuoco arrivavano delle telefonate in cui si allertavano incendi della Certosa di San Martino, ma era solo limpianto gioiello che dipingeva di rosso il monumento. La gente non sapeva nulla, non capiva.

A.F.: Quanto durata la sua creatura?

Valerio Maioli: Pochissimo. Il trattamento che gli fu riservato praticamente da subito dai tecnici che gestivano lilluminazione monumentale ha dell'incredibile. Come detto, le lampade bruciate venivano sostituite senza guardare n il grado di apertura, n la temperatura colore. Venivano usate le uniche che avevano in magazzino! Un tanto al chilo, senza un minimo di cultura illuminotecnica.
Quella sera in cui ritornai nella mia piazza vidi che era tutto diverso da come io avevo pensato e realizzato. L'impianto ha funzionato solo per un periodo di circa tre anni durante il quale, a spese mie, ho provveduto alla manutenzione. E poi, sinceramente, mi sono stufato perch mi sono sentito un fesso.

A.F.: deluso da Napoli e dai napoletani?

Valerio Maioli: Devo dirle che, a parte qualche lamentela, i napoletani si sono dimenticati della loro bellissima piazza. E mi fa piacere che lei se ne occupi ora, lunico che lha fatto. Ma in tutti questi anni nessuno che ne ha parlato e si sia chiesto il perch di questa triste vicenda.
Purtroppo, per gelosie di qualche funzionario Enel, limpianto non stato ben pubblicizzato e credo che non funzioni pi nulla ora. Ma la posso assicurare che da noi fu pensato e realizzato a fine 1998 ed a quei tempi, come detto, era il primo in Europa, se non nel mondo, per la gestione centralizzata degli impianti di illuminazione. Avrebbe meritato pi rispetto e attenzione.

A.F.: Che sapore ha per lei questa vicenda?

Valerio Maioli: Io ho abitato a Napoli per circa 4 anni, in parte in albergo, in parte in un residence verso la fine del rettifilo. In quel periodo ho lavorato a progetti bellissimi di cui alcuni realizzati e molti saltati stupidamente.
Sto lasciando in questi giorni gli uffici di Piazza Matteotti per altri uffici a Pompei. A Napoli non faccio pi niente da molti anni ormai. Avevo mantenuto l'ufficio ma ora chiaro che non serve pi.
Per la citt ho fatto anche beneficenza: ho regalato 6 moto BMW per le ASL complete di defibrillatore, zaino di emergenza, radiotelefono e telefono cellulare, facendo un'asta di beneficenza con la F1 a Ravenna.
Ho organizzato collegamenti in diretta con il teatro di Ravenna per il maestro Riccardo Muti. Ho fatto tanto per Napoli, una citt che per si dimenticata del mio lavoro.
Io amo Napoli ma lho cancellata perch non credo di essermi meritato il trattamento ricevuto sia da Bassolino, di cui mi ero innamorato, che dalla Iervolino. Se qualcuno ha distrutto il mio impianto perch qualcun altro glielha consentito. E questo grave per chi governa una citt cos importante e bella.

A.F.: E se le chiedessero di rimettere a posto limpianto, farlo rivivere?

Valerio Maioli: Se mi promettessero rispetto, lo farei volentieri. Lo ripeto, quellimpianto un figlio per me e se mi chiedessero di salvarlo ci metterei di nuovo il cuore. Ma non lo faranno. Ora lavoreranno su altri progetti, distruggeranno quello che resta del mio impianto e gli sovrapporranno nuovi impianti pi banali che bombarderanno luce di facile manutenzione, aggredendo i monumenti. Niente rispetto per il patrimonio, niente fibre ottiche, niente giochi di colore, niente musica, niente sincronie, niente risparmio energetico.

A.F.: Sta dicendo che era troppo per Napoli?

Valerio Maioli: Veda, io avevo fatto qualcosa di bello e importante, convinto di aver contribuito al rilancio e al rinascimento della citt tanto decantato, ma evidentemente mi sbagliavo. Perch, a cominciare dalle autorit per finire ai cittadini pare proprio che, a parte lei, non importato nulla a nessuno. Comunque non era troppo per Napoli, perch Napoli merita addirittura molto di pi in tutto; merita molto di pi dei miei impianti, ma anche di molti suoi politici e di molti suoi abitanti. Nonostante tutto quello che, per interessi vari e menefreghismo, succede a Napoli, la citt sopravvive pur se profondamente ferita. questo che da fastidio a chi le vuole bene



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