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DemoEtnoAntropologo: Firma la petizione!
27-10-2009
Francesco Floccia

Firma la petizione!

Firma anche tu la petizione on line per protestare contro la proposta di abolizione della figura del DemoEtnoAntropologo dai profili professionali del Mibac!

Segui questo link http://www.gopetition.com/online/31446.html Cancellazione profili DEA E’ in corso una trattativa tra Ministero dei Beni Culturali ed i sindacati del settore per la riorganizzazione delle figure professionali all’interno del Ministero. Questa trattativa, scaturita da una richiesta dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, pur nell’intento di semplificare la struttura organizzativa del ministero, di fatto rischia di produrre la cancellazione del nostro profilo professionale DEA nell’ambito dei beni culturali, già riconosciuto dal Codice dei beni culturali. La nostra categoria verrebbe assimilata impropriamente a quella degli storici dell’Arte, dopo anni di battaglie per il riconoscimento della nostra specificità disciplinare. Chiediamo a tutti di far confluire lettere singole e istituzionali, ma soprattutto fax ed email al Ministero nel più breve tempo possibile per protestare contro l'annullamento di una prospettiva e risorsa professionale in nome della quale il Ministero dell'Università aveva dato la possibilità di creare una Scuola di Specializzazione che è in corso, alla quale vien tolta prospettiva autonoma, e una realtà di musei, di competenze patrimoniali che è forse unica in Europa e che è spazio vitale della nostra professione e della stessa capacità di comunicazione dei nostri studi al mondo esterno. Potete scrivere a: SEGRETARIATO GENERALE dott. Giuseppe PROIETTI Via del Collegio Romano 27 - 00186 -Roma Fax 06.67232414 - sg@beniculturali.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Direzione Generale per l'organizzazione, gli affari generali, l'innovazione, il bilancio ed il personale arch. Antonia Pasqua RECCHIA Via del Collegio Romano 27 - 00186 -Roma Fax 06.67232106 - dg-oagip@beniculturali.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Direzione Generale per la valorizzazione del patrimonio culturale dott. Mario RESCA Via del Collegio Romano 27 - 00186 -Roma Fax 06.67232154 - dg-val@beniculturali.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Per posta elettronica, per conoscenza, potete segnalare le prese di posizione all’indirizzo redazionesito@simbdea.it Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , sarà inoltre attivata domani una raccolta firme on line e noi pubblicheremo nei prossimi giorni nel sito le lettere di tutti coloro che vorranno portare all’attenzione dei decisori le motivazioni per cui questa fusione di professionalità non può che essere un passo indietro per il mondo della cultura e della produzione scientifica italiana. Questo è il testo dell' appello contro l'annientamento dei profili professionali DEA che Simbdea ha già inviato al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e al Presidente del Consiglio Superiore dei Beni culturali, oltre che a numerosi dirigenti e funzionari del Mibac. <<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<<< Manca un’antropologia di punta Leggo l’appello in Patrimoniosos “Contro la cancellazione dei profili DEA” (Associazione Simbdea del 21/10/2009). Personalmente vedo tante opportunità per la figura professionale dell’antropologo distinta da quella dello storico dell’arte nella funzione istituzionale del Mibac ma non ne colgo risultati visibili. Mi scuso per l’eventuale disinformazione al riguardo e pertanto pongo brutalmente le seguenti domande, anche sfioranti per chiarezza l’attualità. Perché: • I Demoetnoantropologi (DEA) non affrontano mai – o per lo meno mi sfugge il contrario – le questioni specifiche che animano la realtà corrente? • L’antropologia culturale – al pari delle discipline che studiano la pittura, la scultura, l’immagine artisticamente critica – non prende in considerazione anche fenomeni che interessano e talvolta scuotono l’opinione pubblica della società attuale? • Da parte degli DEA non è oggetto di studio, riflessione e di semplice e chiara comunicazione il comportamento individuale delle persone attuato con l’indicare all’opinione pubblica, alla stampa, ai commentatori del costume che in un contesto sociale multirappresentativo innumerevoli sono le possibili sfaccettature della personalità di un individuo siano esse fisiche, psicologiche, culturali, sessuali ecc..? • Ancora oggi il transessualismo e le sue pratiche – tema ricorrente nelle recenti cronache a sfondo politico – produce terremoti ingiustificati quando, basterebbe un’’illuminazione’ culturale fornita all’opinione pubblica che ricordi, o faccia conoscere ai più, come l’”archetipo dell’androgino” (Élémire Zolla) nella storia dell’Umanità sia stato motivo di mistero, di fascino o di stupore? (Mentre per l’”incolto”, naturalmente, solo di scandalo). • I DEA non educano la società a distinguere tra ciò che è persona, sessualità, identità di genere, cercando così di rimuovere finalmente quelle pruriginose sensazioni che l’opinione pubblica ama provare a fronte di un fatto di cronaca e molto meno nei riguardi un dipinto o di una qualsiasi immagine artistica che, per esempio, all’essere androgino mitico o simbolico faccia riferimento? • La storia dell’arte, l’archeologia, la letteratura, la stessa alchimia (!) sanno come spiegare attraverso l’iconografia o romanzi o formule il principio dei “tre generi” iniziali della vita umana così scioltamente spiegati nel celebre “Simposio” platoniano: l’antropologo allora perché, p. es., attraverso la figura dello “sciamano” non tenta di affrontare l’aspetto complessivo dell’individuo lasciando al gossip o alle lotte politiche la totale incomprensione di ciò che è la “natura umana” da considerarsi scandaloso modello di fusione e non di opposizione tra ‘animo’ e ‘anima’? • Il Mibac sa da parte sua proficuamente utilizzare la professionalità dei DEA al di là della gestione o dello studio dei cosiddetti Beni demoetnoantropologici, musealizzati o immateriali che siano? Lo storico dell’arte o l’architetto che studiano la produzione artistica contemporanea non chiudono certamente gli occhi davanti ai fenomeni culturali, sociali, di cronaca bella o brutta che sia, e cercano anzi di comprenderne le corrispondenze formali, di significato, di testimonianza: lo storico dell’arte studia le forme estreme della “body-art” e se sa spiegarle le fa accettare alla società: l’antropologo riesce ugualmente a fare accettare i fenomeni estremi come “segno del tempo” o è egli stesso critico di quanto avviene nella società moderna considerando pur sempre male borghese ciò che ci distingue ormai dall’etnoantropologia della società novecentesca? • Il Mibac non ha istituito un “MAXXI” anche per l’Antropologia culturale? • I DEA non delineano la personalità dell’individuo contemporaneo? • La moderna antropologia non spiega all’opinione pubblica che leciti comportamenti anche sessuali non devono mortificare agli occhi del prossimo un individuo informando che al contempo la persona vive di libere soggettive sfumature che rientrano tuttavia nei ruoli di un’esperienza universale? Trovino dunque i Demoetnoantropologi, mediante studi concreti e convincenti, motivo al Mibac di non assimilarli agli organici degli Storici dell’arte: insomma – in parole povere - facciano capire che non tutto è scandalo quello che lo è invece per il comune pensare. 24/10/2009 Francesco Floccia



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