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Bagnoli come Posillipo
27-10-2009
Renato de Fusco

Nel titolo è sintetizzata la mia proposta che avanzai 15 anni fa e che qui ripropongo nell’originale. Ciò che penso sulla futura sistemazione di Bagnoli, devo premettere, non costituisce una reazione a quanto si va discutendo in questi giorni, non ha una puntuale corrispondenza con le singole proposte che si leggono nei documenti ufficiali e sulla stampa, ma - giusto il precetto che il reale è solo un caso del possibile - tende anzitutto a distinguere le poche e reali destinazioni d'uso che mi sembrano più congeniali al sito delle cento cose che si potrebbero fare in questo luogo. Certo, è innegabile che le indicazioni dell'attuale amministrazione comunale e in particolare dell'arch. De Lucia siano le migliori che abbiamo sentito finora, a cominciare dalla riduzione delle proposte stesse e dalla loro più corretta formulazione. Non si parla più di «parchi tecnologici», un connubio fra ecologia e tecnologia, che costituisce, a mio avviso un vero e proprio ossimoro, cioè una locuzione con parole che esprimono concetti contrari. Non si sente più il proibizionistico comando «non un vano in più si costruisca a Napoli!» e proprio nell' area di Coroglio-Bagnoli che è tra le più belle della città, mentre si comincia ad ammettere un certo numero di nuove costruzioni ed un altro relativo ad edifici da ristrutturare. Soprattutto non si ricorre più all'espressione «speculazione edilizia», di cui dirò più avanti. Tuttavia, permane la suddetta indistinzione fra le tante cose possibili e le poche destinazioni d'uso, meglio corrispondenti alle «vocazioni» della zona. Quest'ultime non hanno avuto ancora modo di esprimersi per la nota presenza dell'impianto siderurgico, che per quasi un secolo ha snaturato il sito. Il problema diventa allora quello di formulare un'ipotesi che ripristini l'originario stato paesistico compatibilmente con una nuova destinazione delle aree comprese fra Coroglio e Pozzuoli. E' stata ipotizzata per esse una funzione turistica. Ma che s'intende per turismo: quello contrassegnato fisicamente da grandi alberghi? quello che si svolge sulle coste romagnole? quello caratterizzato da un porto o da un approdo per imbarcazioni da diporto? Quest'ultima versione sembra la più verosimile, come dimostra la domanda già in atto: la quantità di imbarcazioni che già da molti anni, sia pure in maniera precaria, trovano approdo presso i pontili di Nisida e di Coroglio. Ma basta quest'unica destinazione d'uso a rendere «produttiva» la zona, ammesso che un'area urbana debba essere per forza tale? Non mi pare, ma anche riconoscendo il facile ragionamento per cui eliminato un impianto industriale bisogna sostituirlo con un altro turistico, non si corre il rischio che, ai fini della redditività, una massiva struttura portuale snaturi nuovamente l'area in esame? Per le altre proposte relative agli istituti di ricerca e di cultura, al palazzo dei congressi, all'archeolo gia industriale, ecc., non ho in questa sede lo spazio sufficiente per analizzarle. La destinazione d'uso apparentemente più idonea sembrerebbe quella di un grande parco pubblico. Tuttavia anche su questo è necessario intendersi. Intanto va detto che in genere i parchi pubblici, nelle grandi città si aprono al centro di queste (si pensi a villa Borghese) e non in periferia in riva al mare. Oltre tutto, un grande parco pubblico non si realizza dall'oggi al domani specie su un terreno inquinato per decenni dall'industria. Non resta dunque che la destinazione residenziale dell'area di cui ci occupiamo. Essa risponde ad una delle più forti esigenze dei cittadini, al bene-casa largamente insoddisfatto, nonostante la statistica che ritiene esservi più vani che abitanti; ma è da vedere in che condizioni sono questi vani disponibili e soprattutto dove sono ubicati. Quale comunità in possesso di un patrimonio paesistico, come quello che va da Coroglio a Pozzuoli non lo utilizzerebbe ai fini residenziali, la casa essendo il luogo, privilegiato da sempre, ma ora più che mai in cui, per gli sviluppi della telematica, saremo sempre più portati a vivere? La destinazione residenziale, mista di case popolari, medie e di lusso, com'è tradizione dei principali quartieri napoletani, renderebbe più realistica la presenza di ampie zone di verde, delle quali avrebbe cura non solo l'amministrazione pubblica ma quella degli stessi privati interessati direttamente al loro mantenimento. Inoltre la funzione proposta sembra essere la più naturale, economica e produttiva, quella che meglio risponde alle capacità delle nostre maestranze e dell'industria locale. All'obiezione immediata: la costruzione di parchi residenziali produrrebbe il fenomeno della speculazione edilizia, la cementificazione di un luogo così privilegiato, ecc. rispondo che proprio questo è il punto. La battaglia per la rinascita di Bagnoli non si vince con cento piccoli espedienti, molti dei quali pensati proprio per combattere il suddetto fenomeno, ma affrontando coraggiosamente il problema. Vale a dire con l'architettura nel senso più alto del termine modernamente inteso, cioè preordinando nel modo più razionale una urbanizzazione residenziale di altissima qualità, definita da vincoli precisi, rigorosa in relazione agli indici di copertura, alla presenza del verde e quant'altro non siamo mai stati capaci di pianificare a Napoli. Realisticamente è inutile illudersi: le case a Bagnoli si faranno comunque, tanto vale pr evederle fin dall'inizio, nel modo migliore e affidandole alle istituzioni più responsabili. In conclusione le mie idee sulla rinascita di Bagnoli si possono così sintetizzare: a) risanamento della spiaggia e di tutti i suoli interessati agli interventi, provvedimento che peraltro mi sembra il miglior modo per occupare quegli addetti dell'ex industria non ancora «sistemati»; b) piano particolareggiato e realizzazione di parchi residenziali con un definito carattere architettonico e un preciso rapporto col verde pubblico e privato; c) costruzione di un impianto per imbarcazioni da diporto nel punto meno inquinante ai fini della balneazione. Insomma tutte cose che già esistono a Posillipo di cui l'area di Coroglio-Bagnoli dovrebbe costituire la naturale, logica e palese continuazione.



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