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TRA PIETRE E CEMENTO... Quando a Largo Martellotta... Acquann abbasc' a Fogg...
27-10-2009
Donato Bimbo

Quando a Largo Martellotta arrivavano i primi turisti che, in macchina, scendevano dalla strada del Cavaliere ed i ragazzi l’idea di questi trulli fu degli Arabi… stavano appostati, in turni ordinati, per scortarli di corsa fino a dove avevano l’ultimo fiato, nella speranza di 10, 20, 50 lire;

quando si giocava con le biglie alla buca col tiro a piombo dei pi bravi o a u sott i all’arie;

quando passavano i traini dell’uva, da cui scolava succo zuccherino col profumo di mosto;

quando il vespasiano di Largo Trevisani faceva pendant alla carrizza traboccante del contributo dei pitali domestici in essa svuotati di casa in casa;

quando, di fronte al sole, si stendeva il bucato marca scala e saponina fatto a mano nelle tine di vapore in cui affogavano le stricatore , tenuto dalle forche e dai tumigni portati da casa;

quando la fiera del bestiame attorno alla bascuglia era un coinvolgimento totale dei sensi che non potevi evitare se abitavi quaggi;

quando le giostre di Morini o un circo di due leoni e quattro pagliacci, solo a guardarli, ti portavano nel sogno delle maraviglie;

quando i coni gelato da 10 lire del bar di Manuele erano la pi grande ricompensa climatizzata alla canicola sotto i gelsi;

quando si ritiravano le biciclette dei contadini con i panieri sul retro-sella ricolmi di frutti e di ortaggi occultati agli occhi del vicinato con foglie di fico, assieme alle zappe ripulite con cura e ci si preparava al rito del piatto unico al centro della tavola dei cavatelli di grosso con sugo di pomodoro, basilico e cacioricotta, accompagnati dal bottiglione del vino appena spillato dalla botte della cantina che aiutava a togliere di dosso lo sfiancamento della giornata;

quando il focarile, d’inverno, affumicava pi di quanto riscaldava o, d’estate, sui gradini dell’uscio, alla luce delle lampadine pubbliche, si concludeva la giornata tra le chiacchiere dei grandi ed un bambino che si addormentava di fianco sulle gambe della madre;

quando si andava a comprare 15 lire di salsa sfusa nella carta oleata e i lunghi mezziziti che, alla domenica, dovevi essere bravo a spezzare in pezzi lunghi uguale prima di buttarli nell’acqua che bolliva;

quando usciti dalla scuola Morea, si correva da Maria Spano a comprare lacci e pesciolini di liquirizia, zippi dolci e golosini o qualche foglio di carta velina arcobaleno per fare aquiloni con le canne, la colla di farina e la trama delle calze, da far volare dietro la cabina della luce;

quando ‘mba Dunet u scarper rinforzava punte e tacchi con mezzelune di ferro, rifaceva suole e mezzesuole inchiodate con le semenzelle e ricuciva una pezza infilando nei buchi dell’assugghie gli spaghi con alla punta i captiedd di setole suine e strofinati nella pece…

Allora Largo Martellotta non era un salotto!

Poi vennero i chioschi di vetro e di ferro, ricolmi di ceramiche di Deruta, di coperte multicolori bottino turistico degli americani delle basi NATO, di trulli di gesso, di bracieri e caldaie di rame rossa in pensione, piazzati come sentinelle per intercettare turisti e denari… e poi i negozi in tutto il rione Monti per fare gli appartamenti ai figli che lasciavano i campi e la terra dei padri.

I trulli ai turisti fruttavano pi degli orti e delle rodde, delle galline per le uova per uso proprio e dei conigli nelle gabbie ad ingrassare per le feste pi importanti;

i trulli ai turisti scrollavano di dosso i dolori anchilosanti delle zappalet che rompevano a cotl e tonnellate di zolle e che sapevano, al tempo stesso, tracciare il solco del futuro;

i trulli ai turisti, visitatori ammirati, che venivano dall’alta Italia ed anche dall’estero;

i trulli ai turisti globali che comprano cinese firmato, magliette delpiero, articoli da ingrosso.

Ai turisti i trulli… divenuti, forse, immagini svendute,… svuotati e consegnati all’oblio di ciascuno e dei presuntuosi pianificatori dell’altrui futuro? O, ancora, sommersi da turisti e oggetti-ricordo sono diventati essi stessi souvenir?

Souvenir da riporre sulle mensole polverose del “salotto buono” di Largo Martellotta. Il nuovo salotto al centro del quale, chi lo ha commissionato pu accomodarvisi soddisfatto, inorgoglito per le panchine di plastica e le gialle abat-jour, impettito per evidenziare la rossa cravatta, dentro la giacca col panciotto, esibendo l’orologio-patacca in acciaio-inox ed una lunga e curata unghia al mignolo, per ripulirsi il naso in profondit.



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