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POLEMICA MOSTRE: Capolavori a mare
22-02-2006
di Antonio Cederna

(Su suggerimento di un nostro amico ri-pubblichiamo volentieri questo testo di Antonio Cederna del 1956, da "Il mondo", 30 ottobre 1956, ristampato in A. Cederna, Brandelli d'Italia, Roma 1991, pp. 266-70.


I burocrati del ministero della Pubblica Istruzione decidono di trasportare in America 33 opere di pittura dei nostri musei in cassoni stagni appositamente costruiti. Un caso insigne di quella stolta mania di trainare le opere d'arte lontano dalle loro sedi proprie, scrive Roberto Longhi.

La sollevazione compatta dei fiorentini contro il ministero della Pubblica Istruzione, reo di avere deciso l'esportazione in America di alcune opere famose dei loro musei, certo l'avvenimento pi saliente e confortante che da tempo sia dato registrare nella lunga lotta per la difesa del nostro patrimonio d'arte: a differenza di altre citt e di Roma in particolare, insensibile ormai ai mille sfregi cui il suo gran cadavere quotidianamente sottoposto, Firenze ha mostrato di saper ancora reagire violentemente contro i responsabili della rovina artistica nazionale (le frange campanilistiche e nazionalistiche, inseparabili da fatti del genere, non hanno ovviamente alcun peso).


Oggi che il vandalismo diventato un costume e un'abitudine mentale, dove si riflette l'arretratezza e la confusione di tutta la cultura del paese, l'intransigente protesta moralistica, la sollevazione collettiva, la campagna di stampa, la pubblica denuncia sono gli unici mezzi che possono dare qualche frutto.
Non sappiamo ancora, mentre scriviamo, quale sar la sorte di queste trentatr opere di scultura e pittura del Rinascimento, che il ministero della Pubblica Istruzione ha prelevato per met da Firenze e per il resto dalle gallerie di Roma, Milano, Venezia, Torino, Siena, Perugia e Cefal, per esporle tra novembre 1956 e febbraio 1957 a Washington e New York: il ministero dell'Istruzione, colto con le mani nel sacco appena venti giorni prima del termine fissato per la partenza delle opere, pu desistere o perseverare nella sua stolta iniziativa; ha gi in ogni modo perduto la faccia.

La testa dura dei nostri maggiori burocrati continua a mettere a repentaglio l'incolumit di un patrimonio comune.

Sulla scorta degli ultimi avvenimenti qualche studioso potrebbe fare la storia dei rischi corsi da centinaia di capolavori italiani e dei danni subiti, a cominciare dalla famosa crociera artistica di Londra del 1930, scampata per miracolo a una tempesta nel golfo di Biscaglia.

Accenniamo a quanto ha scritto una persona autorevole, Roberto Longhi, a proposito di altre due mostre pi recenti e altrettanto insensate che l'attuale, la Mostra dei Tesori del Medio Evo in Italia a Parigi nell'estate del 1952, e la Mostra dell'arte e della civilt etrusca, trasportata tra il '55 e il '56 in una mezza dozzina di capitali.

A proposito della mostra di Parigi, il Longhi, sulla rivista Paragone del maggio 1952, lamentava l'improvvisazione e la casualit della scelta delle opere (regista ne era quel malinconico personaggio di Emilio Lavagnino, soprintendente alle gallerie del Lazio), la scandalosa leggerezza della sorveglianza e dell'allestimento, e constatava i primi sollevamenti di colore in dipinti del '200 e le prime scheggiature nelle sculture; e si augurava che lo Stato avvertisse finalmente la necessit di seriamente legiferare, ponendo un fermo a questa stolida, e spesso servile mania esibizionistica dell'Italia all'estero. Mania che, ove non venisse ormai stroncata, finirebbe, oltre agli irreparabili danni materiali, per revocarci stabilmente dal novero delle nazioni culturalmente pi progredite.

Quanto alla mostra etrusca, il Longhi sull'Europeo del 29 maggio 1955, deplorava ancora una volta l'imprudenza somma di trascinare per migliaia di chilometri masse di oggetti dove predomina il materiale pi incrinabile e del resto gi mille volte sbocconcellato e rabberciato, condannando la dissennata mania di trainare carrettate di antiche civilt lontano dalle loro sedi proprie: per concludere che al termine della tourne si sarebbe accontentato che il ministero gli lasciasse i cartocci delle briciole di terracotta seminate per via, e avrei anch'io la mia vetrina di cocci etruschi.

Fu una mostra particolarmente pericolosa. Dal canto nostro (II Mondo, 12 luglio 1955), abbiamo descritto la faciloneria con cui venne allestita, la possibilit per tutti di manipolare e maneggiare le opere, l'instabilit dei sostegni, i pericoli corsi dall'Hermes di Veio intorno a cui facevano girotondo le allieve di una scuola di ballo, le antefisse sospese ai fili, i perni metallici conficcati nel vivo delle sculture, le lamine di bronzo trafitte dai chiodi, le sbrecciature della Madre di Chianciano, la perdita di un dito della statuetta di Montalto, ecc.


Non sappiamo se Roberto Longhi abbia avuto il suo cartoccio di cocci, certo la mostra ha reso milioni ai compilatori del catalogo.

I rischi mortali per gli oggetti antichi, fragili e malati, derivanti da queste massicce deportazioni, sono stati minutamente descritti da tutta la stampa italiana, in occasione della minacciata trasferta in America delle trentatr (o quaranta) opere del Rinascimento.

Il ministero dell'Istruzione stato giustamente trattato da incompetente anche dall'ultimo cronista di quotidiano: ma nemmeno gli ammonimenti di Bernardo Berenson, sul Corriere della Sera del 14 ottobre, hanno avuto effetto alcuno.

Denunciando i malanni dell'Esposizionite imperversante scriveva: Almeno riguardo ai suoi cattivi effetti sulla conservazione delle opere, essa andrebbe sorvegliata e contenuta come si pratica per altri morbi contagiosi.

Proteste di Berenson, Longhi, Bianchi Bandinelli, ordini del giorno di enti e associazioni artistiche e culturali, interpellanze e interrogazioni di consiglieri comunali e provinciali, parlamentari e senatori, manifestazioni di piazza e colloqui in Prefettura, opposizione di critici d'arte e artisti in tutta la penisola, telegrammi al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, raccolta di firme per promuovere drastici disegni di legge, intervento di sindaci presso le autorit ministeriali, sollevazione di tutta quanta la stampa in proporzioni mai viste (rivelazione interessante: quattro quadri del Pontormo di ritorno in America dalla mostra fiorentina solo per un caso non sono stati imbarcati sull'Andrea Doria)...

Di fronte a tutto ci gli ambienti competenti del ministero dell'Istruzione, dopo aver taciuto per giorni e giorni, hanno emesso un comunicato ormai famoso, che va tramandato ai posteri per la sua insipienza.

Scritto nello stile qualunquistico e minimizzatore, proprio ai nostri maggiori burocrati quando hanno la coscienza sporca, vediamo di che tipo sono le assicurazioni in esso contenute per dissipare l'allarme suscitato in taluni (!) ambienti.

Le opere da esportare sono una trentina (una miseria), la mostra viene effettuata in due soli (!) musei, tutte (!) le misure atte a garantire la buona conservazione delle opere e a ridurre al minimo (!) i rischi del trasporto sono state prese, le opere partiranno su un piroscafo (!) della marina americana, sono state assicurate per un'ingente (!) somma: e infine, udite, udite, viaggeranno in cassoni stagni appositamente costruiti (!!!), accompagnate da specialisti del restauro.

Bisogna assolutamente venire a sapere, un giorno o l'altro, l'autore di questo comunicato: per un istante, la trovata del naufragio dato per certo, con i Raffaello e Tiziano galleggianti alla deriva o pilotati da specialisti del restauro a cavallo sui cassoni stagni, ha fatto ridere mezza Italia, distogliendo l'attenzione dalle altre insensatezze contenute nel prezioso testo.

Scopi della mostra: il comunicato afferma sentenziosamente che l'opportunit di una mostra d'arte all'estero deve oggi essere valutata con ampiezza e modernit di criteri, considerando in giusta misura, oltre al grado di sicurezza dei trasporti effettivamente raggiunto (leggi: affondamento dell'Andrea Doria), anche l'importanza della funzione che nel campo del progresso e dell'avvicinamento dei popoli, venuta assumendo questa precipua forma di scambio cultura - l'esposizione culturale - nel mondo odierno.

Per quanto si pu capire da questo curioso modo di esprimersi, appare che gli organizzatori hanno avuto grandi ambizioni.

Basta infatti vedere l'elenco parziale delle opere, strappato a forza dagli insorti fiorentini, per renderci conto che si tratta di un centone senza senso, per nulla atto a documentare il periodo del massimo splendore dell'arte italiana: un'antologia abborracciata, forse dettata unicamente dall'arrendevolezza, preventivamente accertata, di alcuni soprintendenti alle gallerie, primo fra tutti il Filippo Rossi di Firenze.

Nessun proposito culturale, meno che mai divulgativo, nel senso di una selezione accuratamente meditata: solo una carrettata bassamente propagandistica, una scelta affrettata e fortuita, conforme appunto all'inanit degli scopi confessati, il Progresso, l'Avvicinamento fra i popoli e altre consimili infantilit.

Un Masaccio, un Donatello, un Lippi, un Pollaiolo, due Botticelli, un Piero di Cosimo, un Filippino Lippi, un Francesco di Giorgio Martini, un Michelangelo, un Cellini; un Foppa, un Bramantino, un Cosm Tura, un Mantegna; un Piero della Francesca, un Signorelli, un Antonello Messina; un Giovanni Bellini, un Giorgione, un Giorgione-Tiziano, un Tiziano giovane, un Lotto, due Veronese; un Perugino, un Pinturicchio, due Raffaello, due Correggio: chiunque passi in rassegna i possibili criteri cui una mostra del Rinascimento in America pu essere ispirata (ragionando sugli autori prescelti, scuola, data e qualit delle singole opere, tenendo presente quanto posseggono i musei americani, ecc.), si trover sempre di fronte a una disparata congerie di molti capolavori e di qualche riempitivo; e potr a suo piacimento togliere e aggiungere, numerando all'infinito le assenze senza motivo e le presenze gratuite, senza mai venire a capo di niente.


Quanto alla legalit di questa mostra in America, i nostri burocrati si sono ancora una volta mostrati, come sempre quando si decidono a illuminare il volgo, volutamente generici e bugiardi.

Dice il comunicato: A siffatta comprensiva (?) valutazione non si oppongono del resto le antiche (?) disposizioni rimontanti a qualche anno fa, che qualcuno (!) ha voluto richiamare, e che, in realt, tendevano a evitare non l'esportazione per mostre temporanee, ma il definitivo espatrio delle opere d'arte.

Invece si tratta, naturalmente, di tutt'altro.
L'articolo 1 della legge 2 aprile 1950 n. 328, dice che il ministero dell'Istruzione pu autorizzare l'invio di opere all'estero, quando sia ravvisato un alto interesse culturale: sono per in ogni caso esclusi dall'invio all'estero quei gruppi di opere che costituiscono il fondo principale e una determinata ed organica sezione di un museo (ecc.), nonch le opere, specialmente i dipinti su tavola o le opere di grandi dimensioni, che possono subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli.


A parte l'interessata assurdit di limitare il divieto alle opere grandi (?), si pu osservare che per la mostra in America l'alto interesse culturale affatto inesistente, e che per pi di met le opere da spedire oltreoceano sono su tavola, quando la legge tassativamente lo vieta (senza contare che uno dei due Botticelli misura un metro e mezzo per due).

Il nostro ministero dell'Istruzione, sempre pronto a invocare le pressioni di speculatori quando lascia impunemente manomettere i centri storici delle nostre citt, ha dunque, questa volta, spontaneamente e deliberatamente violato una precisa norma di legge.

Oscuri restano i retroscena della vicenda. Si detto, e non stato smentito che un'esposizione del genere avrebbe dovuto accompagnare in America, come un corteo trionfale, il presidente della Repubblica; si detto anche che si tratterebbe di un impegno preso dallo stesso ministro dell'Istruzione, al tempo del suo viaggio in America.

Tutto pu essere. Intanto, assai opportuna arrivata la precisazione del conservatore capo della National Gallery di Washington: l'iniziativa della mostra proviene dal governo italiano, e noi ci siamo dichiarati lieti di esibire i quadri e le statue per conto dell'Italia.

Si tratta dunque, com'era prevedibile, di un nuovo sfogo del nostro vecchio complesso di inferiorit nei riguardi dell'estero, per cui si cerca, ostentando i valori eterni dell'arte, di procacciarci l'altrui benevolenza, e cos riparare sul piano sentimentale alle deficienze della nostra azione diplomatica e politica.

Calcolo politico quindi certamente quello di coloro che hanno organizzato questa mostra, inutile, assurda, disastrosa.

Mentre attendiamo che il governo faccia il nome dei veri responsabili dell'impresa, dall'ispiratore della scelta delle opere ai singoli funzionari e professori e consulenti ministeriali, rileviamo con stupore, l'estrema, per dir cos, ingenuit di costoro.

Hanno davvero creduto, macchinando in silenzio, di poterla fare franca, di disporre a piacimento di un bene pubblico, e di mettere tutti di fronte al fatto compiuto.

Peggio, alle prime avvisaglie hanno continuato a tacere, non si sono fatti trovare, hanno imposto il silenzio ai loro inferiori, si sono dati malati, hanno mentito, hanno mendicato pretesti. Hanno inviato un ultimatum ai direttori delle gallerie in cui prelevare le opere, pochi giorni prima della data fissata per l'ammasso a Firenze, senza preavvisarli, senza chiedere il loro parere di tecnici (fortuna che qualcuno di essi, come la direttrice della Galleria Borghese, si comportato da persona cosciente dei propri doveri, e ha rifiutato l'invio).


Due sono gli organi responsabili di questa infelice iniziativa, il Consiglio Superiore delle Antichit e Belle Arti e l'omonima Direzione Generale. Del Consiglio Superiore, che per legge deve dare un parere in casi del genere, presidente il ministro della Pubblica Istruzione e vicepresidente il professor Mario Salmi (gi organizzatore della grossa mostra della miniatura), a sua volta presidente della seconda sezione, che si occupa dell'arte medievale e moderna: altri membri, il professor Giuseppe Fiocco, il soprintendente alle gallerie del Lazio Emilio Lavagnino (quello della mostra a Parigi) e il soprintendente alle gallerie della Campania, Bruno Molajoli (quest'ultimo l'unico che si sia opposto alla crociera, rifiutando qualunque opera dai musei di Napoli).

Della Direzione Generale fanno parte l'ispettore generale Michele De Tomasso, i capi divisione Gregorietti, Campoli, Agresti e Bacchetti, il capoufficio Grisolia, grigie figure di conformisti, uomini d'ordine tutti d'un pezzo, ben incastrati tra seggiola e scrivania: su tutti sovrasta, attraverso il segretario Triches, il Direttore Generale Guglielmo De Angelis D'Ossat, da gran tempo principale garante della buona conservazione del nostro patrimonio artistico.

Grande equilibrista, disposto sempre all'obbedienza verso i pezzi pi grossi di lui, coi quali, come diceva il suo padre spirituale, non si pu n vincerla n impattarla, gran maestro dello zelo preventivo e superfluo, il De Angelis D'Ossat , tanto per dirne qualcuna, l'uomo che ha permesso la costruzione di una nuova isola nella laguna di Venezia e la distruzione di un paio di chiese antiche tra Roma e Milano, che ha permesso l'invasione della Via Appia Antica e la deturpazione di S. Agnese fuori le Mura, che ha autorizzato le mostre del Medio Evo a Parigi e della civilt etrusca un po' dappertutto, che ha autorizzato lo sconquasso degli Uffizi e del Museo di Villa Giulia, che ha dato parere favorevole all'albergo Hilton a Monte Mario: il responsabile dei guasti monumentali e urbanistici delle pi belle citt, da Ferrara a Lucca a Vicenza a Roma a Firenze, eccetera: l'uomo di cui si ignorano gesti illuminati e decisi, una specie di Rebecchini statale, sulla cui mancanza di carattere e di convinzioni generali i vandali sanno di poter contare. Se vossignoria illustrissima sapesse... Che intimazioni... Che comandi terribili ho avuto di non parlare...

Che vada a farsi benedire, dentro a qualche cassone stagno e galleggiante.(ottobre 1956)
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Nota:
La spedizione delle opere d'arte nei cassoni stagni galleggianti poi non si fece; ma nei decenni seguenti non si rinunciato a proporre altre simili perverse iniziative, cio, come diceva Roberto Longhi, a trainare carrettate di antiche civilt lontano dai luoghi di origine.
I due capolavori della scultura greca del quinto secolo avanti Cristo, i Bronzi di Riace, hanno corso il rischio di essere trasportati, come feticci pubblicitari, alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984.

Il Cristo michelangiolesco di S. Maria sopra Minerva a Roma era gi stato imballato per mandarlo a non so pi quale altra fiera americana, quando la notizia trapel, e la protesta della stampa ne blocc la partenza (v. La Repubblica, 4 maggio 1984).

Un eterogeneo campionario di opere romane ed etrusche del museo archeologico d Firenze, alcune estremamente fragil, vennero invece spedite a Seul, capitale della Corea del Sud, per le Olimpiadi del 1988.








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