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Esperimento burlone ma verosimile
23-12-2009
Francesco Floccia

Riferiscono le agenzie web la notizia dello spot che il Mibac ha realizzato per fare pubblicit al patrimonio artistico italiano col fine di attirare pubblico e visitatori. “Aiuto, portano via il Colosseo. Campagna choc per l'arte” (Marco Morello ne “il Giornale”, 18/12/2009) il contenuto di un’immagine, tra altre, che mostra la demolizione del monumento accompagnata dal messaggio Se non lo visiti, lo portiamo via. Sperando che non ci siano animi scherzosi che condividano cinicamente il minacciato smantellamento – si sa che il mondo web e quello dei media composto anche da lettori sarcastici, macabri umoristi, ironici o comunque distaccati – viene da pensare che forse non era il caso di fare al gi celeberrimo anfiteatro romano ulteriore pubblicit seppur in questo caso minacciosamente punitiva per noi cittadini che, se pigri o renitenti nel visitarlo, ne verremmo privati for ever. Si sa bene che il Colosseo e l’area archeologica romana hanno gi di per s notevoli pic chi di affluenza turistica e pertanto sarebbe bene che ulteriori spot (forse gi previsti) rendessero noti ai pi i tanti altri nascosti musei e luoghi artistici che caratterizzano l’Italia pi ignorata. Reclamizzare ci che gi conosciuto universalmente pu essere un lancio per una inedita campagna pubblicitaria di un marchio ad ampi contenuti e prodotti ma, come suole dirsi, in alcuni casi il prodotto vincente marcia da solo anche senza richiami propagandistici; n pu far conto la grande istituzione Mibac, gestore di tanto patrimonio, esclusivamente sui fatturati economici e di prestigio che gli derivano dai soliti quattro/cinque rinomatissimi siti di rilevanza nazionale (Brera, Uffizi, Borghese/cult, Pompei, Roma nel suo complesso). Sono i prodotti senza mercato che tendono a scomparire cos come oggi rischiano l’oblio musei senza pubblico, materie culturali senza cultori, cose d’arte senza curiosi, bellezze paesaggistiche senza turisti, professori senza carisma, polit ici senza idee, artisti senza notoriet. Gallerie d’arte antica piccole e preziose, musei a temi anticlassici, siti archeologici scomodi, inaccessibili e senza visibilit necessitano di richiami mediatici ancor pi di ci che gi a tutti noto: se si smonta metaforicamente il Colosseo, la notizia vola; se mettessero in disarmo un museo dell’ EUR (quartiere di Roma), la notizia creerebbe schok solo in coloro che vi lavorano. E’ poi la nostra una societ che rimpiange in modo duraturo ci che scompare? E se la rimozione forzata del Colosseo fosse goliardicamente - o a parere di pragmatici e possibili punti di vista – l’occasione migliore per risolvere problemi di parcheggio o di svago o di accoglienza per turisti accaldati e con voglia di souvenir, grazie proprio alla costruzione di un confortevole rest house modernamente finestrato e ancora multipiano? Siamo certi che – anche la sola idea - della demolizione/scomparsa di cose antiche creerebbe effettivamente scandalo, sent imenti di riscossa, sussulto culturale, orgogliosa volont nella maggioranza della popolazione di richiederne invece strenuamente il recupero? Ne dubito. Nessuno rimpiange la TV in bianco e nero, n il giradischi, n la “600” o il telefono a gettoni o men che mai la ‘Spina di Borgo’, i quartieri antichi che gravavano sulle aree dei ‘Fori Imperiali, n la serrata rete urbanistica antecedente la realizzazione del romano Corso Rinascimento. Il Colosseo smontato, il Davide trasmigrato, gli Uffizi rifondati all’estero per fatale globalizzazione prossima ventura delle cose d’arte oltre che delle persone, a lungo andare susciteranno nei ricordi di chi apparterr agli eterogenei ricambi generazionali del domani momentanee nostalgie, non certamente recriminazioni. 19/12/2009



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