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Scure parlamentare sul megaparco commerciale in odor di mafia
26-01-2010
Antonio Mazzeo

Uninterrogazione parlamentare pesante come un macigno riporta sotto i riflettori nazionali Barcellona Pozzo di Gotto, comune del messinese dalla pessima vita amministrativa e ad altissima densit mafiosa. Il 12 gennaio 2010 il senatore Giuseppe Lumia (Partito democratico), membro della Commissione antimafia, ha depositato uninterrogazione al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dellinterno in cui viene ricostruita con dovizia di particolari la scandalosa vicenda relativa al progetto dinsediamento in unarea agricola di oltre 18 ettari di uno dei maggiori parchi commerciali di tutto il Sud Italia (sono previste infrastrutture per 398.414 metri cubi ).

In data 19 novembre 2009 scrive il senatore Lumia - il Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con 22 voti favorevoli e un solo astenuto, ha approvato il piano particolareggiato per il megaparco; va tuttavia segnalata la gravissima anomalia rappresentata dalla societ che ha proposto il piano, ottenendone lapprovazione, la Dibeca sas, direttamente riconducibile ad un noto pluripregiudicato locale, lavvocato Rosario Pio Cattafi, che, secondo quanto riportato nella relazione conclusiva di minoranza della Commissione parlamentare dinchiesta sul fenomeno della criminalit organizzata mafiosa o similare della XIV Legislatura, con primo firmatario linterrogante, solo nel luglio 2005 ha finito di scontare la misura di prevenzione antimafia della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, irrogatagli nel massimo (cinque anni), per la sua pericolosit, comprovata, secondo quanto si legge nel decreto emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina il 2 agosto del 2000, dai suoi costanti contatti, protrattisi per decenni e particolarmente intensi proprio nella stagione delle stragi, con personaggi del calibro di Benedetto Santapaola, Pietro Rampulla, Angelo Epaminonda (col quale Cattafi relazion nel lungo periodo di sua permanenza a Milano) e Giuseppe Gullotti (addirittura di questultimo, capomafia barcellonese condannato definitivamente per lomicidio del giornalista Beppe Alfano, Cattafi, nella migliore delle tradizioni di Cosa Nostra, stato testimone di nozze).

Dopo unampia descrizione del curriculum criminale e delle cointeressenze societarie del professionista barcellonese, linterrogante si sofferma sulliter particolarmente contorto che ha condotto alla presentazione e allapprovazione del piano particolareggiato del megacentro commerciale. Il parlamentare del Pd chiede infine se siano gi stati disposti, sulla scorta delle gravi denunce giornalistiche e in base alla normativa antimafia, i dovuti accertamenti sulle irregolarit dellapprovazione del parco commerciale di Barcellona Pozzo di Gotto e quali iniziative intenda intraprendere il Governo per ripristinare la legalit in uno dei territori siciliani pi martoriati dalla presenza asfissiante della criminalit mafiosa, che a Barcellona da sempre gode di inusitate protezioni da parte di soggetti istituzionali, come dimostrano le vicende relative allassassinio del giornalista Beppe Alfano, il pi grave episodio criminoso della storia locale, di cui proprio in questi giorni ricorre il diciassettesimo anniversario.

Mentre sindaco e giunta comunale scelgono il silenzio stampa, il Movimento Civico Citt Aperta di Barcellona esprime piena approvazione al contenuto dellinterrogazione parlamentare. Lennesimo puntuale intervento del Senatore Lumia ha il merito di evidenziare ancor pi le ragioni che rendono inopportuna la realizzazione del parco commerciale, scrivono in un comunicato i portavoce del Movimento. A parte linutilit di tale struttura in un contesto gi caratterizzato da una spiccata vocazione commerciale, e limpatto ambientale di unopera talmente imponente, nellinterrogazione si sottolinea la scarsissima attenzione dellamministrazione comunale in merito ad una vicenda che vede coinvolta una societ, la Dibeca sas, gi oggetto di segnalazione da parte della commissione prefettizia che nel 2006 aveva chiesto senza successo lo scioglimento del Consiglio Comunale di Barcellona, e questo in forza della presenza, tra i soci di allora, di Rosario Pio Cattafi, destinatario in passato di un provvedimento prefettizio di restrizione della libert per i suoi contatti ad alti livelli con la gerarchia mafiosa. Per Citt Aperta, inoltre, laffrettata approvazione del parco commerciale solo lultimo di una serie di eventi accaduti di recente, che gettano una seria ombra sulle prospettive di ripristino della legalit in un territorio martoriato: le recenti sentenze della Corte di Appello di Messina che hanno di fatto stravolto le inchieste Mare Nostrum e Mare Nostrum droga; la concessione degli arresti domiciliari al boss Gerlando Alberti Jr., condannato allergastolo per lomicidio di Graziella Campagna; lennesima archiviazione da parte della procura di Viterbo delle indagini sullomicidio dellurologo barcellonese Attilio Manca.

Il Movimento Civico congiuntamente alle organizzazioni che compongono il Presidio Rita Atria Libera Milazzo-Barcellona (lAssociazione antimafie Rita Atria, LAltra Milazzo, Il Giglio, Smasher e Milazzo Attiva), ha pure depositato agli atti del Comune di Barcellona formale richiesta di accesso al fascicolo tecnico ed amministrativo relativo allapprovazione del Piano particolareggiato del megaparco. Il Presidio punta in particolare a verificare la legalit del procedimento della straordinaria pianificazione urbanistica, con la possibilit di realizzare un ingente investimento di capitali, che si teme di dubbia provenienza, e che comunque ferir mortalmente la rete di strutture commerciali esistenti nel territorio barcellonese e dei comuni limitrofi. stata preannunciata inoltre la possibilit di intraprendere azioni utili per pervenire al diniego dellapprovazione regionale o allannullamento giurisdizionale degli atti adottati e denunce presso la magistratura e le Commissioni Regionali e Nazionali Antimafie.

Quanto accaduto nella citt del Longano sar anche al centro dellincontro-dibattito su Neofascismo, mafia, controllo del territorio. Il laboratorio politico Barcellona PG, che si terr a Messina marted 26 gennaio. Quella del parco commerciale affermano gli organizzatori della Casamatta della Sinistra - non solo la storia di una societ con 0 addetti che si intesta un progetto di 250 milioni di euro, o dellimpressionante intreccio di interessi e complicit condensati nelle varianti al PRG. il tentativo di ricostruire una trama che ci dice molto pi di un territorio colonizzato dalla destra: Barcellona caso nazionale, crocevia di personaggi, alleanze e strategie che in questi anni hanno condizionato la vita democratica del Paese.

Intanto emergono nuovi particolari sul grande affaire multimilionario della citt del Longano che tuttavia non consentono di chiarire le tante zone dombra che hanno caratterizzato lintera operazione dal suo nascere. Una di esse riguarda lacquisizione da parte della Dibeca di una parte consistente dei terreni di contrada Siena dove sorger la nuova infrastruttura commerciale. Si appreso ad esempio che lestensione dellarea oggi nella titolarit della societ della famiglia Cattafi di 5,97 ettari e non di 5,24 ettari come era stato rilevato invece da alcuni organi di stampa locali. La Dibeca di Corica Ferdinanda e C. (questo il nuovo nome assunto nel dicembre 2004 dopo il cambio delle ragioni sociali) ha acquistato i terreni il 7 aprile 2005 dallOpera San Giovanni Bosco dei Salesiani di Barcellona che, a sua volta, li aveva ricevuti in donazione testamentaria da uno stretto congiunto di Rosario Pio Cattafi. Costo totale 619.800 euro (394.800 per i terreni agricoli e 225.000 euro per i fabbricati ivi ospitati), con pagamenti avvenuti in data anteriore alla stipula del contratto di compravendita. La cifra corrisponde esattamente al miliardo e duecentomilioni di vecchie lire riportato nellatto sottoscritto l1 ottobre 2001 in cui Alessandro Cattafi (figlio di Rosario Pio), in qualit di rappresentante legale della Dibeca, dichiara la disponibilit ad acquistare i terreni dei salesiani entro un termine di 28 mesi. per un valore notevolmente inferiore ai circa 800.000 euro che, sempre secondo quanto trapelato sulla stampa, sarebbero stati poi negoziati tra le parti. In verit, il 7 marzo 2005, a seguito di una perizia di un agronomo che aveva meglio stimato i terreni di contrada Siena, la Dibeca si era impegnata con una scrittura privata a versare allOpera San Giovanni Bosco 200.000 euro in pi della somma concordata preliminarmente. Per lacquisto dei terreni, dunque, si sarebbe dovuto corrispondere 819.800 euro. Solo che di questa somma integrativa non c traccia nel contratto che sar stipulato esattamente 30 giorni dopo. N c traccia di un suo pagamento entro la data fissata dalla scrittura privata come termine massimo (il 30 giugno 2009), n successivamente. Di contro, con una missiva del 3 dicembre 2006, la societ dei Cattafi avrebbe lamentato un danno quantificato in circa 150.000 euro dovuto ad una pregressa alienazione di tre particelle catastali e allesistenza di alcune famiglie affittuarie di fabbricati di contrada Siena, condizioni che i salesiani avrebbero omesso di dichiarare al momento della stipula del contratto di vendita dei terreni. La querelle tra le parti non mai stata ricomposta.

Diversamente era accaduto in passato con il contenzioso legale avviato il 17 marzo 1979 da Gaspare Cattafi (il padre di Rosario Pio), poi scomparso. Il noto farmacista barcellonese si era appellato in Tribunale chiedendo la risoluzione delle disposizioni testamentarie con cui il proprio genitore, in punto di morte, aveva donato allOratorio salesiano alcuni immobili e i terreni agricoli posseduti a Barcellona, vincolandone luso a scopi sociali e benefici. Il 6 dicembre 1989, tuttavia, i giudici rigettarono la domanda del Cattafi. La sentenza fu appellata, ma prima che fosse emesso il giudizio di secondo grado, lordine religioso dichiar la propria capitolazione. L1 ottobre 2001 (stessa data dellopzione di acquisto della Dibeca sui terreni di contrada Siena) furono ceduti ad Alessandro Cattafi, procuratore del nonno Gaspare, lo storico Palazzo Cattafi con lannesso giardino, un fabbricato con due appartamenti in via Garibaldi n. 435 ed unautorimessa di 100 metri quadri in localit Baglio Terrasanta. Valore dichiarato, 260 milioni di lire. Una transazione assai onerosa per i salesiani ma certamente non comparabile alla donazione dei 5,97 ettari di terreni che ospiteranno la nuova cittadella commerciale. Stando alla Gazzetta del Sud del 9 dicembre scorso, quando diventeranno operativi gli espropri, ai proprietari dei terreni verr riconosciuto il valore di 85 euro al metro quadro. Conti alla mano, alla Dibeca di Cattafi & C. andranno cos 5.074.500 euro, otto volte in pi di quanto versato per acquisire la titolarit dellarea beneficiata dal nuovo piano particolareggiato unanimemente approvato dal consiglio comunale. Un vero e proprio miracolo con ben poco di evangelico.



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