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Intervista a Giovanna Melandri, in occasione della pubblicazione del libro: Cultura, Paesaggio, Turismo
23-02-2006
Giovanna Melandri

Intervista a Giovanna Melandri,
in occasione della pubblicazione del libro
“Cultura, Paesaggio, Turismo”
Gremese Editore
Roma, 2006

Roma, 23 Febbraio 2006

Redazione Patrimoniosos: “Innanzi tutto vorremmo capire che significato ha questo libro, se cioè deve essere inteso come il programma dell’Unione, visto che c’è la prefazione di Prodi, e come una sorta di investitura.”

On. Giovanna Melandri: “No, la prefazione di Prodi mi onora moltissimo, ma non impegna assolutamente il Presidente a condividere ogni mia riflessione proposta nel libro.
Ho voluto scrivere un libro a tesi. La tesi di fondo, che si trova nel primo capitolo, intende sostenere che sia arrivato il momento per costruire un “New Deal” della bellezza, una piattaforma progettuale per l’Italia che ci faccia uscire da questa idea di nicchia delle politiche culturali, paesaggistiche, ambientali e che le assuma, invece, come politiche strategiche per qualificare lo sviluppo.
Naturalmente, voglio dirlo in premessa e chiaramente, non siamo sulla linea “sfruttamento-giacimenti culturali”, ma su una linea molto diversa, quella dell’investimento su cultura, paesaggio, bellezza ed anche su un turismo di qualità, che è un investimento certamente strategico per il Paese, per le grandi sfide che la globalizzazione ci pone, per la ricerca di un posto dell’Italia nei processi di globalizzazione. Un grande investimento che produce ricchezza civile ed anche ricchezza materiale, sviluppo di qualità e buona occupazione.
All’interno di questo obiettivo strategico su cui fondare l’attività non già del solo Ministero dei Beni Culturali ma dell’intero Governo, il perimetro è gigantesco perché va dal patrimonio all’industria culturale, alla multimedialità, all’audiovisivo, al paesaggio come risorsa anche per un turismo di qualità, alle politiche per i turismi. Stiamo parlando di una dimensione che dal punto di vista economico, sociale, produttivo è una quota rilevante della produzione della ricchezza italiana e lo sarà sempre di più.
Allora, il punto è che c’è uno scarto strategico fondamentale tra tutto questo e le politiche che fino ad oggi sono state proposte e realizzate, uno scarto che bisogna superare per qualificare pienamente uno dei settori trainanti dello sviluppo italiano. Lo ripeto: questo compito non può essere affidato né al solo Ministro dei Beni Culturali, né al Ministro dell’Ambiente, la tesi del libro che ho scritto è che sia necessario un concerto che coinvolga vari settori, dall’Economia, alle Finanze, alle Infrastrutture, alle politiche ambientali, alle politiche agricole, al Ministero dei Beni Culturali. Questo per me è il New Deal della Bellezza. E’ un progetto per l’Italia.”

Redazione Patrimoniosos: “Quindi è l’indicazione di un indirizzo.”
On. Giovanna Melandri: “Nell’epoca di Roosevelt, il New Deal è stato il progetto di rilancio dell’economia di un Paese: per me questo è un pezzo sostanziale del progetto di rilancio della nostra economia e del nostro Paese.
I presupposti sono noti: lo straordinario patrimonio di arte, cultura, natura, paesaggio e bellezza che possediamo sono risorse non delocalizzabili, che nessuna India e nessuna Cina ci potrà mai sottrarre o potrà mai “riprodurre”.
Puntare sulla tutela e sulla promozione di questo patrimonio significa prima di tutto scegliere di investire su tutte le infrastrutture culturali su cui “poggia” questo patrimonio, sulla scuola, sulle biblioteche, sugli archivi, sui teatri, sulla musica e così via: è un investimento sulla civiltà italiana prima di ogni altra cosa, sulla nostra capacità di far sviluppare nei cittadini un rapporto costante, magari anche critico, con il Paese, le sue tradizioni e la sua storia. Anche la tematica della coesione e dell’inclusione sociale e della riscoperta del senso di identità nazionale rientra in questa visione, una visione che, invece, come abbiamo visto nel passato e anche di recente non rientra nel panorama culturale del centro – destra.”

Redazione Patrimoniosos: “Questo è un indirizzo politico, che richiede una certa soglia culturale per essere compreso; allora per far capire che questo può essere l’indirizzo giusto da dare al paese, quali mezzi si possono utilizzare? C’è una soglia e come si fa a superarla?”
On. Giovanna Melandri: “Dalla mia esperienza negli anni del Governo e dell’opposizione ho tratto l’impressione che questo messaggio, la strategicità dell’investimento sulla nostra cultura, passi più faticosamente in alto che in basso.
Ad esempio in questi anni, soprattutto negli ultimi cinque anni di sparizione totale e drammatica delle politiche per la cultura dal radar dell’attività di Governo, abbiamo visto crescere e svilupparsi un positivo fermento di istituzioni, associazioni e singoli cittadini delle comunità locali che, seppur a macchia di leopardo, hanno compreso il senso complessivo ed il valore dell’investimento sulle loro radici culturali identitarie, sulla loro storia, sulle loro tradizioni. Una consapevolezza che si è tradotta in azione concreta.
Questa consapevolezza e questa azione concreta è necessario che ora “salga” ed arrivi fino ad investire stabilmente la responsabilità di Governo. Questa è la proposta che io faccio al centrosinistra, che di questo tema si è fino ad ora occupato in maniera ancora troppo “intermittente” o troppo lateralmente. Ma è allo stesso tempo la critica feroce che muovo al centrodestra. Mi sono perfino preoccupata nel mio libro, nel capitolo dedicato agli anni di questo governo di trovare qualcosa da salvare nell’azione della destra rispetto alla cultura in questi anni. Alla fine ho trovato solo la costituzione della Fondazione Museo Egizio. Un pò troppo poco. Un po’ troppo tardi”

Redazione Patrimoniosos: “E proprio su questo volevamo farle qualche domanda...”
On. Giovanna Melandri: “Su questo [n.d.r. la Fondazione Museo Egizio] ci sono pareri diversi, però in fondo io credo che quella sia una strada da percorrere...”

Redazione Patrimoniosos: “Non pensa che debba essere molto riformata rispetto all’esperimento che si vede oggi? noi siamo molto spaventati dalla struttura che è stata data a questa Fondazione: non siamo contrari alle Fondazioni in sé, ma tutto sommato bisogna capire come è strutturato il modello...”
On. Giovanna Melandri: “Secondo me il modello è giusto, però certamente traiamo dall’esperienza degli ultimi la consapevolezza che bisogna fare il tagliando allo strumento. Cosa è che preoccupa voi?”

Redazione Patrimoniosos: “L’assenza, praticamente, del personale tecnico-scientifico, degli archeologi. C’è un direttore, che ha mani e piedi legati, rispetto al Consiglio di Amministrazione. Auspicheremmo una fondazione sì, ma in cui la professionalità scientifica giochi un ruolo più importante.”
On. Giovanna Melandri: “Sì, infatti; questo però non dipende dalla struttura della Fondazione, ma dalle scelte politiche. Peraltro, tutta la stagione del Governo Berlusconi è stata dello stesso tono dal punto di vista della mortificazione delle competenze tecniche, quindi anche quell’esperienza della Fondazione non le ha valorizzate. Il centro destra in cinque anni non ha riaperto un concorso e ha mortificato le Soprintendenze di settore: questo fa parte di un discorso generale sulle competenze tecniche, che è stato proprio rovinoso.
Tuttavia tornando alla riflessione sull’Egizio e sulle Fondazioni, quel modello che propone un raccordo più stretto tra Stato, enti locali e privati come era stato pensato inizialmente, può esser giusto. Piuttosto c’è una critica mossa al modello legislativo della Fondazione - che, lo ricordo, risale al 1998 ed all’esperienza di Governo dell’Ulivo - su cui è utile ragionare anche al fine di fare un “tagliando” a quella normativa: è il rapporto talvolta squilibrato tra conferimento di risorse da parte dei privati e poteri loro affidati negli organismi di gestione. E’ lo stesso problema che, ad esempio, abbiamo riscontrato nell’esperienza di trasformazione degli Enti Lirici in Fondazioni. E’ una critica seria, che ad esempio muove spesso il prof. Salvatore Settis, e su cui ritengo utile dedicare un supplemento di riflessione. Ed a cui rispondere, nel caso, con le dovute proposte di modifica.

Redazione Patrimoniosos: “Tra l’altro, anche questo raccordo con i privati forse non sarà tanto semplice, nel senso che - si leggeva l’altro giorno [“Firenze. Ente Cassa: Non entreremo nella Fondazione della cultura”, Gianni Caverni, l'Unità - Firenze Toscana 27/1/2006]- la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e altre si guardano bene dall’entrare in un modello tipo quello della Fondazione Museo Egizio. Se ne guardano bene: non vogliono un coinvolgimento di questo genere, preferiscono dare soldi a progetti e probabilmente immagino che gli possa far paura un discorso di gestione complessa come quella di una realtà condivisa. Il modello attuale di Fondazione, quindi, non so se potrà effettivamente essere un modello “di successo” .
On. Giovanna Melandri: “Come scrivo anche nel libro secondo me il tema del pubblico-privato va affrontato riaffermando la superiorità del pubblico e la funzione strategica dell’indirizzo pubblico, anche perché tutto ci dimostra che il privato arretra dove arretra il pubblico.
Cito Antonio Paolucci “Possono funzionare solo un pubblico forte ed un privato virtuoso” perché entrambi crescono o declinano insieme e lo abbiamo visto in questi anni in cui si voleva far trionfare la cultura liberale, in cui si sarebbe dovuto assistere all’accelerazione di politiche di incentivazione fiscale e di sostegno indiretto ed invece non è accaduto nulla di tutto questo bensì il contrario, Stato in rotta e privato in fuga.
La destra al governo ha costantemente tagliato le risorse pubbliche e contemporaneamente ignorato qualunque strumento di incentivazione automatica; sì è imbocca non già la via liberale alla cultura bensì la concezione mercantile della vendita del patrimonio.
Mi è capitato ultimamente di ascoltare Tremonti a La7 che ha dichiarato esplicitamente quali erano le loro intenzioni iniziali, volevano risanare i conti pubblici con la vendita del patrimonio demaniale, anche quello storico-artistico, “ma non ci siamo riusciti” ha detto. Noi dunque avevamo ragione su due fronti: che gli allarmi che sollevammo quando udimmo quegli orribili squilli di tromba erano assolutamente giusti e che quella era la loro intenzione, ma anche che non avrebbe funzionato.”

Redazione Patrimoniosos: Ma non si riesce a capire bene quale sia stata l’azione di vendita di Patrimonio Spa: la vendita delle carceri storiche, Dike Aedifica Spa sono tutte rimaste bloccate. Inoltre, sul difficile binomio cultura-turismo. Volevamo chiedere anche in che ordine si devono pensare cultura e turismo. Ci sono passi nel libro in cui la preminenza della tutela è ribadita con grande forza, ma anche punti in cui la tutela sembra essere pensata come strumentale al turismo. Il pericolo è che passi una semplificazione eccessiva del messaggio.
On. Giovanna Melandri: “Sono felice di avere un’altra occasione per evitare tale semplificazione. Una premessa metodologica: quando io penso al rapporto con i privati e, di conseguenza, alla possibilità di un intervento dei privati anche al fine di connettere il patrimonio culturale con lo sviluppo del turismo culturale parto dall’imprescindibile riferimento all’art. 9 della Costituzione ed agli obblighi di tutela che gravano sullo Stato.
Basti pensare, a solo titolo di esempio, anche ad alcuni provvedimenti che assumemmo come il famoso Regolamento che, approvato da tutte le associazioni di tutela che con noi lo scrissero, prevedeva il possibile trasferimento del titolo di proprietà dei beni solo in alcuni casi eccezionali e solo all’interno di una griglia di condizioni tutte ispirate ai principi della tutela “attiva” e cioè conservare ma anche prevedere forme di godimento pubblico del bene.
Fissato il cardine, inamovibile e chiaro, della preminenza della tutela, bisogna poi cominciare ad essere un po’ meno schizzinosi: perché tanto più si riesce in Italia a costruire una politica trasversale, di qualità, per i turismi (quello culturale ma anche quello balneare, enogastronomico, congressuale), tanto più si può aiutare una politica di tutela del patrimonio culturale.
In senso pragmatico, io dico: perché non vedere che in un momento in cui i processi di deindustrializzazione procedono e in cui le grandi imprese chiudono, questo è un settore fondamentale per lo sviluppo? Ma nello stesso tempo, il turismo crolla in alcuni segmenti, mentre in altri tiene.
Occorre costruire una politica nazionale che sia attenta ai valori della tutela, della conservazione; ma questo presuppone uno sforzo per riorganizzare i flussi dei visitatori, perché non è possibile che oggi il “turisdotto” produca esclusivamente la canalizzazione “Venezia-Firenze-Pompei-Roma” della domanda turistica. Noi ci riempiamo la bocca del modello spagnolo, ma i dati dimostrano che comincia ad essere critica la situazione anche di chi ha puntato come la Spagna su modelli di urbanizzazione che poi arrivano ad un punto di saturazione e snaturano gli equilibri paesaggistici, sociali, anche culturali.
Invece dobbiamo pensare ad un turismo “sostenibile” per l’Italia, per i prossimi cento anni. Bisogna avere una idea di sostenibilità, sostenibilità ambientale ma anche culturale e sociale, sul medio-lungo termine per una risorsa che sarà determinante per l’Italia.
Anche la produzione culturale rientra in questo ragionamento: se tuteliamo e valorizziamo anche la nostra lirica, il nostro teatro, la nostra musica, essi possono essere motori dello sviluppo di un turismo di qualità. Bisogna cominciare a ragionare in questo modo altrimenti siamo sempre in mezzo tra una visione iper-ideologica, per cui si sostiene – giustamente e io sono di questa idea - l’esigenza di trasferire fondi pubblici agli enti lirici e poi però non si pretende che ci sia in Italia un festival musicale degno di questo nome all’altezza dei grandi richiami europei. Perché devo andare a Salisburgo, invece che a Pesaro, a Parma, al Maggio Musicale fiorentino; perché non possono esserci occasioni anche pensate per i cittadini italiani ma anche per un’offerta internazionale non solo italiana?

Redazione Patrimoniosos: “Altro tema è la commistione tra le “cose” e la “produzione” culturale: la tutela non può andare disgiunta dalla produzione, sono certamente collegate, ma le modalità di intervento devono poi andare separate: può andar bene un festival musicale piuttosto che una mostra?”
On. Giovanna Melandri: “È chiaro che la tutela è al primo posto: programmazione degli interventi di restauro, manutenzione ordinaria, programmazione costante...ma noi siamo in un momento difficile, in parte per l’assetto istituzionale della distinzione tra tutela e valorizzazione, in parte perché le risorse scarseggiano e saranno scarse anche in futuro.
Se vinceremo, certamente il bilancio dovrà essere aumentato, tornare quantomeno ai livelli che lasciammo nel 2001 e che sono stati oggetto di devastanti tagli da parte del Governo Berlusconi. In passato durante i nostri Governi molti sforzi sono stati fatti: non potevamo fare di più, ma è ancora troppo poco.
Dobbiamo pensare ad un sistema della tutela e della valorizzazione dentro i processi di sviluppo del Paese, per far convergere verso questo settore principalmente risorse pubbliche ma anche risorse aggiuntive, che possono essere risorse private. Ad esempio una qualche tassa di scopo, come la vecchia tassa di soggiorno, come meccanismo di redistribuzione delle risorse da un settore che produce ricchezza (il turismo) ad un settore che ha bisogno di risorse (la cultura) ma che è anche uno degli attrattori del settore produttivo.”

Redazione Patrimoniosos: “Anche i tempi della programmazione possono essere un problema.”
On. Giovanna Melandri: “Esattamente e questo è proprio un terreno di convergenza: più la programmazione culturale è scarsa ed episodica più il risultato complessivo è inferiore alle attese ed alle potenzialità. Per fare la mostra su Bellori [“L’idea del bello”, Roma, 2000], culturalmente importante, sono stati necessari tre – quattro anni di preparazione. Se ci fosse stato un sistema turistico nazionale decente, sarebbe stata valorizzata e promossa nel mondo almeno per i due anni in cui ha lavorato il Comitato Scientifico. Ma sono due mondi, il turismo e la cultura, lontani e che non si parlano. Per il turismo manca anche una sede centrale di ideazione ed impulso delle politiche nazionali, dopo la soppressione del Ministero nel 1993.”

Redazione Patrimoniosos: “Quindi l’idea sarebbe di portare le competenze sul Turismo dentro il Ministero per i beni culturali...”
On. Giovanna Melandri: “I modelli sono molti: uno può essere quello, un altro un Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio, oppure un Ministero senza portafoglio, senza competenze dirette, un Ministero di coordinamento delle funzioni degli Enti Territoriali. Un po’ come le Pari Opportunità, di indirizzo e trasversale.
Non si può affidare solo agli enti territoriali e alle sole Regioni la promozione del turismo: alcuni lo possono fare anche bene, ma è necessario il coordinamento. Manca completamente la prospettiva della programmazione.
In questo contesto di politiche complessivamente pensate ed attuate per il settore strettamente interconnesso della cultura e del turismo i privati si associano se esiste una politica pubblica precisa e forte, che non arretra nella tutela e nemmeno nella gestione: il famoso Regolamento sul trasferimento del titolo di proprietà che ho citato precedentemente e su cui voglio tornare per un istante per me e per noi e per tutte le associazioni di tutela che lo avevano controfirmato era uno strumento di tutela attiva. Quando sento dire sempre dal prof. Settis che noi avremmo aperto il “Vaso di Pandora” e prestato il fianco alle degenerazioni successive del tremontismo, beh in questo caso non sono assolutamente d’accordo. Noi abbiamo esteso gli strumenti della tutela “attiva”; al punto che si revocava un contratto di compravendita se non si rispettavano le condizioni della tutela e del godimento pubblico.”

Redazione Patrimoniosos: “Si trattava anche di un’opera di svecchiamento che con determinate garanzie cercava di snellire il patrimonio dello Stato, talvolta un po’ elefantiaco. A me è sempre sembrato un regolamento sacrosanto.”
On. Giovanna Melandri: “Invece con Tremonti ecco che arrivano Patrimonio-Spa ed il silenzio-assenso, senza verifiche ex post sulla manutenzione, sul restauro e sulla disponibilità al pubblico godimento.
Insomma – se mi passate una battuta finale con la quale cerco di spiegare e sintetizzare ciò che per me è il New Deal della bellezza italiana e perché esso dovrebbe marcare una vera e propria rottura con quanto di orribile è stato fatto negli ultimi cinque anni - io credo che sia necessario ritornare a guardare al nostro patrimonio con rispetto e ad investire sulla sua tutela perché solo la sua tutela può mettere in moto processi di creazione di ricchezza sociale, culturale ed anche economica.
La differenza tra chi rivolge il suo sguardo sulla nostra cultura da una sede istituzionale e di Governo esiste ed è la differenza che corre tra chi – come io propongo a Romano Prodi ed all’Unione - vuole che si torni ad amarlo e proteggerlo affinché esso torni a risplendere ed a far riverberare la sua luce sui cittadini italiani e chi, invece – come gli “Attila” della Cultura che hanno imperversato negli ultimi cinque anni – vorrebbe solo metterci gli artigli sopra.”





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