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Mibac: gli storici e il critico
16-03-2010
Francesco Floccia

“Il ministro Sandro Bondi, ha nominato Vittorio Sgarbi suo 'consigliere personale per le acquisizioni di opere d'arte da parte del Ministero'. Lo rende noto il ministero sottolineando che 'il ministro potrà così avvalersi dell'autorevole parere di uno dei più importanti critici italiani sugli acquisti condotti dai musei statali” (ANSA - Roma, 12 marzo 2010): al momento nessun particolare commento web salvo una dichiarazione dell’interessato che delinea essenzialmente il proprio ruolo con brevi parole: “Credo che mi limiterò a valutare quello che mi viene sottoposto: una vigilanza non come proposta ma come controllo” (ne: “il Velino.it” del 12/3/2010, “Beni culturali, Bondi lo fa consulente e Sgarbi diventa ‘buono’”). Un Dicastero che, come il Mibac, ha – definiamola così – una ‘catena di comando’ capillare nel proprio ordinamento che prevede nel dettaglio i compiti dagli uffici di livello inferiore, in gran parte periferici, fino alle funzioni dirigenziali centrali, per quanto concerne i “controlli” si avvale – cito l’esempio dato dall’art.12 (“Verifica dell’interesse culturale”) del D.L. n° 42 del 22/1/2004, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”– dei “competenti organi del Ministero..[che]..verificano la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico” relativamente alle ‘cose’ rientranti nella categoria di “beni culturali” così come indicate nell’art. dello 10 stesso D.L., comma 1. Si presupporrebbe dunque che ogni atto tecnico amministrativo percorra tale iter anche in considerazione del fatto che, salvo che in pochissimi articoli - per esempio il 29 sulla ‘Conservazione’ - il Codice parla esclusivamente di “Ministero” ossia dell’insieme della struttura che proprio attraverso gli “organi competenti” sancisce l’atto conclusivo di un qualsivoglia specifico procedimento. Non entro nel merito della scelta del Ministro né nel valore della formula “consigliere personale” quanto del termine “critico” (d’arte) che, “controllando” acquisti di opere per pubbliche collezioni - varati o da varare –, va a svolgere un compito che comunque si sovrappone con quanto avrà elaborato, fino all’intervento del “consigliere”, il “funzionario ministeriale” che ha preliminarmente istruito la pratica. Sicché all’esame sostanzialmente oggettivo che l’Amministrazione ministeriale per gradi conduce riguardo a un’opera antica per individuarne l’interesse e l’importanza dal punto di vista storico-documentario e a cui corrisponde un valore economico anch’esso oggettivamente rapportato al mercato, si affianca l’operato del critico consigliere del Ministro che vaglia l’opera stessa aggiungendo al metodo storico e formale anche le categorie del gusto, della filosofia, e soprattutto l’azione di quel “soffio del dio avviatore” che fa ‘bella’ (o ‘brutta’) cosa “già bella” [o ‘brutta’] e fatta prima di lei”: traggo questo brevissimo giudizio dal datato “Breviario di estetica” di Benedetto Croce, Editori Laterza 1963, p. 86 ove nel capitolo “La critica e la storia dell’arte” si evince il concetto secondo cui la realtà di un’opera d’arte - “che è promossa e guidata, se pur così piace dire, solo dalla storia, cioè dal moto complessivo dello spirito nel suo corso storico” (ibidem, p. 85) – soggiace invece, in un'analisi critico-filosofica, all’intenzione di “discernere” il “bello dal brutto, e consacrare il bello e riprovare il brutto con la solennità [in questo caso dell’ufficialità ministeriale] delle proprie austere e coscienziose sentenze” (ibidem, p. 85). In fondo ogni opera d’arte è un dato di fatto che non possiamo di volta in volta ricreare o adattare ai nostri stati d’animo o contingenze sociali : essa è espressione del suo tempo e del suo autore in quanto, ancora citando Benedetto Croce (p. 85), “..l’artista giunge alla purezza dell’espressione per l’appunto con l’eliminare il brutto, che minaccia di invaderla; e quel brutto sono le sue passioni di uomo che tumultuano contro la pura passione dell’arte, sono le sue debolezze, i suoi pregiudizi, i suoi comodi, il lasciar correre, il far presto, l’avere un occhio all’arte e un occhio allo spettatore, all’editore, all’impresario”: un’opera d’arte è densa pertanto di siffatte componenti storiche e i citati “competenti organi del Ministero” sanno recepire tali dati considerandoli specifici e pertinenti dell’opera stessa che diventa quindi, se necessario, acquisibile al Patrimonio culturale della Nazione. In conclusione: il Mibac riconosce – uso ancora termini crociani - come testimonianze della storia culturale italiana il “genio” degli artisti che furono ovvero il “gusto” artistico di noi contemporanei che non ci apprestiamo a valutare l’opera in quanto tale bensì a dare importanza alla reazione “arcigna” o commossa che possono suscitarci il bello, il brutto, il bene, il male, nel vederla, nell’osservarla, nel tenerne conto?

15/3/2010

Francesco Floccia



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