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Condanna al primo processo per la Mafia del Ponte
19-04-2010
Antonio Mazzeo

Giuseppe Joseph Zappia, lanziano ingegnere italo-canadese accusato di aver fatto da schermo ad una delle pi imponenti operazioni di riciclaggio della storia di Cosa Nostra, il tentativo dinvestire 5 miliardi di euro nella progettazione e nei lavori di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, stato condannato dal Tribunale di Roma a tre anni e sei mesi di reclusione e a due anni di libert vigilata. Nel riconoscere Zappia responsabile del reato di associazione per delinquere, la Corte lo ha per assolto dallaccusa di turbativa dasta relativamente alla partecipazione alla gara di pre-qualifica per la scelta del general contractor dellopera di collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

Il professionista era stato arrestato a Roma il 12 febbraio 2005. Lindagine aveva preso il via da una segnalazione della polizia canadese risalente allottobre del 2002 e relativa alle operazioni finanziarie di una delle pi potenti organizzazioni criminali di stampo mafioso del nord America, capeggiata dal boss Vito Rizzuto. Una cellula del sodalizio operava anche in Italia con lo scopo di acquisire il controllo di importanti attivit economiche: il referente, stando agli inquirenti, sarebbe stato proprio Giuseppe Zappia, dotato di grande esperienza internazionale nel campo delle opere pubbliche. Sin dalla met degli anni Settanta, il professionista aveva conquistato il vertice di una delle pi importanti societ canadesi, partecipando alla costruzione di complessi immobiliari, ospedali e cliniche per migliaia di posti letto e, fiore allocchiello, le due piramidi del villaggio olimpico di Montreal. Unopera, questultima, dal design certamente futurista e originale, ma che alla fine era costata 68 milioni di dollari in pi di quanto preventivato. Da l larresto di Zappia per estorsione e truffa. Scarcerato dietro cauzione, nellaprile 1980 lingegnere decideva di lasciare il Canada per trasferirsi negli Emirati Arabi, ove concorreva alla realizzazione di importanti opere civili e perfino dei campi base utilizzati dalle forze armate USA per sferrare lattacco allIraq durante la prima Guerra del Golfo. Dopo la caduta del muro di Berlino, Giuseppe Zappia si era inserito nel mercato delledilizia privata e delle reti infrastrutturali in Cecoslovacchia, Polonia e Russia. Il professionista sbarcava pure nelle isole delle Bermude, dove in societ con il locale governatore John Swan, insediava alcuni complessi turistico-immobiliari. Proprio nelle Bermude lingegnere Zappia aveva lopportunit di conoscere lallora costruttore-tele editore Silvio Berlusconi, proprietario di una villa nella parte pi esclusiva dellarcipelago.

Lingegnere, tuttavia, non era riuscito a sfuggire alla sindrome che colpisce tanti degli emigranti e dei figli di emigranti. Il timore, cio, di morire senza radici, soli, lontani. E il sogno di fare qualcosa di grande, di eterno, per la terra propria e degli avi. Mi ricordo ha raccontato Zappia che quandero ragazzo la gente anziana, emigrata in America nei primi anni del 1900, mi ripeteva che un giorno anche Calabria e Sicilia verranno unite da un ponte come quello di Brooklyn. Ho deciso di concludere la mia vita qui e vorrei tanto veder realizzato quel ponte sullo Stretto di Messina. Un desiderio-aspirazione che lo spingeva a farsi in quattro in vista del preannunciato bando per la scelta del soggetto unico a cui affidare, chiavi in mano, progetto, finanziamento e lavori. Per concorrere alla fase di preselezione, Zappia fondava una modestissima societ a responsabilit limitata (appena 30 mila euro di capitale), la Zappia International, la cui sede veniva fissata a Milano negli uffici dello studio legale Pillitteri-Sarni, titolare Stefano Pillitteri, consigliere comunale di Forza Italia e figlio dellex sindaco socialista di Milano, Paolo. Collega di studio del Pillitteri, Cinzia Sarni. Era a lei che Giuseppe Zappia confidava i suoi propositi. al corrente che io voglio fare il ponte di Messina?, rivelava lingegnere in un colloquio telefonico del 13 giugno 2003. Io se faccio il ponte lo faccio perch ho organizzato 5 miliardi di euro e questi 5 miliardi furono organizzati da tempo, mi comprende? Da tempo!.

Contemporaneamente lingegnere italo-canadese allestiva un team di professionisti internazionali che lo affiancavano nella gestione degli aspetti economici e finanziari delloperazione. Veniva nominato consulente legale il noto avvocato romano Carlo Della Vedova, mentre i contatti con i potenziali finanziatori esteri venivano affidati ad un mediatore cingalese. Per stringere relazioni e alleanze con ministri, sottosegretari e imprenditoria capitolina, Zappia avrebbe ottenuto la collaborazione di un ex attore televisivo di origini agrigentine, Libertino Parisi, noto al grande pubblico per aver fatto ledicolante nella trasmissione Rai I fatti vostri. Parisi diventava luomo di fiducia dellingegnere Zappia. Con lui venivano programmati appuntamenti e riunioni ai massimi vertici istituzionali, finanche con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e con il ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi.

Ho parlato con quelle persone che erano molto interessate del fatto che unimpresa con capitali arabo-canadesi intende costruire il ponte finanziando lopera per intero, rivelava confidenzialmente lingegnere a Libertino Parisi, in una telefonata del 5 marzo 2004. Ho ricevuto indicazioni di mandare un fax con la proposta alla segreteria del Presidente della societ Stretto di Messina. Il 24 marzo, giorno in cui il consiglio damministrazione della Stretto Spa approvava il bando di gara proposto dallamministratore delegato Pietro Ciucci per la selezione del general contractor, lingegnere era intercettato mentre dava le ultime istruzioni a Parisi in vista di una riunione con i vertici della concessionaria per il collegamento stabile Calabria-Sicilia. Un mese pi tardi Zappia informava lavvocato Dalla Vedova dellesito di una lunga riunione con gli ingegneri e gli avvocati della Stretto di Messina e di unaltra riunione con Salvatore Glorioso, segretario particolare del ministro Enrico La Loggia ed assessore provinciale di Forza Italia a Palermo. Lingegnere spiegava: Sono gi stato alla sede romana della Stretto di Messina. Non ti posso riferire adesso quello che ci siamo detti in quelle ore, ma hanno deciso che luomo che far il ponte sar io perch posso gestire i problemi in quellarea del Paese. Sono calabrese!.

Lessere calabrese, il sapersi muovere in un ambiente notoriamente difficile, la disponibilit di grandi capitali da offrire per i lavori del Ponte, evidentemente facevano di Giuseppe Zappia un uomo fermamente convinto di poter imporre le proprie regole, senza condizionamenti di sorta. Del resto societ concessionaria e potenziali concorrenti manifestavano gi qualche difficolt a reperire i fondi necessari per avviare il progetto. Il bando di concorso: chi vuole partecipare deve pagare sei milioni di euro. Una cosa ti posso dire, che loro hanno duecento... due miliardi e mezzo. E quelli l non bastano per fare il ponte, spiegava Zappia al solito Parisi. Zappia provava comunque a tessere possibili alleanze con alcune grosse societ di costruzioni, italiane ed estere. Il 26 giugno 2004 lingegnere e Parisi si soffermavano su un articolo apparso sul quotidiano Il Messaggero nel quale erano indicate alcune societ in gara per la realizzazione del Ponte di Messina. Larticolo riportava, tra laltro, che la societ francese Vinci, dopo aver dato la propria disponibilit a partecipare al consorzio guidato dallazienda romana Astaldi Spa, aveva preferito alla fine la partnership con la concorrente Impregilo di Sesto San Giovanni. Questi Vinci, sono pronti a venire con me, ma credo che non li prender, commentava astiosamente Zappia. Perch loro vogliono venire a mettere moneta e della loro moneta non ne abbiamo bisogno. Vinci, lo pu fare da solo. Questo te lo posso dire io soltanto: Vinci non ha il segreto mio.

Un segreto dunque. Lasso nella manica che concerne forse laspetto finanziario, i soci ancora occulti dellimprenditore e della sua organizzazione. Senza pi il tempo di tentare nuove alleanze il gruppo Zappia decideva di andare da solo alla preselezione per il general contractor. Era Libertino Parisi a redigere la lettera con cui la Zappia International avanzava la sua proposta di partecipazione alla prequalifica. Tre cartellette dattiloscritte che pare abbiano lasciato un po perplessi gli esaminatori della societ Stretto di Messina. Non solo per la loro lunghezza. Il piano tecnico-finanziario di Zappia & Soci prevedeva infatti un costo per la realizzazione dellopera variabile tra i tre e i quattro miliardi di dollari e la consegna del Ponte nellarco di tre anni grazie allimpiego di turni di lavoro notturno. La societ a capitale italo-arabo-canadese si impegnava ad eseguire i lavori con costi e tempi tecnici di realizzazione inferiori del 50%, assemblando pezzi prefabbricati allestero e senza ricorrere a subappalti. Per tutelare i cantieri e scongiurare eventuali reazioni delle cosche di mafia, si proponeva infine lintervento dellEsercito.

Il successivo 28 ottobre la Commissione di valutazione emetteva il suo verdetto. Lofferta del gruppo Zappia veniva respinta perch non rispondente ai requisiti richiesti nel bando di gara. Analoga esclusione veniva sancita per una cordata composta da imprese del Mezzogiorno. Quella che per doveva rappresentare luscita di scena di Zappia e del suo segreto, si rivelava invece una tappa importante nel tentativo di partecipare direttamente alla realizzazione del Ponte. Sono le telefonate effettuate subito dopo lufficializzazione dellesclusione a indicare che Zappia aveva partecipato alla gara pur sapendo di non possedere i requisiti richiesti. Era per riuscito a mettersi in contatto con le imprese concorrenti di ben pi solida competenza tecnico-organizzativa, proponendosi come indispensabile finanziatore dellopera. I nomi delle societ con cui lingegnere italo-canadese aveva preso contatti diretti o indiretti sono elencati nellordinanza di custodia cautelare emessa dai magistrati romani: ancora una volta Vinci (in associazione con Impregilo), la francese Bouygues (partner di Strabag), nonch la societ Fincosit in A.T.I. con Astaldi.

Non avevo n ho bisogno del finanziamento della mafia italo-canadese per costruire il ponte sullo Stretto di Messina, ha dichiarato lanziano professionista allAnsa nel febbraio 2005. Avevo altri canali perfettamente leciti che nulla hanno a che fare con la presunta organizzazione. E si tratta di finanziamenti che vengono da canali bancari italiani di istituti di primaria grandezza, ma anche di finanziamenti di aristocratici arabi. Il Ponte con i dollari del petrolio dunque. Questo secondo Zappia, sollevando pi di unobiezione della Direzione distrettuale antimafia romana, che pur ritenendo plausibile la figura di un finanziatore arabo, ha enfatizzato la contestuale presenza di interessi mafiosi.

Che Zappia conoscesse il leader criminale doltreoceano e la stessa entit criminogena del Ponte di Messina lo prova il contenuto di una sua conversazione con un collaboratore, l1 agosto 2003. In essa di parla apertamente di don Vito Rizzuto. Io non posso farmi vedere con lui, mi capisci?, dichiara lingegnere. S, anche se io vengo a Montreal non posso rischiare di farmi vedere, perch una volta che mi vedono con lui, la mia reputazione finita. Poi una nota di entusiasmo: Se tutto va bene io far il ponte di Messina e quando far il ponte, lamico lo faccio ritornare. S, quando far il ponte, con il potere politico che avr io in mano, torner lui qui. Perch l si deve fare il ponte tenendo contenti tutti quelli della Sicilia, la gang, capisci? In questo affare c moneta per loro. Ti dico unaltra cosa: che c un lato la mafia, la Sicilia. Di quellaltro posto c la ndrangheta. La ndrangheta calabrese pi forte della cosa siciliana, s, basata su attivit di costruzione e di attivit anche di influenza politica. Sono pi organizzati i calabresi che i siciliani. Allora la ndrangheta pi forte della mafia.



Alle vicende giudiziarie di Giuseppe Zappia e allinteresse delle organizzazioni criminali nordamericane alla realizzazione del Ponte sono dedicati i primi due capitoli del libro I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina (A. Mazzeo, Edizioni Alegre, Roma), in pubblicazione proprio in questi giorni.



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