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VIA LA LEGNAIA DALL'ANFITEATRO ROMANO !
28-02-2006
Stefano Deliperi






Il T.A.R. Sardegna, con sentenza del 24 febbraio scorso, ha accolto le ragioni del
Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell'allestimento
ligneo per gli spettacoli estivi (inizialmente predisposti dall'Ente Lirico di
Cagliari) che dal 2000, purtroppo, ricopre l'Anfiteatro romano di Cagliari, il
principale monumento di epoca romana esistente in Sardegna nonch uno dei tre soli
anfiteatri romani scavati nella roccia ancora esistenti. Il Comune di Cagliari ha
perso il ricorso. Infatti, con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente
Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari "a provvedere, con la
consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalit del
contesto archeologico e perci a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla
platea ed al palco, nonch alle gradinate delle estremit settentrionale, orientale
e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a
consentire l'agibilit dell'edificio alla visita del pubblico . e quanto altro
necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa
vigente". Detta nota veniva dall'Amministrazione comunale cagliaritana impugnata
davanti al T.A.R. Sardegna con l'esito sostanziale di fermare fino al momento
attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un
allestimento amovibile e temporaneo. L'Anfiteatro romano riveste le caratteristiche
di "bene culturale" ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004
ed tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell'art. 142, comma 1, lettera m,
del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell'art. 20 del decreto legislativo n.
42/2004, "i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad
usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare
pregiudizio alla loro conservazione";

L'intervento, definito in tutti gli atti disponibili "temporaneo e reversibile",
risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note
Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9
novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999
(relativa alle modalit del rilievo archeologico, che presuppone la completa
rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44
punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000;d'altra parte, la
Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva non autorizzare un intervento
relativo ad "usi non compatibili con il . carattere storico od artistico oppure tali
da creare pregiudizio alla . conservazione o integrit" ex art. 21 del decreto
legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n.
2288). Analogamente l'Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. - Ufficio tutela paesaggio
aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151
del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente "visto il carattere di
amovibilit e temporaneit dell'intervento" ed il medesimo Consiglio comunale aveva
approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G.
allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 999) con la considerazione che
"il progetto costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi
interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di
modesto volume". L'intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un
finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di vecchie lire ai sensi della
legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all'utilizzo
dell'intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005.

Dopo numerosi esposti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo
d'Intervento Giuridico, con la nota del 16 maggio 2005, chiedevano per l'ennesima
volta la rimozione della persistente "legnaia" dall'Anfiteatro romano, ormai
palesemente illegittima: infatti, ai sensi degli artt. 16 del regio decreto n.
1457/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004, l'autorizzazione paesaggistica
perde efficacia con lo scadere del periodo di cinque anni dall'emanazione, per cui,
qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 l'allestimento ligneo
non sarebbe autorizzato sul piano paesaggistico. Ora il pronunciamento del T.A.R.
Sardegna: che far l'Amministrazione comunale del sindaco Floris ? Continuer a fare
orecchie da mercante ? Decenza e rispetto della legge vorrebbero l'avvo, senza
ulteriori indugi, delle procedure per la rimozione dell'allestimento ligneo e la
restituzione dell'Anfiteatro romano alla natura di bene culturale archeologico ed
alla piena fruizione pubblica


p. Gruppo d'Intervento Giuridico

e Amici della Terra


Stefano Deliperi



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