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La grande beffa delIIncubatore del Ponte
13-07-2010
Antonio Mazzeo

Allinaugurazione della nuova sede delle societ chiamate a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, mercoled 14 luglio, ci sar anche il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Il quartier generale di Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori) e dei soggetti impegnati nel monitoraggio ambientale e nel project management, sar ospitato allinterno del Polo Papardo dellUniversit degli Studi di Messina, a pochi chilometri dallarea dove dovrebbe sorgere uno dei due piloni della mega-opera. I locali sono quelli dellIncubatore dImprese finanziato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse. La struttura non mai entrata in funzione; avrebbe dovuto ospitare, a regime, sino a 46 aziende di giovani e ricercatori provenienti dallAteneo. In cambio di un canone il cui importo ancora segreto, Sviluppo Italia Sicilia, che laveva ricevuta in concessione dallUniversit, lha sub-affittata a tempo indeterminato alle grandi aziende del Nord che partecipano al miliardario banchetto del Ponte. Una di esse, Impregilo, capofila della cordata general contractor, il Polo universitario lo conosce bene, avendo eseguito i lavori di realizzazione della Facolt dIngegneria, 144 miliardi di vecchie lire per tre edifici di 35 mila metri quadrati di superficie. La consegna dei locali del Papardo risale al giugno 2004, con un leggero ritardo sui tempi previsti, giustificato dallallora Preside dIngegneria con il passaggio dalla Bocoge, la stessa ditta che ha costruito la nuova sede di Lettere allAnnunziata, alla Impregilo. Valutazione assai discutibile dato che la societ di costruzioni leader in Italia aveva rilevato il 40% del capitale azionario di Bocoge nellottobre del 1997, tre anni prima cio che lazienda ottenesse dallAteneo lappalto per la nuova Facolt. E nel 2002, sempre Impregilo, aveva poi acquistato dalla famiglia Bonifati un altro 40% del capitale Bocoge.

Una transazione, quella Universit - Sviluppo Italia Societ Ponte, duramente stigmatizzata da attivisti e militanti in lotta contro la realizzazione del Mostro sullo Stretto. La Rete No Ponte ha manifestato in occasione dellultima riunione del Senato Accademico, chiedendo inutilmente, tre volte, di potersi sedere con il rettore e discutere di una scelta che fa dellUniversit lhead office di Impregilo & Partner. La risposta del Senato giunta poi attraverso una nota telegrafica. La concessione dellimmobile a Sviluppo Italia Sicilia si legge - stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario pu destinare locali a imprese senza preventive autorizzazioni dellUniversit, com avvenuto nel caso specifico. Unaffermazione che non convince per nulla il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata nella facolt di Scienze Politiche e delegato del rettore per il Liaison Office Universit-impresa al tempo della concessione dellincubatore a Sviluppo Italia. Nel 2002 venne siglata non la concessione, ma il suo precedente procedurale: un protocollo di intesa in base al quale si avviarono i negoziati per definire i termini con cui si sarebbe costituito lincubatore nellUniversit, spiega Signorino. Su questa base Sviluppo Italia mosse i suoi passi per ottenere dal Ministero delle Attivit Produttive il finanziamento della ristrutturazione dei locali di Papardo. Latto di concessione venne sottoscritto invece nel marzo 2004.

Leconomista sottolinea poi che la concessione trasferisce s la responsabilit di gestione della struttura a Sviluppo Italia, ma ne vincola la finalit a quella di incubatore di imprese, facendo esplicito riferimento al suo ruolo di centro di servizi per le imprese nascenti e di accompagnatore al mercato delle imprese incubate da parte del gestore. Lutilizzo di spazi per finalit non previste dallatto ne rappresenta una violazione, afferma Signorino. ovvio che Eurolink e societ collegate non possono essere considerate imprese nascenti e non abbisognano di alcun accompagnamento al mercato da chicchessia. Inoltre, la durata dellutilizzo dei locali non appare commisurata ai limiti indicati nellatto di concessione. La permanenza nellincubatore era definito in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative. I lavori per il Ponte avranno invece una durata minima di sei anni.

Il professore Signorino ricorda che latto di concessione conferiva allUniversit lobbligo di vigilare che la struttura venisse gestita nel pieno rispetto delle sue finalit. Nel caso in cui il gestore avesse disposto dellimmobile in maniera non conforme, la concessione doveva essere revocata. Si prevedeva inoltre la costituzione di un comitato paritetico di indirizzo e di controllo, composto da un ugual numero di rappresentanti dellUniversit e di Sviluppo Italia. Il comitato avrebbe dovuto fornire indicazioni sulle attivit produttive da privilegiare nelluso della struttura ed esprimere pareri sulle imprese da insediarvi. Non quindi corretto lasciare intendere che lUniversit non abbia strumenti di indirizzo gestionale e che lassegnazione degli spazi abbia luogo senza un suo preventivo controllo. Resta da capire se il comitato paritetico sia o meno stato insediato. Ne dubito, visto che lincubatore non ancora completato. Ma ci non giustifica che, prima ancora che esso sia consegnato e che gli organi previsti per la sua gestione siano istituiti, ne vengano decise utilizzazioni che derogano alle finalit ed ai vincoli istituzionali.

Signorino non ritiene credibile che la locazione dellincubatore sia stata fatta in totale autonomia da Sviluppo Italia e che lUniversit di Messina stata solamente informata a cose fatte. Si direbbe quasi il contrario, ossia che l'Universit abbia deciso di caldeggiare questa assegnazione, facendo pressioni su Sviluppo Italia perch ci avvenisse, dichiara il docente. Un pressing a tutto campo confermato direttamente dallagenzia di sviluppo. Sentiti il 25 giugno dal settimanale Centonove, i responsabili di Sviluppo Italia hanno dichiarato che stato il massimo rappresentante dellateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre societ ledificio.

Dubbi e perplessit non risparmiano comunque la S.p .A. pubblica nata per promuovere le imprese e non certo per incrementare le sue rendite con laffitto di locali ottenuti in concessione. Il capitale sociale di Sviluppo Italia Sicilia (6.816.066,92 euro), controllato al 100% dalla Regione Siciliana che, a sua volta, pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la societ concessionaria pubblica che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, Sviluppo Italia Sicilia, cio la Regione , si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attivit attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea dimprese, i canoni mensili per laffitto del core business del Ponte sullo Stretto, denuncia Luigi Sturniolo, rappresentante della Rete No Ponte di Messina. Siamo di fronte ad una doppia speculazione a danno delle strutture pubbliche: da un lato, la rendita che Sviluppo Italia si assicura dagli affitti e, dallaltro, il privilegio offerto al general contractor di poter insediare il suo centro direzionale a prezzi fuori mercato. Questo il corollario del Ponte: operazioni basate sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome dei profitti e degli interessi privati.

A provare come la riconversione dellincubatore universitario in officina generale dei Padrini del Ponte lultima grande beffa a danno delle popolazioni locali, un articolato documento della Rete No Ponte. Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore uno strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi, scrivono i ricercatori della Rete. La finalit di un incubatore dunque quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidit finanziaria. Tra gli obiettivi strategici, la creazione di posti di lavoro; il sostegno alleconomia locale; il trasferimento tecnologico e la valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali e di specifici gruppi sociali. Nulla di questo ha a che fare con la costruzione del Ponte.

La Rete ricorda che gli incubatori sorti in ambito accademico dovrebbero rispondere allesigenza delle Universit dintensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dellincubatore dellUniversit di Messina, le finalit dichiarate nella concessione puntavano al rinvigorimento delleconomia locale e allofferta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacit d'impresa in una citt poco competitiva. Lincubatore di contrada Papardo ricorda la Rete No Ponte - doveva essere destinato allospitalit, con durata limitata, di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Il consorzio Eurolink non presenta invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare lospite-beneficiario della struttura. Non una impresa nuova, risultando dalla costituzione in consorzio dellassociazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006. Nessuna delle societ di costruzioni che compongono lATI ha sedi o filiali nellarea dello Stretto (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarit di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo).

Quanto sia costato allo Stato lIncubatore del Ponte un mistero. Nel 2002 lUniversit di Messina present un piano finanziario per 4 milioni di euro, ma ad oggi non stato specificato il reale ammontare dei fondi ottenuti per limplementazione della struttura. Cifre discordanti persino sullestensione dellarea ad essa destinata. Nei documenti si fa riferimento una volta ad un complesso di 4.400 metri quadrati , unaltra volta a 4.355, una terza a soli 3.500. Comunque sia, le aziende del Ponte non potevano trovare di meglio. Tra qualche giorno il taglio del nastro e linsediamento. Per presentare il progetto definitivo e iniziare i lavori avranno ancora tutto il tempo che vogliono.




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