LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

La tutela non c’è più. Parola di Ministero
04-08-2010
Fulvio Cervini

Il primo compleanno della Direzione Generale per la Valorizzazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il 29 luglio, è stato festeggiato da una campagna mediatica scandita da roboanti bollettini di vittoria e idealmente suggellata da un manifesto dove uno dei più celebri volti dipinti da Antonello da Messina sembra sorridere alle cifre trionfalmente snocciolate dal testo, in sparatissimo bianco su fondo nero: i 419 musei statali italiani sono stati visitati da oltre 18 milioni di persone nel primo semestre 2010, con un incremento del 12,20 % rispetto al primo semestre 2009. Comprensibile che il giovanotto dal berretto rosso sorrida, tanto che a lui potrebbe riferirsi, come un fumetto, la battuta napoletana che compare a guisa di commento accanto al marchio del Mibac: è passata a’ nuttata. Come dire: è finito il momento nero, i musei hanno smesso di perdere visitatori, e ci aspetta un avvenire radioso. Lasciamo perdere la raffinatezza del tutto per leggere l’altro commento, evidente premessa metodologica dei bruti dati: oltre ai critici d’arte, facciamo parlare anche i numeri. Frase un po’ ambigua, perché facciamo potrebbe essere indicativo come imperativo, ma il succo non è in discussione: i critici (mai che si parli di “storici” come sarebbe più corretto) potranno dire quel che vogliono, ma a contare davvero sono i numeri. Cioè, visitatori, incassi, indotto. Peccato che in questo caso i “critici” non siano stati gran che interpellati. Altrimenti avrebbero rilevato l’evidente taroccamento di un’immagine che nell’originale non sorride affatto (concediamo che si tratti di un calibrato divertissement grafico. Quanti scherzi e manipolazioni vanta la storia della Gioconda? Chiediamoci semmai se questa immagine di Antonello sia davvero familiare a tutti, e quanti siano in grado di cogliere la metamorfosi). E ancora la scelta paradossale di una campagna che associa il ritrovato vigore dei musei statali a un dipinto che non solo non si trova in un museo statale italiano, ma neppure in Italia, giacché sta nella National Gallery di Londra.
Forse, però, avrebbero evidenziato ancora la triste realtà di un Ministero per la cultura che non mostra più in alcun modo di occuparsi di cultura. Non è infatti rilevante, da un punto di vista culturale, che un visitatore stia fisicamente tre ore in un museo dopo aver pagato il biglietto: conta che sappia guardare, riflettere e diventare un cittadino migliore anche grazie al museo. Non deve pesare la dimensione del pubblico, ma la sua qualità (e non dimentichiamo che musei, monumenti e siti archeologici hanno limiti fisiologici di tolleranza nei confronti di flussi di pubblico massicci). Si accede alla cultura quando si impara a leggere, a guardare e a ragionare, non quando si paga un biglietto. I musei sono sempre nati e cresciuti in funzione dei cittadini, non dei turisti. A queste sole condizioni l’uomo di Antonello dovrebbe sorridere.
In sintonia con la flemmatica devastazione del tessuto civile, gli ultimi due anni di politica (o meglio, di antipolitica) culturale italiana sono stati caratterizzati da un fenomeno collaterale e inevitabile - anzi, affatto coerente - che sta affiorando in tutta la sua inquietante drammaticità: la scomparsa della tutela del patrimonio storico, artistico e monumentale dall’agenda ministeriale e governativa. Chi ancora non ne è convinto provi a leggere in sequenza quanto ci è toccato vedere in questi mesi: l’invenzione di una Direzione generale per la Valorizzazione, affidata a un manager - Mario Resca - che mai prima d’ora si era occupato di beni culturali; il senso prevalentemente monetario da allora attribuito al termine valorizzazione, come dimostrano gli atti della stessa Direzione; il meticoloso svuotamento delle soprintendenze, tra pensionamenti e mancate assunzioni di personale tecnico, direttivo e persino dirigenziale, e dunque l’erosione sistematica di un sistema di tutela tuttora (ma per quanto?) senza eguali al mondo; i reiterati tagli al funzionamento degli uffici, ormai disabilitati a tutelare e restaurare in proprio; il frequente ricorso al commissariamento delle soprintendenze e i continuo sovrapporsi all’amministrazione dei beni culturali si soggetti terzi (e spesso incompetenti) come la Protezione Civile, ma senza un reale confronto tra il Ministero e la società civile, a cominciare dall’Università; la trasformazione di una città sventrata dal terremoto in un set insensato di costruzione del consenso, senza alcun riguardo per la ricostruzione dei monumenti come del tessuto connettivo di una comunità, esautorata al pari degli uffici territoriali di tutela (salvo ricordarsi del patrimonio artistico per allestire mostre incredibili e inutili ad uso del G8, come Beautiful L’Aquila must never die); lo svilimento martellante delle professioni intellettuali ma soprattutto del ruolo degli intellettuali e degli artisti, cui hanno contribuito persino sorprendenti e pesanti dichiarazioni del ministro in carica (sarebbe come se il ministro della difesa dicesse che i soldati italiani sono tutti vigliacchi imboscati); la prevalenza sguaiata di una promozione simil-televisiva dal respiro cortissimo, affatto priva delle più elementari proporzioni di gerarchia culturale: per cui il sito web del Mibac si è gloriato di mettere in pagina comunicati altisonanti sulle visite al Colosseo, manco fossero premi Nobel, di Russell Crowe (perché star del Gladiatore) e di oscuri interpreti di fiction americane, il più noto dei quali era Jason Priestley (indimenticato protagonista di Beverly Hills 90210).
E ancora il tramonto dell’idea di tessuto culturale (cui corrispondeva un’idea dinamica di tutela territoriale), a vantaggio di una percezione feticistica del bene culturale come capolavoro assoluto, svincolato da ogni contesto storico-sociale ma investito di universale valenza estetica, sicché può ben essere mandato in giro per il mondo a rappresentare il brand italiano con credenziali certo più decenti delle barzellette del premier in carica, ma per lo meno improprie: si pensi al culto quasi idolatrico tributato al presunto Crocifisso giovanile di Michelangelo, avventatamente acquisito dallo Stato; o all’idea, avanzata proprio in questi giorni dallo stesso Resca, di ingaggiare i Bronzi di Riace et similia per una tournée che sulla carta ben poco sembra avere di culturale. Ma da cui - sentenzia l’ex manager di Mc Donald’s - “ritornerebbero da trionfatori”, tanto che “rilancerebbero il turismo nell’Italia del Sud” (D. Pappalardo, “Pochi turisti per i bronzi”.”Ma non possono viaggiare”, in La Repubblica, 3 agosto 2010). Non per caso il piano triennale 2010-13 della Direzione Resca prevede uno spudorato “tour internazionale di alcune icone del nostro patrimonio culturale”, mostrando di ignorare cosa sia davvero un patrimonio culturale: il racconto di una civiltà attraverso documenti e monumenti, e non un album di figurine da mostrare agli ospiti.
Sintomatica di questa perdita di coscienza civile del patrimonio, proprio da parte dell’organismo che dovrebbe tenerla viva, era stata l’orrida campagna pubblicitaria – di cui quella di Antonello è logica e nefasta conseguenza - tesa a riportare pubblico nei musei. A questo pubblico da recuperare si intimava di tornare a visitare i nostri capolavori – sintetizzati da Colosseo, David di Michelangelo e Cenacolo di Leonardo, viva l’originalità – “altrimenti li portiamo via” in uno sferragliare di elicotteri e gru. Che significa: “altrimenti noi, ossia il Ministero, li portiamo a chi li apprezza di più ed è disposto a pagare, e pagare di più, per vederli”. Mai si era vista, nell’Italia repubblicana (ma credo neanche in quella monarchica e fascista), una tale ignoranza del valore culturale del patrimonio, un tale disprezzo per la sua funzione sociale e formativa, una simile riduzione dell’arte a pura merce di scambio. Il tutto, per buon peso, sbandierato da chi quel patrimonio dovrebbe difendere come il suo bene più prezioso. Malgrado le apparenze, la lunghezza d’onda è la medesima dei penosi spot di regime che invitano a scoprire, attraverso le parole di Silvio Berlusconi, le mille bellezze del patrimonio artistico forse più importante del pianeta, qui ridotto a poche, edulcorate e scontate cartoline riprese dall’aereo. Certo che a promuovere il patrimonio artistico sia il capo del governo che più di ogni altro si è distinto per disprezzo di cultura e istruzione, e più di ogni altro si sia adoperato per fare a fette quel patrimonio è quanto meno singolare. Sarebbe come se Bernardo Provenzano aprisse l’anno giudiziario, o Gilles De Rais diventasse presidente dell’Unicef. Ma c’è ben altro su cui riflettere. Ancora una volta, il messaggio è chiaro: le opere d’arte non servono a farci crescere, ma a stimolare il turismo. Un messaggio quanto meno miope, anche già sul solo piano economico. Se davvero si volesse fare un ragionamento serio sulle ricadute economiche dei beni culturali, ci si renderebbe conto che con gli investimenti adeguati si potrebbero creare migliaia di posti di lavoro qualificatissimi, dai conservatori ai restauratori. Vien da credere che tutti costoro siano ritenuti inutili se non pericolosi, perché pensano, studiano e fanno tutela.
La manovra economica fresca di fiducia - il ministro Bondi dormiente o consenziente - ha vietato ai funzionari di soprintendenza l'uso delle auto proprie per i sopralluoghi, in modo da risparmiare su assicurazioni e rimborsi. Peccato che molte soprintendenze - come quella ai Beni Artistici di Torino - non abbiano nemmeno un'auto di servizio: una volta a Torino c’era, una sola e abbastanza scassata, ma per risparmiare si è passati al noleggio; costava troppo anche quello. Pensate che in una regione come il Piemonte si possano fare sopralluoghi decenti con i mezzi pubblici? O facendosi venire a prendere ogni volta dai restauratori, dai parroci, dai sindaci, dai priori di confraternita? Uno Stato che (non) si rappresenta così sul territorio non è più uno Stato credibile. Di fatto, è uno Stato che non vuole più fare tutela e pensa solo a un’effimera valorizzazione d’immagine, ignaro del fatto che proseguendo su questa strada rischia davvero di ritrovarsi con ben poco da valorizzare. E per non farla più non ci vogliono rivoluzioni legislative. Bastano piccoli provvedimenti dal basso che impediscano agli uffici di lavorare. Tuttavia c’è bisogno anche di costruire un consenso attorno a queste involuzioni culturali: incruente, ma esiziali.
Le campagne “valorizzative” muovono appunto in questa direzione, ma dobbiamo ora registrare lo schieramento di un fronte pubblicistico tanto delirante quanto imbarazzante (e per questo assai istruttivo). Sul Giornale del 2 agosto Luca Beatrice massacra la soprintendente archeologa della Calabria, rea di aver negato il prestito delle celebri statue bronzee da Riace, conservate nel Museo Nazionale di Reggio, al Resca che intendeva valorizzarle come si è detto. I veri pezzi da museo? I sovrintendenti che dicono sempre “no” è infatti il titolo di un articolo che si stenta a definire tale; è piuttosto un cumulo di insulti sprezzanti nei confronti di chi esercita il glorioso, ingrato e malpagatissimo mestiere di funzionario dei beni culturali (avercene, invece, di soprintendenti come la Simonetta Bonomi di Reggio), assimilato senza ritegno alla medesima polvere che coprirebbe le opere custodite nei nostri musei statali. E, soprattutto, un ammasso di sciocchezze aberranti, a cominciare dall’affermazione tanto perentoria quanto grottesca secondo cui le opere d’arte non soffrirebbero affatto a viaggiare, e dunque non avrebbe alcun senso negarne il prestito. Tant’è vero che sono sopravvissute per secoli proprio perché, secondo il Beatrice, resistenti a ogni avventura (e non perché qualcuno ne ha avuto cura o le ha pure restaurate). La conclusione che se ne può trarre è logica: non ha alcun senso esercitare la tutela, e dunque i soprintendenti sono inutili. Decida il Resca di turno dove mandare le opere per valorizzarle, incurante sia del loro stato di salute che, soprattutto, del progetto culturale che dovrebbe sempre sottendere il viaggio di un’opera. Ecco chi sono i soprintendenti: una banda di oscurantisti, paranoici e frustrati, che si ostina a negare lo sviluppo per sentirsi viva. Come insegnanti, docenti universitari, ricercatori, magistrati. Chi ha una pur vaga nozione di un museo dovrebbe sapere che è falso che le opere non viaggino; il problema è semmai che viaggino troppo, e spesso in funzione di eventi dal profilo culturale assai basso per non dire inesistente. Anziché esportare feticci, si creino piuttosto le condizioni migliori per portare visitatori a Reggio Calabria a vedere i Bronzi sul posto. Si educhi il pubblico a saperli guardare. E si spostino le opere solo quando è in gioco un reale progresso della conoscenza.
Non solo la tutela in Italia sta formalmente cessando di esistere - almeno nella politica del Mibac - ma questa cessazione d'esistenza sta pure trovando i suoi aedi; abili del resto a proseguire in quella denigrazione del ruolo intellettuale e del servitore dello stato in cui ministri indecenti come Brunetta e Bondi sono stati finora paradigmi insuperati. Perché non basta ignorare la cultura, è necessario anche denigrare chi ce l’ha e cerca di difenderla. Fino al punto di delegittimare le istituzioni che se ne occupano. Si rabbrividisce pensando che Beatrice non è un pubblicista della domenica, ma un contemporaneista con cattedra all’Accademia.
Nello stesso intervento, egli plaude alla nomina di Vittorio Sgarbi (non a caso al fianco di Resca nella conferenza stampa del compleanno della Direzione) a soprintendente del Polo Museale di Venezia, proprio perché secondo lui trattasi dell’antisoprintendente per eccellenza. Nomina contestata, fra gli altri, da Associazione Bianchi Bandinelli, Assotecnici, Comitato per la Bellezza, Eddyburg, Patrimoniosos e Polis, firmatari di una civilissima lettera alla quale non risulta che il ministro Bondi abbia risposto (non con i fatti, almeno); e in cui si ribadiva un principio più che sacrosanto, specie quando si parla di un condannato in via definitiva per truffa ai danni dello Stato: per “chi sia chiamato ad assumere la responsabilità di un patrimonio artistico come quello dei musei veneziani, intelligenza e cultura davvero non bastano: esistono un codice morale, un’etica professionale, un autentico senso dello Stato a cui rispondere, che non possono essere costantemente trasgrediti e, a volte, pubblicamente derisi”. Non c’è tutela senza etica, e difatti è sintomatico che la prima stia evaporando così rapidamente.
Non tutto è perduto, se davvero siamo alla fine di un regime i cui danni tuttavia sopravviveranno ben oltre la sua fine. Per rimettere la cultura dove dovrebbe stare, cioè al centro della vita di un paese che si reputi civile e moderno, e per risanare la difesa di un patrimonio artistico che di fatto rappresenta la spina dorsale della cultura e dell’identità nazionale, bisognerà ripartire dai firmatari di lettere come questa, e da coloro che vi si riconoscono. O dalle migliaia di giovani appassionati e preparatissimi (le nostre Università riescono ancora a formarne, incredibile ma vero) che potrebbero mangiarsi uno Sgarbi tre volte al giorno, e ai quali stiamo offrendo al massimo di fare i custodi. Non dai tanti professionisti della storia dell’arte che accettano supinamente tutto questo senza un minimo soprassalto d’orgoglio. E neppure dai troppi dirigenti ministeriali che per acquiescenza, rassegnazione, ignavia, calcolo (o umana paura di essere cacciati) si stanno dimostrando conniventi e complici di uno sfascio materiale e morale che mai avevamo conosciuto, da quando esistono le leggi di tutela.


Fulvio Cervini
Università di Firenze



news

01-04-2021
RASSEGNA STAMPA aggiornata al giorno 1° aprile 2021

16-02-2021
Audizione del Professor Salvatore Settis presso Assemblea Regionale Siciliana

08-02-2021
Appello di Italia Nostra - sezione di Firenze: Manifesto Boboli-Belvedere, febbraio 2021

31-01-2021
La FCdA contro il nuovo attacco all’archeologia preventiva e l’estensione del silenzio-assenso

18-01-2021
Petizione Petizione "No alla chiusura della Biblioteca Statale di Lucca"

27-12-2020
Da API-Mibact: La tutela nel pantano. Il personale Mibact fra pensionamenti e rompicapo assunzioni

25-12-2020
CORTE CONTI: TUTELA PATRIMONIO BASATA SU LOGICA DELL’EMERGENZA

03-09-2020
Storia dell'arte cancellata, lo strano caso di un dramma inesistente, di Andrea Ragazzini

06-06-2020
Sicilia. Appello di docenti, esperti e storici dell'arte all'Ars: "Ritirate il ddl di riforma dei Beni culturali"

06-05-2020
Due articoli da "Mi riconosci? sono un professionista dei beni culturali"

05-05-2020
Confiscabile il bene culturale detenuto all’estero anche se in presunta buona fede

30-04-2020
In margine a un intervento di Vincenzo Trione sul distanziamento nei musei

26-04-2020
Vi segnaliamo: Il caso del Sacramentario di Frontale: commento alla sentenza della Corte di Cassazione

25-04-2020
Turismo di prossimità, strada possibile per conoscere il nostro patrimonio

24-04-2020
Un programma per la cultura: un documento per la ripresa

22-04-2020
Il 18 maggio per la Giornata internazionale dei musei notizie dall'ICOM

15-04-2020
Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

Archivio news