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in difesa dei beni culturali e ambientali

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La tutela e la conservazione del patrimonio culturale nei pontificati di Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI dal 1823 al 1846
Francesca Falsetti (francescafals@tiscali.it)
Universit degli Studi di Roma
Scuola di Specializzazione in Storia dellArte Medievale e Moderna
Relatori: prof. Valter Curzi

Loggetto della presente ricerca nasce nellambito della cattedra di Legislazione artistica e catalogazione dei beni artistici della Scuola di Specializzazione in Storia dellArte Medievale e Moderna e verte sulla politica dello Stato pontificio in materia di tutela e conservazione del patrimonio culturale nella citt di Roma.
Lintento di chi scrive stato quello di far emergere, attraverso la legislazione pontificia e il ricorso a documenti e fonti inedite, i caratteri fondamentali della politica di tutela di Leone XII (1823-1829), Pio VIII (1829-1830) e Gregorio XVI (1831-1846), da sempre accomunati per il medesimo indirizzo radicato nella difesa ad oltranza del potere temporale, e per limmobilit e la chiusura rispetto a qualsiasi tentativo di riforma e di modernit che venisse dallesterno.
I provvedimenti pontifici sono stati letti nel quadro storico contemporaneo con linteresse a valutare insieme la loro portata giuridico-istituzionale ed il programma politico-culturale, finalizzato a consolidare i valori dello Stato pontifico.
Dallanalisi della documentazione, emerso come a Roma in questi decenni la vita culturale fosse fervida e tuttaltro che immobile, alimentata dalla stessa corte pontificia convinta di poter orientare la cultura attraverso il controllo e la diffusione delle informazioni. Basti pensare ai periodici ufficiali del Vaticano il "Diario di Roma" e "LAlbum" ricchi dinformazioni sullattivit di tutela e sulle Arti promosse dal Governo e tese ad esaltare lo Stato. Nonch il supporto dato alla pubblicazione, tra il 1825 e il 1829, della serie dincisioni di Antonio Sarti dedicate alla "Basiliche e chiese di Roma" che sinserirono nel grande progetto di risacralizzazione di Roma e nellesigenza della Chiesa di identificare le basiliche con il recupero e la consacrazione delle memorie pi antiche della sua storia, e nel 1842 "Interpretatio obeliscorum Urbis ad Gregorium XVI" di Luigi Ungarelli in cui vi era lillustrazione e linterpretazione degli obelischi romani alla luce delle nuove scoperte sulla scrittura geroglifica apportate da Jean Franois Champollion junior.
Accanto a queste iniziative significativo fu il sostegno dato allo sviluppo della scienza filologica e agli studi storici che vedono come protagoniste le Accademie e gli Istituti soprattutto archeologici come lIstituto di Corrispondenza Archeologica, fondato nel 1829 - a cui viene concesso il diritto di pubblicare i rapporti ufficiali degli scavi nello Stato Pontificio che venivano indirizzati al Camerlengato -
Roma era sacrario delle memorie e serbatoio darte; ma per essere degna del ruolo affidatole dalla storia, bisognava recuperare proteggere e valorizzare la sua antica immagine, classica e cristiana. In questa ottica vanno studiati i restauri e le indagini archeologiche incentrati sulle antichit classiche e sulle testimonianze paleocristiane, attraverso le scoperte e le esplorazioni delle catacombe e gli scavi nelle chiese. Accanto a queste attivit furono promossi dallo stesso Governo, scavi nello Stato pontificio alla scoperta di altre civilt e culture come, ad esempio, quella etrusca.
Lindagine scientifica, in questi anni, super in modo sostanziale le ricerche occasionali del passato, grazie soprattutto allefficacia dellEditto Pacca del 1820, e si formarono e si arricchirono le collezioni statali e private. A tale riguardo di particolare interesse e lattivit della famiglia Campanari che fece conoscere allestero la civilt etrusca, allestendo a Londra nel 1837 la Prima mostra etrusca. I Campanari crearono, inoltre, una societ con lo Stato per lo scavo e il reperimento delle antichit etrusche, e furono tra i primi fautori di un museo pontificio dedicato a tali antichit. Altro esempio di collezionista pu essere riconosciuto a Silvestro Guidi, esploratore e mercante, che con in suoi viaggi in Egitto e in Nubia port a Roma una grandissima quantit di antichit egizie che fornir il primo nucleo del nuovo museo egizio pontificio. Ancora da citare lopera di padre Marchi, uomo di grande cultura che Gregorio XVI nel 1842 linsign della carica di Custode delle Catacombe. Il Marchi persuase il papa alla conservazione delle sacre reliquie e delle iscrizioni paleocristiane, facendole raccogliere, copiare ed ordinare.
Un clima, questultimo, che porta alla valorizzazione del ruolo del Museo come luogo eletto della cultura attraverso il confronto diretto con le opere e lo studio dei loro rapporti reciprochi, oltre che alla conservazione delle opere darte.
Interessanti e nuove saranno le idee di Antonio Nibby, nella proposta di una nuova figura di funzionario museale, il Conservatore, e soprattutto di una nuova forma di schedatura dei beni culturali che, com stato notato da Maria Antonietta De Angelis, risulta per quel tempo affatto moderna e che in sostanza ricalca la scheda inventariale oggi in uso [De Angelis M. A., Un documento di Antonio Nibby sulla schedatura dei Beni Culturali, in Bollettino dei Monumenti Musei e Gallerie Pontificie, XVIII, 1998, pp. 95-103, in particolare p. 96].
Una nota distintiva della politica di Leone XII fu linstancabile impegno del pontefice per la preparazione dellAnno Santo.
Lindizione del Giubileo del 1825 testimoniava la volont di riaffermare il legame di continuit con la grande tradizione giubilare dellEt barocca e del Settecento e tutte le iniziative prese dal papato fanno parte del disegno grandioso di sacralizzazione dellintera citt.
Con la bolla del 18 giugno 1824 Leone XII diede inizio a una Visita Apostolica che si protrasse per il tutto il suo pontificato, che riguardava basiliche, chiese parrocchiali e non, monasteri, conventi, ospedali, ospizi e confraternite.
Il 22 giugno furono pubblicati, dal cardinal vicario Placido Zurla, gli "Ordini della Sacra Visita Apostolica". Nei primi quattro articoli saranno impartite istruzioni per la pulizia e labbellimento di tutte le basiliche e chiese per ridurle a quella decenza che si conviene ai sagri tempj della Capitale del Mondo Cattolico; si indicava inoltre che i lavori dovevano essere rigorosamente controllati dagli organismi statali preposti tra i quali in particolare la Commissione Generale di Belle Arti, e sinvitava inoltre i proprietari delle cappelle e le famiglie cui appartenevano i sepolcri nelle chiese a prenderne cura, nel caso in cui abbisognino di ripulitura o di restauro, perch considerati beni comune.
Per accrescere il decoro delle facciate delle chiese, su proposta di Carlo Fea, si pens di ripristinare in tutti gli edifici sacri le armi gentilizie, nelle loro forme originarie.
La disposizione sottolineava il valore dello stato originale delloggetto darte, si richiedeva, infatti, una fedelt di dimensioni e di disegno del manufatto tanto che se vi fosse stato bisogno si doveva ricorrere per colmare eventuali lacune, alla raccolta di stemmi disegnata da Filippo Juvarra nel 1722 [Juvarra F., Raccolta di targhe fatte da professori primarj in Roma disegnate ed intagliate da Cav. D. Filippo Juvarra, Roma, Stamperia Salvioni 1722].
Nel corso dellAnno Santo, Leone XII rese pubblico il programma di ricostruzione della Basilica di San Paolo fuori le mura, andata a fuoco nel luglio 1823, con una serie di provvedimenti legislativi che stabilivano le modalit finanziarie ed amministrative e, il 18 settembre del 1825, egli fissava nel Chirografo i criteri per la ricostruzione.
La ricostruzione di San Paolo, che dur per ben trentanni fu il solo intervento significativo nellambito delle Arti contemporanee una situazione a cui corrispondono sempre pi frequenti restauri nelle chiese e nei palazzi del Vaticano e del Laterano che furono al centro degli interessi di Gregorio XVI.
Questultimo increment in maniera significativa le scienze e le ricerche storiche e fu il promotore della pubblicazione del "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni" di Gaetano Moroni.
Ma lopera per cui il pontefice ricordato principalmente la fondazione di tre musei che portano il suo nome: Museo Gregoriano Etrusco nel 1837, Museo Gregoriano Egizio nel 1839, e il Museo Gregoriano Lateranense nel 1844.
In Vaticano, nel palazzo del papa, furono sistemati i documenti dellet pi antica del cristianesimo, in Laterano, nel palazzo del vescovo di Roma, furono posti i documenti del classicismo pre-cristiano e dei primi anni del cristianesimo; ai papati successivi rimase il compito dincrementare questi musei.



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