LEGGI
BENI IN PERICOLO
INTERVENTI E RECENSIONI
RASSEGNA STAMPA
COMUNICATI DELLE ASSOCIAZIONI
EVENTI
BIBLIOGRAFIA
STORIA e FORMAZIONE del CODICE DEI BENI CULTURALI E DEL PAESAGGIO
LINK
CHI SIAMO: REDAZIONE DI PATRIMONIOSOS
BACHECA DELLE TESI
per ricevere aggiornamenti sul sito inserisci il tuo indirizzo e-mail
patrimonio sos
in difesa dei beni culturali e ambientali

stampa Versione stampabile

Il progetto del nuovo museo in Italia nel Novecento. Dibattito e architettura 1932-1961
Alessandro Martini (alessandro.martini@allemandi.com)
Politecnico di Torino, Dipartimento Casa-Citt
Dottorato di Ricerca in Storia e Critica dei Beni architettonici e ambientali, Storia della Citt e dell'Architettura del Novecento
Relatori: Rosa Tamborrino

musei, architettura, Novecento, Beni culturali, Patriimonio

La ricerca ha lo scopo di analizzare il dibattito sviluppatosi in Italia nel corso del Novecento (e con particolare attenzione nel periodo corrispondente al ventennio fascista e a quello della ricostruzione e del "boom" nel secondo dopoguerra) in relazione alla realizzazione di edifici appositamente concepiti quali spazi museali. Lanalisi condotta alla luce dei ritardi da pi parti evidenziati nel corso degli anni pi recenti, che vedono il nostro Paese continuamente rapportarsi al panorama internazionale sulla base di condizioni di disparit e insufficienza strutturale. Se le pi recenti realizzazioni (dal Mart di Rovereto realizzato su progetto di Mario Botta alla Pinacoteca Agnelli di Renzo Piano e alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Claudio Silvestrin, entrambe a Torino, fino allambizioso complesso del MaXXI di Zaha Hadid a Roma) sono state salutate come un necessario e non pi procrastinabile adeguamento del sistema espositivo italiano (per cui sono ampiamente riconosciute, da decenni, le carenze soprattutto sul fronte degli spazi dedicati allarte contemporanea), unopportuna indagine storica sui trascorsi nazionali evidenzia come la necessit (non soddisfatta) di strutture aggiornate a standard internazionali abbia caratterizzato il nostro Paese almeno a partire dai primi decenni del Novecento. Allo stato attuale del lavoro di ricerca, emerge infatti come la carenza di musei adeguati alle collezioni conservate (ma soprattutto a quelle di nuova costituzione, come ad esempio il patrimonio scientifico e tecnologico, e ancora quello dellarte contemporanea) sia "strutturale", per cos dire "congenita" al sistema italiano. La mancanza di gallerie darte contemporanea lamentata gi negli anni Dieci del Novecento, e lintero sistema museale realizzato dallItalia unita messo sotto accusa dal regime fascista, che d avvio a un lungo e profondo dibattito, politico ma aperto agli addetti ai lavori e alla societ civile. Per la prima volta nella storia del museo italiano "contemporaneo" il pubblico, inteso come "massa" da guidare ed educare, viene riconosciuto quale destinatario ultimo e privilegiato della progettazione del "nuovo museo": proprio linedita centralit del pubblico, con tutto quanto in termini di servizi e spazi collaterali questo comporta, appare il sigillo della "modernit" del museo nel Novecento.
Le esigenze della museografia italiana nel Novecento: uno sguardo retrospettivo.
Il museo, specchio e metafora della societ da cui prodotto e, insieme, dellelaborazione teorica e progettuale raggiunta in ambito culturale, scientifico, politico e legislativo, sta oggi attraversando un periodo di profonda trasformazione e sta cercando, su pi fronti, di sviluppare modelli per raggiungere i propri obiettivi, svolgere le proprie funzioni (molteplici e mutevoli), e offrire servizi utili a un pubblico in continuo divenire. Il museo vive sicuramente una fase fortunata della propria storia: nessuno, oggi considera i musei istituzioni "polverose", immobili nel tempo, inaccessibili e dedite alla sola conservazione. Nel corso degli ultimi anni la parola museo ha perduto laccezione negativa di cui stata a lungo portatrice (in particolare, tra anni Sessanta e Settanta), ormai associata, nellimmaginario collettivo, a unistituzione sempre pi dinamica, capace di proporre nuovi stimoli e prospettive culturali, sensibile alle modificazioni della societ. Soprattutto in grado di proporre soluzioni architettoniche avveniristiche, spesso opera di importanti progettisti internazionali e dallo straordinario "appeal" mediatico, e non di rado attivatore di complesse riqualificazioni urbane con importanti ricadute su ruoli e prospettive sociali e culturali delle realt locali interessate.
Una situazione che si propone anche in Italia: Paese che, a fronte di un passato da protagonista nella formulazione stessa dell"idea" di museo, ha progressivamente perso la forza propulsiva iniziale e, per caratteristiche proprie (insieme, delle collezioni e delle sedi espositive storiche), ha visto soprattutto nel Novecento un drastico calo del proprio ruolo di elaborazione teorica e progettuale. Con una evidente incapacit di proporre una riflessione, coordinata e con una effettiva incidenza sul fronte delle realizzazioni, sui temi dellarchitettura museale di nuova costruzione. Il cosiddetto "modello italiano", definito quale "museo interno" (si vedano, in particolare, gli scritti di Andrea Emiliani), si andato cos configurando come riallestimento di edifici storici e monumentali di riconosciuta eleganza formale spesso celebrati anche a livello internazionale. A lungo impedito sul fronte delle realizzazioni effettive e di larga scala (per ragioni diverse: culturali, politiche, finanziarie, ecc.), il confronto sui temi della nuova architettura museale per stato a tratti radicale e innovativo (bench per la gran parte teorico e privo di sfoghi concreti), producendo una vasta letteratura sui temi del ripensamento dellistituzione museo, delle sue funzioni, del suo rapporto con la citt, della sua architettura.
Questo studio ha lobiettivo di rintracciare nella vicenda museale italiana del Novecento le radici storiche di alcuni determinanti e riconosciuti ritardi, e contemporaneamente di individuare ed evidenziare il filo conduttore (che pure esiste, sebbene ostacolato e in gran parte ignorato e misconosciuto dalla storiografia italiana contemporanea) dellidea di "nuovo museo" che, a partire dal dibattito tra le due guerre, giunge fino a noi. In particolare, appare interessante evidenziare come lidea di "nuovo museo" corrisponda in diversi momenti al museo "di nuova costruzione" e, contemporaneamente, la modernit della concezione museografica sia alla base del rinnovamento delle istituzioni esistenti e delle loro sedi espositive, frutto di un aggiornato riferimento a quanto prodotto in ambito internazionale.

Tra le due guerre.
Dopo una opportuna analisi di quanto della museologia e museografia ottocentesca permane nelle sedi espositive permanenti del Novecento, e che inevitabilmente costringe a perpetuarsi di orientamenti spesso stanchi ed elitari (soprattutto per quanto riguarda lallestimento o il riallestimento di collezioni storiche ben distribuite sul territorio nazionale, soprattutto al Nord), lanalisi riguarda il panorama che va sviluppandosi durante gli anni del regime fascista: ambito di ricerca che, per quanto esuberante sia la letteratura sul periodo (e, in particolare, sul tema dellarchitettura "di regime"), non presenta alcuno studio specificamente condotto.
La grande stagione dellarchitettura museale di tipo "celebrativo" (nei confronti della romanit, della civilt italiana, della "rivoluzione fascista", del duce, dell"uomo nuovo" e dellaltrettanto "nuova" societ prodotta dal regime) ha evidentemente il suo luogo privilegiato nella capitale, la "terza Roma" destinata a divenire lemblema, nei confronti dellItalia e del mondo intero, del ruolo storicamente svolto dalla civilt e dalla cultura italiana, ma ancora di pi plasmata per essere la rappresentazione del "progresso" fascista. Al di l della consueta interpretazione del regime fascista come sostanzialmente non interessato a utilizzare il tipo architettonico del museo quale strumento di autocelebrazione, a favore piuttosto di eventi effimeri ma di pi immediata resa politica quali mostre, fiere ed esposizioni, proprio nelle citt di Roma si ha la formulazione politico-culturale e lelaborazione architettonica di un sistema museale volto allestetizzazione della vita politica e allesaltazione del duce. Un primo, emblematico progetto "museale" rappresentato dallEternale Mole Littoria di Mario Palanti, progetto (senza esito) del 1926. Si tratta, in effetti, di architetture in gran parte pensate, commissionate e progettate quali edifici ex novo, ma soltanto in minima parte realizzati: caratteristica che consente a tuttoggi unambiguit di fondo sulla stagione dei musei in Italia nel periodo tra le due guerre, giudicato singolarmente "povero" non soltanto di realizzazioni ma anche di progetti; ambiguit dovuta alla carenza di indagini specifiche e che corrisponde soltanto parzialmente al reale dibattito e panorama architettonico.
Il programma di spettacolarizzazione della politica, uno dei grandi obiettivi e segno tangibile della pretesa "rivoluzione" fascista, prevede che il popolo italiano, definito da Mussolini come una massa "informe e priva di ideali", sia trasformato e disciplinato attraverso manifestazioni pubbliche, cerimonie e celebrazioni volte alla costituzione di una coscienza collettiva, una vera e propria "religione" che, sebbene laica, anchessa costituita di Miti, Fede, Riti e Comunione. Insieme alle adunate di massa, ricorrenze, commemorazioni, marce e cerimonie di omaggio, anche le mostre entrano di buon diritto nella politica di estetizzazione e spettacolarizzazione della vita pubblica e del tempo libero: politica che tende a trasformare qualsiasi manifestazione in occasione di celebrazione del regime, e ad appropriarsi (ideologicamente e iconograficamente) di luoghi pubblici, piazze, monumenti, esposizioni, e musei. Anche gli allestimenti espositivi subiscono una drastica modificazione, funzionale alle nuove esigenze propagandistiche e di comunicazione, che associano esposizioni temporanee e permanenti (mostre, fiere e musei) in una ricerca fortemente caratterizzata dalla logica modernista dello "spettacolare". Il tutto a servizio di un pubblico per la prima volta in Italia identificato nella "massa popolare", da "educare" e trasformare nell"uomo nuovo" fascista. lo stesso ministro della Cultura Giuseppe Bottai a dichiarare programmaticamente che "non soltanto agli studiosi ed ai loro interessi scientifici, ma al gran pubblico e alle sue esigenze culturali, che deve rivolgersi il museo". Senza dimenticare lordine di Mussolini di "andare verso il popolo", che trova proprio nellarte, nelle esposizioni e nei musei un importante campo di applicazione e di sperimentazione. con le mostre celebrative organizzate in occasione del Decennale della marcia su Roma nel 1932 che ha inizio la rifondazione del museo italiano sulla base della nuova logica della spettacolarizzazione della cultura attraverso allestimenti "iperbolici", il coinvolgimento del pubblico potenziale con innovative campagne pubblicitarie, per arrivare addirittura (secondo strategie di marketing del tutto contemporanee) a facilitazioni di soggiorno e riduzioni ferroviarie.
Le mostre temporanee, promosse dallautorit politica a tutti i suoi diversi livelli (nazionale e locale), costituiscono spesso loccasione per la realizzazione di musei permanenti, maggiormente "redditizi" dal punto di vista "politico" e capaci (grazie alla carica simbolica e celebrativa di cui sono portatori) di fornire un sistema architettonico rappresentativo e adeguato alla nuova capitale del fascismo e, dal 1936, dellImpero. questo, ad esempio, il caso della Mostra della Rivoluzione fascista realizzata in occasione del decennale della marcia su Roma, e della Mostra Augustea della Romanit del 1937.
Proprio a seguito della grande Mostra della Rivoluzione fascista del 1932, allestita tra gli altri da Adalberto Libera, Mario De Renzi, Giuseppe Terragni, Mario Sironi e Marcello Nizzoli presso il Palazzo delle Esposizioni secondo un modello espositivo "modernista", lo stesso Mussolini richiede la realizzazione di una sede stabile. Il progetto del nuovo museo viene (significativamente) associato alledificazione del Palazzo del Littorio (la fabbrica architettonica maggiormente rappresentativa del regime), in occasione del concorso del 1934 cui partecipano i principali progettisti italiani del periodo. Ma lidea di un nuovo museo per ospitare il materiale della Mostra ha una durata di non pi di tre anni: nel successivo concorso di secondo grado per il Palazzo del Littorio, bandito nel 1937 e riservato a 11 gruppi, non pi prevista la destinazione museale. Frattanto, infatti, nel 1936 era stato varato il grandioso progetto dellE.42, lEsposizione Universale romana per il ventennale della marcia su Roma, da realizzarsi nel 1942 quale "Olimpiade delle civilt" e occasione per "eternare il tempo di Mussolini", anche attraverso la realizzazione del sistema dei "musei fascisti". Da subito concepito quale nuovo polo di sviluppo della citt, baricentro di sevizi e attivit ludico-culturali oltre che residenziali, il quartiere progettato prevede infatti la destinazione di molti degli edifici sedi di esposizioni a nuovi musei nazionali: in particolare, intorno alla piazza Imperiale vengono accorpati il Museo delle Scienze (su progetto di L. Brusa, G. Cancellotti, E. Muntuori e A. Scalpelli; come gli altri, erede dellomonima mostra); il Museo delle tradizioni popolari (Castellazzi, Morresi e Vitellozzi, 1938-42); i Musei dellArte antica e Moderna nella Piazza Imperiale (F. Fariello, S. Muratori e L. Quaroni, 1937-38); e poco oltre, il Museo della Romanit (Aschieri, Bernardini, Pascoletti e G. Peressuti, inaugurato nel 1955). Fino al pi celebrativo, anche dal punto di vista iconografico, Palazzo della Civilt Italiana di Guerrini, Lapadula e Romano, sede di una mostra il cui progetto era gi stato formulato nel 1935 con la collaborazione di Valentino Bompiani, Massimo Bontempelli, Gaetano Ciocca e gli architetti poi riuniti nel Bbpr, e provvisoriamente collocato da Mussolini proprio nellarea in un primo tempo individuata per il Palazzo Littorio. Tra gli edifici espositivi per cui si esplet regolare concorso non vennero realizzati il Palazzo dellAcqua e della Luce; gli Uffici, laboratori e musei del Ministero dei Lavori pubblici (Baccin, Orestano e Vagnetti, con Capo e Cavallari Murat, 1939-43); il Museo dellagricoltura e bonifiche (P. Marconi, G. Samon e Viola, 1938-41); il Museo forestale (Brasini, 1938).
Ma lintero paese che vede la realizzazione di un numero di edifici museali che, sebbene spesso misconosciuti, costituiscono un primo importante impegno italiano nel campo, fino ad allora poco praticato, dei musei di nuova concezione ed edificazione. Si tratta di architetture prodotte in ambiti maggiormente periferici rispetto alla capitale, dovute a committenze diverse: tra questi, edifici ancora dettati da ragioni celebrative e dichiaratamente politiche, come il Museo delle navi romane di Nemi, voluto direttamente da Mussolini (1934-40) e affidato a un architetto "fidato", quel Vittorio Ballio Morpurgo negli stessi anni progettista della teca dellAra Pacis a Roma (oltre che vincitore, con Del Debbio e Foschini del concorso di secondo grado per il Palazzo littorio). Ugualmente vicino allambito romano, per committenza, intenti celebrativi e (quindi) progettista incaricato, il Museo della Magna Grecia (poi Archeologico nazionale) di Reggio Calabria, progettato da Marcello Piacentini nel 1932, e concluso soltanto nel dopoguerra ma considerato, in regime fascista e poi ancora in pieno dopoguerra, come il "primo museo italiano appositamente realizzato con criteri moderni". Il "novecentista" Civico Museo delle Guerre dItalia presso la Casa del Mutilato a Genova (Eugenio Fuselli, 1937-38); i pi tardi Antiquarium di Paestum (di Paola Zancani e Umberto Zanotti Bianco) e di Pompei. Fino a musei di committenza locale o addirittura privata, come la Galleria Ricci Oddi a Piacenza (Giulio Ulisse Arata, 1925-31), ancora fortemente debitrice alla concezione museale di tipo "ottocentesco", e la casa-museo di Riccardo Gualino sulla collina torinese, progettata (e non conclusa) da Andrea, Clemente e Michele Busiri Vici nel 1928; o il monumentale ampliamento del Museo Leone di Vercelli, opera di Augusto Cavallari Murat del 1938-39, aggiornata sulle tecniche di allestimento sperimentate in quei medesimi anni in occasione delle numerose mostre temporanee di regime; il Museo di Storia naturale di Ferrara e al progetto di Enrico A. Griffini per il nuovo Museo Nazionale della Tecnica a Milano (1936); fino al complesso urbano del Museo di Storia Naturale di Ferrara, realizzato quale parte di una pi vasto progetto che comprende servizi pubblici come scuola e casa del fascio, tutti insistenti sulla medesima piazza.
Secondo dopoguerra fino agli anni Sessanta.
Se durante il regime fascista il dibattito, bench spesso limitato allambito istituzionale con saltuarie puntate "da protagonista" sulla pubblicistica specializzata delle riviste di architettura o culturali "di regime", trova sempre maggiori occasioni di contatto con quanto sta avvenendo a livello internazionale, con gli anni dellimmediato dopoguerra che si ha una repentina apertura a quanto va realizzandosi in Paesi considerati allavanguardia nella realizzazione di "nuovi musei". Paesi nei confronti dei quali lItalia si scopre allimprovviso "in ritardo" di decenni, come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e, soprattutto, lOlanda; oltre ai paesi scandinavi, le cui architetture (in verit, non soltanto quelle museali) sono oggetto di straordinario successo ed emulazione in Italia proprio nel secondo dopoguerra. nel pieno dellemergenza della Ricostruzione, e sollecitata dallesigenza di sopperire ai danni bellici, che ha finalmente la possibilit di innescarsi un vasto dibattito (seppur non sempre condiviso e dallo sviluppo non lineare) sullidea di "nuovo museo", dal punto di vista architettonico, legislativo, dellordinamento scientifico, del suo stesso ruolo nella societ e del suo rapporto col pubblico. Un pubblico ora realmente "di massa" (nonostante i proclami del regime), cui finalmente riconosciuto un inedito ruolo di principale destinatario e "referente" ultimo.
Una prima rapida fase (1945-48) risulta concentrata sui primi interventi di restauro, ricostruzione e messa in agibilit (che ha visto lo Stato, attraverso la Direzione Generale Antichit e Belle arti e gli Enti locali, impegnarsi capillarmente sul territorio nazionale, dalle grandi istituzioni nazionali ai pi minuti musei provinciali), seguita da una seconda fase (fino al 1950 circa) in cui lattenzione si concentra sulle grandi istituzioni nazionali, dagli Uffizi a Brera a Capodimonte (tutti bisognosi di consistenti interventi di aggiornamento, sebbene non di nuove edificazioni): occasione, tra laltro, di importanti sperimentazioni sulle pi aggiornate tecnologie, dallilluminazione naturale e artificiale, fino agli impianti di climatizzazione e sicurezza. Anche di questo si dar conto nella ricerca, in quanto identificate quali prime importanti occasioni di impegno architettonico applicato ai manufatti museali, e insieme occasioni di sperimentazione che avranno poi un esito diretto nelle nuove realizzazioni dei pieni anni Cinquanta. A questa segue un lungo momento di impegno dei maggiori architetti italiani, considerati i "maestri della museologia" nazionale: Franco Albini, Carlo Scarpa, i Bbpr, ma anche Piero Sanpaolesi, Giovanni Michelucci, Ignazio Gardella, Franco Minissi. Sono gli anni del successo internazione del "modello italiano" in campo museografico, degli importanti riallestimenti di edifici storici e monumentali. il cosiddetto "museo interno", frutto di sapienti restauri e allestimenti di edifici storici, ma non meno significativo in seno al dibattito sul "museo moderno". ben chiaro, infatti, agli operatori del periodo (come dimostrano non soltanto i manuali di progettazioni e quelli specifici dedicati ai musei, ma le stesse voci di dizionari ed enciclopedie, oltre agli interventi su periodici, a convegni, congressi, dibattiti di diversi protagonisti, da Magagnato a De Angelis dOssat, da Molajoli ad Argan a Viale), che il museo cosiddetto "moderno", destinato a un pubblico di fruitori enormemente pi allargato rispetto a quello cui sono destinati i musei tradizionali in Italia, ha necessit del tutto nuove, e finalmente riconosciute. E anche il "museo interno" chiamato, almeno nei suoi casi di maggior successo, a darne soddisfazione. Nuovi spazi sono richiesti, quali parti imprescindibili del nuovo museo: sale studio o di approfondimento (si inizia cos a parlare di "museo di I livello" e di II livello), depositi attrezzati e praticabili, sale per mostre temporanee, servizi agli studiosi (quali biblioteca e archivio fotografico) e al pubblico (vendita di libri, locali di sosta e di ristoro, ecc.).
Tutte necessit difficilmente ottenibili attraverso il semplice riallestimento di musei esistenti oppure attraverso il restauro di spazi storici, e che per questo richiedono grossi sforzi progettuali sul fronte di nuovi, appositi edifici. Si tratti di ampliamenti di collezioni esistenti attraverso nuovi corpi e maniche aggiuntive con destinazioni specifiche, oppure di musei costruiti ex novo, quanto realizzato in Italia in questi anni costituisce un ambito di indagine del tutto particolare, fortemente inserito in un pi allargato dibattito a livello politico, legislativo e amministrativo, e in gran parte non adeguatamente indagato.
Sono gli spazi museali destinati allarte contemporanea, non vincolati alla conservazione di edifici o collezioni storiche, a divenire uno dei principali temi progettuali legati al museo di nuova edificazione. Nel 1953 inaugura il Padiglione darte contemporanea della Galleria civica darte moderna di Milano, progettato a partire dal 1949 da Ignazio Gardella (gi impegnato in allestimenti temporanei nel periodo tra le due guerre); mentre del 1959 la conclusione dei lavori per la nuova Galleria civica dArte moderna di Torino, principale realizzazione italiana nel settore dei musei realizzati "ex novo", per dimensioni, impegno finanziario e risposta della critica, progettato da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti in seguito a un concorso nazionale (cui partecip, tra glia altri, Carlo Mollino).
Analogamente alle gallerie darte moderna, le nuove realizzazioni si concentrano, tra anni cinquanta e sessanta, su alcune particolari categorie museali. Tra queste, sono i nuovi musei archeologici a richiedere la realizzazione di numerosi nuovi edifici, nella maggior parte dei casi localizzati nel contesto dellarea di scavo, soprattutto nellItalia meridionale. Franco Minissi, in particolare, a realizzare, dopo il riallestimento del Museo etrusco di Villa Giulia a Roma (1953) i musei di Agrigento, Gela e Siracusa (tutti progettati tra 1954 e 1961, sebbene poi con gravi ritardi nella fase esecutiva). Cos anche il campo dei musei scientifici e tecnologici, sebbene limitato nel numero delle realizzazioni, occasione di progettazione di nuovi contenitori destinati a collezioni "anomale" rispetto alla tradizione italiana, che lasciano spazio alla sperimentazione delle architetture, degli allestimenti interni e dei servizi destinati ai visitatori. A Torino, che si configura quindi nel ruolo di citt-guida nel panorama nazionale sul fronte della nuova museografia, viene inaugurato nel 1960 il Museo dellAutomobile di Amedeo Albertini (ma del 1933 la prima proposta per museo e apposita sede, approvati dallo stesso Mussolini), in prossimit spaziale e cronologica dellEsposizione internazionale di "Italia 61".
Anche nei musei destinati a collezioni storiche o maggiormente "tradizionali" si hanno alcune importanti sperimentazioni architettoniche attraverso nuove sedi oppure con lampliamento di vecchie. Del 1963 linaugurazione a Sesto Fiorentino del Museo di Doccia Rihard-Ginori, progettato da Pier Niccol Berardi in stratta relazione con stabilimento e scuola tecnica aziendale: insieme "vetrina" storica della produzione, e museo darte industriale secondo i modelli ottocenteschi di spazio educativo e formativo. Le sale ipogee del Museo di San Lorenzo realizzato a Genova da Franco Albini (1952-56), dimostrano la predisposizione dellarchitetto alla progettazione in senso innovativo della tipologia museale, gi parzialmente dimostrata nei restauri e riallestimenti, nella stessa citt, delle pinacoteche di Palazzo Rosso e Palazzo Bianco. Ancora a Genova il nuovo edificio del Museo darte orientale "E. Chiossone" a Villetta di Negro, progettato fin dal 1948-53 da Mario Lab, ma concluso soltanto nel 1971. E i due progettisti sono autori, congiuntamente, di un progetto (non realizzato e ben poco noto) per un locale Palazzo dellArte (1957): tema progettuale, in bilico tra padiglione espositivo e sede museale, che ha in Italia una lunga tradizione che varrebbe la pena indagare, dal celebre milanese al Palazzo dellArte di Giovanni Muzio (1932-33), allampliamento di Giuseppe Pagano del 1936 (VI Triennale), fino al Palazzo dellArte di Carlo Cocchia a Cremona (1941); e, di nuovo a Milano, la sede del Palazzo della Permanente.
Di grande importanza , sul fronte degli ampliamenti di edifici museali attraverso architetture "innovative" (nel cui ambito da citare, sebbeno pi tarda rispetto a quanto in questa sede indagato, la nuova ala dei Musei vaticani dello studio Passarelli, 1966-71), lespansione della Gipsoteca Canoviana a Possagno (1955-57), in quanto inserisce Carlo Scarpa nel pieno del dibattito sullarchitettura dei musei "ex novo", travalicando cos il settore dellallestimento di cui maestro ampiamente celebrato: oltre alledificio destinato ai gessi di Antonio Canova, Scarpa autore di progetti per nuovi musei, in gran parte non realizzati (e poco noti), ma di grande significato, tra cui il concorso per la Nuova Galleria a Monaco di Baviera, 1966; e poi, negli anni settanta, il Museo Nazionale di Messina (1974) e il concorso per il Museo Picasso di Parigi (1976).
Il fatto che Scarpa progetti il suo primo grande museo "ex novo" non in Italia, ma in Germania, appare significativo, e suggerisce la possibilit di indagare lattivit svolta (per "necessit"?) da architetti italiani allestero: a questo proposito, potrebbero essere oggetto di specifica indagine i progetti di Gio Ponti (Denver Art Museum, 1966-1972), Lina Bo Bardi (in Brasile, Museo dArte Moderna a San Paolo, nel 1947 con Pietro Maria Bardi, poi sola nel 1957-58; Museo darte a Sao Vicente, 1956); Franco Minissi (Museo delle barche faraoniche a Gizah, 1960-63; Progetto per il Museo dei mosaici a Sousse, Tunisia, 1964; Progetto per il Centro culturale per la Repubblica Araba Unita, Il Cairo, 1968); e Pier Luigi Nervi, della cui attivit museografica ben poco stato indagato (Progetto per il Centro per esposizioni a Caracas, 1956; Progetto per Cultural and Convention Center in Norfolk, Virginia, 1966; Progetto di Centro culturale a Tripoli, 1966; Progetto per il Pitt Rivers Museum, Oxford, 1966).
Limiti cronologici e percorsi metodologici.
La ricerca limitata agli anni Sessanta del Novecento, e in particolare al 1961, anno particolarmente significativo grazie alla realizzazione del Museo nazionale dellAutomobile di Torino: ultimo dei grandi musei di nuovi realizzazione progettati negli anni immediatamente successivi alla guerra mondiale. Alcuni utili flash oltre i termini cronologici indicati consentono di anticipare i temi della museografia tra anni Settanta e Ottanta, limitando per le indagini specifiche a non oltre il 1968: anno che, dal punto di vista culturale, sociale, politico e quindi istituzionale, propone problematiche tali da rappresentare una frattura nellordinamento cronologico con cui si inteso procedere. Fratture che saranno poi opportunamente raccolte nel convegno Convegno nazionale "Il Museo come esperienza sociale", svoltosi a Roma nel 1971. Lattuale impostazione (eredit "ottocentesche", periodo tra le due guerre e regime fascista, ricostruzione e dopoguerra fino al limite degli anni Settanta), se pu apparire eccessivamente vincolante (ma d libert, in ogni caso, a letture trasversali e approfondimenti tematici), consente daltra parte unanalisi puntuale dei casi-studio individuati e di tutte le fonti disponibili, utili alla ricostruzione del quadro culturale e istituzionale: oltre al materiale relativo ai singoli edifici museali (bibliografico e, quando necessario, archivistico), appare soprattutto significativo quanto prodotto in ambito di congressi e convegni, in particolare dellIcom-International Council of Museums, di Museologia indetti dalla Direzione generale di Antichit e Belle Arti, dellAssociazione nazionale dei Direttori e Funzionari dei Musei di Enti locali, ecc.



news

20-10-2017
Bonsanti sul passaggio di Schmidt da Firenze a Vienna

20-10-2017
Rassegna Stampa aggiornata al giorno 20 OTTOBRE 2017

16-10-2017
MANOVRA, FRANCESCHINI: PIÙ RISORSE PER LA CULTURA E NUOVE ASSUNZIONI DI PROFESSIONISTI DEI BENI CULTURALI

24-09-2017
Marche. Le mostre e la rovina delle montagne

07-09-2017
Ascoli Satriano, a fuoco la copertura di Villa Faragola: la reazione di Giuliano Volpe

30-08-2017
Settis sui servizi aggiuntivi nei musei

29-08-2017
Carla Di Francesco il nuovo Segretario Generale - MIBACT

25-08-2017
Fotografie libere per i beni culturali: nel dettaglio le novit apportate dalla nuova norma

21-08-2017
Appello di sessanta storici dell'arte del MiBACT per la messa in sicurezza e la salvaguardia del patrimonio monumentale degli Appennini devastato dagli eventi sismici del 2016

19-08-2017
Dal 29 agosto foto libere in archivi e biblioteche

19-08-2017
Cosenza, brucia casa nel centro storico: tre persone muoiono intrappolate. Distrutte decine di opere d'arte

12-08-2017
Antonio Lampis, nuovo direttore generale dei musei del MiBACT

06-08-2017
L'appello al Presidente Mattarella: i beni culturali non sono commerciali. Come aderire

04-08-2017
Istat: mappa rischi naturali in Italia

03-08-2017
APPELLO - COSA SI NASCONDE NELLA LEGGE ANNUALE PER IL MERCATO E LA CONCORRENZA

31-07-2017
Su eddyburg intervento di Maria Pia Guermandi sulle sentenze del Consiglio di Stato e su Bagnoli- Stadio di Roma

31-07-2017
Comunicato EC Il Colosseo senza tutela: sulle recenti sentenze del Consiglio di Stato

30-07-2017
Dal blog di Giuliano Volpe: alcuni interventi recenti

27-07-2017
MiBACT, presto protocollo di collaborazione con le citt darte per gestione flussi turistici

26-07-2017
Franceschini in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini domani in audizione alla Commissione Cultura del Senato

25-07-2017
Franceschini: Musei italiani verso il record di 50 milioni di ingressi

25-07-2017
COLOSSEO, oggi conferenza stampa di Franceschini

20-07-2017
Questa legge contro i parchi e le aree protette, fermatela: appello di Italia Nostra alla Commissione Ambiente del Senato

18-07-2017
CAMERA DEI DEPUTATI - COMMISSIONE PERIFERIE - Audizione esperti (Bovini e Settis)

15-07-2017
Ricordo di Giovanni Pieraccini, di Vittorio Emiliani

12-07-2017
Comunicato di API-MIBACT sui Responsbili d'Area nelle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti, Paesaggio

11-07-2017
Rassegna Stampa di TERRITORIALMENTE sul patrimonio territoriale della Toscana

10-07-2017
Il tradimento della Regione Toscana nella politica sui fiumi

06-07-2017
Per aderire all'appello sul Parco delle Alpi Apuane

Archivio news