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il museo comunica se stesso. La comunicazione nei musei e gli strumenti per stabilirne l'efficacia
Alessandra Intraversato (alessandra.intraversato@gmail.com)
Universit di Roma
scienze storico artistiche, storia sociale dell'arte
Relatori: Luciana Cassanelli

comunicazione; servizio pubblico; museo

Il museo unistituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della societ e del suo sviluppo, aperta al pubblico e che compie ricerche riguardanti le testimonianze materiali delluomo e del suo ambiente naturale, le raccoglie, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studio, educazione e diletto.

Questa la celebre definizione di museo data dallICOM nellassemblea generale dellAja del 1989.
Negli ultimi anni il museo stato protagonista di cambiamenti profondi che riguardano la sua funzione di istituzione: esso ha subito un dissesto in seguito al quale si sta ancora cercando un giusto equilibrio fra le istanze politiche, economiche e culturali.
Se la definizione ICOM in questo momento ci sembra pi un ideale a cui tendere che non una descrizione dello stato di fatto, allora bisogna seriamente riflettere su quale sia attualmente il ruolo del museo.
Ci sembra fondamentale riaffermare per esso lo stato di istituzione pubblica al servizio nella societ; non solo, se il museo servizio pubblico, allora la sua efficacia deve essere sempre posta sotto controllo.
Laddove si riconosca un servizio come pubblico, si riconosce limportanza e la necessit di tale servizio, che come tale deve essere disponibile a tutta la collettivit: nel nostro caso ad essere giudicato necessario lo stato di cultura diffusa generato dalla fruizione dellarte nei musei.
La comunicazione dellarte nei musei pu assumere varie forme, cos come diversi possono essere i modelli comunicativi applicabili nel campo della museologia.

Tradizionalmente gli studi museologici italiani hanno rivolto la loro attenzione alla storia dei musei, dalla loro prima concezione alla realizzazione delle collezioni pubbliche; recentemente si poi avuto un largo dibattito sul ruolo del museo come istituzione educativa in relazione a discipline come la didattica museale e la pedagogia del patrimonio: noi non entreremo nella discussione sui servizi educativi, essi ci interessano in quanto rappresentano una delle possibili strategie comunicative che il museo mette in atto per comunicare se stesso.
Il nostro tema dunque non la comunicazione del museo in quanto istituzione, ma le strategie attivate dallistituzione museo per comunicare larte che conserva al suo interno. Va da s che questo ruolo di comunicatore gli deriva proprio dal suo essere al servizio della societ.
Ad interpretazioni che considerano lesperienza della fruizione dellarte come un uniniziazione cui si pu accedere solo se si stati adeguatamente edotti, bisogna contrapporre lidea che larte, e il significato che essa assume in relazione alla societ, si crei e si riformuli in ogni istante, poich non solo larte comunicazione, essa discorso continuo, scambio di informazioni ed emozioni differenti con chiunque voglia interagire con essa.
Larte ci parla, e laddove si comprenda lenorme portata di questa manifestazione del genio umano, si comprende anche limportanza del ruolo di istituzione educativa che il museo detiene.
Affermare chiaramente la portata sociale e culturale dellarte, significa aprire il campo alla ricerca di strategie che assicurino la realizzazione dei fini di studio, educazione e diletto definiti dallICOM.
In questa sede intendiamo dimostrare come lo studio e lapplicazione di modelli valutativi nella realt museale sia una logica conseguenza del ruolo educativo del museo, secondo unottica che si afferma sempre maggiormente a livello internazionale; questo interesse verso la funzione sociale e educativa dellarte che distingue il dibattito estero sui musei da quelli italiani; nel nostro paese si tradizionalmente molto pi impegnati, per evidenti motivi, nel campo della conservazione, ci non di meno, ad una corretta tutela va fatta seguire unoperazione di diffusione della cultura artistica, affinch si crei unintesa profonda fra il museo e i suoi fruitori. Per raggiungere questi risultati sono necessarie competenze da pi fronti: solo attraverso la collaborazione si pu arrivare alla realizzazione di unistituzione dinamica e generatrice di significati e cultura.

La nostra ricerca ha tentato di raccogliere le ultime tendenze in campo internazionale per quanto riguarda la valutazione e leducazione museale, soprattutto attraverso pubblicazioni dell ICOM CECA (International Council of Museum, Committee for Education and Cultural Action). Nel primo capitolo ci occupiamo della comunicazione nel museo, dando conto di due modelli comunicativi, quello di Francesco Antinucci e quello di Eilean Hooper Greenhill; abbiamo scelto questi due esempi, oltre che per lappartenenza geografica (uno italiano laltro inglese), soprattutto per la diversa concezione delleducazione che presuppongono; essi si ispirano a teorie totalmente opposte, da una parte una visione ancora nettamente radicata nellottica comportamentista, dallaltra una concezione legata alla teoria costruttivista della conoscenza.
Nel secondo capitolo ci occuperemo di alcune ricerche psicopedagogiche applicate allesperienza museale: per poter comunicare se stesso, il museo deve innanzitutto interrogarsi sulla natura della comunicazione che egli stabilisce con i pubblici, e per farlo deve riconoscere la complessit dellesperienza della fruizione artistica; vedremo come essa investa in maniera vasta la psiche umana, sia per gli aspetti cognitivi che per quelli affettivi.
Nel terzo capitolo riporteremo una esperienza che ci ha coinvolto personalmente nel campo della valutazione museale, ossia il monitoraggio di un progetto didattico svoltosi nel 2004 presso i Mercati di Traiano.




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