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Il Museo Querini Stampalia da galleria patrizia a macchina della memoria. Appunti per una storia, 1869- 2004
Paola Tabusso (paolatabusso@fastwebnet.it)
Ca' Foscari
Storia delle Arti e consevazione dei Beni artistici, storico artistico
Relatori: Augusto Gentili

Voluta dal conte Giovanni Querini Stampalia, ultimo discendente di un’antica famiglia patrizia veneziana, e nata nel 1869, la Fondazione Querini Stampalia è la più antica del Nord-Est ed una delle primissime in Italia. Sin dalla gestione ottocentesca si è cercato di conservare integro quel patrimonio di terre, palazzo, arredi, quadreria, archivio e biblioteca, destinato col frutto delle proprie rendite a conseguire gli scopi fissati nello Statuto. Tuttavia gli obblighi testamentari che vollero il mantenimeto agli studi di giovani meritovoli e l’elargizione di sussidi dotali, influenzarono notevolmente la natura dell’Istituto nei primi decenni della sua esistenza, soprattutto a discapito della Biblioteca e della Museo. Ciò nonostante, pur se quest’eredità ha dovuto subire nei secoli decurtazioni diverse, negli ultimi anni numerosi cittadini si sono fatti avanti con lasciti e donazioni in parte già attivi e in parte affidati a promesse testamentarie, fatto moralmente molto incoraggiante e primo segno di possibile miglioramento del patrimonio.
Con il suo testamento, Giovanni Querini Stampalia volle fondare un’istituzione atta a “promuovere il culto dei buoni studi e delle utili discipline”, chiese che si guardasse allo spirito e non alla lettera delle sue volontà; che la biblioteca fosse aperta il più possibile, che si acquistassero via via opere d’arte contemporanea per accrescere il Museo; ed a questo dettato si conforma ancor oggi il lavoro della Fondazione, che ha nella formazione e nello sviluppo dell’individuo il suo principale obiettivo. Intesa come luogo di studi imperniato sull'apertura serale della Biblioteca, è infatti, dal 1906, epoca dell'organizzazione data dal direttore Arnaldo Segarizzi, strumento fondamentale nella formazione dei veneziani, di cui rappresenta la biblioteca civica.
Base delle attività dell’Istituto sono sicuramente le collezioni, costantemente incrementate anche nei momenti economicamente più difficili, ed accresciute dalle pratiche di studio su di esse, dalla loro attività e dalle intenzioni di collegamento tra fondi diversi e tra fondi e attività.
Il passaggio attraverso le due guerre segnò senz’altro negativamente l’esistenza della Fondazione che vide l’allontanamento di gran parte delle opere artistiche e la conseguente chiusura della Galleria, ma rappresentò d’altra parte il momento in cui questa Biblioteca, diretta allora da Manlio Dazzi, e l’Istituto intero divennero punto d’incontro di intellettuali e di uomini liberi. A Carlo Scarpa si rivolse, infatti, il Dazzi già nel 1936 per affidargli la ristrutturazione dell’ingresso della Biblioteca, della sala dei Cataloghi e del giardino. Il progetto arenato per gravi difficoltà finanziarie fu completato durante la successiva direzione di Giuseppe Mazzariol che diresse l’Istituto coerentemente alle scelte delle suoi predecessori ma innovando la Fondazione alla luce della sua altissima creatività: rinnovò la Biblioteca nella gestione e nelle raccolte, fu mecenate dell’osteggiato progetto scarpiano, raggiunse il pareggio di bilancio attraverso la riconversione del patrimonio e non ultimo diede corso ad un fitto programma di attività culturali.
Al riordino ed alla catalogazione delle raccolte artistiche ed archivistiche concorre la riconfigurazione della sede, fortemente voluta a partire dai primi anni Novanta con la direzione di Giorgio Busetto, grazie alla quale è stata resa possibile la deputazione di spazi diversi a funzioni diverse: corsi, seminari, gruppi di lettura, lezioni, mostre di architettura, scultura, design al piano terra; interventi di artisti contempoaranei all’interno delle sale del Museo al secondo piano; mostre più impegnative nell’area del terzo piano, abbastanza ampia e meglio attrezzata; attività convegnistica e concertistica nel futuro auditorium che Mario Botta sta per realizzare di fronte al nuovo ingresso dal Campo S. Maria Formosa.
Tracciare un profilo storico di questo Istituto risulta perciò compito assai arduo alla luce dei 135 anni di attività, tuttavia lo spirito che ha guidato le amministrazioni che si sono succedute ha garantito sino ad oggi la persistenza di quella cultura che ha sempre pensato alla Querini Stampalia come un luogo attivo nell’elaborazione della conoscenza e nella promozione della libertà. L'intero suo patrimonio materiale e immateriale è valorizzato per questi scopi.



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