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Camera dei deputati. Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 145 del 15/5/2002

2002-05-15

Si riprende la discussione.
(Ripresa dichiarazioni di voto finale - A.C. 2426)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vendola. Ne ha facoltà.
NICHI VENDOLA. Signor Presidente, oggi la Camera dei deputati è chiamata a celebrare una sua piccola sagra dell'ipocrisia. Nello stesso giorno in cui verranno


ratificati i protocolli di Kyoto, probabilmente, con la cosiddetta «manovrina» avremo dato un colpo a ciò che resta della cultura e della armatura a difesa dell'ambiente e del patrimonio dello Stato: ma di questo discuteremo fra un po'.
Questo dibattito è stato per certi versi una finzione e una pantomima notturna, a dimostrazione della scarsa sensibilità e del carattere, per l'appunto, meramente ipocrita di questa ratifica. Sullo sfondo abbiamo problemi drammatici che ci vengono segnalati dalla comunità scientifica, che entrano nella consapevolezza della grande opinione pubblica mondiale e che sono uno dei cuori del movimento contro la globalizzazione capitalistica: la rottura dei cicli climatici; il conseguente fenomeno del surriscaldamento del clima del pianeta; la modifica complessiva delle condizioni metereologiche: anche in Italia facciamo esperienza di questa concentrazione di tipo alluvionale, di precipitazioni sempre più stravaganti rispetto alla tradizione metereologica del nostro paese (sono anche questi gli effetti della desertificazione del clima); l'innalzamento dei livelli medi dei mari.
Ecco, il protocollo di Kyoto prova con grande timidezza a intervenire su questo scenario, proponendo un inizio di regolazione negoziata, di regolazione pianificata degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, obiettivi che valgono paese per paese, azienda per azienda, situazione per situazione. Su Kyoto si scatena l'ira di Dio, anzi l'ira dei principali produttori di gas serra al mondo, gli Stati Uniti d'America. Vorrei dire ai colleghi del centrosinistra che il conflitto di interessi, se si guarda a Kyoto, si può accorgere che non è una peculiarità berlusconiana o un'anomalia italiana, ma il conflitto di interessi, così come clamorosamente viene fuori dall'accanimento dell'amministrazione Bush, per conto dei grandi elettori del Presidente Bush, contro questa griglia minima di regole per contrastare l'inquinamento atmosferico dovrebbe indurre a una riflessione sul fatto che in qualche maniera il tema del conflitto di interessi, forse, più che al carattere di un ceto politico nostrano, attiene invece proprio alla natura di questa globalizzazione capitalistica.
Certo, sullo sfondo vi è lo scontro tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America che sono i primi produttori al mondo di gas serra, ne producono cioè quasi il 25 per cento di tutto quello che viene prodotto nel mondo. Gli Stati Uniti d'America, con una popolazione inferiore al 5 per cento della popolazione mondiale, producono un quarto di tutta l'emissione di gas serra che avvelena il pianeta. Questo dovrebbe essere considerato un crimine, dovrebbe aprire un dibattito internazionale su cosa significa legalità internazionale e su quale sia la disponibilità che gli Stati Uniti ritengono di avere della vita e della salute dell'intero pianeta.
Purtroppo, i pur deboli obiettivi di Kyoto sono stati fortemente ridimensionati, ed in parte stravolti, nella conferenza di Marrakech. In quella conferenza del novembre scorso le pressioni nordamericane sono riuscite a sabotare in maniera parziale, ma assai significativa, quella svolta che Kyoto aveva perlomeno evocato.
Noi consideravamo importante - nonostante la timidezza degli obiettivi che ci si era prefissi - il fatto che una grande parte dei governi del mondo si assumesse un impegno così importante e così cruciale nei confronti del pianeta e nei confronti delle future generazioni; a Marrakech però si è intervenuti per ridimensionare quegli impegni. Intanto, si è ridotta la soglia - obiettivo di Kyoto - di una riduzione delle emissioni del 5 per cento entro il 2012. Signor Presidente, il 5 per cento già rappresentava una cifra inadeguata, non lo sostenevamo noi ma l'intera comunità scientifica. A Marrakech, quel 5 per cento è divenuto un vergognoso 3,8 per cento, una soglia ridicola se comparata con la straordinaria gravità dei problemi relativi all'inquinamento atmosferico e al mutamento climatico, a meno che non si considerino talune notizie - che leggiamo sui giornali - come degne di un repertorio folkloristico. Se si staccasse un pezzo di Antartide grosso come la Svizzera non so



se si potrebbe trovare una sede politica per discutere l'entità del problema che un fenomeno del genere può evocare.
Dopo Marrakech non saremo in presenza di una riduzione effettiva dell'emissione di gas serra ma saremo in presenza di un gioco degno dei migliori illuministi. Il fatto scandaloso è che le quote di emissione potranno essere commercializzate, in quanto diventeranno permessi di emissione, cioè crediti da far valere secondo gli interessi del sistema di impresa. Per cui, anche questi obiettivi, in realtà, andranno interpretati e la loro contabilizzazione è resa praticamente impossibile: siamo al mercato dell'aria. Un tempo, scherzando, qualcuno affermava che si sarebbe giunti alla monetizzazione dell'aria, in realtà la monetizzazione dell'aria rappresenta già il contesto in cui ci tocca vivere. È questo l'oggetto della nostra discussione reso particolarmente ostico dal fatto che ci troviamo in Italia e che la ratifica del Protocollo di Kyoto si compie in questo Parlamento in contemporanea con una serie di atti politici e di scelte concrete che rappresentano l'esatto contrario delle indicazioni di Kyoto.
Signor Presidente, per interpretare lo spirito di Kyoto bisognerebbe adottare una seria politica per i trasporti, per la mobilità, centrata su un obiettivo che superi l'idea privatistica della movimentazione, della mobilità, su un obiettivo che possa, per esempio, trasferire su rotaie gran parte della movimentazione delle merci.
No, in Italia, grazie soprattutto all'azione incessante, degna di altri tempi e di altri regimi, del tecnocrate di punta di questo Governo, del fantasista dell'ambiente, il ministro Lunardi, e del fantasista dell'economia, il ministro Tremonti, ci è stato proposto questo quadro di assoluta deregolamentazione di qualunque cultura del vincolo del rispetto della tutela ambientale. Voi avete compiuto, in termini di trasporti e di infrastrutture, scelte che sono contrarie agli interessi del paese e che amplieranno quei rischi e quei danni ambientali che costituiscono la base su cui si alimentano i fenomeni che a Kyoto si è tentato di denunciare.
Pertanto, occorre una nuova politica dei trasporti, delle infrastrutture e delle opere, contrariamente a quella prevista da Lunardi; in questi giorni, a Sarno, è piovuto poco, ma già si è manifestata l'emergenza alluvione e fango e quel fango, signor Presidente, non è soltanto l'effetto della cattiva pioggia, ma di una cattiva politica e del malaffare che continua e si moltiplica durante il Governo Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Realacci. Ne ha facoltà.
ERMETE REALACCI. Signor Presidente, il protocollo che giunge in quest'aula per la sua ratifica - ha ragione il collega Vendola - risulta indebolito. Era già insufficiente quando fu varato a Kyoto e, successivamente, ha subito ulteriori ammorbidimenti a causa di una serie di fattori. Mi riferisco al fatto che gli americani, dopo aver inizialmente acceduto alla richiesta di ridurre le emissioni di CO2, si sono ritirati dalle trattative (gli Stati Uniti, come è stato ricordato dagli interventi precedenti, producono da soli il 25 per cento delle emissioni che causano l'effetto serra); inoltre, la necessità di tenere assieme tutti questi paesi a Marrakech ha portato al perfezionamento di un protocollo che, indubbiamente, si pone obiettivi meno stringenti e forti di quello previsti inizialmente.
Si tratta, comunque, di un passo importante perché ci troviamo di fronte ad un problema molto serio. È molto strano che, a volte, la politica non sia in grado di collegare i vari eventi fra di loro.
In questi giorni in Sicilia - come possiamo leggere su tutti i giornali e vedere in televisione - è scoppiata una rivolta per l'acqua, dovuta oggi prevalentemente a cattiva gestione e ad un suo cattivo uso; in Sicilia ed in tante altre parti d'Italia sappiamo che vi sono perdite di rete ed usi impropri dell'acqua, in settori che potrebbero farne a meno e che non sono produttivi.




Tuttavia, in prospettiva, nel nostro paese la riduzione delle piogge e la loro progressiva imprevedibilità possono produrre il doppio effetto - è una possibilità estremamente concreta - di inaridire alcune parti d'Italia o di accentuare in altre rischi di alluvione nel caso di piogge straordinarie. Si tratta solo di un esempio, tra i tanti, degli effetti di una politica che non è in grado di affrontare la questione dei mutamenti climatici per tempo, questioni che, al contrario, richiederebbero politiche molto serie.
Vorrei essere franco: queste politiche serie non sono state avviate nemmeno dal centrosinistra quando era al Governo. Ci si era assunti l'impegno a Kyoto di ridurre le emissioni al 6,5 per cento ma l'Italia rispetto al 1990, anziché ridurle (lo dovrà fare entro il 2008-2012), le ha aumentate significativamente del 5,6 per cento; pertanto, anche i ridotti obiettivi fissati a Marrakech appaiono oggi estremamente ambiziosi, alla luce delle tendenze in atto e delle politiche messe in campo dal Governo che peggiorano, per esempio nel campo dei trasporti, le impostazioni del centrosinistra, ma, soprattutto, assolutamente irraggiungibili. La pur importante ratifica del protocollo suddetto sul piano internazionale rischia di divenire lettera morta se queste politiche non divengono trasversali.
Vorrei ricordare al sottosegretario Tortoli - egli conosce bene il problema - che è evidente che le politiche ambientali non sono le politiche del Ministro dell'ambiente. Sono politiche che influenzano l'attività del Governo nel suo insieme ed, in quanto tali, devono essere legate - lo ricordava prima il collega Vigni - al problema del traffico e dei trasporti.
Durante quest'inverno molte città italiane sono state chiuse al traffico al fine di salvaguardare la salute dei cittadini. Non si tratta di un tema diverso dalle misure che sono necessarie per affrontare il protocollo di Kyoto.
Nei giorni scorsi vi è stata una manifestazione lungo i versanti italiano e francese sulla riapertura del traforo del Monte bianco per combattere un inquinamento locale: anche quelle politiche della riduzione del trasporto su gomma, però, non sono cosa diversa rispetto alle politiche necessarie ad affrontare il protocollo di Kyoto.
Lo stesso vale per le politiche di difesa e di incentivazione delle foreste, di ambientalizzazione delle produzioni di energia, di innovazione in campo industriale, di riduzione dei consumi nel settore domestico. Sono tutte politiche che ottengono il doppio effetto di avvicinare gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto, ma, al tempo stesso, di consentirci di vivere meglio, migliorando la qualità della vita, riducendo l'impatto sulla salute delle produzioni inquinanti e di produrre un industria più innovativa.
Vedete, onorevoli colleghi, vi è stato un dibattito nell'ambito di questa ratifica che fa rispuntare lo spettro del nucleare, sotto l'aspetto della partecipazione di imprese italiane alla costruzione e alla gestione all'estero di impianti nucleari nell'Est europeo.
Questo dibattito, che è stato poi risolto positivamente dall'emendamento presentato e dagli impegni presi dal Governo, è un dibattito che è velleitario rispetto alle prospettive dell'industria italiana. Oggi, con le attuali regole, nulla impedisce alla nostra industria di contribuire alla costruzione di centrali nucleari all'estero, attraverso la partecipazione ad appalti; tuttavia, è evidente che chi cerca di ottenere la competitività della nostra industria, a partire dalla penetrazione nel mercato nucleare, parla di cose che non esistono. Si tratta di un mercato ristretto, che non è sicuramente privilegiato per l'industria italiana.
Vi è invece un settore nel quale l'Italia può eccellere ed è quello in cui la qualità, l'innovazione tecnologica, il rapporto con l'ambiente, un'economia basata sulla bellezza e sulla cultura, nonché sulla nostra straordinaria civilizzazione costruita nel corso dei secoli, produce ricchezza, adoperando un numero minore di beni ambientali, inquinando meno e in definitiva consumando meno energia. Vorremmo che il nostro paese si avviasse su questo terreno



della competitività: per fare questo, è necessario predisporre a livello di politiche fiscali, di incentivi e di misure legate all'innovazione tecnologica, tutta una serie di scelte che consentano di avvicinare tutti gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto, non soltanto attraverso politiche di intervento statale, ma anche per mezzo di politiche che consentano al nostro paese di evolvere verso la qualità.
Nei giorni scorsi, persino la Confindustria ha avviato una positiva ed ampia azione di ampliamento delle certificazioni ambientali. Questo è avvenuto non per bontà, ma perché oggi essere avanti sul tema ambientale significa essere più competitivi. Su questo terreno l'industria italiana può competere con il resto del mondo ed essere in prima fila, non certo riducendo i diritti dei lavoratori ed il costo del lavoro; ben altro è la competitività stracciona e degradata che porta al dibattito sull'articolo 18, rispetto ad una competizione che avviene sul terreno della produzione di cose utili, a minore impatto, per il mantenimento della qualità italiana.
C'è un ultima considerazione che vorrei sottoporre in sede di approvazione di questo disegno di legge di ratifica del protocollo in questione, ma anche in vista degli impegni futuri, a tutti noi: dopo l'11 settembre 2001, come sapete, in molti nel mondo hanno sottolineato quanto fosse importante, nel combattere un fenomeno tremendo e pericoloso come il terrorismo, affiancare ad un'iniziativa sul terreno militare, sulla quale ci siamo divisi, un'azione che mirasse ad eliminare i punti di sofferenza e di tensione nel mondo, non solo nel Medio oriente, ma anche rispetto alle condizioni che generano povertà, insicurezza, fame e disperazione in tante parti del mondo.
L'azione sui mutamenti climatici è parte di questo progetto. In tante parti del mondo, l'inaridimento non significa rivolta dell'acqua a Palermo ma significa disperazione, fame e flussi migratori che sarebbe velleitario pensare di arrestare facendo intervenire la Marina militare al largo delle nostre coste. Per affrontare questo riequilibrio del mondo, in cui l'Europa può svolgere un'azione di primo piano, trattandosi di un continente più civile e più attento alle ragioni di tutti, al proprio interno, e quindi anche all'esterno, è assolutamente necessario partire dalla ratifica del protocollo di Kyoto e da un aumento degli aiuti previsti verso i paesi in via di sviluppo. Nei prossimi giorni, tra l'altro, saremo chiamati a discutere su mozioni che prendono sul serio il nostro ministro degli esteri, - che mi pare in questo caso abbia il consenso anche del Presidente del Consiglio - per quello che riguarda la possibilità di portare all'un per cento il contributo dei paesi più avanzati verso quelli in via di sviluppo.
Come sapete, oggi l'Italia è ferma ad un misero 0,13 per cento. Tutte queste misure, che sono collegate fra loro, delineano un mondo che non solo è più giusto e più equilibrato, non solo è più attento alle ragioni dell'ambiente, ma è un mondo in cui la sicurezza vera e la prospettiva di una vita migliore è garantita per tutti, anche per i cittadini italiani (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lion. Ne ha facoltà.
MARCO LION. Signor Presidente...
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego. Onorevole Ventura...
MARCO LION. Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, le gravi perturbazioni meteorologiche che abbiamo conosciuto in questi anni, sia in Europa che in altre regioni del mondo, ma anche nel nostro paese, ricordano alle popolazioni e ai loro responsabili politici - ed anche a questo Governo - che una delle più grandi sfide con la quale è chiamata a confrontarsi l'umanità è quella di evitare una catastrofe climatica di grandi dimensioni, dovuta all'eccessivo consumo di combustibili fossili.



Dopo anni di discussioni, è diventata convinzione comune che l'emissione dei gas inquinanti sia alla base del riscaldamento del pianeta...
PRESIDENTE. Colleghi, vi chiedo scusa, il collega sta parlando. Prego, onorevole Lion.
MARCO LION. La ringrazio, signor Presidente. 23 miliardi di tonnellate di CO2 sono infatti versate ogni anno nell'atmosfera, la temperatura aumenta in maniera preoccupante e gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi del secolo. I ghiacciai terrestri e polari si riducono a ritmi impressionanti, l'innalzamento del livello dei mari minaccia le Maldive, le Mauritius, il Bangladesh, ma anche le coste dell'Adriatico settentrionale. Le catastrofi si intensificano - alluvioni e frane al nord, siccità e incendi al sud - e si prevedono parossismi climatici che, a livello planetario, potrebbero far deviare la corrente del golfo con effetti meteorologici difficili da immaginare.
Il gruppo dei climatologi convocati dalle Nazioni Unite per analizzare le preoccupanti statistiche sulla febbre del pianeta, sentenzia che l'azione dell'uomo ha contribuito sostanzialmente al riscaldamento del pianeta osservato negli ultimi cinquant'anni. E se c'è ancora chi vuole dibattere sulle responsabilità dell'uomo alla base dei mutamenti climatici, non si può dubitare del riscaldamento globale, un fatto dal quale la politica e l'economia non possono prescindere. Secondo le Nazioni Unite l'aumento della temperatura può far crescere il livello degli oceani di 50 centimetri entro un secolo. Una prospettiva inquietante, se si pensa che l'80 per cento delle terre emerse si trova soltanto ad un metro sopra il livello del mare.
Ma i mutamenti climatici già pesano sulla nostra economia. Secondo l'Unione europea i danni nel nostro continente ammontano a circa 600 mila miliardi di vecchie lire l'anno e la cifra è destinata a crescere di anno in anno. L'ultimo decennio è stato quello più caldo da quando esiste una misurazione sistematica della temperatura. Sono più di vent'anni che la temperatura terrestre supera la media del secolo. Il 1999 è considerato un anno caldo, nonostante abbia subito l'effetto della niña, un fenomeno climatico caratterizzato da un'enorme massa di acqua fredda sulla superficie dell'oceano Pacifico, che abbassa le medie della temperatura e genera correnti d'aria fredda. È il fenomeno opposto del niño, che ha caratterizzato gli anni 1997-1998 e che pare si riprodurrà anche quest'anno; entrambi questi fenomeni hanno avuto effetti devastanti sul pianeta e hanno provocato molti disastri naturali.
Nella maggior parte dei casi la temperatura è aumentata. Solo nel Pacifico equatoriale, nel Sudamerica occidentale e nella parte settentrionale del continente euroasiatico è diminuita, provocando gravi siccità e carestie nei paesi più poveri, ma la temperatura globale del pianeta continua a salire. Il 1900, infatti, ha avuto una temperatura media maggiore del secolo scorso di circa 0,7 gradi Celsius. Il mancato cambiamento dei nostri modelli produttivi e di consumo comporterà, rispetto al problema dei mutamenti climatici, i seguenti impatti negativi: riduzione delle produzioni agricole, diminuzione della disponibilità di acqua, emergenza idrica. Se pensiamo a quanto è accaduto a Palermo, potremmo chiedere a questo Governo: non sarebbe meglio dare acqua ai siciliani piuttosto che spendere tante migliaia di miliardi per un inutile ponte sullo stretto di Messina?
Altri mutamenti riguarderanno: l'aumento delle persone esposte alle malattie trasmesse da vettori e dall'acqua, con un aumento della mortalità da stress termico; un diffuso aumento del rischio d'alluvione; un aumento della frequenza delle intensità di altri eventi atmosferici calamitosi, come le trombe d'aria e gli uragani.
Tutto ciò non è il frutto - come pensa qualche ministro del Governo Berlusconi - della farneticazione degli ecocatastrofisti, ma di accurati studi e della realizzazione di attendibili modelli che tengono conto del contributo delle attività umane alle alterazioni climatiche.



Sminuirne o, peggio, eliderne i contenuti e le conclusioni è un atteggiamento arrogante che denota la scarsa conoscenza della materia in questione.
PRESIDENTE. Onorevole Tuccillo, la prego!
MARCO LION. Da oltre dieci anni, centinaia di paesi stanno lavorando ad una strategia complessiva per affrontare quest'emergenza globale, e non riconoscere l'importanza di questo lavoro è un segnale a dir poco preoccupante.
L'atteggiamento catastrofistico è ravvisabile in chi pensa che l'intervento per la riduzione delle emissioni dei gas clima alteranti porterebbe alla perdita di milioni di posti di lavoro.
I primi interventi nella direzione fissata con il protocollo di Kyoto sarebbero a costo zero e sono basati sulla promozione di tecnologie pratiche per l'efficienza energetica negli edifici, nei trasporti e nelle attività produttive. Altri interventi di facile ed immediata attuazione sono costituiti dal ricorso alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono opportune modifiche degli stili di vita che comportano spreco di risorse, sovrapproduzione di rifiuti, uso irrazionale del sistema di trasporto. Attraverso queste politiche, è anche possibile la riduzione dell'inquinamento atmosferico, la dipendenza dal petrolio e le inefficienze energetiche, con benefici per la collettività, sia economici ed ambientali sia per la salute.
Non è un caso, infatti, che chi si oppone con maggiore determinazione sia George Bush junior, che vanta, tra i finanziatori della sua campagna elettorale, colossi della chimica e del petrolio per milioni di dollari. E dire che gli Stati Uniti continuano ad avere il primato delle emissioni di carbonio, contribuendo alla crescita globale con valore tra il 22 ed il 24 per cento!
La freddezza degli Usa nei confronti dei problemi legati alla sovrapproduzione di gas clima alteranti ha contagiato l'attuale Governo che si ritrova a subire controvoglia la ratifica di un trattato considerato dannoso per l'economia e l'industria. Ne è la riprova la sostanziale mancanza di incisività del provvedimento che appare un enunciato di buone intenzioni, più che un concreto atto di indirizzo delle politiche legate all'inquinamento, dal comparto industriale e dei trasporti alla produzione di energia elettrica.
Preoccupa che il provvedimento di ratifica non contempli l'accoglimento dell'obiettivo della quota assegnata al nostro paese, pari ad una riduzione del 6,5 per cento, rispetto ai livelli del 1990.
Un altro elemento sul quale, invece, sarebbe stato opportuno aprire un serio dibattito è il criterio delle emission trading, previsto dallo stesso protocollo di Kyoto e che è stato inserito per poter consentire ai paesi più ricchi di continuare ad inquinare, acquistando il diritto a mantenere le proprie emissioni al di sopra dei livelli consentiti dagli accordi internazionali.
Per raggiungere gli obiettivi di Kyoto, dobbiamo investire massicciamente nel risparmio energetico e nel passaggio alle energie rinnovabili, misure che combinate potrebbero creare più di un milione di posti di lavoro nella sola Europa.
Dobbiamo concentrarci sul settore dei trasporti, nella misura in cui il suo impatto sul clima è più pesante e i problemi di dipendenza petrolifera sono più importanti. La crescita illimitata del trasporto stradale ed aereo deve essere rivista. Le infrastrutture dei trasporti e la loro gestione devono guadagnare in efficacia.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Lion, se la interrompo; onorevole Pennacchi, la prego!
MARCO LION. Infine, il trasporto deve orientarsi verso modalità più sostenibili, come il trasporto su rotaia, grazie ad un'integrazione del prezzo con i costi dell'energia e delle infrastrutture. Se c'è un'occasione da non perdere, è quella del risparmio energetico. L'utilizzazione razionale dell'energia nell'abitazione, come negli edifici pubblici, deve diventare la regola a lungo termine. L'ottimizzazione delle apparecchiature elettriche, come i frigoriferi,


permette di realizzare un sostanziale risparmio energetico. L'elettricità prodotta localmente, attraverso piccoli impianti di cogenerazione, offre possibilità ancora più ampie.
Per quanto riguarda la produzione dell'energia, adesso dobbiamo tentare di operare una transizione verso le energie rinnovabili, fonti inesauribili e senza pericolo. L'Italia è matura per compiere un investimento strategico nella ricerca e nello sviluppo delle fonti rinnovabili e nelle installazioni per l'energia solare su vasta scala, specialmente nel Mezzogiorno, dove l'irraggiamento solare è pari all'equivalente di un barile di petrolio per metro quadro ogni anno.
Noi crediamo che il Governo non ci abbia detto, nel corso della discussione, quali strumenti normativi di attuazione ed anche finanziari intenda mettere in campo per rendere concrete quelle politiche che oggi ci accingiamo a ratificare dal punto di vista formale e per far sì che, tra le priorità economiche e finanziarie, vi sia un impegno alla realizzazione concreta dello sviluppo di questo paese e al rispetto di ciò che è scritto nel protocollo di Kyoto.
Il protocollo di Kyoto, pur con le sue lacune e contraddizioni, specialmente dopo la conferenza di Marrakech, poteva costituire un'occasione per dare più sostenibilità al nostro futuro. Purtroppo, la politica di questa maggioranza, che, nelle azioni di Governo, antepone, sempre e comunque, il profitto immediato alla compatibilità ambientale, si riflette in questa ratifica. Nonostante il lavoro appassionato svolto, in Commissione e in Assemblea, per migliorare il provvedimento e per eliminare il riferimento al nucleare, non rimane ai Verdi che astenersi dal voto, oggi, su questo disegno di legge, anche perché, mentre siamo favorevoli al protocollo di Kyoto, siamo fermamente contrari alle politiche di questo Governo!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Gioia. Ne ha facoltà.
LELLO DI GIOIA. Signor Presidente, parlerò, molto brevemente, a titolo personale: esprimerò, infatti, un voto contrario sul disegno di legge di ratifica del protocollo di Kyoto, non perché sono contrario alla ratifica, ma poiché mi pare che, nel corso della discussione ed anche nelle dichiarazione di voto di stamani, si stiano delineando talune scelte che dovrebbero far riflettere soprattutto il centrosinistra e tutta l'opposizione.
Non si può, come hanno fatto i gruppi dell'opposizione anche oggi nelle loro dichiarazioni, da un lato, condannare in maniera inequivocabile le scelte negative di questo Governo concernenti il protocollo di Kyoto e proporre, altresì, considerazioni importanti sulle questioni dei mutamenti climatici, delle energie alternative e della forestazione e, dall'altro, tutto sommato, dichiararsi favorevoli alla ratifica e predisporsi ad approvare il relativo disegno di legge. Credo che a questa logica si debba porre fine: ognuno di noi si deve assumere la responsabilità di ciò che fa e di ciò che afferma!
La ratifica del protocollo, per ciò che riguarda le questioni della diminuzione delle emissioni e, conseguentemente, delle ripercussioni di queste ultime sul clima del pianeta, è sicuramente importante. Tuttavia, tale ratifica dovrebbe inserirsi in un contesto di grande impegno del Governo italiano anzitutto per la parte di sua specifica competenza e, quindi, soprattutto per quanto riguarda le questioni di rilevanza nazionale.
Ebbene, basta guardare ai provvedimenti che avete approvato nei mesi trascorsi per capire che l'azione di questo Governo non va affatto nella direzione di determinare le condizioni per uno sviluppo ambientale serio ed ecocompatibile. L'hanno già detto altri colleghi poco fa: vi è un'inversione di tendenza nelle politiche sui trasporti, in cui emerge una maggiore attenzione per le grandi opere infrastrutturali stradali rispetto a quelle ferroviarie; vi sono determinazioni che non tendono ad un serio riassetto idrogeologico del territorio, soprattutto nel Mezzogiorno; non sono chiare le intenzioni del Ministero


delle politiche agricole e forestali in ordine alla riforestazione del territorio nazionale, ancora una volta soprattutto nel Mezzogiorno d'Italia (nel rapporto con le regioni, per quanto riguarda, più specificamente i piani operativi regionali, non si vedono interventi volti alla forestazione); tanto meno vi è, per quanto riguarda la questione energetica, un aumento dell'attenzione per le fonti rinnovabili (soprattutto per quelle che sfruttano l'energia solare).
Anzi, nei provvedimenti che abbiamo approvato qualche tempo fa vi è una condizione per cui aumenterà a dismisura, e già vi sono elementi chiari. Infatti, vi è la richiesta, fatta da grandi gruppi industriali, di moltissime centrali a turbogas anche in quei territori dove non vi è la necessità. Se questa è la verità, se i colleghi del centrosinistra che sono intervenuti hanno evidenziato con chiarezza i pericoli che corriamo per un intervento difficile e anomalo di questo Governo, credo che bisogna anche avere la grande onestà intellettuale di dire con chiarezza che non si è contro il protocollo di Kyoto, ma si è contro questo Governo, che si è contro il consociativismo che in quest'Assemblea si sta manifestando in modo evidente con interventi chiari e rapporti che si creano all'interno dei ministeri di questo paese. Queste cose dobbiamo dirle con estrema franchezza e con estrema onestà se vogliamo veramente costruire un rapporto serio, in base al quale la maggioranza governa e la minoranza fa l'opposizione; una opposizione svolta con serietà nel Parlamento e nel paese, per dire ai cittadini che questo Governo sta sbagliando in tutte le politiche economiche e anche in quelle ambientali (Applausi del deputato Lion)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Parolo. Ne ha facoltà.
UGO PAROLO. Signor Presidente, intervengo solo per aggiungere alcune considerazioni a quelle che sono già state fatte e, ovviamente, per annunciare il nostro voto favorevole. È evidente, è sotto gli occhi di tutti quello che sta avvenendo; anche il cittadino più profano in materia ambientale può prendere atto e rendersi conto dei cambiamenti climatici a cui è soggetto il nostro pianeta. Basta ricordare, se ci limitiamo soltanto ai dati relativi al nostro Stato, quello che avviene ormai in modo ordinario nel nostro paese; infatti, abbiamo sempre più di frequente, nel nord d'Italia, degli inverni secchi, mentre al sud sono umidi, e delle estati, invece, che al nord provocano grandi disastri ed al sud sono secche. Quindi, già da questo dato si può capire che effettivamente qualcosa sta cambiando. Collegare questi cambiamenti in modo esclusivo alle emissioni di gas serra, invece, è ancora tutto da dimostrare, anche se, certamente, il maggiore inquinamento del nostro pianeta è tra le cause che producono questi effetti. È dal 1992 che si discute di questa problematica, dalla conferenza di Rio in avanti, e vorrei ricordare che ci sono state ben sette Conferenze delle Parti, tra cui quella più importante, che è quella di Kyoto, che ha definito il relativo protocollo.
Quello che ci interessa è affrontare il problema in modo corretto e credo che, per farlo, da un lato, dobbiamo uscire da quel dualismo o da quell'estremismo che porta ad affrontare il problema in maniera ideologica, cioè con una visione accusatoria ed estremamente infarcita di ideologia ambientalista; dall'altro, dobbiamo uscire dalla logica che tende ad affrontare il problema semplicemente tutelando interessi di parte o di lobby. Dobbiamo trovare una sintesi e credo che gli sforzi che stanno facendo gli Stati a livello mondiale vadano in questa direzione. Certamente, si può fare di più, certamente quando si afferma che si vuole perseguire l'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra dal 2008 al 2012 rispetto alle emissioni al 90 esclusivamente di una minima percentuale, come quella che è stata fissata a Marrakech (un obiettivo minimale), si dice certamente una verità, ma d'altra parte ciò che è importante è il dato politico, cioè


che si sia acquisita ormai la coscienza di affrontare a livello planetario e mondiale il problema.
In conclusione, anche per non ripetere considerazioni già fatte, credo che dovremmo, anche in Italia, evitare reciproche accuse a destra e a sinistra e tentare, invece, di presentarci al 2008, data di applicazione completa del protocollo di Kyoto, in modo tale da poter affrontare seriamente gli obiettivi che ci siamo proposti, ed arrivare al 2012 con le carte in regola per poterci porre, a partire da quella data, altri obiettivi ben più importanti per tutelare il nostro pianeta.
Per queste ragioni annuncio il voto favorevole del gruppo della Lega nord.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento









...
Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture (2657) (ore 11, 33).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto legge 15 aprile 2002, n. 63, recante disposizioni finanziarie e fiscali urgenti in materia di riscossione, razionalizzazione del sistema di formazione del costo dei prodotti farmaceutici, adempimenti ed adeguamenti comunitari, cartolarizzazioni, valorizzazione del patrimonio e finanziamento delle infrastrutture.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sul complesso degli emendamenti e che i relatori ed il Governo hanno espresso i pareri.
Avverto che, prima della seduta, sono stati ritirati gli emendamenti Liotta 7.175, 7.176, 7.177 e 8.29.
ENRICO LUIGI MICHELI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ENRICO LUIGI MICHELI. Signor Presidente, le notizie diffuse stamani dai giornali radio sulla situazione economica italiana sono tali da rendere ancora più preoccupante il quadro che avevamo delineato ieri.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, a fine seduta!


PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego di consentire all'onorevole Micheli di concludere il suo intervento.
ENRICO LUIGI MICHELI. La situazione è veramente critica: abbiamo un indebitamento che corre: più 3,7 per cento; la produzione industriale, la notizia è di oggi, è cresciuta in misura minore rispetto agli ultimi 5-6 anni. È un record.
PRESIDENTE. Onorevole Micheli, quale è la questione relativa all'ordine del lavori? La ponga, per favore.
ENRICO LUIGI MICHELI. Signor Presidente, la questione sull'ordine dei lavori è che questo quadro di gravità...
PRESIDENTE. Onorevole Micheli, questo è un aspetto di merito. Mi dica qual è la richiesta.
ENRICO LUIGI MICHELI. Si tratta della crisi della FIAT e di altre questioni: dal momento che è una manovra aggiuntiva quella adottata attraverso il decreto-legge in materia fiscale al nostro esame, sarebbe opportuno, e noi riteniamo che lo sia, che il Governo venga a spiegare al Parlamento - perché il Parlamento deve sapere - cosa sta accadendo (Applausi dei deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Onorevole Micheli, il Governo è presente!
ENRICO LUIGI MICHELI. Signor Presidente, questo lo si può fare prima della discussione, durante la discussione. Non c'è tuttavia dubbio che il Parlamento si debba interessare alla grave e difficile situazione economica di questo paese.
PRESIDENTE. Onorevole Micheli, lei ha gli strumenti regolamentari per fare in modo che il Governo risponda alle sue legittime domande.
Può quindi presentare un'interrogazione, un'interpellanza, un'interrogazione a risposta immediata. Qui c'è un ordine del giorno che va rispettato! Non possiamo introdurre elementi nuovi, a discrezionalità. (Commenti del deputato Bertucci). Non posso quindi che dirle che non comprendo come questa sua richiesta possa essere accettata.




(Ripresa esame articolo unico - A.C. 2657).

MICHELE VENTURA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, intervengo per ritirare alcuni emendamenti.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICHELE VENTURA. Signor Presidente, vorrei ritirare gli emendamenti Grandi 1.3, 1.4, 1.5, 1.6, 1.1 e Benvenuto 1.7, dei quali sono cofirmatario. Auspico inoltre che vi sia la possibilità di discutere e, quindi, di avere un confronto vero con il Governo e con la maggioranza sulle questioni di maggiore rilievo contenute nel provvedimento. Si tratta di un auspicio che noi facciamo anche sulla base di quanto ha detto ora l'onorevole Micheli.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Potenza 1.13, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 409
Maggioranza 205
Hanno votato sì 185
Hanno votato no 224).



Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.11, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 414
Astenuti 1
Maggioranza 208
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 228).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, come ha già detto l'onorevole Ventura, abbiamo ritirato alcuni emendamenti per semplificare la discussione, ma poiché nell'articolo 1 si affrontano problemi che riguardano la risistemazione della finanza pubblica, vorrei fare alcune osservazioni.
Anzitutto, come è stato ricordato anche prima, affrontando un provvedimento di questo tipo, sarebbe più corretto dire chiaramente che vi è l'esigenza di una manovra correttiva, poiché il prodotto interno lordo è al di sotto di circa un punto, o forse qualcosa di più, di quanto previsto. Questo, evidentemente, crea un problema riguardo al saldo della finanza pubblica corrente che le misure qui indicate non sono in grado di risolvere. Infatti, con la manovra che riguarda gli articoli che hanno un immediato effetto sui saldi di finanza pubblica non si ottiene il risultato di guadagnare abbastanza per risolvere il problema. Quindi, la prima domanda è: il Governo e la maggioranza come intendono risolvere il punto che qui non viene risolto?
In secondo luogo, per la soluzione del problema possono essere prese diverse iniziative. Voglio ricordare che di qui a poco esamineremo il mio emendamento 1.2, che è stato accolto dal relatore e dal Governo; quindi, un emendamento che, evidentemente, si muoveva in una direzione ragionevole. Anche gli emendamenti di cui stiamo ragionando cercano di muoversi in questa direzione ragionevole, in particolare il mio emendamento 1.9 che, in sostanza, raccoglie la preoccupazione che è contenuta anche nel commento di coloro che hanno esaminato i problemi di questo provvedimento in Commissione e che hanno manifestato una preoccupazione non solo per ciò che accade agli enti territoriali - infatti il mio emendamento 1.2 è stato accolto -, ma anche per la possibilità che per le norme di questo articolo si produca un ampliamento di spesa e non una riduzione. Allora, se la preoccupazione era valida per il problema degli enti territoriali, perché non accogliere la prima parte delle osservazioni che sono state fatte durante l'iter - come sa molto bene il relatore, l'onorevole Angelino Alfano - e, quindi, di conseguenza, anche il mio emendamento 1.9?
Se siamo in presenza di un testo che si dichiara non essere chiuso alla possibilità di emendamenti, accogliere soltanto una parte dell'emendamento sembra francamente una cosa poco comprensibile e, in una certa misura, controproducente, di fronte al problema più generale della differenza tra entrate e uscite.
Sappiamo tutti molto bene che il cuore di questo provvedimento non riguarda tanto i primi articoli, quanto il 7 e l'8. A questo proposito, vorrei aggiungere una considerazione a quanto, poco fa, ha espresso l'onorevole Micheli. Il ministro dell'economia e delle finanze - nelle dichiarazioni di ieri - ha dato importanza a questo provvedimento, ed in particolare, agli articoli menzionati. In tale contesto, dunque, è necessario che l'Assemblea ed il Governo prestino attenzione alle proposte ed alle posizioni della minoranza, che devono essere molto chiare. Non possiamo evidentemente accettare che vi sia il tentativo di affrontare problemi di finanza pubblica compiendo continuamente un passaggio da deficit corrente a stock del debito, perché altrimenti la manovra si


caratterizzerebbe come l'atto di nascondere il problema sotto il tappeto, di non lucidare l'argenteria di famiglia - come è stato detto - ma di venderla e, di conseguenza, vi è il rischio di un aggravamento del debito pubblico complessivo.
Avremo occasione successivamente di riproporre tale questione. In questo momento, invece, vorrei invitare il relatore ed il Governo ad un ripensamento circa l'accoglimento dell'emendamento al nostro esame che intende contribuire alla soluzione del problema di un deficit che si prospetta tutt'altro che irrilevante. Mi auguro, dunque, che l'Assemblea accolga la nostra proposta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. La facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, sono favorevole all'emendamento Grandi 1.9, ma vorrei cogliere l'occasione per affermare che, quanto sollevato dall'onorevole Micheli, in precedenza, pone un problema molto serio. Il ministro dell'economia - il titolare delle politiche economiche del nostro paese - dinanzi ai dati riportati quotidianamente, non solo dalla stampa, ma anche dal Fondo monetario internazionale, dall'Unione europea, dai grandi istituti di ricerca come l'ISAR, che evidenziano un andamento non positivo dei nostri conti pubblici...
PRESIDENTE. Onorevole Lettieri, la prego di attenersi all'emendamento al nostro esame.
MARIO LETTIERI. Mi attengo all'emendamento perché, anche se in maniera molto limitata, va comunque in tale direzione. Tuttavia, oggettivamente, la rilevanza è tale da rendere necessaria la presenza del ministro in quest'aula. Non si tratta di un ritornello, né di una provocazione, ma, considerati i poteri che, con questo provvedimento, il ministro chiede - perché si rinvia continuamente a decreti ministeriali -, è bene che venga in quest'aula, non solo ad assumersi le sue responsabilità, ma anche a dichiarare che questa manovra, magari insufficiente (come vedremo nel prosieguo dei nostri lavori), è correttiva dell'andamento e della finanza pubblica. Francamente è giusto che vi sia un'informazione corretta sul reale stato delle cose da parte del ministro. Mi sembra che il suo persistere nel venire solo occasionalmente in quest'aula rappresenti un offesa, oltre che una grave inadempienza.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 1.9, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 427
Maggioranza 214
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 234).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Grandi 1.10 e Pasetto 1.14, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 414
Maggioranza 208
Hanno votato sì 184
Hanno votato no 230).
Prendo atto che non ha funzionato il dispositivo di voto dell'onorevole Santori e dell'onorevole Pistone, la quale avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 1.2.



Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, il parere favorevole espresso su un emendamento presentato dall'opposizione è sempre una cosa gradita ai presentatori e credo che questo sia un sentimento condiviso, anche da chi è stato precedentemente all'opposizione. Tuttavia, continuo a non capire perché di una proposta emendativa, semplicemente divisa in due parti, ma caratterizzata da un unico ragionamento, venga accolta solo una parte - va benissimo -, senza accogliere l'altra. Erano entrambi emendamenti volti a migliorare il saldo della finanza pubblica, ossia si trattava di un contributo nell'interesse di tutti e non di un atteggiamento di parte.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 1.2, accettato dalle Commissioni e dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 433
Astenuti 4
Maggioranza 217
Hanno votato sì 420
Hanno votato no 13).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 2.2.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pennacchi. Ne ha facoltà.
LAURA MARIA PENNACCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'articolo 2, nella cui rubrica si parla di concentrazione del versamento delle imposte dirette in un termine unico, ha lo scopo di racimolare un po' di entrate. Già questo tentativo, unito al riferimento esplicito, contenuto in altre disposizioni del disegno di legge di conversione (e, quindi, del decreto-legge originario), agli effetti sui saldi di finanza pubblica connessi ad alcune misure, costituisce l'ammissione che siamo di fronte ad una manovra correttiva che, tuttavia, si palesa immediatamente assai poco efficace. È questo il motivo, signor Presidente, per il quale sono assolutamente in tema quando ragiono su questi aspetti. D'altro canto, poiché si tratta di una manovra correttiva, sarebbe dovere del Governo essere qui, a confrontarsi con noi, nella sua espressione più rappresentativa in materia, cioè nella persona del ministro dell'economia e delle finanze.
Nel merito, si tratta di una manovra assolutamente inefficace ed inadeguata a rispondere alla gravità dei problemi che stanno emergendo. Le misure previste non bastano ad assicurare che il deficit sia contenuto nell'ambito degli impegni presi; ma, ciò che è più grave, il PIL non cresce. Il Governo si ostina a non modificare le sue previsioni di crescita, sebbene tutti gli organismi internazionali specializzati abbiano ritenuto che già sarà enormemente difficile raggiungere l'1,4 per cento, vale a dire più o meno la metà di quel 2,4 che il Governo tuttora si ostina ad indicare (per raggiungere l'1,4 per cento, avremmo dovuto avere, nella seconda parte dell'anno, una crescita tumultuosa dell'economia!). Ora, invece, arrivano notizie secondo le quali, nel primo trimestre dell'anno, il PIL sarebbe cresciuto dello 0,1 o dello 0,2 (il che significa, su base annua, lo 0,1): siamo, dunque, alla crescita zero!
Anche nell'anno più difficile per il risanamento della finanza pubblica - il 1997, quando l'entità della manovra fu raddoppiata e si passò da 32.000 a 62.000 miliardi - i governi di centrosinistra riuscirono ad assicurare una crescita del PIL dell'1,5 per cento. Ora siamo alla crescita zero. Il Governo è nudo! Le responsabilità sono gravissime! Non ci compiacciamo certo di questo risultato perché è il paese che ne soffre, è la nostra economia che ne soffrirà.



Poiché è di queste cose che dobbiamo discutere, chiediamo la soppressione del menzionato articolo 2, un palliativo che non risolve nulla! Deve cambiare radicalmente la politica economica del Governo, se di politica economica possiamo parlare perché, in realtà, siamo di fronte ad una non politica, ad un'apolitica! Si deve guardare di più alla domanda interna, prevedendo misure macroeconomiche di sostegno di tale domanda che intervengano radicalmente anche sui nodi strutturali dello sviluppo. Altro che freno a mano! Siete voi che state frenando la possibilità di un rilancio forte, e qualitativamente fondato, dello sviluppo imprenditoriale e, dunque, economico complessivo italiano. Per questi motivi chiediamo la soppressione dell'articolo 2 (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lettieri. Ne ha facoltà.
MARIO LETTIERI. Signor Presidente, questo articolo prevede sostanzialmente l'accorciamento dei tempi per il versamento di alcune imposte, e le unifica. Apparentemente, potrebbe essere anche condivisibile, ma io questa la definisco una norma placebo, che tende a nascondere quello che effettivamente c'è di grave nello stato dei nostri conti, rivelando l'affanno del ministro nel tentare di reperire comunque qualcosa, quando invece l'andamento del deficit, in modo esponenziale, richiederebbe, questo sì, assunzione di maggiore responsabilità e proposte molto più incisive. È stato evidenziato come il PIL non cresca secondo le previsioni del ministro dell'economia e delle finanze, per cui le previsioni fatte in sede di approvazione della legge finanziaria vengono sconvolte, e vi è la caduta - è stato detto prima dall'onorevole Micheli - della produzione industriale. Basta aprire il giornale e leggere quello che sta avvenendo nella più grande industria privata italiana, la FIAT, con riverberi paurosi e preoccupanti sull'occupazione, che resta gravissima nel Mezzogiorno. Mi pare che i provvedimenti che si stanno proponendo, che contengono norme di questo tipo, siano del tutto insufficienti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 2.2, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 425
Maggioranza 213
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 232).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cusumano 2.5, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 403
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato sì 186
Hanno votato no 217).
Prendo atto che il dispositivo di voto dell'onorevole Spina Diana non ha funzionato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Grandi 2.3 e De Franciscis 2.6, non accettati dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.



Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 424
Astenuti 4
Maggioranza 213
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 230).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Rocchi 2.7, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 425
Astenuti 4
Maggioranza 213
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 229).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Milana 3.101, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 430
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 189
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 3.55, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 431
Astenuti 1
Maggioranza 216
Hanno votato sì 197
Hanno votato no 234).
Prendo atto che l'emendamento Petrella 3.80 è stato ritirato.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 3.56, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 428
Astenuti 2
Maggioranza 215
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 233).
Avverto che l'emendamento Giuseppe Drago 3.104 è stato ritirato.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Grandi 3.102.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Grandi. Ne ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, parlo su questo emendamento che è una delle tante formulazioni possibili con cui affrontare il problema. In fondo, questo è l'articolo con cui si cerca di portare in cassa un po' di soldi, ma, come tutti gli articoli fatti un po' in fretta, contiene qualcosa che non è equo. In particolare, per ciò che riguarda il problema dei farmaci - fondamentalmente di questo stiamo parlando - , dobbiamo riscontrare che ci sono diversi problemi. In primo luogo, quello che sta accadendo nelle diverse regioni. Infatti, molte regioni, oggi, non avendo compiuto adeguati controlli ed essendo gli elementi dell'accordo tra Governo


e regioni non adeguati, stanno introducendo dei ticket; quindi, si sta creando nell'ambito dello Stato nazionale, ripeto, dello Stato nazionale - vorrei che alcuni settori della maggioranza, in particolare, prestassero attenzione a queste parole - una diversificazione difficilmente accettabile.
Chiunque di noi dovesse comprare farmaci in diverse zone del paese scoprirebbe che le differenze sono anche molto rilevanti. Dunque, il tema dei farmaci non può essere affrontato in questa maniera. È una di quelle questioni che dovrebbe essere oggetto di riesame ed il Governo dovrebbe ammettere che le misure che aveva immaginato non sono state in grado di affrontare il problema.
Ma veniamo all'elemento di risparmio. L'elemento di risparmio è di natura indifferenziata. La riduzione di una certa cifra, in questo caso il 5 per cento, il prezzo di tutti farmaci non ottiene un risultato corretto. Sarebbe stato preferibile che, di fronte all'obiettivo di ridurre la spesa farmaceutica dell'ordine del 5 per cento, il Governo avesse chiamato le organizzazioni rappresentative dei produttori del settore proponendo loro, secondo un metodo di concertazione, di dialogo, chiamatelo come vi pare, un incontro per ottenere un risultato, innanzitutto sulla base, della loro capacità di proposta. Le linee dei costi di produzione, infatti, non sono uguali in tutti i settori. Se la cosa non fosse stata possibile poteva essere sempre la commissione unica del farmaco ad avanzare un'ipotesi per cui la media potesse realizzare l'obiettivo senza creare problemi. Occorre considerare che i margini sono diversi e ciò genera delle differenze nell'ambito del settore; in particolare tra le singole aziende. Possono esserci aziende che dovranno chiudere, che non saranno in grado di reggere le conseguenze di questa decisione perché si trovano in determinate fasce di farmaco, ed altre che, invece, potranno affrontarne il problema o che, addirittura, non subiranno particolari conseguenze da questo intervento.
Per queste ragioni, non chiedo tanto di approvare questo emendamento in particolare - che potrei senz'altro definire come l'emendamento che, tutto sommato, mi interessa meno dal punto di vista della formulazione (lo dico senza nascondermi dietro un dito) -, anche se, naturalmente, mi piacerebbe, ma chiedo alla maggioranza, al relatore ed al Governo di valutare se non sia preferibile, proprio come atteggiamento nei confronti delle aziende farmaceutiche, stabilire con loro un break, un incontro in cui rinvenire una soluzione che, a parità di risultato, sia però in grado di evitare sconvolgimenti nel settore, rischi per talune aziende e magari contraccolpi anche dal punto di vista dell'occupazione.
Quale sia la ragione per cui questa proposta, che mi pare di buon senso, venga rifiutata, a me sinceramente sfugge. Mi piacerebbe che vi fossero le condizioni per un ripensamento da parte del Governo e del relatore su questo argomento
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santagata. Ne ha facoltà.
GIULIO SANTAGATA. Signor Presidente, credo che, così come ha già detto il collega Grandi, l'emendamento Grandi 3.102 sia fondamentalmente un emendamento di buon senso economico perché la riduzione del prezzo del 5 per cento indistinta su tutti farmaci potrebbe essere accettabile se ci trovassimo in una situazione di grande omogeneità dell'industria farmaceutica nazionale, se vi fossero margini di profitto talmente ampi che questa riduzione non fosse davvero incidente sulle scelte strategiche o sulle stesse capacità delle imprese di reggere.
Credo che l'ipotesi di fissare un tetto di risparmio e di concordare con le imprese e con le associazioni farmaceutiche, una modalità di raggiungimento di questo tetto, ipotizzando variazioni di prezzi differenziate a seconda dei margini, porterebbe ad una maggiore sicurezza per il raggiungimento dell'obiettivo di cassa e creerebbe un effetto meno dirompente sulla struttura industriale del paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale,


l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
Le ricordo, onorevole Battaglia, che ha un minuto a sua disposizione.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, l'articolo 3 del provvedimento al nostro esame dimostra che quando la sanità è governata dal Ministro del tesoro e non da quello della salute non possono che venir fuori guai. È chiaro che il ministro della salute dovrebbe occuparsi della salute dei cittadini mentre il ministro del tesoro si dovrebbe occupare dei conti; è chiaro che il ministro del tesoro, poiché si occupa dei conti, quando deve intervenire sulla spesa sanitaria non può che farlo con interventi di carattere sommario.
Indubbiamente, l'intervento previsto dall'articolo 3 è di carattere sommario, in quanto non tiene conto della complessità del mercato dei farmaci e delle differenti caratteristiche esistenti tra farmaco e farmaco. In particolare, non viene considerato che vi sono almeno 149 tipi di farmaco che si collocano in una fascia di prezzo che varia tra 3 e 5 euro, i quali hanno già un prezzo talmente basso che un'ulteriore, eventuale decurtazione potrebbe determinare particolari difficoltà produttive. Pertanto, ciò non potrà che tradursi in un danno per il servizio sanitario nazionale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Grandi 3.102, non accettato dalle Commissioni né dal Governo.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e Votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 233).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Petrella 3.93.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.
AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, tutti questi emendamenti, proseguo il ragionamento che già avevo avviato nel mio precedente intervento, vogliono evidenziare che in una materia come quella dei farmaci la politica dei prezzi amministrati non ha mai dato buoni risultati, soprattutto quando ci si trova di fronte a farmaci per i quali è stata attuata una procedura di concertazione del prezzo. L'interesse del servizio sanitario nazionale, quindi del Ministero della salute, dovrebbe essere quello di governare il processo di produzione e distribuzione del farmaco, per far sì che il cittadino possa avere il massimo diritto di usufruire di tutti i farmaci, anche di quelli più innovativi e di più recente produzione che hanno richiesto anni di approfondimento, di sperimentazione e di ricerca scientifica. Ciò è possibile solamente attraverso due meccanismi: quello della contrattazione del prezzo e quello del governo delle prescrizioni dei farmaci. Con l'articolo 3 insistete invece nell'intervenire con un provvedimento sommario di taglio dei prezzi, senza incidere su quei meccanismi che determinano l'aumento della spesa farmaceutica (aumento che rappresenta un problema per tutti, tant'è che anche il Governo di centrosinistra affrontò il problema della spesa sanitaria e del costo dei farmaci). Non si possono ottenere risultati né con il prezzo amministrato né con il taglio dei prezzi stessi, bensì questi possono essere ottenuti solamente se si riesce a governare il meccanismo, attraverso, per esempio, il budget di distretto, un miglior monitoraggio della spesa farmaceutica o un maggior controllo, oggi non effettuato, su chi prescrive le prestazioni farmaceutiche. Non attuando tali interventi, è chiaro che non vi resta che utilizzare due strumenti, ambedue negativi: quello del taglio del prezzo e del prezzo amministrato, e quello che indirettamente avete indotto nelle regioni, cioè l'imposizione sui farmaci di quei ticket che erano stati soppressi in quanto


espressione di un ingiusto balzello gravante sulle spalle degli ammalati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giacco. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha a disposizione un minuto.
LUIGI GIACCO. Signor Presidente, ritengo che con questo articolo sicuramente non si otterrà alcun risparmio nella spesa pubblica, perché se consideriamo l'andamento della spesa farmaceutica ogni qual volta si è voluto introdurre un tetto di spesa o un abbattimento del prezzo amministrato, è possibile constatare come la stessa non sia diminuita, bensì aumentata. Pertanto, una diminuzione generalizzata del prezzo di tutti i farmaci, sia per quelli a costo elevato sia per quelli a costo basso, non porterà ad alcuna diminuzione di spesa; anzi, come ha dimostrato ieri la collega Labate, ciò porterà, per un effetto di traslazione, a prescrivere farmaci di costo più elevato (e, quindi, ad incrementare la spesa stessa): in Italia abbiamo infatti ben 189 farmaci che si collocano in una fascia di prezzo compresa tra tre e cinque euro, e se non evitiamo che ciò che è previsto dal presente provvedimento si verifichi, sicuramente le prescrizioni si sposteranno verso i farmaci con prezzo più elevato. Per questo riteniamo che tale norma non permetta di conseguire l'obiettivo del controllo della spesa farmaceutica, né tanto meno quello di garantire maggiore qualità per i cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Blasi. Ne ha facoltà.
GIANFRANCO BLASI. Signor Presidente, intervengo solo per ricordare all'Assemblea e ai colleghi del centrosinistra che in Commissione è stato approvato un mio emendamento che blocca al 31 dicembre la riduzione del 5 per cento del prezzo dei farmaci.
Vorrei anche ricordare che sono in atto una serie di misure, adottate soprattutto dal Ministero della salute, tese a regolare nuovamente e a consentire una maggiore competitività dei prezzi del farmaco, affinché gli stessi possano scendere ed essere più accessibili. Il nostro, quindi, è un intervento contingente, che si ferma al 31 dicembre di quest'anno. È bene che ciò sia chiaro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA. Signor Presidente, il fatto che, giustamente, il collega abbia ribadito or ora che si tratta di una misura temporanea non ci rassicura. Forse è proprio questo modo di procedere che fa sì che non ci sentiamo rassicurati rispetto alla necessità di una politica più precisa ed organica sul contenimento della spesa farmaceutica.
Vorrei sottolineare uno dei problemi centrali che concerne la spesa farmaceutica e che ci è stato fatto presente, con una nota molto precisa e interessante, da Federfarma che - come sappiamo - è un'associazione che unisce 16 mila titolari di farmacie. Questa nota riguarda i ritardi regionali, inammissibili ed inaccettabili, nell'aggiornare la lista dei farmaci generici. Federfarma ci informa che, pur lamentando quotidianamente l'entità della s



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Inchiesta: Cultura e lavoro ai tempi di COVID-19

15-04-2020
Museums will move on: message from ICOM President Suay Aksoy

08-04-2020
Al via il progetto di formazione a distanza per il personale MiBACT e per i professionisti della cultura

06-04-2020
Lettera - mozione in vista della riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile - ADESIONI

30-03-2020
Da "Finestre sull'arte" intervista a Eike Schmidt

30-03-2020
I danni del terremoto ai musei di Zagabria

29-03-2020
Le iniziative digitali dei musei, siti archeologici, biblioteche, archivi, teatri, cinema e musica.

21-03-2020
Comunicato della Consulta di Topografia Antica sulla tutela degli archeologi nei cantieri

16-03-2020
Lombardia: emergenza Covid-19. Lettera dell'API (Archeologi del Pubblico Impiego)

12-03-2020
Arte al tempo del COVID-19. Fra le varie iniziative online vi segnaliamo...

06-03-2020
Sul Giornale dell'Arte vi segnaliamo...

06-02-2020
I musei incassano, i lavoratori restano precari: la protesta dei Cobas

31-01-2020
Nona edizione di Visioni d'Arte, rassegna promossa dall'Associazione Silvia Dell'Orso

06-01-2020
Da Finestre sull'arte: Trump minaccia di colpire 52 obiettivi in Iran, tra cui siti culturali. Ma attaccare la cultura è crimine di guerra

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