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VII Commissione Senato - seduta dell'8 maggio 2003 (indagine conoscitiva tutela e valorizzazione - audizione CGIL, CISL, UIL, cont. e fine)
2003-05-08

VII COMMISSIONE PERMANENTE (ISTRUZIONE PUBBLICA, BENI CULTURALI)
SEDUTA N. 197 - GIOVEDÌ 8 MAGGIO 2003

AUDIZIONE DI RAPPRESENTANTI DI rappresentanti di CGIL, CISL, UIL



Presidenza del Presidente
ASCIUTTI

Intervengono, ai sensi dell'articolo 48 del Regolamento, il dottor Rossi e il dottor Fasoli della CGIL, il dottor Calcara della CISL e il dottor Cerasoli della UIL.


La seduta inizia alle ore 14,40.


PROCEDURE INFORMATIVE


Seguito dell'indagine conoscitiva sui nuovi modelli organizzativi per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali: seguito dell'audizione di rappresentanti del Coordinamento Nazionale CGIL, CISL, UIL del Ministero per i beni e le attività culturali


Riprende l'audizione dei rappresentanti del Coordinamento nazionale CGIL, CISL e UIL, sospesa nella seduta del 3 aprile scorso, nel corso della quale - ricorda il presidente ASCIUTTI - erano intervenuti i rappresentanti della CGIL e della UIL. Dà quindi la parola al rappresentante della CISL.


Il dottor CALCARA sottolinea di ritenere prematuro un ulteriore intervento di riforma del Ministero per i beni e le attività culturali, senza che si siano verificate le potenzialità della precedente, in parte ancora inattuata. Si tratta, inoltre, di una riforma calata dall'alto senza un adeguato coinvolgimento del personale del Ministero.
Sarebbe piuttosto auspicabile che il Ministero concentrasse le proprie risorse sulla riqualificazione del personale, tenendo presenti gli obiettivi della riforma.
Lamenta altresì gli equivoci sottesi al nuovo Titolo V della Costituzione, che non ripartisce con chiarezza i rispettivi ambiti di competenza fra Stato, regioni ed enti locali.
Osserva infine che un massiccio ricorso a forme di esternalizzazione mette a rischio la soluzione dell'annoso problema del precariato.


Seguono quesiti e richieste di chiarimenti.


Il senatore MONTICONE, dopo aver ringraziato i rappresentanti sindacali per il contributo offerto, svolge alcune riflessioni su tre temi principali.
Innanzitutto, sottolinea il problema, emerso nel corso dell'audizione, del grave squilibrio economico nella gestione del patrimonio culturale, in cui le entrate non consentono neanche di coprire i costi. Oltretutto, tale situazione economica non può essere risolta semplicemente mediante un indiscriminato aumento dell'affluenza dei visitatori nei musei, poiché ciò comporterebbe maggiori oneri in ordine alla tutela e alla conservazione dei beni stessi.
In secondo luogo, un ulteriore nodo è rappresentato dalla necessità di investire nella formazione del personale operante nell'ambito delle attività di gestione dei beni culturali, sia pubblico (incluso quello precario) che privato.
Infine, come è emerso anche nei sopralluoghi che la Commissione ha effettuato nell'ambito dell'indagine conoscitiva, non può essere sottovalutata la drammatica situazione in cui si trovano le biblioteche e, soprattutto, gli archivi. In particolare, occorre sottolineare la carenza di spazi, la conseguente ridotta capacità di ricevere la documentazione, nonché l'inadeguatezza dell'organico.


Interviene quindi la senatrice ACCIARINI che, dopo aver espresso apprezzamento per gli interventi dei rappresentanti sindacali, chiede se siano disponibili dati sui bilanci dei principali musei italiani, a dimostrazione della non economicità delle gestioni stesse.
Domanda, inoltre, ai rappresentanti sindacali se siano in grado di confermare l'esistenza di una correlazione tra la valorizzazione del patrimonio storico-artistico da un lato e la formazione del personale e l'organizzazione del lavoro dall'altro.
Infine, senza contestare la validità della privatizzazione della gestione dei servizi aggiuntivi nel settore dei beni culturali, si domanda se si debba escludere a priori che affidando tale gestione direttamente al Ministero per i beni e le attività culturali non si possano conseguire risultati economici persino più soddisfacenti.


Replica il dottor CALCARA, il quale premette che il patrimonio culturale non è in grado di generare un reddito che consenta di finanziare la gestione. Occorre, tuttavia, evitare di percorrere la strada di una privatizzazione che si limiti ad avvantaggiare i privati senza imporre loro oneri per la tutela dei beni culturali. La privatizzazione, piuttosto, dovrebbe essere volta ad accrescere le già significative competenze possedute dal personale del Ministero nella gestione del patrimonio culturale.
Critica indi le modalità seguite per la dismissione degli immobili di proprietà del Ministero attraverso le procedure di cartolarizzazione.
Per quanto concerne le difficoltà degli archivi, concorda con quanto emerso nel dibattito segnalando inoltre il problema relativo agli insoddisfacenti criteri di archiviazione: dagli anni Cinquanta non sono più catalogate, ad esempio, le informazioni relative ai restauri effettuati.


Ha quindi la parola il dottor ROSSI, che sottolinea come la struttura del Ministero per i beni e le attività culturali sia fortemente accentrata e burocratizzata.
Evidenzia, inoltre, la difficoltà di reperire dati sulla gestione dei musei poiché i costi, con la sola eccezione degli scavi di Pompei (che godono di autonomia finanziaria), rientrano nel bilancio complessivo delle rispettive sovrintendenze. Per quanto concerne i benefici, non è corretto misurarli esclusivamente attraverso gli introiti dei biglietti venduti, bensì dovrebbero essere valutati in base alla crescita culturale ed economica del Paese.
Con riferimento all'esiguità delle risorse finanziarie, ricorda che nell'ultimo quinquennio si è verificata una riduzione del 50 per cento dei finanziamenti a favore degli archivi, delle biblioteche e delle sovrintendenze.
A fronte di questa situazione, sostiene che non si possano pretendere ulteriori sacrifici da parte del personale, anche considerando da un lato le scarse risorse che il Ministero destina agli investimenti in formazione (circa 110 milioni di vecchie lire), e dall'altro, il mancato rinnovamento del personale, a causa del blocco delle assunzioni.
Ricorda inoltre la ridotta capacità di spesa del Ministero ed in particolare di alcune direzioni generali: ad esempio quella per i beni architettonici e paesaggistici.
Occorre, pertanto, riformulare le linee strategiche del Ministero ed in particolare i suoi rapporti con gli enti locali ed i privati, al fine di favorire un approccio imprenditoriale con cui perseguire la crescita culturale nonché, attraverso il potenziamento dell'indotto, lo sviluppo economico del Paese.


Il dottor CERASOLI, nel ribadire l'esistenza di un grave squilibrio economico tra ricavi e costi, ricorda che l'ammontare dei proventi derivanti dagli incassi dei musei italiani ammonta a 130 miliardi di lire, mentre il costo sostenuto per il solo personale è di ben 1000 miliardi di lire. Nessun privato, pertanto, potrebbe razionalmente decidere di investire in tale settore, a meno che non intendesse ricorrere ad una politica di drastica riduzione del personale, ovvero coprire i disavanzi con altre fonti di finanziamento.
Quanto alla questione dei precari, si tratta di personale senz'altro qualificato di cui auspica una pronta immissione in ruolo, anche considerando che il numero dei dipendenti del Ministero è significativamente inferiore rispetto a quello previsto nella pianta organica.
Per quanto concerne gli archivi di Stato e le biblioteche, avverte che i problemi di bilancio, aggravati dalle ingenti riduzioni dei finanziamenti che in alcuni casi hanno raggiunto persino il 70 per cento negli ultimi anni non consentendo neanche di sostenere le spese di funzionamento, rischiano di condurre ad una loro imminente chiusura. Peraltro, tale situazione finanziaria risulta aggravata dall'obbligo, previsto dalla legge 27 dicembre 2002, n. 289, di ricorrere per gli acquisti di beni e servizi alla Consip che, in molti casi, ha determinato un sensibile aumento dei costi anziché la loro riduzione.
Ribadisce quindi l'assoluta necessità che il Ministero per i beni e le attività culturali valorizzi al meglio il proprio personale, destinando maggiori investimenti in formazione, anche considerando che il sindacato non potrà continuare ad investire ingenti risorse proprie. Attraverso questa via è, peraltro, possibile sviluppare una capacità progettuale che si concretizzi in un miglioramento dei servizi offerti ed un incremento dei visitatori.
Conclude criticando, pertanto, l'ipotesi di riforma dell'organizzazione del Ministero in cui, fra l'altro, si prevede un incremento delle strutture, in termini di 37 direzioni generali e di 4 dipartimenti che, nell'ipotesi di invarianza della spesa, implica una necessaria riduzione del personale in altri rilevanti settori.


Il PRESIDENTE ringrazia i rappresentanti del Coordinamento nazionale CGIL, CISL e UIL e dichiara conclusa l'audizione.
Il seguito dell'indagine conoscitiva è quindi rinviato.

http://notes3.senato.it/ODG_PUBL.NSF/2beeda2d988976d5412568400038b591/f73e401fcf1d5448c1256d20006496


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